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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Ferie

Ago
08
2012
In prossimità dell’estate, molta gente viene presa dalla sindrome delle ferie. Che bisogna intervallare periodi di riposo a periodi lavorativi è normale. La domenica e la notte, in genere, servono a questo, anche se essi sono diventati dei totem.
In realtà, c’è tanta gente che lavora di domenica e di notte, che sta bene perché ha capito quanto non sia importante il momento del riposo, purché esso vi sia. Lo stesso totem era fare le ferie nel mese d’agosto. L’Italia si fermava, caso unico in tutta Europa, quando invece le comunità lavorano dodici mesi l’anno. Ma siccome la Fiat aveva interesse a chiudere in agosto, tutti la imitavano.
La Santa crisi ha fatto cambiare un poco le abitudini. Quest’anno le città funzionano in misura quasi normale, i negozi che chiudono sono pochi, mentre restano regolarmente aperti  ipermercati, supermercati e centri commerciali, outlet ed altri simili. Pian piano la gente si sta abituando a trovare i negozi aperti nei giorni festivi e di notte, nonostante la resistenza dei sindacati corporativi.

Abbiamo sempre sostenuto, nei nostri cinquantaquattro anni di lavoro, che le ferie sono necessarie, tuttavia debbono essere qualificate, nel senso che si può anche oziare, ma tenendo il cervello pronto per evitare che precipiti nella nullità. Il nostro organo grigio è una macchina prodigiosa e come ogni muscolo ha bisogno di un allenamento continuo.
Chi ha la sventura di rompersi una gamba, dopo due mesi si accorge che i propri muscoli si sono prosciugati. Chi tiene il cervello in folle per un mese, quando riprende ha gravi difficoltà di adattamento. Ecco perché si sta diffondendo il costume di fare ferie brevi, magari ripetute, di non oltre una settimana, in modo da dare al corpo e alla mente il giusto riposo, senza mandarli in ibernazione.
Molti, soprattutto nel settore pubblico, hanno capito l’antifona e chiesto di andare in ferie tranne che in agosto, perché in questo mese esiste ancora il vecchio vizio di rinviare a settembre ogni attività. Ma questo fa male, sia alle persone che all’intero Paese, perché di fatto fa diminuire fortemente il Prodotto interno lordo.
Certo, cambiare una radicata abitudine, maturatasi nel dopoguerra, è estremamente difficile, ma l’esempio che ha dato il premier Monti di volersi allontanare da Roma insieme ai suoi ministri solo per pochi giorni, è importante.
Caso contrario è quello di deputati e senatori che, di riffa o di raffa, si prendono quattro settimane di ferie o più, regolarmente pagate a ventimila euro al mese. Peggio stanno facendo i consiglieri (deputati) della Sicilia che sono andati in ferie nei primi di agosto e non torneranno più a lavorare in questa legislatura, salvo probabili convocazioni.
I nuovi consiglieri (deputati) della Sicilia, verosimilmente, s’insedieranno dopo il 15 novembre. Eppure l’Ars potrebbe lavorare alacremente in agosto, settembre e ottobre per approvare le leggi che taglino la spesa corrente improduttiva per 3,6 miliardi, come più volte qui pubblicato.
Su queste misure troverebbero il pronto consenso sia del commissario dello Stato, prefetto Carmelo Aronica, che della Corte dei Conti, la quale auspica, un giorno sì e l’altro pure, il taglio delle piante organiche, dei consulenti e dei super stipendi che percepiscono indebitamente tutti i dipendenti e i pensionati della Regione.
 
In agosto si lavora con maggiore serenità, proprio perché molti hanno la pessima abitudine di chiudere la loro attività. Tra questi, tribunali e avvocati che si concedono il lusso di una sospensione delle attività di ben quarantacinque giorni, benché vi siano udienze feriali.
Quando possibile si sta ancora meglio che fuori grazie ai condizionatori. Il telefono squilla di meno, i problemi si affrontano meglio. Non ci si deve fare prendere dall’orgasmo della stanchezza psicologica, proprio perché bisogna pensare a questo mese come ad uno dei dodici.

Andando in giro per le città più grosse rilevavo come tutti i luoghi di balneazione sono strapieni di gente. Mi chiedevo: ma sono tutti in ferie? E tutti coloro che sono in ferie le hanno meritate, perché frutto del loro lavoro operativo? Ecco, agosto serve anche per fare un esame di coscienza, per capire se abbiamo fatto il nostro dovere, nei confronti dei terzi, della nostra famiglia e di noi stessi.
Le ferie devono essere meritate, anche se a stancarsi di più sono coloro che hanno lavorato peggio. Poi vi sono i nati stanchi che preferiscono fare domani quello che possono fare oggi: la tecnica del rinvio propria di coloro che indebitamente percepiscono uno stipendio o un compenso.
 
