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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Silvio Berlusconi

Lug
22
2010
Nicolas Sarkozy è stato interrogato su una terrazza dell’Eliseo da Davide Pujadas, giornalista di France 2, lunedì 12 luglio per ben 70 minuti. Il tema dell’intervista ha riguardato la corruzione che si è manifestata nello Stato francese. In particolare il giornalista ha chiesto a Sarkozy perché ha protetto i suoi uomini anziché isolarli quando sono stati sfiorati dalla crisi morale e politica, la più grave dal suo accesso alla presidenza.
Alcuni suoi ministri sono stati accusati di cattiva utilizzazione della Cosa pubblica. Lui stesso è stato sfiorato dall’affare Woerth-Bettencourt per un finanziamento della sua campagna elettorale, che sarebbe stato effettuato dalla proprietaria de L’Oréal. Il quinto successore di Charles De Gaulle ha sottolineato che per ben governare occorre sangue freddo, cioè evitare di farsi prendere la mano da circostanze mediatiche non riscontrate dai fatti, e solo dopo averle appurate attuare provvedimenti drastici senza guardare in faccia a nessuno.

Per lui l’affare è chiuso: non si separerà da monsieur Woerth, ministro del Lavoro e non gli toglierà il mandato perché le accuse non sono vere e si tratta di calunnie. Ma Sarkozy non ha attaccato i giornali che hanno riportato i fatti conosciuti, perché in Francia la stampa è considerata uno strumento di informazione e quindi di interesse generale e non uno strumento politico per sostenere o abbattere persone delle istituzioni. C’è un rispetto reciproco tra queste ultime e il mondo dell’informazione perché ognuno fa la propria parte senza tentare di condizionare l’altra.
Nel mondo francese c’è una profonda differenza che lo distingue da quello italiano. Si tratta di una classe burocratica orgogliosa e gelosa delle proprie prerogative che fa funzionare la macchina dello Stato, delle Regioni e delle città, indipendentemente dalla guida politica, che certamente incide sugli indirizzi, come suo dovere. Ma poi non entra nel merito della gestione perché essa è effettivamente affidata all’apparato amministrativo. L’Ena (Ecole nationale d’administration) ha sfornato dirigenti di primissimo livello, denominati enarchi che spesso sono diventati presidenti della Repubblica e primi ministri.
 
In Italia, Berlusconi ha dichiarato che i quotidiani sono nemici, salvo due o tre che gravitano nella sua area, e che per conseguenza egli non legge, citando l’esempio di Margaret Thatcher. Ha difeso i suoi uomini colpiti da indagine per corruzione definendoli mele marce. Tremonti, il secondo divino Giulio, (il primo era Andreotti), ha rinforzato la definizione dicendo che dentro il Popolo della Libertà c’è una intera cassa di mele marce anche se la pianta è sana.
Non si capisce però la logica di quest’affermazione. Se il melo è sano non può produrre mele marce a meno che queste non si siano imputridite perché rimaste in un fondo di magazzino. Fuor di metafora il Popolo della Libertà, se è una pianta sana, non deve produrre mele marce e se queste si sono imputridite nei magazzini devono essere rapidamente gettate via.
Berlusconi, che fa i sondaggi, dovrebbe sapere che si è risvegliata una grande sensibilità nell’opinione pubblica tendente a respingere la corruzione ovunque si trovi. Anche se il fenomeno non riguarda il finanziamento dei partiti ma l’arricchimento di uomini delle istituzioni, il danno alla Cosa pubblica è percepito come un fatto intollerabile.

