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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Autonomia

Set
29
2011
Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nella sua visita siciliana, in occasione della commemorazione di Giuseppe La Loggia, ha spronato con forza i politici dell’Isola. In 20 minuti, ha fotografato come dal 1946 l’Autonomia abbia danneggiato i siciliani per distorsioni e inquinamenti che hanno gravato sulla gestione degli istituti dell’Autonomia in Sicilia.
Napolitano ha invitato le istituzioni regionali a muoversi in direzione del risanamento dei conti partendo dalla riduzione dei costi dell’Assemblea regionale, per i quali non serve una riforma costituzionale bensì la semplice abrogazione della Legge regionale 44/65 che parifica compensi di deputati e dipendenti a quelli del Senato.
Napolitano ha anche indicato l’urgenza per l’abolizione delle Province: anche in questo caso non occorre una legge costituzionale, bensì una modifica della L.r. 9/86, eliminando gli apparati elettivi per trasformare le attuali Province regionali in Province consortili, ovvero in consorzi di Comuni, liberamente associati.

Il Presidente della Repubblica ha aggiunto che non vi può essere ulteriore reticenza o silenzio sulla gestione dei poteri regionali e locali e sull’atteggiamento del settore privato. Lo Statuto, ha concluso Napolitano, va riformato e rilanciato senza più esitazioni o ritardi.
Mentre arrivava l’alto monito, i baby pensionati della Regione, anziché rinunciare al privilegio di terminare il percorso lavorativo (sic!) in 25 anni, hanno moltiplicato le richieste, tanto che, in 8 mesi, ben 159 hanno usufruito della L.r. 104/92 che consente a 45 o 50 anni di togliere il disturbo e vivere a spese dei contribuenti.
La vergogna tutta siciliana è che mentre la legge nazionale n. 122/10 ha ridotto le indennità di consiglieri comunali e circosrizionali e quelle degli assessori degli enti locali, del 10% in tutta Italia, l’assessore al ramo, Caterina Chinnici, con la prima circolare dell’anno, ha comunicato che tali tagli non si applicavano in Sicilia, col risultato che i consiglieri di Messina percepiscono quanto prima, mentre i consiglieri di Reggio Calabria hanno visto ridotto il loro compenso. Alla faccia dell’Autonomia.
Non sappiamo che farcene di questa Autonomia, anzi ci rinunziamo volentieri se essa serve come scudo per aumentare e mantenere privilegi del tutto anacronistici.
 
Cisl e Uil chiedono fatti concreti alla Regione: l’immobilismo di provvedimenti urgenti per lo sviluppo, il risanamento del debito, l’eliminazione degli sprechi e il taglio dei costi della politica non  piu accettabile. Confindustria e le altre associazioni imprenditoriali tuonano da tempo, ma il ceto politico siciliano è sordo, tanto è vero che i deputati si sono concessi ben 38 giorni di ferie continuando a percepire 20 mila euro al mese, lordi, s’intende.
E intanto i Fas non si spendono perché le casse della Regione sono vuote in quanto hanno pagato stipendi inutili, consulenze ed altri sprechi di spesa corrente, e non vi sono le risorse per finanziare i progetti per i quali sono disponibili i fondi europei e Fas.
Così le opere pubbliche, tra cui strade e autostrade, languono, le gare pubbliche sono crollate del 50% in due anni, hanno perso il lavoro oltre 30.000 persone nel settore delle costruzioni, ma i dipendenti pubblici regionali e locali continuano a percepire regolarmente l’intero stipendio. E l’intero assegno continuano a percepire i regionali pensionati.

