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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Regione Sicilia

Gen
07
2011
I 32 milioni per prorogare 600 contratti dei precari della Regione hanno obbligato a tagliare borse di studio e assistenza sociale. Ma ci vorranno altre decine di milioni per prorogare tutti i contratti scaduti o in scadenza, nonché centinaia di milioni per quell’altra dissennata operazione di assunzione dei precari degli Enti locali. E poi l’annuncio di assumere altre 4 mila persone del comparto della sanità e altri 5 mila assumendi alla Regione.
Dalla sequenza indicata si desume che questo Governo non ha nessuna intenzione di sbloccare la macchina economica della Sicilia, perché continua a destinare le proprie magre risorse per supportare un clientelismo sfacciato: assumere, assumere e assumere futuri galoppini elettorali per soddisfare le richieste di una classe politica ormai in necrosi che ha perso completamente il contatto con la realtà, cieca, incapace di guardare al futuro.
Ma il tempo sta per scadere. Il presidente dei siciliani, Raffaele Lombardo, sta dimostrando, con questi suoi atti, di essere il presidente di una piccola minoranza di privilegiati e raccomandati, gente che non ha mai dimostrato di possedere arte o competenze, entrata di straforo in qualche pubblico ufficio per un calcione politico e adesso speranzosa di restarvi per tutta la vita scroccando alla comunità siciliana uno stipendio.

Dispiace dover certificare la profonda delusione che Lombardo sta provocando in tutti i siciliani non occupandosi e non preoccupandosi di sbloccare l’economia attraverso due principali canali: l’attivazione dei cantieri di opere pubbliche incagliate, nonché la formulazione di 390 parchi progetto (tanti quanti sono i Comuni dell’Isola), di 829 ristrutturazioni di quartieri (tanti sono i borghi esistenti in Sicilia) e di centinaia di altre opere pubbliche che creerebbero oltre 100 mila posti di lavoro e l’aumento di un punto del Pil della Sicilia su quello nazionale.
Questo galleggiamento ricorda la celebre frase del Divino Giulio il quale sosteneva che è meglio tirare a campare che tirare le cuoia. I tempi sono profondamente cambiati, l’Europa obbliga perentoriamente gli Stati ad acquisire efficienza e non c’è più tempo per fare promesse.
 
Il secondo canale è costituito dall’attivazione di un Polo calamita formato dai migliori professionisti di cui dispone l’Isola, che avrebbe il compito di assorbire investimenti produttivi, disponibili nel mondo da parte di gruppi imprenditoriali, che sono attratti dal Brand Sicilia, ma sono respinti dalla nomea di una Regione impaludata, che impiega tempi interminabili per dare le necessarie autorizzazioni.
Non sembri che queste note, ripetute noiosamente, costituiscano un attacco alla persona di Raffaele Lombardo. Si tratta, invece, di fotografie che con grande dolore siamo costretti a scattare su una situazione drammatica, vicina al disastro.
La certificazione di quanto scriviamo è data anche dall’Associazione dei costruttori siciliani, che attraverso il blocco inspiegabile delle opere pubbliche ha dichiarato che si sono persi 30 mila posti di lavoro. Forse Lombardo pensa di assumere alla Regione anche questi novelli disoccupati? Non si capirebbe, infatti, perché da un canto si chiudono i cantieri e dall’altro si assumono inutili dipendenti.

