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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Infrastrutture

Nov
04
2011
Con molta fatica, il complesso di leggi, decreti e norme di attuazione sul federalismo comincia a prendere corpo. Si tratta della più grande operazione di responsabilizzazione che sia mai stata fatta in questo dopoguerra e di cui va dato atto a questa maggioranza e, in primis, alla Lega.
La responsabilizzazione consiste nel fatto che, attuando totalmente questa riforma, gli amministratori di Regioni ed Enti locali saranno costretti ad imboccare una strada virtuosa che consenta di spendere il minimo delle risorse pubbliche, prelevate dalle tasche dei cittadini, per ottenere la massima quantità e la massima qualità dei servizi pubblici.
Questo è l’obiettivo della riforma: ottenere in tutte le Regioni e in tutti i Comuni il miglior rapporto tra spese e servizi. Perché ciò avvenga, è necessario che gli amministratori di livello regionale e locale siano preparati, professionalizzati e competenti. Soprattutto, siano onesti. L’assenza delle suddette qualità in moltissimi amministratori finirà con l’emarginarli.  

Il punto nodale portato dall’art. 22 della L. 42/09 riguarda la perequazione infrastrutturale. Vale a dire che tutte le regioni d’Italia dovranno essere adeguate a un tasso d’infrastrutture medio che prescinda dalla regola del pollo di Trilussa. Non è più possibile accettare che vi siano “tot” chilometri di strada ferrata per abitante in Lombardia e un quarto in Sicilia. Lo stesso dicasi per tutte le altre infrastrutture indispensabili al movimento di persone e merci ed alla relativa logistica che assiste tale movimento.
Prima dell’Unione del 1861, il tasso d’infrastrutture nel Sud era un po’ superiore a quello del Nord, oggi è quattro volte inferiore. In questa differenza non vi è alcun elemento di bravura, ma di potere. Infatti, si è trattato di destinare molte più risorse al Nord che al Sud, senza tener conto che ambedue le parti del Paese avevano le stesse esigenze.
Una politica iniqua di distribuzione delle risorse pubbliche che ha finito per avvantaggiare fortemente le regioni settentrionali che hanno avuto una leva formidabile nella mobilità che le ha aiutate a crescere piu rapidamente. Con ciò agendo, la questione meridionale è diventata sempre più tragica.
 
Quando ci riferiamo alla responsabilizzazione degli amministratori regionali e locali, ci riferiamo a quelli del Sud. Ma anche a tutti i parlamentari che hanno sostenuto maggioranze di Centrodestra e Centrosinistra, senza mai intervenire adeguatamente per indirizzare le scelte dei diversi governi in modo equo e cioè con la equa distribuzione delle risorse pubbliche per la costruzione d’infrastrutture.
In questo periodo di crisi nera, mal pilotata dal Governo, non si è visto un cambio di rotta, per cui il Cipe continua a bloccare i finanziamenti per il Sud e non s’intravede l’accorciamento della forbice tra infrastrutture del Sud e quella del Nord. è ormai noto a tutti che l’Italia non cresce se non si sviluppa più rapidamente il Sud e perché ciò avvenga è necessario aprire i cantieri, per rendere tutto il territorio appetibile come lo è quello del Nord.
Sia ben chiaro che le sole infrastrutture non sono bastevoli a promuovere lo sviluppo. Occorrono altre misure fra cui la più importante è la semplificazione delle procedure amministrative con tempi assolutamente certi per il rilascio di concessioni e autorizzazioni e, per quanto concerne le controversie, corsie preferenziali nei tribunali amministrativi di primo e secondo grado in modo da eliminare le cause pretestuose.

Nelle elezioni del 1994, Forza Italia ottenne in Sicilia 61 parlamentari a zero. Ci siamo chiesti in tutti questi anni cosa avessero fatto per la Sicilia i suddetti 61 parlamentari. Ma il discorso si può estendere ai parlamentari e ai senatori siciliani delle successive legislature.
Le responsabilità del ceto politico meridionale sono infinite e non basterebbe un libro per elencarle. Ma ce n’è una che le riassume tutte: non hanno avuto l’onestà e il decoro di compiere per intero il proprio dovere lasciando agli altri la facoltà di dilagare senza freni.
Vi è un’altra grave responsabilità da sottolineare: avere selezionato un personale politico mediamente scadente e incolto che non poteva capire come l’interesse generale dovesse sempre prevalere sugli egoismi.
Apr
13
2011
Giovedì 7 aprile è approdato in Sicilia il commissario per le Politiche regionali Johannes Hahn che, alla presenza del ministro per i Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto, ha bacchettato pesantemente Lombardo e il suo Governo perchè non spendono i fondi europei. Hahn ha dato un ultimo avvertimento: se non spendete 900 mln di euro nei prossimi otto mesi, cioè entro il 31 dicembre, cancelleremo tali risorse a favore della Sicilia.
C’è da vergognarsi, in una terra che ha bisogno di infrastrutture come l’aria che si respira, sentirsi redarguire in modo così pesante. Emerge tutta la responsabilità del Governo regionale, di tutto il ceto politico e dei dirigenti generali passati e presenti, colpevoli di ignavia, incompetenza e incapacità e forse anche di corruzione. Non si spiega in altro modo come sia possibile prolungare l’agonia economica della Sicilia quando i soldi ci sono e, per spenderli, basta attivare le procedure ed emettere i provvedimenti.