Ora, qui non si tratta di fare antipolitica. Anzi noi sosteniamo che la politica è indispensabile per una Comunità, a condizione che essa sia alta e che favorisca l’interesse generale piuttosto che l’interesse dei singoli. Questo è il primo precetto del Contrat Social di Jean-Jacques Rousseau (1712-1778) che si dovrebbe tenere sempre a mente.
Ma questo ceto politico forse non sa chi sia il filosofo francese né si è approvvigionato della necessaria cultura e professionalità per capire che vi sono limiti di decenza e dignità sotto i quali non si può andare.
Non è dignitoso che vi siano dirigenti regionali che non fanno nulla e che percepiscono oltre cento mila euro l’anno. Non è dignitoso che un commesso dell’Ars (pardon, assistente parlamentare) con 15 anni di servizio percepisca oltre 100 mila euro all’anno, quando vi sono 236 mila disoccupati e tanta gente che vive con appena 1.000 euro al mese.
Lombardo e la sua maggioranza meditino su queste brevi e chiare fotografie e dica se vuol mettere rimedio a queste situazioni discriminatorie.
Ago
25
2010
Ricordate l’attacco della vecchia canzone “Amore vuol dir gelosia”?  Una bella melodia che esprimeva il concetto secondo il quale nell’amore di coppia debba essere presente il sentimento della gelosia. Noi dissentiamo perché riteniamo che l’amore vuol dire dare e chi dà non può pretendere. Ergo, non c’è spazio per la gelosia. Questo non significa che il rapporto non debba essere giornalmente nutrito da attenzioni, gesti e comportamenti che alimentano la sua esistenza.
Parafrasando quell’attacco, vorremmo dire autonomia vuol dir qualità. Questo non vale solo per la Sicilia ma per qualunque dimensione di territorio ove vive una Comunità che intenda autogestirsi. La sua autogestione deve essere basata sulla qualità e non sulla gelosia o sull’invidia o altri sentimenti negativi.
Ma per venire alla nostra Isola, dobbiamo rilevare che quasi tutti i commentatori che hanno studiato la storia e la politica siciliane, sono arrivati alla conclusione che qui autonomia dei comportamenti e istituzionale non ve ne siano state.

Peggio, dietro il supposto paravento dell’autonomia, il ceto politico e quello burocratico (vogliamo aggiungere le corporazioni di imprenditori, professionisti e sindacati) hanno compiuto nefandezze, sperperando il denaro pubblico della Regione e quello del Governo centrale, attraverso finanziamenti falsi che non sono mai arrivati. Controprova: se in Sicilia fossero state spese veramente in infrastrutture le centinaia di miliardi stanziate dalla Cassa per il Mezzogiorno, la nostra Isola sarebbe la più infrastrutturata d’Italia. Invece, si trova agli ultimi posti della classifica, il che dimostra che il fiume di denaro è andato ad arricchire i faccendieri delle categorie prima indicate.
Il Movimento per l’autonomia, fondato da Raffaele Lombardo, con molto ritardo solo nel 2005, ha colto l’anelito di cambiamento dei comportamenti voluto dai siciliani, ribaltando il principio becero che l’autonomia servisse a creare e mantenere privilegi. L’Mpa si è posto invece l’obiettivo di far camminare la Sicilia con le proprie gambe, abolendo la mano tesa da elemosinanti e cominciando a comportarci da persone serie e professionali.
 
Noi ci siamo sempre rifiutati di pensare che i siciliani siano cittadini di serie B, ma, invece, ci riteniamo soggetti competitivi e in grado di affrontare qualunque circostanza al pari di chiunque altro. Lo dimostrano i nostri conterranei sparsi per il mondo che hanno raggiunto i vertici delle rispettive professioni.
Noi dobbiamo agire con qualità e cioè con le migliori armi professionali, senza ritenerci secondi a nessuno, ma non con comportamento arrogante e presuntuoso, bensì basato sulla nostra attività che intende raggiungere tassativamente obiettivi prefissati.
In questo quadro generale, il Governo regionale ha la primaria responsabilità di guidare una burocrazia regionale elefantiaca, nonchè di dare indirizzi precisi ai 390 sindaci, che poi sono liberi di fare buona o cattiva amministrazione. La Regione deve esercitare la sua funzione fondamentale di controllo, senza consentire che i bilanci preventivi e consuntivi vengano approvati con vistosi ritardi e quindi privando gli Enti locali del loro strumento principale di governo che è appunto il bilancio.
A riguardo, il Governo regionale dovrebbe preparare un ddl col quale si stabilisca, pena la decadenza delle amministrazioni locali, il termine del 31 dicembre di ogni anno per approvare il bilancio preventivo dell’anno successivo ed il termine del 31 maggio per approvare il consuntivo dell’anno precedente, da pubblicare in immediata successione sul sito dell’ente.