Con l’inizio del 2011 e con l’elaborazione di un bilancio preventivo difficilissimo il Governo Lombardo è arrivato a un bivio: assunzioni o cantieri per lo sviluppo. Non ci sono risorse per fare entrambe le cose. Non solo, ma occorre addirittura che la Regione blocchi qualunque assunzione e, contemporaneamente, metta in cassa integrazione 5 mila dipendenti con il 70 per cento dello stipendio, girandoli a quel contenitore mangiasoldi che è la Resais Spa.
Bisogna pure che i deputati regionali rinsaviscano, che la smettano di pensare in modo clientelare tutelando privilegiati e raccomandati, ma comincino a riflettere su come dare lavoro produttivo ai 236 mila disoccupati che non hanno avuto alcuna possibilità.
La questione più oscura (ma non tanto) è il blocco dei 18 miliardi di risorse europee, statali e regionali, senza che nessun dirigente venga destituito. Ma, anzi, udite udite, il Governo si appresta a stanziare 35 mln per dar loro dei premi. I premi per chi non ha raggiunto alcun risultato. Evviva!
Lug
13
2010
Abbiamo avuto ospite gradito il presidente dell’Unione delle Province italiane, Giuseppe Castiglione, il quale ha sostenuto in maniera impeccabile l’utilità della Provincia come istituzione intermedia tra Regione e Comuni, con importanti compiti: coordinare e rendere funzionali i servizi sovracomunali di ogni genere e tipo, coordinare i finanziamenti per le infrastrutture dei comuni, rendere efficiente il territorio con un’adeguata manuntenzione delle strade provinciali che si interconnettono con quelle comunali, promuovere il turismo della provincia geografica, riordinare il sistema e lo smaltimento dei rifituti solidi urbani e via enumerando.
Conveniamo con Castiglione su tutto quanto precede e conveniamo anche che l’articolo 114 della Costituzione prevede per il territorio nazionale tre livelli: Regioni, Province e Comuni.
Tuttavia l’articolo 15 dello Statuto siciliano, di pari rango costituzionale della Magna carta, prevede che in Sicilia l’istituzione intermedia assuma la fisionomia di un Consorzio di Comuni, gestito da un’assemblea di sindaci, che portano in quel luogo le istanze e le necessità prime del territorio. Sono loro a scegliersi un presidente fra essi o esterno.

Come si vede, da quanto scriviamo da trent’anni, non è in discussione l’istituzione sovracomunale, bensì che essa assuma una forma contraria allo Statuto, come ha fatto illegittimanente l’Assemblea regionale con legge 9 del 1986.
Siamo ben contenti che, finalmente, a forza di battere questo tasto in tanti decenni, sia il presidente regionale Raffaele Lombardo, che i colleghi di altri quotidiani regionali siano arrivati sul punto, per ripristinare correttamente il suo dettato statutario.
L’aspetto più importante della trasformazione delle province da istituzioni autonome a istituzioni sovracomunali è l’abbattimento dei costi per un apparato, che abbiamo più volte quantificato in circa 500 milioni di euro, secondo il seguente semplice conteggio: le nove Province costano alla Regione all’incirca 1,1 miliardi. Dell’ammontare circa 600 milioni sono destinati alle manutenzioni, spese che comunque si dovrebbero fare, il resto invece potrebbe essere risparmiato.
 
La trasformazione della forma non intaccherebbe minimamente la validità della sostanza. Qui vogliamo dare atto a Castiglione che ha effettuato nella Provincia regionale di Catania delle buone innovazioni, oltre ad aver tagliato i costi riducendo il numero degli assessori, previsto i concorsi a dirigenti per le promozioni, ridotto il numero dei precari, attivato il sito per aumentare il tasso di trasparenza.
Tutte cose che possono essere ulteriormente sviluppate e potenziate, oltre che estese alle altre province geografiche della Sicilia, anche se la forma sarà quella di Consorzi di Comuni.
Ci vuole buon senso per fare le cose, basato sull’interesse di tutti e non di pochi. L’amministrazione del territorio non può esser fatta sull’interesse delle parti, interesse di tipo privatistico, che deve essere sempre subordinato a quello dei cittadini. Rispondere alla domanda “Che cosa è meglio per tutti?” è il modo più sicuro per esercitare il vero servizio pubblico.

Dunque, si coniuga perfettamente l’intenzione di Lombardo di ripristinare la legalità costituzionale dello Statuto, con l’esigenza di risparmiare, ripetiamo, 500 milioni di euro (mille miliardi di lire), con la proficua attività di Castiglione, quale presidente della Provincia regionale di Catania e dell’Unione delle Province italiane. Quello che conta non è l’intenzione ma il comportamento, di cui bisogna abituarsi a dar conto continuamente senza sotterfugi nè imbrogli.
è difficile che qualcuno ci possa accusare di partigianeria perchè gli argomenti che andiamo scrivendo risalgono a tempi non sospetti. In ogni caso non ci interessa se qualche sprovveduto usi argomenti scorretti,  perchè quanto precede è tutto scritto, nero su salmone. Ora si tratta di far presto. Portare il ddl di riforma all’Ars e ottenerne il consenso di almeno 46 deputati che abbiano a cuore l’interesse dei siciliani e che capiscano che è venuta l’ora in cui la Sicilia metta le carte in regola anche in questo versante.