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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Herman Van Rompuy

Ott
29
2011
Grande clamore ha accolto la lettera inviata dal governo Berlusconi al presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, e al presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy. Si tratta di una lettera di intenti che di fatto rimodula il programma di Governo, depositato da Berlusconi nella primavera del 2008, quando la crisi era già esistente e quando le disfunzioni strutturali del nostro Paese erano chiarissime.
Non si capisce perchè questa stessa lettera non fu fatta allora e non si capisce perchè in questi tre anni abbondanti gli impegni assunti con la medesima non siano stati realizzati.
Il tempo è scaduto e ora bisogna mettere mano alle riforme indicate nella stessa, che sono ampie, impopolari, ma obbligatorie. L’unica novità della lettera è una sorta di calendario con scadenze indicate che sembrano precise, una sorta di elenco di cambiali che, se non saranno onorate, andranno in protesto con le relative conseguenze.

Se Governo e maggioranza onorassero gli impegni assunti in questa lettera, senza che essa diventi un feticcio, e si arrivasse alla scadenza naturale del 2013, cosa voluta fortemente da tutti i parlamentari peones che sanno di non essere rieletti, Berlusconi avrebbe qualche probabilità di rivincere le elezioni. Anche se sembra molto più probabile che le elezioni vi siano in Primavera 2012, per bloccare il referendum, nonchè per soddisfare i giochi interni di Bossi che sta perdendo il controllo della Lega.
Nessuno sa come andranno le cose, ma è certo che da ora in avanti gli impegni del Governo italiano nei confronti dell’Unione non potranno essere disattesi, come invece disattesi sono stati gli impegni del Governo nei confronti degli italiani.
I mercati sono in prudente attesa. La speculazione è in agguato, pronta a cogliere ogni passo falso (leggasi inadempimenti) del Governo.
L’elemento importante di questo scenario è il cosiddetto piano Eurosud, annunciato da Tremonti, ma non inserito negli impegni, come in secondo piano sono le norme per lo sviluppo. Tutto questo fa capire che ancora prevale la politica dei tagli contro quella della crescita, mentre i tagli dovrebbero essere raccordati alla crescita.
 
La lettera presenta tre buchi, ovvero omissioni gravi. Il primo è rappresentato dalla mancata volontà di istituire la patrimoniale. è incomprensibile il pensiero di Berlusconi. L’imprenditoria ed il patronato gli avevano offerto sul piatto di argento una possibilità unica e cioè la corresponsione di un’imposta leggera sui patrimoni. Un’imposta annuale, quindi stabile, che avrebbe dato un gettito sulle cose.
Se Berlusconi fosse stato intuitivo, avrebbe dovuto cogliere la palla al balzo e trasferire il presunto gettito di circa cinque miliardi a favore dei lavoratori con redditi bassi. Avrebbe acquisito così un consenso di milioni di voti e fatta la bella figura di colui che prende dai ricchi e dà ai poveri. Non ci rendiamo conto come non abbia pensato all’utilità per tutti di una simile operazione.
Il secondo buco, molto vistoso, è quello di non avere assunto alcun impegno per tagliare almeno del 50 per cento tutti i costi della politica. Sarebbe stato un gesto forte, che avrebbe indicato nei vertici istituzionali coloro che per primi fanno sacrifici.

Il terzo buco riguarda le pensioni d’anzianità. Si comprende benissimo che in una coalizione, quando un socio di minoranza ma essenziale punta i piedi, non si può non tenerne conto, pena lo scioglimento della coalizione. Ma anche in questo caso va sottolineato il comportamento furbesco e utilitaristico di Bossi nell’opporsi all’eliminazione di questo privilegio italiano unico in Europa.
Si comprende che il Senatur abbia voluto proteggere pensionandi lombardi, che sono ben il 25 % di tutti coloro che utilizzeranno questo privilegio, mentre i pensionandi delle regioni ove è presente la Lega sono ben il 65 %.
Tuttavia non è politicamente e socialmente corretto che prevalga l’interesse particolare su quello generale. Così com’è accaduto per le quote latte, quando il medesimo Bossi ha continuato a proteggere e continua a proteggere il 10 % degli agricoltori evasori ed irregolari contro ogni regola di equità.
Un ultimo punto va sottolineato: non avere inserito fra gli impegni quello di normare l’obbligo della formulazione del Piano aziendale per ogni ramo della Pa a qualunque livello.