L’assessore all’Economia, Gaetano Armao, validissimo avvocato ma non altrettanto economista, continua a puntare il dito contro il federalismo fiscale che sarebbe un guaio per la Sicilia, argomentando le solite banalità in ordine alla carenza delle infrastrutture, al basso reddito pro capite ed al basso Pil rispetto al Nord.
Lo ringraziamo per questi dati che riteniamo abbia letto in questi ultimi trent’anni sul QdS, ma dobbiamo dolerci per il fatto che egli non sia conseguente. Infatti, non abbiamo visto nessun licenziamento in tronco di dirigenti regionali che non hanno speso. Quelli che sono stati allontanati percepiscono regolarmente lo stipendio, nonostante il danno che hanno fatto. Anzi, qualcuno di essi va in pensione a 51 anni, una vergogna tutta siciliana.
Armao non ha impedito il sacco delle ultime risorse siciliane regionali attraverso l’assunzione inutile e indiscriminata di 5 mila dipendenti quasi analfabeti (infatti il titolo di studio richiesto è la terza media) e non dice nulla sul fatto che i dirigenti in modo tracotante hanno il coraggio incivile di chiedere nuovo personale. L’assessore all’Economia ha le sue gatte da pelare, entro il 30 aprile deve farsi approvare dall’Ars il Bilancio 2011.
 
I quattro mesi di ritardo del bilancio hanno asfissiato l’economia siciliana. Chiediamo all’assessore Armao per quale motivo non abbia messo in mora i 390 sindaci chiedendo loro entro il 31 dicembre 2010 i rispettivi parchi progetto per le infrastrutture, di cui abbisognano le singole amministrazioni locali. Gli chiediamo ancora perchè non tagli gli sprechi che pubblichiamo quasi tutti i giorni su questo foglio e che ammontano a 3,4 miliardi. Gli chiediamo perchè non metta sotto torchio i quattro direttori generali dei relativi centri di spesa Ue (Programmazione, Formazione, Agricoltura e Pesca).
Ulteriore domanda: perchè non trasferisce a Sicilia e-servizi Spa personale regionale in esubero anziché farne assumere 250 ex novo? Ora è nelle sue mani la l.r. 5/2011 sulla trasparenza: sta a lui attuarla con immediatezza, tagliando lacci e lacciuoli a una burocrazia incapace di onorare il suo compito.
In questa opera di bonifica, Armao dovrebbe inserire l’abolizione di qualunque compenso per i consiglieri di amministrazione delle partecipate, l’obbligo di redigere il Piano aziendale per ogni branca dell’amministrazione regionale e locale e l’obbligo di far certificare i bilanci da parte di società iscritte alla Consob.

Lamentarsi che il Pil della Sicilia è da 40 anni fermo al 5,6% di quello nazionale è semplicemente inutile, mentre è indispensabile tracciare un percorso attraverso cui farlo aumentare. Per far questo bisogna che il detto percorso sia virtuoso, col taglio della spesa corrente, clientelare, senza guardare in faccia a nessuno. Si libererebbero in tal modo risorse finanziarie con le quali cofinanziare i fondi Ue da spendere subito in cantieri aperti in tutta la Sicilia.
Nei prossimi giorni pubblicheremo un’inchiesta su tutte le più importanti infrastrutture da costruire, ora e subito, per le quali occorrono circa dieci miliardi di euro. Il bello della questione è che i dieci miliardi li abbiamo! Solo che gli inetti (politici e burocrati) li tengono in naftalina. Un vero crimine economico.
Gen
29
2011
La pubblicità su Internet è in forte sviluppo, tanto che nel 2010 il suo volume complessivo, di circa 800 milioni di euro, ha superato quello della pubblicità sui quotidiani. Google raccoglie nel mondo 24 miliardi di dollari di pubblicità, solo in Italia 46 milioni di euro. Se lo sviluppo del business in questo settore è così rapido vuole dire che i visitatori unici sono in continuo aumento e le pagine interne dei siti sono viste con più frequenza e in maggiore quantità.
L’onda è inarrestabile perché è globale, in quanto non ha confini, né limiti, né barriere. I vari Stati che hanno problemi con i diritti dei propri cittadini hanno contestuale difficoltà a controllare i siti da cui partono video, messaggi e proteste di varia natura. Questo dimostra che la Rete ha dato a tutti i cittadini del mondo uno strumento di comunicazione non facilmente controllabile e difficilmente sopprimibile. Nella stessa Rete circola il business che si amplia sempre di più. Bisogna essere attenti a come parteciparvi e, da parte degli utenti, a come non subire i brogli, piuttosto frequenti.

Le vendite in Internet di prodotti e servizi hanno bisogno della logistica, quell’attività indispensabile per trasportare le cose vendute fino al domicilio degli acquirenti. Internet senza logistica è azzoppato, cioè non ha le gambe per completare la filiera delle vendite. Infatti chi compra un oggetto poi lo vuole ricevere a casa, in modo da poterne usufruire. Gli acquisti in Internet (tra cui eBay) offrono garanzie, perché controllano chi vende. Per conseguenza, chi dovesse utilizzare la propria carta di credito è sufficientemente garantito. Gli scambi così si moltiplicano all’infinito e consentono a chi vende e a chi compra notevoli vantaggi economici.
Proprio per completare l’ultimo stadio della filiera è necessario che funzionino bene i trasporti e i servizi di consegna, senza dei quali i prodotti venduti resterebbero nei magazzini di origine. Perché i trasporti funzionino sono necessarie linee ferroviarie e autostrade efficienti, grandi depositi intermodali, magazzini generali con linee del freddo ed altre infrastrutture, senza le quali l’intera filiera non si completa. Tutte le infrastrutture descritte ed altre ancora costituiscono questa nuova attività che è appunto la logistica.
 