Autonomia vuol dir qualità. Qualità significa fissare gli obiettivi concreti e controllare, mese per mese, che essi vengano raggiunti dai dirigenti generali, pena la loro decadenza dall’incarico.
Sì, il punto nodale è quello dei controlli e delle sanzioni. Senza la sezione del controllo - ricordiamo che le precedenti sono programmazione, organizzazione e gestione - l’amministrazione pubblica (e quella privata) non può raggiungere gli obiettivi prefissati. Quando gli obiettivi si raggiungono, essi si chiamano risultati ed è proprio la comparazione tra questi ultimi ed i primi che determina il livello di qualità di chi dirige, che deve ricevere premi o sanzioni in proporzione.
Ago
10
2010
La Lega Nord è il più grande partito autonomista d’Italia, anche perché è riuscito ad allargarsi in un territorio formato da almeno tre Regioni (Piemonte, Lombardia e Veneto). Essa si è anche incuneata in Emilia e Toscana, facendo breccia perfino a Lampedusa, dove una sua concittadina, Angela Maraventano, è stata eletta senatrice del partito.
Bossi, in diverse interviste, ha precisato correttamente che la Lega non è di destra né di sinistra, ma un partito autonomista dei cittadini per i cittadini: un’affermazione che si può sottoscrivere senza alcuna remora.
Il Movimento per l’Autonomia di  Lombardo - costituito solo nel 2005, mentre noi lo avevamo auspicato negli anni Novanta - si muove nell’agone politico senza le tradizionali barriere. Per cui, correttamente, può allearsi con qualunque partito, con l’unica condizione di seguire la rotta nell’interesse esclusivo dei siciliani. Così come ha fatto Jordi Puyol, nel 1974 in Catalogna, e Lee Kuan Yew, nel 1965 a Singapore.

Però, a Lombardo manca la cinghia di trasmissione dell’attività dei dirigenti che li colleghi ai quadri e agli elettori, per cui non ha quei canali di comunicazione indispensabili per dimostrare l’efficacia della propria linea politica.
Le vessazioni che ha subìto la Sicilia, in questi 64 anni di Autonomia, hanno una precisa responsabilità nella classe politica isolana, che ha sempre anteposto agli interessi del nostro popolo la propria carriera. Si sono pronati servilmente quando c’erano da difendere i nostri interessi e accettando colonizzazioni e danni ambientali in nome di un’occupazone che è stata alternativa al benessere delle popolazioni. Con i risultati che possiamo constatare, purtroppo, nella aree di Milazzo, Priolo, Gela e Termini Imerese.
Gianfranco Micciché, che ho conoscuito quando era giovane dipendente dell’Irfis, ha capito che non è più tempo, per la Sicilia, di stare aggregati a un carro che non ne cura gli interessi e, coraggiosamente, ha creato il partito autonomista, denominato provvisoriamente Pdl Sicilia.
Giovedì 29 luglio si è consumata la frattura fra Fini e Berlusconi, un chiarimento indispensabile perché non era più possibile assistere a litigi continui che hanno bloccato Parlamento e Governo.
 
Fini in Sicilia ha quattro deputati all’Ars, con i quali può costituire un altro gruppo autonomista, fuori dal contesto di destra o sinistra.
Anche l’Udc di Saverio Romano, con la sua forza che è preponderante nel partito nazionale, può decidere di diventare un partito autonomista, per uscire dalla logica romanocentrica e collaborare a un progetto di cui la Sicilia ha indispensabile bisogno e le cui parti sono state più volte elencate su questo giornale.
Ultimo, ma non ultimo, il Partito democratico. Abbiamo sentito da tanti esponenti primari la necessità che esso si costituisca in organismo autonomo da federarsi con quello nazionale. è ovvio che Bersani e i maggiorenti centrali dicano di no. Ma qui, in tutti e cinque i partiti, deve essere compreso che la sensibilità dei siciliani si è risvegliata e, per la forte stretta di risorse pubbliche, ambisce che la classe politica sostituisca il becerume della sua condotta con la qualità.

