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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Trasporti

Ott
26
2010
E’ notizia di questi giorni che, a 65 anni dalla fine della guerra, nel mercato ferroviario europeo irrompe con tutta la sua potenza la Deutsche Bahn, la quale collegherà Francoforte e Londra in quattro ore, dal 2013. Il treno Ice, modello 4685 delle Ferrovie tedesche, arriverà a Calais dopo essersi fermato a Liegi e Bruxelles e da lì imboccherà il Chunnel che passa sotto la Manica per arrivare al terminal di St. Pancras nell’orario previsto prima indicato.
Così aumenta la concorrenza perché l’Eurotunnel in atto è attraversato solo dalla Sncf (Société nationale des chemins de fer francais), le ferrovie francesi controllate da Parigi. Fra le due compagnie vi è una grande differenza perché, mentre quella francese perde come un colabrodo, quella tedesca guadagna come Paperone.
Com’è noto da gennaio di quest’anno il mercato ferroviario europeo è liberalizzato e ogni operatore può chiedere autorizzazione a percorrere le linee ferrate in ciascuno dei 27 Paesi.

I nuovi viaggi saranno in forte concorrenza con i voli aerei anche per ragioni di prezzo perché, da centro città a centro città, il costo del biglietto potrebbe oscillare tra i 39 e i 49 euro, ed il tempo non è molto superiore a quello che si impiega utilizzando l’aereo, tenuto conto dei tempi morti da e per gli aeroporti.
La notizia che precede ci getta nello sconforto più nero allorquando facciamo il punto sullo stato dei trasporti ferroviari nella nostra Isola.
Nel forum, al quale ha partecipato il sottosegretario Pippo Reina, pubblicato il 4 ottobre 2008, ci venne detto che con alcuni aggiustamenti, spendendo una ventina di milioni, si sarebbe sistemata la linea ferrata, in modo da attivare tra Catania e Palermo un servizio di treni veloci (si fa per dire), affinché tra centro città e centro città si impiegasse un tempo tra due ore e due ore e trenta minuti.
In atto, dall’orario ufficiale di Trenitalia, le due città sono collegate dal servizio ferroviario con treni che impiegano tra le quattro e le sei ore (senza contare i ritardi). Vi sono però due eccezioni: un Catania-Palermo delle 15:30 che impiega 3 ore e un Palermo-Catania che parte alle 6:38 del mattino e che impiega 3 ore. Nel paragone fra la Sicilia ed il centro Europa vi è tutta la differenza dello sviluppo (del mancato sviluppo) che ci rende fortemente penalizzati.
 
La questione delle infrastrutture è fondamentale per la nostra Isola. Trasportare le merci e le persone in tempi celeri comporta un forte impulso alle attività economiche. C’è da sottolineare, inoltre, che la circolazione su gomma è molto inquinante, mentre quella su ferro è ad inquinamento zero. Ancora, la circolazione sui binari è molto più sicura di quella su strada e autostrada e questo significa riduzione di perdite di vite umane e riduzione di spese sanitarie per le cure a chi è incorso in incidenti.
Quando arrivano i turisti a Palermo, per portarli ad Agrigento, occorrono almeno due ore e trenta. Un treno veloce li porterebbe in un’ora. Questo scoraggia molti turisti ad andare nella costa mediterranea dell’Isola. Potremmo riportare altri esempi, ma non c’è chi non veda la questione così come l’abbiamo fotografata.
Ecco a cosa dovrebbe dedicarsi l’attività del Governo Lombardo: progettare, in concorso con altre istituzioni (o direttamente), le infrastrutture della Regione, nonché coordinare le attività dei Comuni per la stesura dei parchi progetto, primi fra i quali quelli della ristrutturazione dei borghi.