Nelle regioni sottosviluppate, come le otto del Sud Italia, il problema è parzialmente irrisolto perché i costi e i tempi di trasporto e consegna sono superiori a quelli della media nazionale e della media europea. Ciò per effetto dell’insufficiente parametro infrastrutturale conseguente al ridottisimo investimento fatto dallo Stato nelle stesse otto regioni. Neanche il trasporto via mare è stato ben sviluppato, in quanto i porti meridionali sono rimasti arretrati sul piano funzionale. Mentre i trasporti per via aerea hanno migliorato il loro standard, perché al Sud sono stati ristrutturati e costruiti nuovi aeroporti.
A questo punto la questione è semplice: occorre che il governo nazionale persegua un obiettivo di equità, secondo il quale destina risorse a quelle regioni che hanno un tasso infrastrutturale al di sotto della media nazionale, affinché le venti regioni abbiano gli stessi chilometri di binari ed autostrade, lo stesso livello di qualità e lo stesso numero di porti commerciali ed aeroporti, comparando il rapporto tra abitanti e passeggeri.

Dal primo gennaio di quest’anno si è liberalizzato il mercato del servizio postale, per cui solo in teoria possono cominciare ad esercitare l’attività nuovi competitori.
Ma lo Stato fa fatica a digerire questa liberalizzazione. Infatti ha pensato di istituire un’Autorità teoricamente indipendente facente capo al ministero dello Sviluppo economico. Non c’è dubbio che siffatta Autorità proteggerà gli interessi di Poste italiane la cui società è controllata al cento per cento dal ministero dell’Economia. Sarebbe più opportuno che il controllo di questo mercato venisse affidato alla già esistente Autorità garante della concorrenza e del mercato, più efficace ed autonoma.
È indispensabile che molti vettori siano in effettiva competizione, da esercitare ad armi pari, e non mantengano posizioni di privilegio rispetto a quelli controllati dallo Stato. Che non può essere contemporaneamente arbitro e giocatore, perché così falserebbe il libero mercato.
Ott
26
2010
E’ notizia di questi giorni che, a 65 anni dalla fine della guerra, nel mercato ferroviario europeo irrompe con tutta la sua potenza la Deutsche Bahn, la quale collegherà Francoforte e Londra in quattro ore, dal 2013. Il treno Ice, modello 4685 delle Ferrovie tedesche, arriverà a Calais dopo essersi fermato a Liegi e Bruxelles e da lì imboccherà il Chunnel che passa sotto la Manica per arrivare al terminal di St. Pancras nell’orario previsto prima indicato.
Così aumenta la concorrenza perché l’Eurotunnel in atto è attraversato solo dalla Sncf (Société nationale des chemins de fer francais), le ferrovie francesi controllate da Parigi. Fra le due compagnie vi è una grande differenza perché, mentre quella francese perde come un colabrodo, quella tedesca guadagna come Paperone.
Com’è noto da gennaio di quest’anno il mercato ferroviario europeo è liberalizzato e ogni operatore può chiedere autorizzazione a percorrere le linee ferrate in ciascuno dei 27 Paesi.

I nuovi viaggi saranno in forte concorrenza con i voli aerei anche per ragioni di prezzo perché, da centro città a centro città, il costo del biglietto potrebbe oscillare tra i 39 e i 49 euro, ed il tempo non è molto superiore a quello che si impiega utilizzando l’aereo, tenuto conto dei tempi morti da e per gli aeroporti.
La notizia che precede ci getta nello sconforto più nero allorquando facciamo il punto sullo stato dei trasporti ferroviari nella nostra Isola.
Nel forum, al quale ha partecipato il sottosegretario Pippo Reina, pubblicato il 4 ottobre 2008, ci venne detto che con alcuni aggiustamenti, spendendo una ventina di milioni, si sarebbe sistemata la linea ferrata, in modo da attivare tra Catania e Palermo un servizio di treni veloci (si fa per dire), affinché tra centro città e centro città si impiegasse un tempo tra due ore e due ore e trenta minuti.
In atto, dall’orario ufficiale di Trenitalia, le due città sono collegate dal servizio ferroviario con treni che impiegano tra le quattro e le sei ore (senza contare i ritardi). Vi sono però due eccezioni: un Catania-Palermo delle 15:30 che impiega 3 ore e un Palermo-Catania che parte alle 6:38 del mattino e che impiega 3 ore. Nel paragone fra la Sicilia ed il centro Europa vi è tutta la differenza dello sviluppo (del mancato sviluppo) che ci rende fortemente penalizzati.
 
La questione delle infrastrutture è fondamentale per la nostra Isola. Trasportare le merci e le persone in tempi celeri comporta un forte impulso alle attività economiche. C’è da sottolineare, inoltre, che la circolazione su gomma è molto inquinante, mentre quella su ferro è ad inquinamento zero. Ancora, la circolazione sui binari è molto più sicura di quella su strada e autostrada e questo significa riduzione di perdite di vite umane e riduzione di spese sanitarie per le cure a chi è incorso in incidenti.
Quando arrivano i turisti a Palermo, per portarli ad Agrigento, occorrono almeno due ore e trenta. Un treno veloce li porterebbe in un’ora. Questo scoraggia molti turisti ad andare nella costa mediterranea dell’Isola. Potremmo riportare altri esempi, ma non c’è chi non veda la questione così come l’abbiamo fotografata.
Ecco a cosa dovrebbe dedicarsi l’attività del Governo Lombardo: progettare, in concorso con altre istituzioni (o direttamente), le infrastrutture della Regione, nonché coordinare le attività dei Comuni per la stesura dei parchi progetto, primi fra i quali quelli della ristrutturazione dei borghi.