In questa rassegna abbiamo lasciato per ultimo il Pdl lealista di Giuseppe Castiglione, il cui gruppo all’Ars è presieduto da Innocenzo Leontini. Anche loro si sono resi conto che non si può più essere considerati vagone di coda di un Governo che ha spostato il cuore della sua attività al Nord, attratto inesorabilmente da quella calamita che è la Lega.
Qui non si tratta di tirare il lenzuolo dal nostro lato, ma di fare in modo che esso copra ragionevolmente tutte le regioni d’Italia. Il metro dev’essere quello della virtù e della capacità di amministrare bene le risorse pubbliche, stimolando quelle private con  attrazioni e convenienze.
Si è parlato della staffetta presidenziale Lombardo-Micciché del 2013. Può darsi che così sarà, ma nei prossimi tre anni può succedere di tutto con il nuovo scenario politico che si è delineato in questo scorcio dell’estate ante-ferie.
Una cosa, però, è auspicabile: che i partiti operanti in Sicilia abbiano al centro dei loro valori quello dell’Autonomia e la prevalenza degli interessi della Sicilia su altri interessi. E abbiano al centro l’attuazione dello Statuto, che è il cuore dell’Autonomia stessa.
Mag
25
2010
Sfogliamo ogni giorno il quotidiano “la Padania”, che non si trova nelle edicole siciliane. In gerenza, leggiamo che si tratta dell’organo ufficiale della Lega Nord per l’indipendenza della Padania. Che questa denomianzione sia scritta su un quotidiano passi, ma che essa venga usata come denominazione dei gruppi parlamentari di Camera e Senato è un atto incostituzionale. Non è plausibile che la seconda e la terza carica dello Stato accettino di mantenere all’interno dei massimi organi legislativi un partito che si proponga di raggiungere l’indipendenza di un territorio seppur politicamente non riconosciuto , qual è la Padania.
La questione è passata inosservata nell’opinione pubblica, anche perchè giornali e televisioni non ne parlano, nè saccenti anchormen ne fanno cenno nei loro spazi televisivi.
Partendo dall’inaudita denominazione, sul quotidiano citato cominciamo a leggere da qualche tempo riferimenti all’Autonomia e non più all’indipendenza, fermo restando che la Lega non ha chiesto la cancellazione di quel termine disgregante e anti-Stato dai gruppi parlamentari nè lo ha tolto dal proprio organo ufficiale.

Il quotidiano citato ovviamente segue l’attività del proprio partito, che è notevole, radicata nel territorio, densa di contenuti ed a contatto con i cittadini delle diverse regioni, principalmente Piemonte, Lombardia e Veneto. Vi è addirittura una pagina nella quale sono indicati ogni giorno decine e decine di presenze di dirigenti e quadri leghisti in altrettanti appuntamenti e spazi in televisioni nazionali e locali, radio, cinema, piazze e perfino bar, per discutere e dibattere tutti gli argomenti di interesse di quel partito autonomista e dei cittadini di cui acquisisce sempre maggiori consensi.
Il Consiglio regionale lombardo, formato da soli 80 membri e presieduto dal leghista Davide Boni, ha cominciato l’attività a spron battuto per appoggiare legislativamente l’azione del presidente Roberto Formigoni, giunto al suo quarto mandato. Nonostante gli ottimi risultati, Formigoni ha indicato la via di un’ulteriore innovazione e sviluppo che troverà al centro dell’attività Expo 2015, per la quale sono previsti 70 mila nuovi posti di lavoro, con investimenti di oltre 15 miliardi.
 
La Lega, non contenta di affrontare i fatti di casa propria, dilaga e, attraverso il neo presidente del Veneto Luca Zaia, ammonisce “il Sud sia più responsabile”. Un’ammonizione che condividiamo in pieno, con la piccola differenza che i leghisti ne parlano da qualche anno e noi ne scriviamo da oltre trent’anni. è perfettamente vero, infatti, che il ceto politico e la Pubblica mministrazione meridionali sono stati i responsabili nell’avere dilatato oltre ogni misura la spesa pubblica e segnatamente quella relativa a dipendenti, consulenti, indennità, gettoni e via enumerando, con l’unico scopo di alimentare un becero clientelismo fondato sullo scambio fra voto e favore.
Ricordiamo che lo strangolamento finanziario che parte dall’euro nel 2002, che passa attraverso il vecchio patto di stabilità fondato sugli indici di Maastricht e che approda al recente nuovo patto di stabilità succeduto alla crisi greca, obbligherà tutte le amministrazioni del Sud (Regioni, Province e Comuni) a rimettere in carreggiata i loro conti.