La stretta della crisi ha prodotto il vistoso retrocedere del Pil in tutto il mondo industrializzato, ma il contestuale forte progresso dello stesso Pil in Paesi emergenti come Cina, Brasile ed India. Quanto precede fa pensare che i Paesi occidentali stiano andando incontro al loro suicidio se non cambiano il modo di far funzionare le istituzioni e la sottostante pubblica amministrazione.
Il rigore cui M. Sarkozy si riferisce è una pre-condizione che si deve necessariamente abbinare all’equità, un valore indispensabile perché le diverse parti della Comunità non si sentano soverchiate o emarginate. L’equilibrio generale in uno Stato e nelle sue sottostanti istituzioni (Regioni e Comuni) non può prescindere da elementi di qualità programmatorie che stabiliscano obiettivi raggiungibili e completi.
Berlusconi, fino ad oggi, ha avuto il consenso dei cittadini, almeno secondo i sondaggi da lui sbandierati, ma non è un caso che da qualche settimana non sentiamo più parlare di tali sondaggi. Un caso?
Lug
17
2010
Secondo un conteggio sommario, dentro il Popolo della libertà vi sono 26 fra movimenti, associazioni, fondazioni e simili aggregazioni. Si tratta di uno smottamento che sta facendo sgretolare giorno dopo giorno il partito, che sembrava granitico dopo la riunione fra Forza Italia e An avvenuta in Roma circa un anno fa.
Berlusconi si trova in cima a un colle che si sta smuovendo soprattutto per due cause: la prima riguarda l’incapacità di governare approvando riforme impopolari che diffondano equità fra cittadini, congiunta con il necessario rigore Tremontiano; la seconda riguarda il lasciar correre del Cavaliere nei confronti di tutti i suoi colonnelli, anche ex aennini, i quali cominciano ogni loro discorso dicendo che sono d’accordo con il leader, ma poi fanno quello che gli conviene.
Questa situazione crea confusione nell’opinione pubblica anche perché gli scandali e le personalità di Governo sotto inchiesta si moltiplicano ed anche i fans del Popolo della libertà piano piano cominciano a prendere atto che la cancrena della corrruzione si annida dentro il partito, sfruttato dagli approfittatori.
***
Se Atene piange, Sparta non ride. Il leader dell’opposizione Pier Luigi Bersani è come se non ci fosse perché non riesce a realizzare un progetto di governo alternativo e comunque il suo messaggio non arriva ai cittadini. Questo accade sia perchè il sistema radiotelevisivo pubblico e privato è saldamente controllato dalla maggioranza, ma anche perchè la fitta rete di circoli e sezioni dell’ex Partito comunista e dell’ex Democrazia cristiana è saltata, per cui i cittadini dei Comuni e dei quartieri hanno perso i punti di riferimento.
Nel momento in cui vi è l’ipnosi dei mass-media e l’assenza di luoghi di conversazione e di scambio di opinioni, sono rimasti solo i bar dello sport, ove non si parla di questioni sociali, politiche ed economiche. Quando il popolo non dialoga al suo interno diventa una massa informe al traino di chi lo guida e non riesce più ad avere una valutazione critica di ciò che sente e di ciò che vede. Il che è l’esatto contrario della democrazia partecipativa.
Lo sforzo del Partito democratico, tutto insieme, non dev’essere quello di frazionarsi per ritornare ai vecchi blocchi ma di portare in tutte le case dei cittadini il proprio progetto di sviluppo e di crescita.
 
Berlusconi si sgretola anche per tutta una serie di scandali che stanno esplodendo dopo quelli del passato. Vi faccio un breve elenco: partendo da Parmalat e Cirio, si passa a Popolare di Lodi, Telecom, Unipol, Rai, Fastweb. E ora a Finmeccanica, la cricca di Anemone e Balducci, le speculazioni ospedaliere in Lombardia e la P3 di Flavio Carboni. Per ultima l’estensione cancerogena della ‘Ndrangheta a Milano, ove l’Expo 2015 con i suoi 15 miliardi di investimento è diventata un bersaglio molto appetibile.
Non vogliamo dimenticare i casi di Brancher, Scajola, Verdini, Di Girolamo, Cosentino e dell’altro sottosegretario Giacomo Caliendo.
La questione morale è esplosa in pari con l’estensione della corruzione. Tutto il perverso meccanismo delle procedure abbreviate in nome dell’urgenza, che ha utilizzato la Protezione civile, si è trasformato in un meccanismo destinato ad arricchire le tasche dei malfattori.
Il Presidente dei siciliani, Raffaele Lombardo, deve stare molto attento col delicatissimo incarico di Commissario straordinario per i rifiuti fino al 2012, affinchè nessuno, ma proprio nessuno, in nome dell’urgenza, compia atti di corruttela a sua insaputa. Perché siamo convinti che se qualche cosa dovesse giungere alla sua sensibilità, egli interverrebbe drasticamente.