Secondo Pietro Ciucci, presidente Anas e Ad della società Stretto di Messina, il cronoprogramma per la costruzione del Ponte è in tabella di marcia. Ma non si vede l’inizio di quelle opere senza delle quali l’importante manufatto possa produrre valore. Esse riguardano principalmente l’ammodernamento della tratta ferroviaria Salerno-Villa San Giovanni, non per far correre il treno ad alta velocità, impensabile, ma per farlo viaggiare a 200 km/h e non a 350. E dalla nostra parte, costruire linee ferroviarie per treni a 200 km/h, e non Tav, fra Messina e Palermo, Catania e Palermo, Catania e Ragusa e Ragusa e Trapani. Insomma l’anello insulare ed alcune trasversali.
L’attivazione dei conseguenti cantieri creerebbe oltre 30.000 posti di lavoro, ove potrebbero essere collocati precari regionali e disoccupati. Senza contare l’indotto di migliaia di attività collaterali. Occorre investire subito in infrastrutture, tagliando le dannosissime procedure per immettere presto liquidità sul mercato.
Ott
09
2010
Il Presidente dei siciliani, Raffaele Lombardo, ha dimenticato che è il Presidente di tutti i siciliani, non dei privilegiati che sono stati chiamati all’interno dell’amministrazione regionale su raccomandazione di questo o quell’uomo politico. La delibera di Giunta 271/10 del 29 luglio ha stabilito di procedere all’assunzione con contratto a tempo indeterminato dei raccomandati. Con ciò escludendo i 236 mila disoccupati che hanno pari diritto a essere valutati per entrare nell’amministrazione regionale. Si tratta di una violenza civile, priva di ogni riferimento etico, in quanto favorisce 5 mila privilegiati e discrimina 236 mila disoccupati che hanno pari diritti.
Si fermi, Lombardo. Subito, prima che sia troppo tardi e consenta a chi ritenga di avere i requisiti di partecipare alle selezioni, e se è proprio necessario (ma non lo è) assumere ex novo altri 5 mila dipendenti in una Regione che ne ha in esubero altrettanti.

Il Lombardo quater è stato approvato informalmente con 46 voti (alla Regione non è prevista la fiducia). Una maggioranza esigua, debole e fragile. Tuttavia, volere o volare, la Giunta Lombardo deve innestare la quarta e procedere speditamente con il Piano di riforme alla base del suo quarto programma.
L’abolizione della incostituzionale lr 9/86 sulle Province, che vanno trasformate in Consorzi di Comuni ai sensi dell’articolo 15 dello Statuto siciliano, è un inizio. Ma occorre impostare la finanziaria 2011 tagliando 2,9 miliardi di sprechi, più volte elencati in queste pagine. è poi urgente la riforma della Pubblica amministrazione, affidando ai 28 dirigenti generali il compito di coordinare i 430 direttori di servizi e i 66 direttori d’area all’interno di un Piano aziendale della Regione, in atto inesistente. Ai dirigenti generali vanno affidati obiettivi precisi cui collegare i loro premi, senza sconti. Chi non raggiunge gli obiettivi non solo non deve avere il premio, ma gli si deve rescindere il contratto. Un modo serio per fare politica.
è poi indispensabile attivare le procedure di spesa per immettere liquidità nel mercato siciliano. Ci riferiamo, beninteso, alla spesa per investimenti e non a quella corrente che, ripetiamo, va tagliata con l’accetta. Occore quindi il Piano regionale delle infrastrutture che deve collegarsi ai Parchi progetto dei 390 Comuni.
 
L’insieme di progetti cantierabili deve ottenere in tempi rapidissimi i finanziamenti previsti da Ue, Stato e dalla stessa Regione, in modo che in pochi mesi si possano aprire migliaia di cantieri in Sicilia e con essi si possano offrire decine di migliaia di posti di lavoro. Ricordiamo che per ogni miliardo investito si aprono 8-10 mila opportunità di lavoro.
Vi è poi da rivedere con la massima urgenza il Pears (Piano energetico ambientale Regione Sicilia) che preveda la bonifica di quei territori fortemente inquinati a causa della produzione di raffinato fossile o di energia elettrica che utilizza ancora l’olio combustibile o pet coke, nonché la produzione di sostanze chimiche e fertilizzanti.
Assume particolare importanza la bonifica del Triangolo della morte ove, ancora oggi, vi è un indice quadriplicato, rispetto alla media nazionale, di morti per cancro e di nascite di bambini malformati. Tutto quel territorio va messo a norma, anche di sicurezza, senza pensare all’insano progetto del rigassificatore, che può essere approvato solo dopo che si sia provveduto a mettere in ordine il territorio, cioè fra dieci anni. Il nuovo assessore al ramo si legga bene le carte e faccia un sopralluogo personale prima di entrare nell’infernale strada che porterebbe a una dissennata approvazione del rigassificatore.