La Sicilia sta tentando disperatamente di affrontare il problema di rimettere sui binari il treno della spesa, che è deragliato più volte. Certo, con decine di migliaia di precari e con l’abitudine di attingere alla greppia pubblica da parte di numerose corporazioni, l’operazione è difficile ed il governo Lombardo sta subendo pressioni di ogni genere per mantenere lo status quo. Ma anche se volesse continuare non potrebbe farlo, perchè il bilancio della Regione, coi sistemi adottati dagli ultimi governi regionali, andrebbe inevitabilmente incontro al dissesto. Ed è proprio l’obiettivo che si pongono scellerati siciliani centralisti che da Roma vogliono fare commissariare l’Isola, in modo da continuare ad imporre gli interessi di gruppi economici per impianti di termovalorizzatori tecnicamente obsoleti che non vuole più nessuno, o per rigassificatori da cui c’è solo danno.
Quella che segue può sembrare una nostra giravolta, ma non lo è. Perciò scriviamo: viva l’Autonomia della Lombardia, viva l’Autonomia della Sicilia, viva l’Autonomia di tutte le Regioni che sanno amministrarsi in modo virtuoso.
Apr
20
2010
Il guaio della Sicilia è continuare a mettere culi sulle sedie in tutte le pubbliche amministrazioni. Personale, cioè, di cui nessuno ha bisogno anche perché non possiede competenze. È a tutti noto che ogni investimento di un miliardo di euro mette in moto 10-15 mila posti di lavoro. Si tratta, quindi, di stornare spese clientelari e inutili dai bilanci della Regione e dei Comuni, adoperati per pagare inutili stipendi, consulenze e simili, e finanziare progetti cantierabili preparati con sapienza, appunto da Enti locali e dalla stessa Regione.
Tali progetti dovrebbero essere messi in gare pubbliche con immediatezza dagli stessi enti o dagli Urega provinciali in modo da motorizzare una macchina economica che produca ricchezza sia per le imprese che per tutti i lavoratori, con un conseguente aumento dei consumi e del volume d’affari per il terziario.
In Sicilia non mancano le opere da realizzare, nè borghi e immobili da ristrutturare, partendo dalla viabilità ferroviaria e proseguendo per quella autostradale e stradale, nonché per la messa in sicurezza del territorio.

Il bello è che non mancano nemmeno le risorse finanziarie, cospicue, provenienti da Stato e Unione, che insieme a quelle regionali ottenute dai risparmi prima indicati potrebbero trovare subito spendibilità. La dissenata politica della Regione in questi 64 anni, di assorbire manodopera inutile, non qualificata e inservibile ha portato all’elefantiasi e al blocco della propria macchina amministrativa e di quella degli Enti locali. Mentre la Regione avrebbe dovuto seguire una linea di sviluppo basata sul sostegno delle attività produttive e sulla costruzione delle infrastrutture, volano per altre attività quali quelle turistiche e dei servizi.
Se i presidenti della Regione succedutisi dal 1975 in avanti avessero avuto la cultura e la lungimiranza di osservare il modello di sviluppo di Baviera e Catalogna avrebbero potuto costruire un modello analogo e oggi il Pil prodotto dalla Sicilia sarebbe ben maggiore di quel misero 5,5 per cento pari a circa 83,6 miliardi, di cui poca cosa è il Pil derivato dal turismo: una contraddizione.
 
La Regione ha un carico di 50 mila circa fra stipendi e indennità. Di essi, solo circa 10 mila sono necessari, anche tenendo presente la smaterializzazione dell’amministrazione. Gli altri 40 mila costituiscono un peso morto per tutta la Sicilia e il Governo regionale dovrebbe dire ai siciliani, chiaro e forte, che non potendoli licenziare deve pagare centinaia di milioni a titolo di ammortizzatori sociali, non necessari alla produzione di servizi pubblici. Quindi una spesa che strangola ogni iniziativa utile a creare sviluppo, valore e ricchezza.
Noi sosteniamo con forza i primi aneliti di autonomia che vedono collegati Mpa, Pdl Sicilia e Pd, perché c’è bisogno di tutti, per cui auspichiamo che anche Pdl e Udc vogliano concorrere al progetto autonomista, raffreddando i loro collegamenti con i padroni di Roma. è tempo che anche qui da noi si alzino le barriere contro gli ordini che pervengono dai ras della Capitale, quando essi sono contrari ai nostri interessi.
è tanto se la Sicilia riuscirà a risollevarsi senza dare ulteriore tributo alle finanze centrali e meno che mai a quelle della Padania.

