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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Angelino Alfano

Mag
11
2012
Il segretario del Pdl, Angelino Alfano, ha presentato un Ddl alla Camera che prevede la compensazione di crediti e debiti dei cittadini nei confronti dello Stato.
Quando è stata annunciata questa iniziativa, il presidente del Consiglio, sbagliando, ha ritenuto che si trattasse di un invito a non pagare le imposte. Poi ha corretto il tiro, e ha riconosciuto la grave carenza della Pubblica amministrazione allargata, a livello statale, regionale e comunale, fortemente morosa perché ritarda i pagamenti di forniture di beni e servizi oltre ogni lecito termine, fino a un anno.
Con questo comportamento la Pa ha messo in ginocchio le imprese che sono costrette a indebitarsi con le banche per pagare, a loro volta, fornitori e imposte diverse senza avere incassato i loro legittimi crediti.
Una situazione da terzo mondo, ove si constati che Equitalia è stata armata con procedure esecutive molto veloci per riscuotere doverosamente le imposte. Una situazione insostenibile, se non vi si pone rimedio rapidamente.

Ricordiamo che la direttiva Ue 7/11 prevede che il pagamento dei debiti da parte della Pa debba avvenire entro 30 giorni. Qualora ciò non avvenisse, vi sarebbe un aggravio dell’8 per cento oltre agli interessi. Tale direttiva dev’essere recepita dai 27 Stati membri entro marzo 2013, ma il vice presidente della Commissione europea, Antonio Taiani, sta facendo fortissime pressioni affinché essi, e primo l’Italia, la recepiscano immediatamente.
Questo, per la Pa del nostro Paese, comporterebbe un esborso di 60-70 miliardi che non ha. Ecco che il ministro per lo Sviluppo e le Infrastrutture, Corrado Passera, sta cercando di fare una convenzione con l’Abi (Associazione bancaria italiana) affinché le imprese possano scontare i loro crediti nei confronti della Pa che siano certi, liquidi ed esigibili.
Ma questa non è una soluzione, perché l’impresa deve ricevere il saldo e non un’anticipazione che comporta un appesantimento contabile notevole, con ulteriori costi amministrativi. L’accordo con l’Abi avrebbe un effettivo risultato se le banche acquistassero i crediti pro soluto, cioè a titolo definitivo.
 
In attesa che ciò avvenga, sarebbe utile che il Parlamento, motu proprio, ovvero il Governo, inserissero in un Ddl-veicolo la norma depositata da Alfano e cioè che i debiti possano essere compensati con i crediti vantati nei confronti di qualunque pubblica amministrazione.
Se questa proposta diventasse legge, l’Agenzia delle Entrate dovrebbe consentire, con un apposito codice, che le compensazioni avvengano attraverso quello strumento-omnibus denominato e conosciuto da tutti come F24.
Le imprese, il 16 di ogni mese, versano, mediante tale F24, Iva, ritenute d’acconto sui dipendenti, previdenze diverse e altre imposte. Basterebbe consentire di dedurre, sempre telematicamente, i crediti  certificati nei confronti delle pubbliche amministrazioni perché le compensazioni avvenissero in modo automatico ed evitassero uscite alle imprese, necessarie per far fronte ai debiti tributari e previdenziali. Il meccanismo è semplice, basta attuarlo.

Si comprende benissimo, e si sostiene, il rigore che questo Governo ha attuato con le sue leggi, per ottenere la cui approvazione ha posto ben 15 voti di fiducia. Sta avendo qualche difficoltà nel porre mano all’altra metà della mela, cioè il taglio della spesa pubblica improduttiva.
All’uopo, Monti ha nominato Enrico Bondi, detto mani di forbice. Ci auguriamo che egli vorrà e saprà fare come quando è stato commissario di Montedison e Parmalat, tagliando 50 o 60 miliardi di euro di spesa necessari a diminuire la pressione che in atto c’è sulle casse pubbliche.
L’impresa è titanica, ma Bondi ha gli strumenti professionali e caratteriali per potervi riuscire. Anche attraverso minori uscite, il Tesoro può avere un sollievo nel flusso finanziario, cosicché può recepire la direttiva Ue prima indicata e quindi mettere in moto un processo di pagamenti di arretrati per arrivare, entro un anno, alla normalità nei termini da essa indicati.
Qui non si tratta di fare cose straordinarie, ma di mettere ordine nei conti dello Stato che un ceto partitocratico, corrotto, inefficiente e clientelare ha dissestato in questi ultimi decenni. Rigore, equità, sobrietà, dice Monti. Sottoscriviamo.
Set
10
2011
Quasi cento indagati o inquisiti nel Parlamento nazionale, un terzo in quello della Regione siciliana, numerosi nel Consiglio regionale della Lombardia, corruzione nella Protezione civile e nei Grandi appalti. Insomma, la Cosa pubblica a livello statale, regionale e locale è sempre di più permeata dal cancro della corruzione, dando un pessimo esempio ai cittadini soprattutto giovani, ai quali non si può poi rimproverare se tendono anch’essi verso di essa, se cercano la raccomandazione, il favore e quant’altro connesso.
Il neo segretario del Pdl, Angelino Alfano, nominato per acclamazione dal Consiglio nazionale, ha esordito ottimamente: “Intendo fare il partito degli onesti”. Un proponimento sacrosanto che sottoscriviamo totalmente, augurando all’amico che sia in condizione di realizzarlo anche parzialmente. Per fare questo ha bisogno, però, di cacciare tanti deputati e senatori, nonchè amministratori locali, cosa che gli riuscirà estremamente difficile.