Ago
01
2012
La questione è se sia meglio vivere che filosofare o vivere in maniera compiuta e approfondita.
Vivere per vivere, non ha molto senso, perché sarebbe come se si assimilassero le persone agli animali. Per fortuna noi siamo dotati di intelletto e quindi valutiamo fatti e circostanze e, soprattutto, in base al libero arbitrio, di cui ci ha fornito l’Altissimo, siamo nelle condizioni di scegliere autonomamente fra il bene e il male, assumendoci la responsabilità di andare verso una direzione o verso quella opposta.
Filosofare è ragionare. Ragionando si capisce ciò che ci circonda e ciò che va fatto secondo valori positivi o disvalori. Per cui, la consapevolezza di essere arbitri del nostro destino ci rende ancora più responsabili. Ovviamente, non tutto dipende da noi.
Gli eventi spesso ci travolgono. Tuttavia abbiamo il dovere di resistere e nuotare in mezzo ai marosi tentando di salvarci fino all’ultimo respiro. Ma, di più, dobbiamo essere positivi cercando di trasformare le difficoltà e le contrarietà in eventi da costruire.

In altre parole, sono il merito e la responsabilità che devono guidare le nostre azioni, valori che dobbiamo sempre tenere presente in ogni nostro atto e in ogni nostra decisione.
Ma è così? è vero che tali valori sono sempre presenti in noi stessi e a essi adeguiamo le nostre azioni? A giudicare da come vanno le cose nella nostra società non è la maggioranza dei cittadini che si comporta come prima descritto, ed ecco la prima ragione delle difficoltà in cui si trova la Comunità italiana, dentro la quale la Comunità siciliana sta di gran lunga peggio.
Questo non è imputabile al destino cinico e baro, né alle istituzioni centrali che non ci danno quello che noi chiediamo. Questo dipende da noi, dalla classe dirigente siciliana e dalla borghesia siciliana che hanno abdicato al loro ruolo guida per accucciarsi e proteggere i propri interessi, violando il principio che, in primo luogo, devono essere tutelati gli interessi generali, cioè quelli di tutti.
La questione, così com’è posta, è semplice. Sembra incomprensibile come mai la maggior parte della gente non la capisca. Forse perché non vuole capirla.
 
In questo mese continuano le ferie e le vacanze di tanta gente. Ma siamo certi che esse siano state meritate da dipendenti e pensionati (non ci riferiamo a quelli che percepiscono un assegno fino a mille euro)? Non ci riferiamo neanche a tutti gli italiani dotati di partita Iva, che sanno bene se possono andare in ferie in relazione all’andamento della propria attività.
I dipendenti del settore privato sono pagati da attività produttive. Quando le aziende non sono produttive falliscono, anche se, in qualche caso, come quello delle banche, vengono sostenute dal Governo con denaro pubblico.
I dipendenti pubblici, invece, di qualunque livello, continuano a percepire i loro emolumenti indipendentemente dalla crisi, continuano ad andare in ferie come se nulla fosse, tanto la crisi non li riguarda.
Ma le attività e i servizi pubblici continuano a funzionare regolarmente anche in questo periodo? Non sembra, a giudicare dagli uffici vuoti e dai fascicoli che si ammucchiano sui tavoli di dipendenti e dirigenti, i quali se ne infischiano del fatto che i cittadini restano in attesa di provvedimenti e autorizzazioni per mesi e, in alcuni casi, addirittura per anni.