Il progetto di Lombardo, Miccichè e Cracolici è importante e tutti i siciliani di buona volontà dovrebbero sostenerlo. Il banco di prova sarà l’approvazione della legge Finanziaria e del Bilancio regionale. Dalla politica in essi contenuta si capirà se c’è una svolta oppure se governo e maggioranza continueranno a traccheggiare dicendo di riformare ma senza riformare nulla, insomma il solito gattopardismo.
Non culi sulle sedie, ma rotaie e infrastrutture: questa deve essere la bandiera che sta avanti alle truppe autonomiste formate dai tre partiti indicati, cui chiunque può aggregarsi. C’è bisogno di far aumentare di alcuni punti percentuali il Pil della Sicilia su quello nazionale.
Se Lombardo e alleati, alla scadenza del 2013, non saranno in condizioni di presentare un progresso di quel 5,5 per cento, dovranno essere bocciati. Se invece sposteranno in alto l’asticella, la promozione è assicurata.
Apr
02
2010
Ancora due sentenze illegittime della Corte Costituzionale (n. 115 e 116, depositate lo stesso giorno, il 25 marzo 2010) che bastonano lo Statuto siciliano sulla base di argomentazioni giuridiche che avranno pure la loro validità in qualche misura, ma la cui essenza è quella di violentare ulteriormente la Sicilia.
La responsabilità di sentenze come le due citate non è solo della stessa Consulta, ma è soprattutto del ceto politico siciliano che in questi 64 anni di Autonomia si è comportato in modo vile non facendo tutto quello che avrebbe dovuto:  ottenere a tutti i costi e con piena legittimità il rispetto dello Statuto.
In capo a questa violazione dell’Autonomia esiste una violazione della legge di rango costituzionale che è appunto lo Statuto siciliano, il quale, lo vogliamo ricordare per l’ennesima volta, è frutto di un patto fra il popolo siciliano e il popolo italiano antecedente alla Costituzione stessa.

Il patto ha avuto la funzione di riconoscere la piena Autonomia della Sicilia, che pre-esisteva rispetto alla Repubblica italiana: questo è il punto fondamentale. Dunque, la Sicilia, come entità costituzionale, è precedente alla Repubblica italiana.
La patente violazione consiste nel fatto che, con sentenza n. 38 del 1957, la Corte costituzionale ha assorbito in sè la funzione dell’Alta Corte, con ciò sbilanciando il patto fra i due popoli (siciliano ed italiano), in quanto,  da come risulta all’articolo 24, la composizione dell’Alta Corte è paritetica, con componenti nominati dall’Assemblea e dal Parlamento, mentre quella della Corte Costituzionale è formata da componenti di cui, uno solo, vedi caso, è siciliano.
Da allora (1957), in oltre cinquant’anni, la Corte Costituzionale ha continuato a penalizzare con le sue sentenze la Sicilia, salvo qualche caso eccezionale. Si è dunque istituita una sequenza negativa, ormai divenuta insopportabile, con la quale vengono calpestati giorno per giorno i diritti fondamentali del popolo siciliano.
Se Alessi, Guarino Amella, La Loggia e Aldisio, padri dello Statuto, avessero supposto che con quel patto si sarebbero ficcati in un vicolo cieco,  non lo avrebbero scritto nè firmato.
 
A questo punto, con molto realismo, i siciliani devono affrontare la questione di fondo che è la riattivazione dell’Alta Corte, oggi e non domani. Come fare? Si possono formulare tante ipotesi di iniziative: a) il Governo regionale faccia il ricorso dei ricorsi alla Corte Costituzionale, non tanto sulle singole questioni di diritto quanto contro quella sentenza del 1957 che ha violato il patto, affinchè la Corte, con opportuna resipiscenza, in autotutela, ripristini l’Alta Corte in quanto l’avocazione non rientra appunto nei compiti e nella missione della stessa Consulta; b) tutti i parlamentari siciliani presentino un ordine del giorno nella stessa direzione e cioè che il Parlamento nomini i componenti dell’Alta Corte, nonostante la sentenza della Consulta; c) l’Assemblea regionale proceda alla nomina dei tre componenti di propria competenza all’Alta Corte; d) tutti i partiti politici siciliani promuovano un’iniziativa per la raccolta di firme (2 o 3 milioni) sotto la richiesta di riattivazione dell’Alta Corte e del rispetto dell’intero Statuto. Con quest’iniziativa si va non solo a Roma ma anche a Bruxelles.