Gli italiani sono un po’ scettici di fronte al pronunziamento del segretario Pdl. Chi, invece, non l’ha creduto per niente è stata l’Onorata società la quale, con un annuncio tanto drammatico quanto improvviso, ha inviato i propri ambasciatori di Mafia, ‘Ndrangheta e Camorra nelle sedi dei più grandi partiti italiani.
Hanno incontrato per primo l’Angelino e gli hanno notificato l’irrevocabile decisione della propria organizzazione di non avere più niente a che fare col suo partito. Poi si sono recati da Bersani, il quale è sbiancato in viso nel sentire la stessa comunicazione. Pierluigi ha però osservato, sommessamente, che l’avvertimento non poteva riguardare il suo partito perchè esso è pulito e bianco-candido. Tuttavia ha preso nota della notifica.
Poi è stata la volta di Pierferdinando, il quale, sentita la mortale comunicazione, ha pensato che ormai non ci si poteva fidare più di nessuno. I tre ambasciatori hanno visitato anche i partiti minori affinchè fosse chiarissima questa loro uscita dall’agone partitocratico.
Ma, per essere più convincenti, hanno comunicato la decisione a tutte le altre istituzioni: Comuni, Province, Regioni, nonchè a Partecipazioni, Circoli, Ordini ed altri consimili Congreghe. Si è trattato di un’operazione inaspettata che ha destato molta meraviglia.
 
Insomma, l’Onorata società si è voluta dissociare totalmente dallo Stato e dalle Caste motivando con: “Ci state rovinando la reputazione. Siamo delinquenti, ma abbiamo comunque la nostra dignità. Facciamo i nostri affari, ma tutti sanno di che si tratta, mentre voi, sotto lo scudo del mandato popolare, praticate e diffondete corruzione nascosta apparendo come santarellini”.
Nessuno si scandalizza quando vengono arrestati i componenti della criminalità organizzata. Il fattaccio è che continua a non esserci più scandalo quando ad essere arrestati, se il Parlamento lo consente, sono rappresentanti delle istituzioni, compresi ministri nominati ad hoc per evitare i processi.
“Benedetta la crisi!”, sosteniamo da tempo, perchè costringerà chi rappresenta il popolo a un pentimento anche parziale. I cittadini non sopportano più che vi siano privilegiati  con stipendi blu, pensioni blu, macchine blu, viaggi aerei e terrestri blu, vitalizi e indennità blu, rimborsi spese blu e in qualche caso, escort blu e funerali blu.