E i pensionati, meritano le ferie e le vacanze? Certamente le meriterebbero se i loro assegni fossero stati liquidati con il metodo contributivo, cioè in base ai contributi effettivamente versati. Ma nel settore pubblico questo non è mai avvenuto, per cui sono i cittadini, con le enormi tasse che pagano, a corrispondere una parte delle loro pensioni, non meritate.
Vi è poi il caso eclatante dei 16 mila pensionati della Regione siciliana, che non solo percepiscono l’assegno sproporzionato in base ai contributi versati, ma addirittura esso è superiore di circa un terzo a quello dei loro colleghi statali e comunali: una vergogna siciliana che andrebbe immediatamente cassata.
Qui non si tratta di togliere qualcosa a qualcuno, ma di eliminare un indegno privilegio di cittadini più uguali degli altri.
Ago
17
2011
Venerdì 29 e sabato 30 luglio i bollettini di guerra dei trasporti ci hanno comunicato che ben 11 milioni di italiani si stavano muovendo per andare nei luoghi prenotati ove trascorrere le ferie. Oltre un sesto della popolazione in movimento crea un danno all’economia indescrivibile, perché concentra in un periodo relativamente breve (un mese) decine di milioni di persone al mare, in montagna o nelle città d’arte, località che poi si svuotano nei sei mesi a cavallo dell’anno.
Tutti i Governi succedutisi nel dopoguerra sono stati impotenti ad affrontare la questione di fondo: destagionalizzare le ferie.
La responsabilità di quanto descritto è in primo luogo dell’industria, a cominciare dalla Fiat, perché chiude nelle rituali quattro settimane di agosto. Con essa, tutte le aziende dell’indotto e quelle altre del settore industriale che seguono questa infausta tradizione. Un malvezzo che nessun Governo e nessun sindacato hanno tentato di contrastare.

Un malvezzo che non c’è in alcun Paese d’Europa, ove si lavora per dodici mesi e ove ogni impresa adotta un’apposita organizzazione per consentire a tutti i propri dipendenti di andare in ferie, ma a rotazione, in modo da mantenere in piedi l’attività senza alcuna interruzione.
In Europa, persino le scuole iniziano anche il primo di agosto. Qualcuno dirà che in Italia e nel Sud non sarebbe possibile per ragioni climatiche. Si risponde che basterebbe climatizzare le scuole perché esse possano risultare idonee già il primo settembre dopo la chiusura del 31 di luglio, facendo anche attività diverse da quelle didattiche, per dare sollievo a tante mamme e a tante famiglie danneggiate dal lungo e ingiustificato periodo di chiusura delle scuole medesime.
Per fortuna, vi è una gran parte di imprese che funziona a ciclo continuo: pensiamo alla grande distribuzione, ai servizi di trasporto, a quelli sanitari e via enumerando. Tutti questi dimostrano che si può lavorare dodici mesi l’anno, h24 per sette giorni.
La chiusura delle imprese per tutto il mese di agosto crea anche un danno al Pil, anche se favorisce il loro conto economico. Ma l’interesse privato non dovrebbe mai superare quello generale.
 
Nel settore pubblico i servizi non si fermano, ad eccezione di quello giudiziario, che ha una sospensione normale di ben 45 giorni e, cioè, dal primo di agosto al 15 settembre. Anche se, durante questo periodo, alcune attività d’urgenza vengono svolte.
Oltre 200 mila avvocati e circa 60 mila dipendenti della branca amministrativa vanno in ferie nel mese di agosto, creando i disagi cui prima si accennava. Non si capisce perché la giustizia, insieme alle scuole e all’industria manifatturiera, non debbano funzionare tutto l’anno senza chiusure.
Si potrebbero prevedere incentivi per i dipendenti che utilizzino le ferie nel semestre a cavallo dell’anno, per esempio quello di dare loro più giorni, togliendoli agli altri che pervicacemente vanno in ferie nel semestre centrale. Insomma, una leva negativa o positiva per indurre a non concentrare le ferie in agosto.
Ma tutto questo sarebbe inutile se le attività di Scuola (e Università), Giustizia e settore manifatturiero chiudessero. Funzionerebbe, invece, se esse funzionassero.

