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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Campania

Mag
12
2011
Domani, il presidente del Consiglio Berlusconi chiuderà la campagna elettorale, a Napoli, per tentare di spingere il suo candidato Gianni Lettieri verso lo scranno di primo cittadino della città partenopea.
Parlare a un pubblico di elettori con le strade piene di migliaia di tonnellate di spazzatura è controproducente, perché essi sono colpiti direttamente da odori nauseabondi, carreggiate di strade occupate, pericolo di malattie e via seguendo.
Per la terza volta, Berlusconi ha disposto l’invio dell’esercito che, con centinaia di uomini e adeguati mezzi meccanici, pulirà la città per evitare quell’aspetto psicologico prima accennato. Naturalmente, tale intervento avrà un costo che pagheranno tutti i contribuenti italiani e non quelli di Napoli, beneficiati direttamente.
Se la comunità partenopea avesse un senso sociale, si dovrebbe ribellare, anzi si sarebbe dovuta ribellare, di fronte a un disservizio che dura ormai da diciotto anni. Tale disservizio è stato chiamato emergenza, ma non si può definire tale una situazione che dura tanto tempo.

Napoli è la Campania, perché la metà della popolazione vi risiede. Ma vi sono altre province che, invece, funzionano bene, come quella di Salerno.
L’altra grande emergenza è relativa alla sanità che ha accumulato in questi decenni sei miliardi di euro di deficit, una vera e propria follia. Solo l’Asl di Napoli Uno ha un debito di 450 milioni di euro.
Cosa c’è dietro alle due emergenze, rifiuti e sanità? Lobbies affaristiche abituate al magna magna, lobbies camorristiche che introitano dalle emergenze le risorse pubbliche, impedendo la normalizzazione dei servizi. Mantenere l’emergenza serve, perché evita di bandire gare d’appalto per cui i vari commissari straordinari ricorrono agli amici, pagando qualsiasi prezzo per i servizi richiesti, nettamente superiore a quello di mercato. Dalla differenza tra il prezzo di mercato e quello pagato, scaturiscono mazzette e illeciti profitti che arricchiscono le organizzazioni malavitose e affaristiche.
Tutta l’Europa compiange l’Italia per questi due disastri campani che non sono i soli.
 
Anche il Lazio ha un buco di miliardi nella sanità. La Calabria ha un deficit certificato di un miliardo, la Sicilia di 694 milioni per l’anno corrente dopo avere accumulato debiti per 2,6 miliardi. Qui, da noi, il Piano regionale dei rifiuti stenta a decollare, anzi è oggetto di scontro tra il presidente Lombardo e il ministro Prestigiacomo. Non tanto per l’oggetto, quanto per le posizioni politiche divergenti fra i due. Una bega da cortile che danneggia i siciliani.
Ma torniamo a Napoli. Bassolino è stato sindaco e presidente della Regione per tre lustri, da dieci anni è sindaco Rosa Russo Jervolino, entrambi espressione del centrosinistra. Ma questo non vuol dire niente, perché Stefano Caldoro, presidente-commissario della Regione Campania da un anno, non è riuscito a risolvere il problema dei rifiuti.
Esso ha una natura strutturale e non congiunturale. Amministratori incapaci hanno fatto diventare ordinario il problema. Ripetiamo, desta meraviglia come i cittadini della stupenda area del Golfo siano stati così pazienti nell’accettarlo. Una situazione da Terzo Mondo.

Bassolino-Jervolino sono i due responsabili oggettivi del degrado che stiamo delineando. è inutile cercare altrove chi avrebbe dovuto risolvere il problema. Berlusconi ha commesso l’errore di sviare l’attenzione dell’opinione pubblica dalle responsabilità regionali a quelle nazionali. Non è compito del Governo occuparsi della spazzatura di un capoluogo o di Calabria e Sicilia, come non si occupa della spazzatura della Lombardia e del Veneto. L’abitudine del Cavaliere di dire che fa tutto lui è dannosa, perché deresponsabilizza i vertici istituzionali che si debbono occupare dei problemi locali.
Certo, nelle regioni ad alta densità di criminalità organizzata è molto più difficile far funzionare le Istituzioni, perché i collegamenti e le infiltrazioni malavitose con consiglieri regionali (in Sicilia si chiamano deputati!) e con consiglieri provinciali e comunali, sono fitti.
Nel Parlamento siciliano, in atto, vi sono tre deputati agli arresti (uno di essi è stato sospeso). Non sarà mai tardi l’introduzione di un Codice etico che spazzi via coloro che rubano, anziché servire, salvo risultare che sono innocenti!