I cittadini cominciano a urlare e a pensare che i politici siano mafiosi, oltre che corrotti. Il che non è vero perchè fra essi ve ne sono tantissimi onesti e capaci.
Però chiamare mafiosi i politici, ai mafiosi non va giù, si sentono offesi come se essi fossero chiamati politici. Ed è questa la causa della loro iniziativa: delinquenti sì, corrotti no. Anzi, si sono impegnati ad aiutare gli italiani proponendo una distribuzione straordinaria di coca per distrarli da miseria e disoccupazione nonchè da una pressione fiscale asfissiante.
Siamo certi che tutti i partiti, dalla punta di estrema destra a quella di estrema sinistra, si dorranno di questa iniziativa di Mafia, ‘Ndrangheta e Camorra perchè dovranno studiare nuove strategie per affrontare le prossime elezioni.
“Benedetta crisi!” dicevamo perchè quanto meno ha fatto prendere quest’iniziativa all’Onorata società, la quale, però, non ha comunicato di uscire dalla scena politica, ma di diventare autonoma dalle connessioni ai partiti e pertanto ha comunicato che fonderà il proprio partito: il Partito dei Superonesti.
Gen
22
2011
In fondo, l’ondata di fango che è stata rovesciata sul Cavaliere si risolverà probabilmente in un vantaggio, perché egli è maestro nel fare la vittima e contemporaneamente sa usare l’insieme dei media in maniera magistrale, anche perché si avvale di decine di professionisti di primo livello.
Non entriamo nel merito della questione, perché è stato detto tutto e il contrario di tutto. Una cosa vogliamo sottolineare, cioè che il Cavaliere in questo marasma istituzionale non sembra dimostrare disagio. Tutt’altro. Diversamente, non si spiegherebbe per quale ragione lui abbia ficcato volontariamente la testa dentro il cappio. In altre parole, andandosi a cercare una notorietà apparentemente negativa mentre egli conta di apparire all’opinione pubblica, maschile e femminile, come un macho godereccio, ricco e fortunato, che utilizza le sue risorse per avere una vita privata densa di attività, senza farsi mancare nulla. Peraltro, i suoi 74 anni gli consentono di avere questa posizione mentale.

Quanto scriviamo è confermato dai sondaggi (per quello che valgono), i quali mantengono quasi inalterato il consenso alla sua persona e anche alla compagine governativa. Peraltro, sul piano istituzionale dobbiamo confermare che alla Camera, ove doveva verificarsi la sconfitta plateale del premier, proprio mercoledi è stata confermata una sorta di fiducia mediante l’approvazione della relazione del ministro della Giustizia, Angelino Alfano, con 305 voti favorevoli e 285 contrari.
Con l’attivazione del nuovo gruppo di sostegno di Iniziativa responsabile, il percorso della maggioranza dovrebbe essere un po’ più tranquillo. Vedremo ora cosa succederà nelle commissioni quando verrà valutato, ed eventualmente approvato o modificato, il quarto decreto legislativo di attuazione della legge 42/09 sul federalismo.
Sarà un banco di prova importante anche perché dalla sua approvazione o meno ne deriverà il sostegno di Bossi. Cosicché, tutto sommato Berlusconi sopravvive alla bufera e, probabilmente, l’iniziativa della Procura di Milano, se troverà i suoi riscontri nel processo penale, sul piano politico e mediatico, sarà servita a rafforzare l’immagine del signore di Arcore.
 
Perché i cittadini continuano a mantenere il sostegno a questa maggioranza, nonostante tutto? La risposta sembra evidente. Non vi è un’opposizione degna di questo nome che ha proposto all’elettorato un programma alternativo composto da pochi ma importanti elementi: a) l’abbattimento del debito pubblico; b) il taglio della spesa corrente con la forte riduzione di quella per l’apparato politico e burocratico; c) la riforma sulla concorrenza con il taglio dei privilegi delle corporazioni (assicurazioni, banche, petrolieri, Chiesa) che ancora usufruiscono di vantaggi inauditi a danno dei cittadini; d) l’attivazione di un Piano nazionale di opere pubbliche che tenda a riequilibrare il tasso infrastrutturale, di modo che nelle venti regioni italiane esso sia uguale dappertutto; e) l’obbligo di tutte le amministrazioni (Stato, Regioni, enti locali) di redigere il Piano aziendale per determinare i fabbisogni di risorse finanziarie e di risorse umane; così via.