Altro capitolo urgente è quello della messa in sicurezza, dal punto di vista idrogeologico, di tutto il territorio montano nel quale insistono Comuni e frazioni. Non occorre aspettare tragedie come quella di Giampilieri per mettere in atto un programma di opere, con le quali si possono fare investimenti che aprirebbero tantissimi cantieri, in cui troverebbero lavoro molti degli attuali disoccupati.
Vi sono altre questioni importanti, più volte citate, che qui omettiamo. Ma una non possiamo sottacerla: a monte di tutto c’è l’urgenza che presidente e assessori governino ed esigano concretamente che i dirigenti generali escano dall’immobilismo. Anche loro innestino la quarta per velocizzare tutte le procedure, fare camminare i files (pardon, le carte), ottenere risultati. Di ciò ha bisogno la Sicilia: risultati, risultati, risultati. Ora.
Set
03
2010
Con il taglio delle risorse a disposizione di Regione e Comuni siciliani, di fatto la possibilità di manovra di chi gestisce le aziende pubbliche - in particolare l’assessore all’Economia, Michele Cimino, e quella dei 390 sindaci - è quasi pari a zero.
Ma c’è una grandissima possibilità per accelerare lo sviluppo, e cioè aprire il cantiere Sicilia in ognuno dei 390 Comuni, per costruire infrastrutture nuove, restaurare le altre, completare quelle che perennemente sono a un passo dall’apertura.
è inutile ripetere ancora una volta quali siano le infrastrutture regionali e locali urgenti, senza le quali non vi è mobilità di cose e persone, sicurezza dei territori, sanità dell’ambiente, soddisfazione dei bisogni dei cittadini, soprattutto di quelli meno abbienti che hanno bisogno delle istituzioni per soddisfare le loro necessità, anche le più esigue.
è difficile individuare e quantificare, da parte degli assessorati regionali competenti, quali possano essere i bisogni dei singoli Comuni, se non sono essi a indicarli.

Ma una cosa gli assessorati regionali possono fare (e dovrebbero fare): chiedere in modo perentorio ai 390 sindaci il loro Parco progetti, cantierabili e perciò finanziabili.
Abbiamo pubblicato interviste a sindaci di diversi Comuni, e continueremo a farlo, per chiedere loro copia del Parco progetti, cantierabili e finanziabili, ma fino a oggi nessuno ce l’ha inviato.
Com’è possibile, chiediamo all’opinione pubblica, che chi ha la responsabilità di gestire un ente locale, di fronte ai pressanti bisogni che vengono dai propri cittadini, non elabori un Parco progetti, cantierabili e finanziabili, sapendo che si possono  ottenere le risorse necessarie per aprire i cantieri?
Com’è possibile, chiediamo all’opinione pubblica siciliana, che vi siano sindaci che non hanno capito che per ogni cento milioni di euro investiti in infrastrutture si aprono più di mille opportunità di lavoro?
Com’è possibile, chiediamo all’opinione pubblica, che vi siano sindaci che non hanno capito che il miglioramento della qualità della vita della propria città dipenda da una gestione ordinaria dei servizi?
 
Beninteso, vi sono tanti sindaci che queste cose le hanno capite e li invitiamo a inviarci copia del Parco progetti che hanno spedito alla Regione con la data della mail di accompagnamento. Con l’occasione potranno comunicarci di avere informatizzato tutti i loro servizi e inviarci il Piano aziendale nel quale vi sia un giusto equilibrio fra risorse professionali e finanziarie per ottenere migliori e maggiori servizi.
Assicuriamo a questi bravi sindaci (e siamo certi che ve ne sono) che daremo integrale pubblicazione dei documenti. Certo, se non dovessero pervenirci, saremmo autorizzati a ritenere che bravi sindaci non ve ne siano. Ma non vogliamo crederlo.
Non possiamo più tollerare la differenza di qualità amministrativa fra i sindaci leghisti e quelli siciliani. Il partito di Bossi è in forte crescita perché ha coltivato una classe dirigente giovane, formata nei piccoli enti locali: da consigliere comunale a consigliere provinciale, da consigliere ad assessore della Regione, e perfino a presidente di Regione e ministro.

L’azione di Roberto Maroni, ministro dell’Interno, è commendevole e approvabile. Ha dato fiducia alle Forze dell’ordine e alla Guardia costiera con il risultato di avere inferto colpi mortali alla malavita organizzata e quasi del tutto cancellato l’immigrazione clandestina. Vorremmo che avesse adesso il coraggio di Sarkozy nel rinviare tutti coloro che non hanno diritto di stare legittimamente sul nostro territorio alle loro patrie, dove potranno fare quello che crederanno opportuno.
In questo quadro, i sindaci siciliani devono prendere iniziative, cioè controllare il territorio dagli abusi che commettono gli immigrati clandestini, dagli abusi che commettono i cattivi siciliani nei confronti degli immigrati clandestini (pensiamo al lavoro nero) e dall’utilizzazione di tanti poveracci che si devono nascondere, anche da parte della malavita organizzata.
L’ordinaria amministrazione è il massimo che un sindaco siciliano deve perseguire. Se non sa come fare vada a copiare modelli funzionanti che esistono, per esempio, in Svizzera, Germania e Francia.
Ago
31
2010
I quotidiani hanno fatto un can-can sulla vicenda giudiziaria di Raffaele Lombardo, preannunciando, non si sa in base a quali fonti, che egli sarebbe stato incriminato per concorso esterno in associazione mafiosa. Quando ai primi di agosto è trapelata la notizia che il procuratore capo di Catania, Enzo D’Agata, non abbia chiesto al Gip alcunchè a carico del presidente della Regione, la notizia è stata pubblicata come fatto di ordinaria amministrazione.
Invece, no. Sarebbe stato opportuno dare la stessa evidenza e lo stesso spazio alla notizia che non coinvolge il presidente della Regione, come quella che l’avrebbe coinvolto.
La questione è rilevante e alla ripresa dell’attività politica vogliamo richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sul fatto che la Sicilia, passata  (almeno per ora) la bufera, deve ricominciare il suo percorso di rinascita, abbandonando il piattume e l’immobilismo che la tengono inchiodata in uno stato di depressione continua, che dura da 64 anni.

