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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Acqua

Giu
14
2011
Com’era prevedibile i quattro referendum sono passati positivamente, secondo i promotori. Si è ripetuta l’ondata emotiva del 1987 quando quel referendum abolì la possibilità di utilizzare l’energia nucleare, col risultato che l’Italia in questi 24 anni ha subito un maggior costo di energia per ben 192 miliardi (8 miliardi per anno). Nello stesso periodo nessun governo democristianocentrico o di Centro-destra o di Centro-sinistra ha messo sul campo un piano energetico per ridurre di un terzo il relativo costo in capo ad imprese e cittadini. Il secondo danno che ha procurato il referendum riguarda la questione dei servizi pubblici locali, perchè vogliamo ricordare che le leggi abrogate non riguardavano solo il servizio idrico, ma anche altri.
In breve, cosa ha deciso il popolo sovrano, bue ed ignorante, opportunamente disinformato da gente che vuole continuare a mangiare nella greppia pubblica; ha deciso che i servizi pubblici locali debbano essere gestiti da società-figlie degli enti locali alle quali gli stessi affidano in concessione diretta i medesimi.

Ho contribuito alla vittoria dei Sì andando a votare quattro No, perchè ritengo un dovere democratico partecipare ad ogni competizione elettorale, anche se i padri costituenti, all’articolo 75, hanno inserito l’opzione dell’astensione oltre a quella di votare Sì o No. Perciò, opino
Dare in concessione diretta i servizi pubblici locali significa evitare gli esami del mercato che si fanno attraverso le gare pubbliche; significa che tali servizi così gestiti possono costare qualunque prezzo per i cittadini e possono essere inefficienti in tutto o in parte, perchè nessuno ha il controllo del conto economico, in quanto non vi è l’obbligo di stendere a monte il piano aziendale.
Nel panorama italiano, oltre ai circa 3,3 milioni di dipendenti pubblici ve ne sono forse altrettanti parapubblici, cioè dipendenti delle società costituite ad hoc da Stato, Regioni ed Enti locali. Tali società hanno lo scopo di dare sfogo al più becero clientelismo perché possono entrare i raccomandati, i clienti e tanti altri che gravitano come parassiti nelle segreterie degli uomini politici. La giurisprudenza (vedi in particolare la sentenza n. 72/09 Corte dei Conti Puglia, sezione di controllo) ha affermato la pariteticità fra enti pubblici e società pubbliche-figlie, per cui l’assunzione deve passare attraverso i concorsi.
 
I responsabili istituzionali a tutti i livelli hanno fatto orecchie da mercante e continuano ad assumere nelle Spa pubbliche, senza concorsi. E continuano a sforare i bilanci, tanto poi l’ente-mamma ripiana le perdite.
Ritornando al referendum, i promotori hanno dimenticato che esistono due norme: una europea e una nazionale. La prima (art. 106 Trattato Ue) stabilisce in modo inderogabile che le imprese che gestiscono servizi di interesse economico generale devono rispettare le regole di concorrenza. Quella nazionale (L. 133 del 2008) conferma la norma europea e consente la deroga in pochissimi ed eccezionali casi.
Dal che consegue che permane il divieto per gli enti pubblici di affidare in concessione diretta, senza gara, i servizi di loro competenza, mentre,  sempre secondo le norme europee e il codice degli appalti, possono partecipare alle gare le società di diritto privato, indipendentemente dal fatto che il loro capitale sia in mano pubblica o privata.

Dunque, lo Stato ha organizzato un referendum inutile, per quanto concerne i due quesiti relativi al servizio idrico, perché la situazione non cambia. Anzi, si presenta l’occasione per questo Governo di regolare meglio tutta la materia con una legge quadro che recepisca in toto la normativa europea e che costringa, di conseguenza, a mettere in gara i servizi pubblici locali ed anche quelli statali.
Il nostro Paese, fatto di corporazioni di privilegiati e di parassiti, non ne può più di vedere un continuo arretramento competitivo del sistema Italia perché la voracità del ceto politico e di quello amministrativo pubblico è aumentata a dismisura, divora risorse, mentre i cittadini stanno male.
Tremonti dice che non ha denaro per fare la riforma fiscale. Mente, la riforma fiscale si può fare a saldi invariati. E mente perchè sa benissimo che può recuperare le risorse tagliando le rendite di posizione sotto forma di agevolazioni indebite ed inutili.
Sia serio ed operi bene, anzicché pontificare.