È difficile cambiare ataviche abitudini, che costano al Paese in termini di disservizi e di mancato Pil. Tuttavia un Governo deve riformare tali abitudini e tali meccanismi se vuole migliorare le performances economiche.
Non si capisce perché un servizio pubblico come quello delle farmacie debba avere la strozzatura delle ferie chiudendo gli esercizi. Le farmacie, proprio per la loro importanza fondamentale per la sanità del Paese, non dovrebbero chiudere mai, procedendo come altri servizi prima indicati alla rotazione del personale.
I tassisti non si fermano, i treni non si fermano, gli aerei volano giorno e notte e le navi attraversano il mare senza sosta. Gli alberghi restano sempre aperti, salvo quelli di località stagionali costretti a chiudere per il malvezzo prima indicato.
Chiudere in agosto è un’usanza barbarica, mentre avremmo bisogno di passare ad un’usanza civile. E noi abbiamo bisogno di civiltà, non di barbarie.
Ago
09
2011
Camera e Senato, in ferie dal 5 di agosto, hanno deciso di riaprire il 29 di questo stesso mese per far lavorare le Commissioni e l’Aula il successivo martedì 6 settembre. La Camera aprirà poi giovedì 11 agosto solo per una comparsata: sentire le linee di Tremonti.
L’Assemblea regionale siciliana, invece, chiude ugualmente il 5 di agosto, ma prevede di aprire il 13 di settembre: 38 giorni letteralmente sprecati per consentire ai 90 deputati e ai circa 200 dipendenti di godersi le meritate ferie.
Le ferie così lunghe costituiscono un privilegio inaccettabile per la massima istituzione legislativa regionale, la quale dovrebbe preoccuparsi di elaborare e varare quei provvedimenti di legge urgenti di cui ha bisogno la Sicilia, senza por tempo in mezzo.
Certo, anche il Governo, che è retto da una maggioranza legislativa, dovrebbe chiedere che l’attività dell’Ars si fermi solo per la settimana di Ferragosto. Invece tace e diventa connivente, anche se Presidente e assessori comunicano di essere presenti in agosto.

La questione è politica, ma anche di costume e sociale. Indica che l’irresponsabilità istituzionale è diffusa in un ceto politico dove dilaga il becerume, anche se salva molte eccellenti professionalità capaci e corrette. Esse, però, non riescono a fare prevalere l’interesse generale che obbligherebbe i deputati regionali, i quali anche quando sono al mare continuano a percepire regolarmente tutti i loro emolumenti, di stare in campana tutto il mese di agosto, ad eccezione, ripetiamo, della settimana centrale.
C’è anche un aspetto etico da sottolineare: chi ha maggiore responsabilità deve dare il migliore esempio. Più alto è il livello istituzionale che si occupa, più alto deve essere il senso del dovere. Chi viene meno a questo rapporto non ha il diritto di occupare posti di responsabilità. è dura capire questa esigenza, ma gli uomini politici dell’Ars devono comprenderla una volta per tutte, perché se continuano a fare i sordi verranno travolti dall’indignazione siciliana, che fino a oggi ha taciuto, ma nel momento in cui la carne dei cittadini viene azzannata dai tagli del Patto di stabilità e delle Manovre, la reazione sarà forte e alta.
 
Noi del QdS siamo sulla breccia per tutti i giorni dell’anno. Gran parte dei siciliani si assenta dal lavoro per pochi giorni. è una vergogna vedere la schiera di uomini politici, anche degli Enti locali, che per un verso o per l’altro lucra parassitariamente sul denaro dei siciliani, andandosene al mare o in montagna e dimenticando il proprio compito.
Se questa classe politica avesse rispetto per i siciliani che l’hanno eletta, dovrebbe stabilire un principio, e cioè che i suoi emolumenti debbano essere legati ai risultati. Un principio meritocratico semplice, misurabile e applicabile a tutti, secondo cui chi raggiunge gli obiettivi prefissati ha diritto a essere ricompensato. I ciarlatani, i parolai e tutti gli altri che danno fiato alla bocca non dovrebbero ricevere alcun compenso, perché, di fatto, non servono i loro mandanti, cioè i cittadini.
Non sembri, questa argomentazione, velleitaria o fuori dalla realtà. Essa esprime il senso comune di tanta gente che ci scrive, la quale non sa come la politica dovrebbe dare risposte, ma intuisce che essa non rapporti il consumo di risorse con i risultati che dovrebbe conseguire.

Dispiace che, fra i tanti deputati regionali sordi, ve ne siano tanti molto bravi, che però stanno muti. Essi, a costo di sfidare l’impopolarità fra i propri colleghi, dovrebbero proporre la chiusura dell’Assemblea regionale solo nella settimana di Ferragosto. Non si capisce perché, quando si tratta di votare privilegi di ogni genere, i 90 deputati siano tutti d’accordo. Quando, invece, si dovrebbero tagliare inaccettabili privilegi, tacciono, si assentano o sviano il discorso su questioni fatue.
Un dato è certo: la legge 44/65, che equipara i compensi di deputati e dipendenti dell’Ars a quelli del Senato, è una legge iniqua, fuori dalla realtà, che colpisce i siciliani con una spesa superiore di 100 milioni a quella dell’identica istituzione regionale della Lombardia che fa esattamente le stesse cose. Stupisce che una persona intelligente come Francesco Cascio non abbia ancora messo all’ordine del giorno l’abolizione di tale legge e del relativo privilegio.