Il programma dell’opposizione dovrebbe essere portato casa per casa in modo da chiederne il consenso.  Si deve anche abbassare la pressione fiscale, fatto che può avvenire solo se precedentemente vi è stato un taglio della spesa pubblica.
Bersani ha detto che è sua intenzione raccogliere 10 milioni di firme sulla proposta del Pd, ma preliminarmente deve risolvere il problema delle alleanze, perché per attuare un’azione politica occorrono i numeri in Parlamento.
Le opposizioni al centrodestra sono sostanzialmente quattro raggruppamenti: il Partito della nazione (Fli, Udc, Api, Mpa), Pd, Idv e Sel (Sinistra ecologia e libertà). Purtroppo solo i primi due hanno in comune le linee politiche, mentre i secondi fanno solo un’azione protestataria priva di prospettive e di contenuti. Ma Udc e Pd non riusciranno mai ad avere la maggioranza, a meno che non escludano ogni alleanza con Idv e Sel. Se insieme riuscissero ad avere la maggioranza dei voti, scatterebbe per loro il premio alla Camera di 340 seggi. Ma rimarrebbe il punto interrogativo dei premi di maggioranza delle Regioni, al Senato ancora uno stallo. Ecco perché Berlusconi sopravvive.
Ago
17
2010
Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, il 15 agosto a Palermo ha detto una menzogna spudorata, basata sul secondo comma dell’articolo 1 della Costituzione. E cioé che quando il popolo ha eletto una maggioranza, essa non può essere cambiata.
Conosco Angelino da oltre un decennio e so che è un ragazzo intelligente, colto e professionalmente preparato. Non capisco, pertanto, come possa avere mentito sapendo di mentire.
Infatti, la nostra Costituzione è basata su una democrazia parlamentare, tanto che l’articolo 67 prevede che ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato. Non solo, quindi, ogni deputato o senatore non risponde al proprio partito (donde la porcata dell’attuale legge elettorale), ma neanche ai cittadini che l’hanno eletto (non possiamo dire che gli hanno dato la preferenza perché non esiste più).
In questo quadro costituzionale, qualunque maggioranza che si formi comunque e riceva la fiducia delle due Camere, è perfettamente legittima e nessun falso ignorantello, per ragioni di casacca, deve permettersi di dire puttanate al riguardo.

Ciò premesso, dissentiamo dallo scenario politico, nel quale le forze in campo discutono sul berlusconismo e sull’antiberlusconismo. Il Cavaliere è in campo da 16 anni, forse lo resterà ancora per qualche anno, ma è comunque una figura destinata ad eclissarsi. Questa non è politica, cioè l’arte di fare scelte al più alto livello, nell’interesse dei cittadini, i quali devono avere un punto principale di riferimento nel valore dell’equità. Le forze politiche in campo devono misurarsi sui programmi e sulla capacità di realizzarli.
Fa bene Berlusconi a programmare la richiesta di fiducia della sua maggioranza, se esiste, su quattro titoli: federalismo, riforme, fisco e Mezzogiorno.
Naturalmente, quando si passa dai titoli ai contenuti la distanza può essere tanta ed è proprio su questo percorso che si verificherà la tenuta della maggioranza, ormai formata da tre gruppi (Pdl, Lega e Fli), oppure di una minoranza (Pdl, Lega), mentre tutti gli altri gruppi possono formare una nuova maggioranza.
 
Se non c’è più quella esistente, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha l’obbligo costituzionale di verificare l’esistenza di una qualunque altra maggioranza, comunque formata con obiettivi ridotti. E se poi neanche quest’ultima vi fosse, l’ultima ratio è lo scioglimento delle Camere e le nuove elezioni in marzo 2011.
Fra i punti in verifica a settembre vi sono le riforme, prima delle quali quella elettorale. Il modello potrebbe essere quello francese, a doppio turno in collegi uninominali, che nella Nazione d’Oltralpe funziona perfettamente dal 1958, oppure quello spagnolo o tedesco, con deputati eletti in piccolissimi collegi. Le due forme elettorali consentono di avvicinare molto i candidati agli elettori, che possono quindi esprimere il loro voto con cognizione di causa. Questo è il punto fondamentale: riavvicinare gli elettori ai candidati, in modo da ritenere il voto utile e non inutile, com’è adesso. è infatti insopportabile che il Parlamento sia composto da nominati e non da eletti.

A Palermo, in occasione del pronunciamento di Alfano che abbiamo riportato, vi era il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, il quale ha espresso un elenco di risultati ottenuti contro la criminalità organizzata, veramente impressionante per efficacia. Il ministro Maroni e le Forze dell’ordine hanno potuto conseguire certi risultati anche perché i magistrati che coordinano le indagini sono stati determinanti per fare tabula rasa delle organizzazioni malavitose. Essi hanno seguito, come disse nel 1982 il prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa, le vie del denaro. Percorrendo queste vie, sono stati sequestrati beni mobili ed immobili ai criminali e, per ultimi, 800 milioni a quell’Aiello ritenuto prestanome di Bernardo Provenzano.
Tuttavia, la lotta deve aumentare di livello e di qualità, per andare a colpire non solo le intrusioni della ‘ndrangheta negli appalti della Calabria, ma le intrusioni negli affari pubblici della Lombardia e del Veneto, con le mani protese su Borsa, società finanziarie, nazionali ed off shore.
Aggiungo un plauso ad Alfano per il congegno di norme che hanno consentito i risultati esaminati.