Ora Lombardo si occupi urgentemente di sviluppo e di riforme, abbandonando definitivamente la strada sbarrata dall’euro, dal patto di stabilità e dalle manovre 2008 (L. 133/08) e 2010 (L. 122/2010) dell’assistenzialismo e dell’utilizzo delle risorse finanziarie della Regione come ammortizzatori sociali.
Il presidente della Regione deve tagliare gli sprechi e la spesa corrente, clientelare ed inutile. Bene ha fatto nell’annunciare l’abrogazione della legge 9 del 1986 sulle incostituzionali Province regionali siciliane, ma sottolineiamo il suo silenzio assordante sulla legge 44 del 1965 che equipara l’Ars al Senato mentre dovrebbe essere equiparata al Consiglio regionale della Lombardia. Il presidente della Regione abbandoni la strada dell’assunzione a tempo indeterminato, senza concorso e perciò illegittima, dei precari regionali e comunali. Se continuasse, commetterebbe una grave violazione all’equità tra i cittadini perchè farebbe entrare nella Pubblica amministrazione i privilegiati, perchè raccomandati, lasciando fuori tutti gli altri siciliani che non hanno avuto il privilegio della raccomandazione.
Le pubbliche amministrazioni, regionale e comunali, non hanno bisogno di altro personale perchè tutte (salvo eccezioni) fuori dai limiti del patto di stabilità.
 
Di cosa si deve occupare Lombardo? Di investimenti in attività produttive e di investimenti in infrastrutture. Per questi ultimi è necessario redigere il Piano regionale delle infrastrutture che assommi l’elenco generale dei 390 Parchi progetto comunali. Tutti i progetti regionali e comunali, se redatti in conformità alle rigorose procedure europee, vanno fatti approvare dall’Ue con assoluta celerità, chiedendo il massimo sforzo all’Ufficio regionale di Bruxelles, diretto da Francesco Attaguile. Bisogna aprire subito il Cantiere Sicilia per immettere liquidità nel mercato siciliano e puntare almeno all’aumento di un punto del Pil Sicilia, pari a 850 milioni di euro.
Per quanto concerne le attività produttive, l’assessore alle Politiche agricole Titti Bufardeci solo nei giorni scorsi è intervenuto sulla questione dei 6 mila chilometri quadrati (su 25 mila) di terreni incolti in Sicilia. Le nostre inchieste già da qualche anno hanno puntato il dito contro questa situazione, l’ultima è del 16 aprile 2010.

Abbiamo suggerito alla Regione di redigere un Piano agricolo dell’energia verde che favorisca la coltura di iatropha, canna da zucchero, barbabietola, legno per bio masse e via enumerando,  per la produzione di carburante verde. Contestualmente, in collaborazione con l’assessorato alle Attività produttive, bisogna attivare una trattativa con i produttori di gasolio perchè utilizzino una parte di materia prima verde, il che costituirebbe uno sbocco naturale per la produzione.
Altro filone. Le attività economiche siciliane non riescono ad andare in massa sui mercati per ragioni ataviche di individualismo, ma anche perchè manca un progetto che riunisca tutte le risorse imprenditoriali, professionali ed economiche per convogliarle come un laser sui mercati nazionali ed internazionali. Ecco di cosa si deve occupare la Regione.
Ulteriore iniziativa urgente è quella di mettere a reddito il territorio siciliano, fatto di tesori e ricchezze (borghi, siti archeologici, parchi naturali, riserve marine, musei e via cantando) che non hanno la concorrenza cinese, ma che debbono essere fruiti dai flussi turistici di tutto il mondo che qui verranno quando i servizi e le infrastrutture di trasporto saranno competitivi.
Forza Lombardo, occupati di competitività e concorrenza, ne abbiamo bisogno.
Lug
15
2010
Dobbiamo smetterla di reagire in modo errato quando veniamo colti sul fallo. La questione del Consorzio autostradale siciliano è diventata stucchevole, oltre che gravissima. Ricordiamo brevemente lo scandalo dei cinquecento inutili cantonieri, il personale amministrativo incompetente e litigioso, gli appalti scandalosi, la manutenzione zero.
Una situazione insostenibile che è durata per decenni . Sbaglia Lombardo a parlare “di scippo alla Sicilia” quando la situazione si è incancrenita, mentre doveva intervenire non appena la malattia avesse fatto capolino. Peraltro, il ministro Altero Matteoli, titolare della revoca della concessione, ci aveva preannunciato, già nel nostro forum pubblicato il 3 ottobre 2009, che la situazione non poteva continuare, anche perché le autostrade gestite dal Cas si trovavano (e si trovano) in condizioni di pericolo per gli utenti. 
Anche Pietro Ciucci, presidente dell’Anas, avvertì, nel nostro forum pubblicato il 27 marzo scorso, che la situazione siciliana andava affrontata con rapidità  per  evitare la revoca.

La Sicilia ha l’arduo compito non solo di mettersi le carte in regola, ma di diventare competitiva, in modo da utilizzare ogni centesimo di euro al meglio per costruire infrastrutture e produrre servizi di qualità europea.
Bisogna finirla di piagnucolare e di chiedere l’elemosina. Occorre mettersi nelle condizioni che i costi delle nostre pubbliche amministrazioni, a livello regionale e locale, siano virtuosi, tagliando senza alcuna preoccupazione tutte le spese superflue, non indispensabili a promuovere lo sviluppo.
Per questo è necessario che ogni soggetto - pubblico, o economico controllato dal pubblico - dell’Isola si doti di un Piano industriale che deve portare a conoscenza dei cittadini, pubblicandolo sul proprio sito, procedendo di conseguenza ad un controllo, tappa per tappa, per constatarne la realizzazione nei tempi previsti.
Questo è un modo moderno per amministrare una Regione che ha un finto bilancio di 28 miliardi, oltre che 390 bilanci dei Comuni nei quali la stragrande maggioranza della spesa non è indirizzata agli indispensabili investimenti.
 
