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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Casini

Dic
15
2010
Il risultato sulla fiducia al Senato era scontato: 162 a favore, 135 contrari. Alla Camera, invece, era incerto, ma Berlusconi ha vinto: 314 voti contro la sfiducia, 311 a favore, 2 astenuti. La maggioranza era di 313 voti.
Berlusconi ha vinto una battaglia ma in queste condizioni non governerebbe e, quindi, perderebbe la guerra. Ragione di più per continuare il percorso verso le elezioni del 27 marzo 2011, il che non sarebbe male perché esse rappresenterebbero una sorta di referendum pro o contro il Cavaliere e, quindi, contro o pro l’iniziativa di Fini. La questione delle elezioni è positiva con una grande negatività: l’impossibilità per gli elettori di scegliersi i parlamentari, mentre saranno poche persone a compilare le liste dei candidati secondo le proprie convenienze e i propri interessi. I risultati di ieri fanno slittare ogni decisione a dopo le feste. Verosimilmente, i parlamentari si prenderanno una meritata vacanza, talmente sono stanchi da questo nauseante teatrino.

Mentre tutte le parti si dilettavano a scambiarsi accuse e insulti, l’Italia ha continuato a peggiorare il suo stato di salute e il Mezzogiorno molto di più. Non parliamo della Sicilia, inchiodata in un immobilismo in cui si pensa solo ad assumere persone nella pubblica amministrazione.
Berlusconi, nelle sue dichiarazioni, ha esposto l’intenzione di allargare la maggioranza a Casini e Fini, per completare la legislatura, ma crediamo si sia trattato di una finta, perché egli non ha nessuna convenienza ad avere due alleati che lo odiano sul piano personale e che, al di là di ogni apparenza, minerebbero ogni centimetro della sua strada. Questa situazione nuocerebbe ancora di più al Paese ed è quindi bene che venga risolta con un ritorno al volere del popolo.
I risultati di ieri hanno affermato un’altra verità: alla Camera dei deputati non c’è una maggioranza alternativa a quella attuale; meno che mai al Senato; col che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano non potrebbe in nessun caso affidare incarichi ad altri, neanche quelli di tipo esplorativo. Una cosa è certa: in questa vicenda ha perso il democristianismo.
 
Cos’è il democristianismo? è quel comportamento deleterio della peggior parte della Democrazia cristiana, subito assunto dai socialisti di Craxi, mediante il quale si mediava su tutto, dalle cose grandi alle cose piccole, purtroppo anche sui valori, per cui chi entrava in questo gioco si barcamenava perché l’obiettivo non era scegliere il meglio per i cittadini, bensì restare a galla il più a lungo possibile. Si trattava di una scelta di campo fra la moralità e l’immoralità: il democristianismo sceglieva costantemente quest’ultima.
Se Berlusconi, anziché fingere di volere Casini, lo volesse sul serio come alleato, commetterebbe un grave errore, perché il democristianismo  è una malattia contagiosa. Chi la contrae corre seri pericoli sul piano morale, mentre accettarla sarebbe come volerla.
Il democristianismo è durato in Italia per molti decenni. Anche se ora  sono passati solo 16 anni (1994-2010)  non dobbiamo dimenticare i seri danni che esso ha prodotto.

Attendendo le elezioni, il Cavaliere non deve starsene con le mani in mano, ma può tentare di fare approvare alcune leggi urgenti. Soprattutto potrebbe dare una forte accelerata agli appalti di opere pubbliche in modo da velocizzare il processo di  costruzione e di consegna delle opere finite. Ancor più urgente sarebbe il piano delle infrastrutture al Sud che consentisse una seppur minima riduzione del divario che c’è fra i due tassi infrastrutturali, Nord e Sud.
In pochi mesi non c’è molto da fare, anche perché le opposizioni e lo stesso Fli faranno di tutto per non fare approvare neanche una legge della maggioranza. Proprio per questo la stessa maggioranza dovrebbe dimostrarsi capace di fare il proprio lavoro, cioè legiferare e fare le ispezioni sul funzionamento della macchina pubblica.
La matassa non si è sbrogliata, i voti della Camera dimostrano che le due parti sono sostanzialmente in parità. è vero che con qualche voto in più non si governa, ma è anche vero che Berlusconi non ha governato anche con una forte maggioranza. Perciò, alle urne.