Secondo Pietro Ciucci, presidente Anas e Ad della società Stretto di Messina, il cronoprogramma per la costruzione del Ponte è in tabella di marcia. Ma non si vede l’inizio di quelle opere senza delle quali l’importante manufatto possa produrre valore. Esse riguardano principalmente l’ammodernamento della tratta ferroviaria Salerno-Villa San Giovanni, non per far correre il treno ad alta velocità, impensabile, ma per farlo viaggiare a 200 km/h e non a 350. E dalla nostra parte, costruire linee ferroviarie per treni a 200 km/h, e non Tav, fra Messina e Palermo, Catania e Palermo, Catania e Ragusa e Ragusa e Trapani. Insomma l’anello insulare ed alcune trasversali.
L’attivazione dei conseguenti cantieri creerebbe oltre 30.000 posti di lavoro, ove potrebbero essere collocati precari regionali e disoccupati. Senza contare l’indotto di migliaia di attività collaterali. Occorre investire subito in infrastrutture, tagliando le dannosissime procedure per immettere presto liquidità sul mercato.
Lug
15
2010
Dobbiamo smetterla di reagire in modo errato quando veniamo colti sul fallo. La questione del Consorzio autostradale siciliano è diventata stucchevole, oltre che gravissima. Ricordiamo brevemente lo scandalo dei cinquecento inutili cantonieri, il personale amministrativo incompetente e litigioso, gli appalti scandalosi, la manutenzione zero.
Una situazione insostenibile che è durata per decenni . Sbaglia Lombardo a parlare “di scippo alla Sicilia” quando la situazione si è incancrenita, mentre doveva intervenire non appena la malattia avesse fatto capolino. Peraltro, il ministro Altero Matteoli, titolare della revoca della concessione, ci aveva preannunciato, già nel nostro forum pubblicato il 3 ottobre 2009, che la situazione non poteva continuare, anche perché le autostrade gestite dal Cas si trovavano (e si trovano) in condizioni di pericolo per gli utenti. 
Anche Pietro Ciucci, presidente dell’Anas, avvertì, nel nostro forum pubblicato il 27 marzo scorso, che la situazione siciliana andava affrontata con rapidità  per  evitare la revoca.

La Sicilia ha l’arduo compito non solo di mettersi le carte in regola, ma di diventare competitiva, in modo da utilizzare ogni centesimo di euro al meglio per costruire infrastrutture e produrre servizi di qualità europea.
Bisogna finirla di piagnucolare e di chiedere l’elemosina. Occorre mettersi nelle condizioni che i costi delle nostre pubbliche amministrazioni, a livello regionale e locale, siano virtuosi, tagliando senza alcuna preoccupazione tutte le spese superflue, non indispensabili a promuovere lo sviluppo.
Per questo è necessario che ogni soggetto - pubblico, o economico controllato dal pubblico - dell’Isola si doti di un Piano industriale che deve portare a conoscenza dei cittadini, pubblicandolo sul proprio sito, procedendo di conseguenza ad un controllo, tappa per tappa, per constatarne la realizzazione nei tempi previsti.
Questo è un modo moderno per amministrare una Regione che ha un finto bilancio di 28 miliardi, oltre che 390 bilanci dei Comuni nei quali la stragrande maggioranza della spesa non è indirizzata agli indispensabili investimenti.
 
I sindaci dei Comuni siciliani sono i protagonisti del benessere dei propri cittadini. Essi dovrebbero essere dei buoni amministratori, competenti e presenti 365 giorni l’anno, mentre si occupano spesso di ben altre faccende.
Nessuno impone ai primi cittadini di fare quel mestiere, ma quando assumono tale impegno bisogna onorarlo con tutte le proprie forze e capacità.
Se noi siciliani non abbiamo le carte in regola, non possiamo chiedere allo Stato di darci risorse, anche perché il nostro bilancio è in condizione di fare fronte a tante necessità, a condizione che la pubblica amministrazione, preposta alla gestione, funzioni come un orologio, con attribuzione di precise responsabilità.
Nessuno impedisce al presidente della Regione di chiedere che le autostrade siciliane siano amministrate da una concessionaria isolana. Ma egli si deve impegnare affinché tale eventuale concesionaria funzioni, né più e né meno, delle concessionarie private che gestiscono gli oltre sei mila chilometri di autostrade italiane. 

Avere l’orgoglio di dimostrare pari o superiori capacità gestionali, rispetto ad altri soggetti nazionali ed esteri, deve diventare un punto di forza della Regione, delle amministrazioni locali ed intermedie. Non sono più tollerabili lo spreco, il clientelismo e la corruzione.
La Sicilia deve diventare nel suo complesso una regione orgogliosa delle sue tradizioni e dimostrare tutte le proprie qualità con comportamenti ineccepibili.
In questa visione sono coinvolti tutti i soggetti primari, da quello politico a quello burocratico, dagli imprenditori ai professionisti, ai sindacati, ognuno per la propria parte.
è inutile lo scaricabarile. C’è bisogno di tutte le forze e le intelligenze capaci, sane e oneste, per imboccare la strada che cominci a diminuire il divario accumulato negli ultimi 64 anni.
Se continuiamo a cincischiare sulle piccole questioni di una piccola politica, anziché avvicinarci all’Europa, ci avvicineremo al dirupo. Punto.