I sindaci dei Comuni siciliani sono i protagonisti del benessere dei propri cittadini. Essi dovrebbero essere dei buoni amministratori, competenti e presenti 365 giorni l’anno, mentre si occupano spesso di ben altre faccende.
Nessuno impone ai primi cittadini di fare quel mestiere, ma quando assumono tale impegno bisogna onorarlo con tutte le proprie forze e capacità.
Se noi siciliani non abbiamo le carte in regola, non possiamo chiedere allo Stato di darci risorse, anche perché il nostro bilancio è in condizione di fare fronte a tante necessità, a condizione che la pubblica amministrazione, preposta alla gestione, funzioni come un orologio, con attribuzione di precise responsabilità.
Nessuno impedisce al presidente della Regione di chiedere che le autostrade siciliane siano amministrate da una concessionaria isolana. Ma egli si deve impegnare affinché tale eventuale concesionaria funzioni, né più e né meno, delle concessionarie private che gestiscono gli oltre sei mila chilometri di autostrade italiane. 

Avere l’orgoglio di dimostrare pari o superiori capacità gestionali, rispetto ad altri soggetti nazionali ed esteri, deve diventare un punto di forza della Regione, delle amministrazioni locali ed intermedie. Non sono più tollerabili lo spreco, il clientelismo e la corruzione.
La Sicilia deve diventare nel suo complesso una regione orgogliosa delle sue tradizioni e dimostrare tutte le proprie qualità con comportamenti ineccepibili.
In questa visione sono coinvolti tutti i soggetti primari, da quello politico a quello burocratico, dagli imprenditori ai professionisti, ai sindacati, ognuno per la propria parte.
è inutile lo scaricabarile. C’è bisogno di tutte le forze e le intelligenze capaci, sane e oneste, per imboccare la strada che cominci a diminuire il divario accumulato negli ultimi 64 anni.
Se continuiamo a cincischiare sulle piccole questioni di una piccola politica, anziché avvicinarci all’Europa, ci avvicineremo al dirupo. Punto.
Apr
20
2010
Il guaio della Sicilia è continuare a mettere culi sulle sedie in tutte le pubbliche amministrazioni. Personale, cioè, di cui nessuno ha bisogno anche perché non possiede competenze. È a tutti noto che ogni investimento di un miliardo di euro mette in moto 10-15 mila posti di lavoro. Si tratta, quindi, di stornare spese clientelari e inutili dai bilanci della Regione e dei Comuni, adoperati per pagare inutili stipendi, consulenze e simili, e finanziare progetti cantierabili preparati con sapienza, appunto da Enti locali e dalla stessa Regione.
Tali progetti dovrebbero essere messi in gare pubbliche con immediatezza dagli stessi enti o dagli Urega provinciali in modo da motorizzare una macchina economica che produca ricchezza sia per le imprese che per tutti i lavoratori, con un conseguente aumento dei consumi e del volume d’affari per il terziario.
In Sicilia non mancano le opere da realizzare, nè borghi e immobili da ristrutturare, partendo dalla viabilità ferroviaria e proseguendo per quella autostradale e stradale, nonché per la messa in sicurezza del territorio.

Il bello è che non mancano nemmeno le risorse finanziarie, cospicue, provenienti da Stato e Unione, che insieme a quelle regionali ottenute dai risparmi prima indicati potrebbero trovare subito spendibilità. La dissenata politica della Regione in questi 64 anni, di assorbire manodopera inutile, non qualificata e inservibile ha portato all’elefantiasi e al blocco della propria macchina amministrativa e di quella degli Enti locali. Mentre la Regione avrebbe dovuto seguire una linea di sviluppo basata sul sostegno delle attività produttive e sulla costruzione delle infrastrutture, volano per altre attività quali quelle turistiche e dei servizi.
Se i presidenti della Regione succedutisi dal 1975 in avanti avessero avuto la cultura e la lungimiranza di osservare il modello di sviluppo di Baviera e Catalogna avrebbero potuto costruire un modello analogo e oggi il Pil prodotto dalla Sicilia sarebbe ben maggiore di quel misero 5,5 per cento pari a circa 83,6 miliardi, di cui poca cosa è il Pil derivato dal turismo: una contraddizione.
 
La Regione ha un carico di 50 mila circa fra stipendi e indennità. Di essi, solo circa 10 mila sono necessari, anche tenendo presente la smaterializzazione dell’amministrazione. Gli altri 40 mila costituiscono un peso morto per tutta la Sicilia e il Governo regionale dovrebbe dire ai siciliani, chiaro e forte, che non potendoli licenziare deve pagare centinaia di milioni a titolo di ammortizzatori sociali, non necessari alla produzione di servizi pubblici. Quindi una spesa che strangola ogni iniziativa utile a creare sviluppo, valore e ricchezza.
Noi sosteniamo con forza i primi aneliti di autonomia che vedono collegati Mpa, Pdl Sicilia e Pd, perché c’è bisogno di tutti, per cui auspichiamo che anche Pdl e Udc vogliano concorrere al progetto autonomista, raffreddando i loro collegamenti con i padroni di Roma. è tempo che anche qui da noi si alzino le barriere contro gli ordini che pervengono dai ras della Capitale, quando essi sono contrari ai nostri interessi.
è tanto se la Sicilia riuscirà a risollevarsi senza dare ulteriore tributo alle finanze centrali e meno che mai a quelle della Padania.