Vi è poi un’iniziativa ancora più forte, l’abbiamo scritto più volte, e cioè proporre un’azione giudiziaria dinnanzi alla Corte di giustizia europea affinchè intervenga sulla questione, non già negli affari interni di uno Stato partner, bensì come Tribunale supremo che valuti il patto fra due popoli, firmato nel 1947.
Vi sono altre iniziative da prendere, compresa quella di forzare la mano mediante la convocazione della Polizia dello Stato (ai sensi dell’articolo 31 dello Statuto), la quale nella Regione dipende disciplinarmente, per l’impiego e l’utilizzazione, dal governo regionale. Il presidente della Regione può chiedere l’impiego delle Forze armate dello Stato.
È venuto il momento di togliersi i panni dell’agnello e di indossare quelli di cittadini siciliani consapevoli dei propri diritti. Così ha vinto la Lega nel Nord.
Mar
11
2010
Con molta probabilità la Lega otterrà un vistoso successo alle prossime elezioni regionali del 28 e 29 marzo. La fonte risale al 1982, quando Umberto Bossi cominciava ad affiggere personalmente i manifesti sui muri, intuendo che la gente cominciava a intravedere la necessità dell’autogoverno delle Regioni. In quell’epoca si sentiva asfissiante la cappa imposta dall’asse Psi-Dc, con l’avallo dei Comunisti. Craxi diventava sempre più pretenzioso e nel 1984 sarebbe approdato al primo governo da lui presieduto.
Il costo di quelle coalizioni per il popolo italiano si rivelò gravosissimo, con un dato incontrovertibile: in appena 12 anni (1980-1992) il debito pubblico passò da 200 mila a due milioni di miliardi. Una cifra spaventosa che a distanza di quasi vent’anni non riusciamo a diminuire. Anzi, aumenta.
In questi quasi trent’anni Bossi è diventato un totem. A causa della grave malattia che l’ha colpito può parlare poco, ma le sue parole sono sempre determinanti, sia per la Lega che per il Governo, ove Tremonti è intoccabile e inamovibile proprio perché protetto dal Senatur.

Noi che siamo vecchi autonomisti, ancor più di Bossi, infatti ne scriviamo e ne parliamo in tutte le occasioni dal 1976, abbiamo approvato quell’azione lenta ma efficace, seppure egoistica, in quanto ha attratto enormi risorse verso la Padania, un territorio inesistente, nato dalla fantasia dell’Umberto e che tuttavia rappresenta ideologicamente un popolo senza confini.
La Lombardia ha un reddito pro-capite di 34 mila euro, cioè il doppio di quello della Sicilia, un tasso di infrastrutture quattro volte superiore, la quasi piena occupazione, nonostante la crisi. è una Regione ove i servizi pubblici funzionano abbastanza bene, le metropolitane moltiplicano i propri chilometri, la nuova fiera di Rho attrae risorse e l’Expo 2015 attiverà circa 70 mila nuovi posti di lavoro. Formigoni è stato capace di far progettare, costruire e inaugurare il nuovo Pirellone di 39 piani in appena tre anni, pagando i fornitori puntualmente a 60 giorni. Sembra un altro mondo.
 
Eppure anche in Sicilia tutto questo si può fare perché, lo ricordiamo continuamente, i siciliani non hanno l’anello al naso. Basta ricalcare la linea dell’autonomia bossiana, far eleggere un gruppo di parlamentari a Camera e Senato emandare al Governo nazionale ministri con gli attributimentali, non disponibili a fare i galoppini del premier di turno.
Esattamente come fa Bossi con i propri ministri. Raffaele Lombardo ha fondato il secondo partito autonomista della Sicilia, il primo di Milazzo affondò sotto i colpi dei democristiani siciliani, e dal 2005 è cresciuto fino al 16 per cento delle elezioni europee. Gianfranco Miccichè ha fondato il terzo partito autonomista, e cioè il Pdl Sicilia e vi sono segnali che anche il Pd regionale vorrebbe creare un partito siciliano autonomista da federarsi con quello nazionale.

