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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Beni Confiscati

Dic
04
2009
C’è in corso una polemica per l’iniziativa del governo che intende far mettere all’asta migliaia di immobili e di beni sequestrati alle organizzazioni malavitose. Sostengono, i benpensanti, che questi beni dovrebbero essere assegnati a enti per attività sociali. Si tratta di una linea non disprezzabile. Tuttavia vi è un’altra esigenza: quella di reimmettere tutti gli oggetti sequestrati sul mercato, anche perché in questo modo lo Stato potrebbe incassare rilevanti risorse che andrebbero a compensare, da un canto l’evasione fiscale, dall’altro le ingenti spese di indagini che magistratura e Forze dell’Ordine sostengono per colpire la malavita organizzata.
Pensare a come ricavare denaro dai beni confiscati da destinare a chi contrasta la malavita, è un modo per potenziare il contrasto alla stessa malavita. Scaricare tutti i costi sulla fiscalità generale è un altro modo per ridurre la potenzialità dell’azione.

Non solo i beni confiscati andrebbero venduti, ma dovrebbero avere un percorso processuale rapido e dedicato, in modo da arrivare all’incasso delle relative somme in tempi molto brevi. è perciò corretta l’azione di governo che punta a questi obiettivi, e male fanno i critici che pensano a fare azioni sociali senza risorse, il che significa non farle. 
La criminalità organizzata pare abbia un fatturato di 120 miliardi annui, il che significa un’evasione fiscale di oltre 40 miliardi, molto più di una manovra finanziaria. Naturalmente questo giro d’affari illecito viola la concorrenza, danneggia gli imprenditori onesti, inquina le istituzioni, corrompe chi partecipa agli appalti. Insomma, si tratta di una vera e propria destabilizzazione della vita sociale e del sistema economico. Un danno gravissimo che la Democrazia cristiana ha contribuito a formare agendo in modo tiepido per 50 anni, senza peraltro pervenire a risultati concreti.
Ricordiamo che negli anni ‘50 e ‘60 ministri democristiani negavano l’esistenza della mafia a Palermo. Perfino il cardinale Ruffini, fratello dell’omonimo ministro, in una non dimenticata intervista alla Rai, ebbe l’improntitudine di dire che non gli risultava esistesse la mafia a Palermo.
 
In questi 15 anni, la lotta alla criminalità organizzata è stata potenziata e perfino l’ex presidente della Regione Cuffaro ha fatto una campagna stampa in cui lo slogan era “la mafia fa schifo”. La mafia non va odiata, va combattuta e debellata e per far questo basta seguire l’indirizzo che Dalla Chiesa mise nelle indagini e cioè i percorsi finanziari del denaro: da dove vengono e dove vanno.
Proprio per il suo intuito e per gli effetti che avrebbe provocato, egli fu barbaramente ammazzato così come accadde a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. La novità di questi ultimi tempi, forse per questo l’azione di governo si è rinvigorita, è che la mafia ha spostato i suoi centri decisionali verso il Centro e verso il Nord, presidiando Roma, ove è concentrato il potere politico, in modo da ottenerne favori, e Milano, ove è concentrato il potere economico.

È del tutto evidente che la criminalità organizzata non sta dove c’è depressione economica, ma è inesorabilmente attratta dove c’è ricchezza. È del tutto pacifico che la ricchezza è in Lombardia, Piemonte, Veneto e nelle altre regioni settentrionali e non certo nelle otto regioni meridionali.
Il ministro Maroni da un canto con la Polizia di Stato, il ministro La Russa dall’altro con i Carabinieri e il ministro dell’Economia, dal terzo lato con la GdF, hanno intensificato la loro azione. L’arresto di tanti big e di tanti ricercati fra i più pericolosi è la dimostrazione che quando si vuole, i risultati arrivano.
La Finanziaria in via di approvazione non stanzia nuove risorse per il contrasto alla mafia, perciò il filone della vendita dei beni confiscati, come prima scrivevamo, può essere una buona alimentazione finanziaria per le indagini.
L’obiezione che, anche per effetto dello scudo fiscale, l’organizzazione criminosa possa riacquistare i propri beni e riutilizzarli nel proprio ciclo è in parte vera. Tuttavia lo Stato deve mettere in atto filtri e controlli in modo da evitare che questo accada. Fermo restando che le somme servono e con urgenza.