Berlusconi si sgretola e lo dimostra il fatto che da qualche settimana non sbandiera i suoi magici sondaggi, con i quali ha affermato sistematicamente il consenso dei cittadini nei confronti del Governo e dei suoi. Se i sondaggi non vengono sbandierati vuol dire che gli esiti sono in calo o in forte calo. Dal che si può dedurre che gli scandali estesi e ripetuti stanno colpendo la sensibilità dell’elettorato.
O Berlusconi dà una svolta in nome della moralità generale, con ciò confermando la linea di legalità di Fini, anche sacrificando i suoi discussi collaboratori, oppure per salvarli potrà proclamare che vi è giustizialismo o giustizia a orologeria, ma si perderà insieme con essi.
Feb
02
2010
Salvatore Cuffaro, quando fu condannato in primo grado a cinque anni di reclusione, si dimise da presidente della Regione. Ottaviano Del Turco, presidente della Regione Abruzzo, fu dimesso in occasione della sua vicenda giudiziaria. Flavio Delbono, il giorno dopo lo scoppio dello scandalo, si è dimesso da sindaco di Bologna.
L’istituto delle dimissioni è diventato desueto ai giorni nostri, tanto che sorprende quando viene utilizzato. Il sottosegretario Nicola Cosentino, raggiunto dall’inchiesta giudiziaria, non solo non si è dimesso, ma ha avuto la tracotanza di continuare a proporsi come candidato alla presidenza della Regione Campania.
Sembra l’atmosfera precedente quella dello scoppio di Mani pulite, quando Bettino Craxi definì Mario Chiesa un mariuolo, come fosse un appestato isolato. La cancrena della corruzione era invece diffusa in tutto il tessuto partitocratico, contro il quale abbiamo scritto per anni.

Alcuni pubblici ministeri di certe Procure hanno uniformato le loro azioni a una battaglia politica che nulla ha a che fare con l’applicazione delle leggi. Ricordiamo che la Costituzione denomina Ordinamento e non Potere quello giudiziario. Fra Ordinamento e Potere vi è una grande differenza. Ma nella maggior parte dei casi, i pubblici ministeri che non vogliono successivamente fare carriera politica - come Di Pietro e De Magistris, Casson e D’Ambrosio - agiscono con buonsenso e misura.
Nel processo penale vi sono molteplici garanzie per l’imputato: dal Gip al Tribunale del riesame, agli appelli nei vari gradi di giudizio.
È del tutto fuori luogo, quindi, l’affermazione di Silvio Berlusconi che i giudici possono considerarsi un plotone d’esecuzione. è peraltro vero che il Cavaliere è stato oggetto di numerose inchieste da quando è diventato soggetto politico. Tuttavia, nessuno ha ancora spiegato il processo di accumulo di ricchezze di una persona, sicuramente capacissima, che da Pianista sull’oceano è diventato multimiliardario di euro in una quarantina di anni. E probabilmente nessuno riuscirà a spiegarlo neanche in futuro.
 
Le dimissioni, scrivevamo prima, sono un lusso da galantuomini, se presentate immediatamente. Questo perché chi riveste incarichi istituzionali non deve consentire che il minimo sospetto lo sfiori, come per la moglie di Cesare. Nascondersi dietro l’alibi delle inchieste che scattano a orologeria è uscire fuori dal binario dell’onestà, anche se può esser vero che le sveglie vengano puntate.
La regola democratica e costituzionale che bisogna difendersi nei processi, e non dai processi, obbliga tutti i cittadini a essere assoggettati al loro giudice naturale. D’altra parte, però, non è consentito, in una democrazia, che un processo penale duri oltre un ragionevole tempo di cinque o sei anni, come accade in tutta Europa. Denominare corto un tempo certo che arriva fino a dieci anni è  ridicolo. Ma il paletto va fissato, fermo restando che bisogna mettere in atto tutti i rimedi necessari affinché organizzazione, efficienza, informatizzazione ed efficacia siano diffusi in tutta la macchina giudiziaria.
Per esempio, è del tutto logico che le 25 Corti d’appello e centinaia di Tribunali vengano gestiti da direttori generali del ministero della Giustizia e non da magistrati, che hanno normalmente un’eccellente preparazione giuridica ma non le necessarie competenze per fare i manager, cioè per gestire risorse umane, finanziarie, logistiche e strumentali.

L’istituto delle dimissioni dovrebbe diventare cogente, nel senso che la legge ne preveda l’obbligatorietà in particolari circostanze. Di modo che i responsabili delle istituzioni che non fossero sensibili, non potrebbero, con scuse di qualunque genere, restare nell’incarico.
La decadenza degli alti livelli della nostra Repubblica è conseguenza della perdita dei valori morali che devono guidare, come una stella polare, le azioni di coloro che gestiscono il potere-dovere di amministrare la Cosa pubblica. Sanzioni politiche effettive dovrebbero essere messe a carico di chi non ha cultura morale e non possiede neanche i rudimenti di un’etica senza della quale non dovrebbe approdare ai gradini più alti degli incarichi pubblici.