Il progetto di Lombardo, Miccichè e Cracolici è importante e tutti i siciliani di buona volontà dovrebbero sostenerlo. Il banco di prova sarà l’approvazione della legge Finanziaria e del Bilancio regionale. Dalla politica in essi contenuta si capirà se c’è una svolta oppure se governo e maggioranza continueranno a traccheggiare dicendo di riformare ma senza riformare nulla, insomma il solito gattopardismo.
Non culi sulle sedie, ma rotaie e infrastrutture: questa deve essere la bandiera che sta avanti alle truppe autonomiste formate dai tre partiti indicati, cui chiunque può aggregarsi. C’è bisogno di far aumentare di alcuni punti percentuali il Pil della Sicilia su quello nazionale.
Se Lombardo e alleati, alla scadenza del 2013, non saranno in condizioni di presentare un progresso di quel 5,5 per cento, dovranno essere bocciati. Se invece sposteranno in alto l’asticella, la promozione è assicurata.
Mar
18
2010
La Ntv (Nuovo trasporto viaggiatori) di Montezemolo, Della Valle ed altri, in partnership con la Sncf (ferrovie francesi) hanno messo sui binari Italo, un prototipo di supertreno che da metà 2011 competerà con i Freccia rossa e Freccia argento di Trenitalia. Italo avrà una livrea rosso Maranello con sette carrozze monitorate da 2.000 sensori invece di 11. Gli interni sono firmati da Italdesign di Giorgetto Giugiaro, vi saranno carrozze cinema e connessioni satellitari di ogni genere per Internet e telefoni.
Il produttore (Alstom) costruisce questi treni ad alta velocità a La Rochelle in Francia e a Savigliano, in provincia di Cuneo. Ha percorso 56.000 chilometri e ne deve fare altri 60.000 prima delle prove.
Italo, che correrà a 360 km/h ma nel 2007 ha raggiunto il recordi 574,8 km/h, debutterà con 54 collegamenti al giorno sulle linee pronte da Torino a Salerno, a Venezia, a Bari, con tariffe flessibili in competizione con quelle di Trenitalia. 
 
Le connessioni satellitari saranno effettuate su rete Umts e Wifi che consentiranno di lavorare anche a 300 km/h e in galleria. Il portale di bordo avrà 250 ore di video in alta definizione e 250 ore di audio con schermi individuali touch screen. Il treno è costruito con il 98% di materiali riciclabili, la motorizzazione è ripartita su tutto il convoglio per cui la capienza di posti aumenta del 20% portandoli a 460. I finestrini sono più ampi del 15%, l’insonorizzazione diminuisce l’effetto suono.
Qui ci fermiamo nel descrivere il nuovo gioiello del patron della Ferrari perché ci riserviamo di vederlo all’opera per constatare se tutti questi requisiti corrisponderanno al vero.
Resta da constatare subito, però, come la modernizzazione dei trasporti aumenti velocemente ed offra a tutte le popolazioni, da Salerno alle Alpi, nuove opportunità di mobilità a prezzi competitivi e grande confort. Il che è un bene per due terzi del Paese.
Da sottolineare come il miglioramento dei trasporti, anche se si tratta di volumi relativamente bassi, perché di cresta, costituisce un propellente ulteriore per lo sviluppo.
 
L’altra metà della mela è purtroppo quella bacata, cioè quella che va da Salerno in giù. Per fortuna, fra non molto, comincerà la costruzione effettiva del Ponte sullo Stretto, un’opera che inevitabilmente obbligherà i futuri governi a progettare il “pezzo” di alta velocità mancante da Salerno a Villa San Giovanni e successivamente la Messina-Catania-Palermo. Certo, ci vorranno risorse ingenti per attrarre le quali occorrerà una forte pressione del ceto politico meridionale presente in Parlamento e al Governo, senza del quale le risorse continueranno ad essere attratte dal Nord Italia, senza un minimo di equilibrio e di equità.
Nell’attesa che il Governo ordini a Rfi (Rete ferroviaria italiana) di mettere mano ai progetti per l’alta velocità da Salerno in giù e in Sicilia, risulta indispensabile che nella nostra Isola il Governo regionale costituisca un piccolo drappello di dirigenti capaci, che apra un dialogo con Rfi al fine di modernizzare rapidamente alcune linee essenziali.

Il sottosegretario con delega alle Infrastrutture e ai Trasporti, Pippo Reina, nel forum pubblicato sul nostro giornale il 4 ottobre 2008, ci disse in anteprima che con 20 milioni di euro la tratta Catania-Palermo sarebbe stata modernizzata in modo da consentire una percorrenza a treni moderni come il Minuetto in 2 ore e 30 minuti. Ora vi è un’azienda privata, la Gmc, che ha ottenuto la concessione per esercitare il trasporto in Sicilia. Ma se le linee non vengono corredate dalle minime e necessarie innovazioni, il Siculo (treno veloce, si fa per dire, siciliano) non potrà vedere la luce. Nonostante le forti pressioni del sottosegretario Reina, Rfi non ha ancora aperto i cantieri. Tenuto conto che le dichiarazioni dello stesso risalgono ad oltre un anno e mezzo fa, dobbiamo sottolineare il tempo perduto.
Insomma, ancora una volta Italo è pronto al via mentre Siculo è inchiodato al palo. Tutta qua la differenza emblematica tra la Sicilia e le regioni del Nord.
Le infrastrutture non solo sono propellenti per lo sviluppo, ma costituiscono il modo giusto per creare occupazione e ricchezza.