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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Bce

Set
07
2012
John Maynard Keynes e Milton Friedman sono stati due grandi economisti che sostenevano la necessità di effettuare investimenti finanziati dal deficit, ma non mediante la sottoscrizione di buoni del tesoro, bensì con la creazione di moneta, quello che Luigi Einaudi chiamava il ricorso al Torchio.
L’insegnamento dei due economisti è stato volutamente interpretato male da governi formati da politicanti anziché da politici di alto profilo. Cosicché hanno creato indebitamento per finanziare la spesa pubblica improduttiva, quella che è tornata a loro utile per soddisfare la famelicità dei loro clientes.
Un modo per acquisire consenso in maniera contraria a come dovrebbe essere acquisito: cioè contando sul favore del singolo anziché sull’approvazione portata ai grandi progetti.
Si dice che in economia non esistano pasti gratis: non è vero, perché lo scambio è un modo che crea utilità dal nulla, per ambedue i contraenti.
Le disfunzioni dei Paesi ad alto debito pubblico sono conseguenza non tanto della più forte recessione del dopoguerra, quella che ha colpito i Paesi occidentali dal 2008 in avanti, quanto perché le regole esistenti erano deboli e consentivano margini di discrezionalità per i tornaconti personali, a cominciare da quelli dei banchieri. 

Ben Bernanke è il presidente della Federal Reserve, la banca che governa la moneta negli Stati Uniti. Nominato da Bush e confermato da Obama, è malvisto dal candidato repubblicano alla Presidenza, Mitt Romney, per la sua politica di sostegno all’occupazione e allo sviluppo dell’esportazione.
La Federal Reserve, non solo ha il compito di proteggere il dollaro dall’inflazione, ma anche di promuovere l’economia e di creare posti di lavoro. Ovviamente non ha strumenti diretti perché non può assumere i senza lavoro. Tuttavia può mettere in moto dei meccanismi perché il lavoro venga creato dalle imprese, le quali assorbono milioni di disoccupati quando la ruota gira.
Proprio dal 2009 ad oggi, negli Usa, sono stati creati 4 milioni di posti di lavoro, metà dei quali ottenuti indirettamente dalle azioni della Banca centrale statunitense, la quale ha generato una crescita aggiuntiva del Pil dell’ordine dell 3%.
 
Questo è stato ottenuto perché Bernanke ha esercitato il suo potere di stampare moneta, cioè di usare il Torchio. Il che ha consentito di non aumentare il debito pubblico, e quindi di non aumentare gli interessi dello stesso a carico dell’erario.
La Fed ha creato 2.300 miliardi di moneta e li ha spesi per comprare buoni del tesoro americani o simili. Questo meccanismo ha consentito la creazione di nuovi posti di lavoro perché la domanda conseguente all’immissione di liquidità nel mercato ha fatto aumentare i consumi.
In ogni caso, la crescita Usa è nell’ordine dell’1,7% contro il nostro
-2% e lo zero dell’Europa. Il dollaro mantiene la sua parità con l’euro intorno a 1,25 (ma ricordiamo che quando fu istituito, il rapporto era a 0,87 euro per dollaro), il debito pubblico è del 73% sul Pil (contro il 123% dell’Italia).
Mario Draghi non ha gli stessi poteri di Bernanke. Nonostante ciò ha dato un messaggio chiaro agli speculatori: la Bce sosterrà l’Euro con ogni mezzo, anche acquistando lecitamente i buoni del tesoro fino a 3 anni, dei partner in difficoltà.