Il futuro della Sicilia si può costruire solo con l’Autonomia e deve basarsi su un progetto di alto profilo e su quadri che vadano alla scuola politica, si formino, studino lo Statuto, la storia della Sicilia, la politica. I quadri debbono essere fortemente preparati e altrettanto motivati in modo da andare in giro a diffondere fra i cittadini-elettori le informazioni necessarie, per far capire che il sottosviluppo isolano non si risolve dando il posto di lavoro pubblico o un’indennità umiliante a questo o a quello.
Si risolve mettendo in cantiere attività produttive di ricchezza e quindi opportunità di lavoro per tutti quelli che oggi fanno i parassiti  nelle diverse pubbliche amministrazioni e per gli altri siciliani che, privi di competenze, non trovano lavoro.
In questo solco, il Governo deve fare da guida, procedendo speditamente con la modifica della politica economica mediante un bilancio liberato da scorie, da sprechi, da spese clientelari, da apparati elefantiaci, da ammortizzatori sociali impropri e così via. E, secondo, destinando tutte le risorse liberate a infrastrutture gestite con il project financing, in modo che per ogni euro impiegato se ne
mettano in moto dieci.
Set
26
2009
Ci volevano Bossi e Calderoli per introdurre il Paese sulla strada del federalismo, dal momento che i principali partiti di maggioranza e di opposizione, nonché quelli ormai spariti di sinistra, non hanno mai avuto intenzione di spossessarsi dei privilegi di chi si insedia a Roma, coniugando l’utile di alti compensi e indennità con il dilettevole di divertimenti e allegre compagnie.
La carne è debole, si sa, e di fronte alle generose profferte di questo e di quella cede, perché tutti non sono come San Francesco. Persino Agostino di Tagaste, vescovo di Ippona, poco prima della conversione dice al Signore: “So che debbo diventare casto, ma non subito subito”.
I politici siciliani s’annacavanu, cioè, detto in termini borbonici, hanno fatto a’ muina in questi sessant’anni. Hanno fatto finta di alzare la voce, di difendere l’autonomia siciliana sancita dalla Costituzione, ma in effetti hanno sempre ceduto alla pressione e agli interessi romano-centrici subordinandovi quelli dei siciliani.

Avi trent’anni ca’ facemu Autonomia, cioè tre decenni nei quali abbiamo ribadito, prima ogni settimana e poi ogni giorno, la necessità di svegliare l’orgoglio siciliano, partendo dal ribaltamento della falsa storia che ci hanno insegnato a scuola e appurando fatti e circostanze dell’Unità d’Italia, che hanno fortemente penalizzato la nostra Isola.
La grave responsabilità della classe dirigente siciliana, feudatari, politici, banchieri e via elencando, è stata quella di mettersi al servizio dei poteri piemontesi prima e di quelli romani dopo. Non estranea all’iniziativa di Cavour è stata la massoneria britannica, dal momento che l’isola di Albione aveva molti interessi in Sicilia con importanti famiglie di imprenditori.
La rilettura della storia sta facendo affiorare la verità, cioè l’annessione pura e semplice della Sicilia al novello Paese. Da questo fatto nacque l’anelito indipendentista dei nostri avi e da lì l’inserimento dello Statuto siciliano, senza alcuna correzione, nella Suprema Carta.
 
Fare autonomia significa ripristinare l’Alta Corte, illegittimamamente cancellata dalla Corte costituzionale; significa rendere operativo il coordinamento delle forze dell’ordine da parte del Presidente della Regione; significa revocare le concessioni alle raffinerie, se non viene riconosciuto il pagamento delle accise alla Regione siciliana.
Fare autonomia, significa mettere le proprie carte in regola cioè riorganizzare i servizi della Regione e degli Enti locali sulla base di costi standard europei e nazionali; significa mettere la Regione ed i Comuni online; significa tagliare con l’accetta tutte le spese clientelari e passare alla realizzazione di progetti strategici in grado d’attrarre  investimenti da tutto il mondo.
Fare autonomia significa approntare un sito accattivante, nel quale si stendono figurativamente tappeti rossi per accogliere imprenditori e turisti stranieri con maggiordomi in livrea, che parlino quattro lingue e capaci di interfacciarsi con tutti gli ospiti.

Fare autonomia significa mettere al primo posto i valori di merito e responsabilità nelle pubbliche amministrazioni regionale e locali, secondo i quali i bravi vanno avanti e guadagnano di più mentre fannuloni e condannati in via definitiva vengono licenziati, cosa che in atto non accade.
Avi trent’anni ca’ facemu autonomia quando altri non ne parlavano neanche, ma non vogliamo alcun merito di primogenitura. Ci accontentiamo di constatare che ormai la questione è diventata di interesse generale e che una buona parte del ceto politico si muove verso questo vecchio, ma nuovo indirizzo.
Dispiace che quello siciliano non faccia alcunché affinchè questo nuovo corso venga riportato nei diversi spazi delle televisoni nazionali ove dilagano direttori di quotidiani del Centro e del Nord, insieme a commentatori settentrionali.
Sarebbe opportuno che anche i direttori di quotidiani meridionali e commentatori isolani esprimessero, alla stessa maniera, il punto di vista di chi guarda l’Italia da Sud. Perché i siciliani non hanno l’anello al naso e sanno valutare gli eventi con equilibrio.