Ma Draghi non può stampare moneta perché questo è assolutamente vietato dal Patto di Maastricht. Nonostante questo, la barriera che con fermezza la Banca centrale europea ha eretto a difesa degli Stati dell’Uem, fa capire a chi vuole sfruttare le sue debolezze, che c’è la risolutezza di proteggere l’euro a tutti i costi.
Naturalmente mancano all’Unione europea quattro pilastri perché divenga un soggetto compatto e funzionante: l’unione bancaria e quelle economica, fiscale e politica. Senza questi quattro pilastri l’Europa rimane fragile e soggetta agli attacchi di chi della compravendita di titoli fa un’azione costante.
Realizzando i quattro pilastri la Bce avrebbe gli stessi poteri della Fed e con essi potrebbe tutelare l’Euro con ben altra forza. Tuttavia l’Uem deve superare questa situazione con gli strumenti che ha, ritenuti  sufficienti per uscire dal tunnel.
In questo quadro rientra l’elemento fiducia che è fondamentale per guardare il futuro in modo positivo. Tutti si debbono unire in uno sforzo unico per superare questo dannato periodo.
Nov
26
2011
La questione degli Eurobond è semplicissima: la Bce dovrebbe emettere dei titoli europei che via via sostituiscano quelli dei 17 Paesi partner dell’Unione europea.
L’idea è buona ma manca delle gambe per camminare. Infatti è impensabile la realizzazione di questo progetto se prima non vi sia un’armonizzazione dei sistemi fiscali di tutti i Paesi che hanno refluenze finanziarie e delle regole che debbono governare in maniera tassativa i bilanci pubblici di ogni partner.
È vero che il trattato di Maastricht (7 febbraio 1992) ha stabilito tre parametri per l’adesione: l’inflazione di ogni Paese nella media europea, il debito non superiore al 60% del Pil; il disavanzo (o deficit) annuale non superiore al 3% tra entrate e uscite a condizione che esso non faccia sforare il parametro precedente.
Ma questi parametri non sono stati supportati da sanzioni, per cui i partner meno avveduti li hanno allegramente sforati fino ad arrivare a livelli incontrollabili del debito pubblico, in Grecia, Italia, Spagna, Portogallo e Irlanda.

La Grecia ha falsificato i bilanci inviati all’Unione e quest’ultima non ha mandato i suoi ispettori per verificarli alla fonte.
Ma anche l’Italia ha manipolato i propri bilanci facendo apparire disavanzi annuali inferiori a quelli veri e comunque facendo aumentare il debito pubblico da mille miliardi del 1992 a 1.900 miliardi di quest’anno, quasi il doppio.
Le regole che dovrebbero essere imposte coattivamente ai 17 partner sono già rispettate dalla Germania e, in parte, da altri Paesi. Ma il meccanismo del contenimento non può essere affidato alla buona volontà. Il rigore deve essere una regola applicata da tutti, vogliano o non vogliano.
È in atto in gestazione un provvedimento sanzionatorio, secondo il quale il Paese che non osserva il pareggio di bilancio perde tutti i finanziamenti europei. Non sappiamo quando esso diventerà una direttiva cogente.
Il proposito dell’ex governo Berlusconi d’inserire in Costituzione l’obbligo del pareggio di bilancio (la golden rule) è del tutto inutile: infatti, se vi fosse una direttiva in questo senso, l’Italia dovrebbe stare nei limiti senza bisogno di una norma costituzionale.
 
La Germania è come la formica. Ha una spesa pubblica essenziale, non cede ai clientelismi e ai favoritismi, investe molto in attività produttive e in opere pubbliche con la conseguenza che non ha deficit e che il suo debito rispetta il parametro di Maastricht.
La conseguenza più vistosa di tutto ciò è che paga bassi interessi al proprio debito pubblico, addirittura inferiori al 2%. I 500 punti di differenza dei Bpt italiani fanno costare al nostro Erario interessi in misura del 7%, pari a oltre 80 miliardi l’anno, un peso insostenibile per le casse pubbliche.
La Germania, dunque, non intende approvare l’emissione degli Eurobond se tutti i Paesi non rispettano la regola del pareggio di bilancio e, per coloro che hanno un debito sproporzionato (in Italia è doppio rispetto al parametro di Maastricht), un piano per abbatterlo entro 20 anni. Così è stato stabilito nel patto di stabilità del 25 marzo 2011 che non contiene sanzioni molto pressanti. 

La Lega è un partito territoriale che si è espanso in diverse regioni denominate da esso Padania, una località inesistente che ha il solo scopo di generare in quegli abitanti una sorta di amor patrio. Ma anche egoismi e violazioni: per esempio, quel 10% di agricoltori che non vuole pagare le quote latte nonostante il 90% lo abbia pagato, o quel 65% di pensionandi di anzianità che non vogliono sottostare alle regole europee e cioè andare in quiescienza a 67 anni.
Ma su una questione ha perfettamente ragione: la spesa pubblica per abitante deve essere uguale in tutta Italia, in qualunque regione e in qualunque comune. Ancora ragione ha la Lega quando afferma che loro non sono disposti a praticare una politica di rigore quando le regioni del Sud praticano una politica della spesa inutile e improduttiva.
È tutto qua il nocciolo della questione: le regioni del Sud, e qualcuna del Centronord, devono mettersi le carte in regola, cioè spendere solo ciò che serve per produrre i servizi, abbandonando la strada delle assunzioni clientelari e di tutti quei costi che non servono ai cittadini, ma a coloro che non hanno senso di responsabilità e valori etici. Una volta si diceva: “Mandateli al confine”.