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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Catania

Mar
22
2012
È notizia di questi giorni che il Cipe ha deliberato uno stanziamento iniziale di 20 mln di euro su un totale di 300, come previsto dall’Atto aggiuntivo all’intesa quadro sulle infrastrutture, siglato nel 2008, che sommati a un centinaio della Regione Piemonte e a 142 dei fondi Fas, consentiranno il collegamento Tav tra Torino e l’aeroporto di Caselle.
Esprimiamo valutazione positiva sull’iniziativa, ma contemporanea amarezza perché altrettanta iniziativa non sia stata presa nei confronti dell’aeroporto di Fontanarossa. Bisogna tener conto che quest’ultimo, nell’anno corrente, supererà i 7 milioni di passeggeri, mentre quello di Torino non arriverà a 4 milioni.
Il presidente della Societa aeroporti Catania, Gaetano Mancini, già nel nostro Forum del 13 aprile del 2011 ci comunicò lo studio del progetto per costruire la stazione ferroviaria sotto l’aeroporto per collegarla con tratte veloci a Messina, Siracusa, Ragusa ed Enna, in modo da consentire ai cittadini di quelle zone di accedere alle partenze aeree in un tempo oscillante tra i trenta minuti e l’ora. 

La Sac è in fase di progettazione del prolungamento della pista dagli attuali 2,6 km a 3 km in modo che possano atterrare i giganti dell’aria. Tutto questo per far transitare all’aeroporto Vincenzo Bellini tra i 15 e i 20 milioni di passeggeri, nel futuro.
Ma, mentre i soldi per costruire l’infrastruttura nel Piemonte si sono trovati e le opere partiranno entro quest’anno, non si trovano i soldi per fare un’opera analoga, ma con maggiori benefici, in Sicilia. Due pesi e due misure.
Continua l’invio di risorse al Nord e di promesse al Sud, con il conseguente aumento del divario infrastrutturale ed economico. Si fa esattamente il contrario di quello che si dovrebbe per riportare il Sud in una condizione di parità con il Nord.
Altro che le castronerie che ci fanno sentire Bossi e i suoi seguaci un giorno sì e l’altro pure. Certo, nell’operazione piemontese la Regione, prima guidata dalla presidente Mercedes Bresso e da poco guidata dal leghista Roberto Cota, ha fatto da propulsore dell’opera e catalizzatore delle risorse. Esattamente il contrario di quello che fa la Regione Siciliana che respinge gli investimenti, con una burocrazia inefficiente e corrotta, e non fa nulla per ottenere le risorse su progetti.
 
La Regione non dovrebbe dispensare risorse, non dovrebbe avere un apparato che si occupa di tutto, compresa la gestione delle pensioni (unico caso in Italia), non dovrebbe avere 20.000 dipendenti ufficiali, 10.000 formatori, 28.000 forestali, oltre a una marea di precari con le sigle più disparate (Lsu, Asu, ecc...).
Una Regione che paga stipendi e indennità fa esattamente il contrario di quello che dovrebbe fare. Cioè, che cosa? Stimolare tutti i 390 sindaci a proporre progetti esecutivi di opere pubbliche, da far finanziare con i fondi europei, statali e propri. Creare una task force interna, formata dai più valenti dirigenti in grado di offrire agli investitori stranieri un servizio inappuntabile e immediato costituito dal rilascio di autorizzazioni e concessioni in 30 giorni, aprire i cantieri in tutta l’Isola.
La Regione dovrebbe far funzionare, come volano finanziario, l’Irfis, acquistato da poco da Unicredit, per trasformarlo in un istituto di supporto alle attività produttive.

La Regione dovrebbe preparare un progetto per innovare e sviluppare l’agricoltura biologica e la produzione di piante per l’ecorcarburante. Mettersi d’accordo con le compagnie di raffinazione perché trasformino i loro impianti in modo da utilizzare come materia prima i prodotti vegetali piuttosto che quelli fossili.
Insomma, la Regione dovrebbe mettersi le carte in regola, tenere i conti in equilibrio e, all’interno di essi, destinare il 50 per cento delle entrate (che sono cospicue) per finanziare insediamenti, attività e infrastrutture.
Ma la Regione siciliana fa esattamente il contrario di quanto si è scritto. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un Pil in decrescita cui corrisponde una disoccupazione in crescita; il malessere che si diffonde a macchia d’olio e travolgerà con un’onda altissima questo ceto politico che pensa egoisticamente solo a se stesso, dimenticando che ha ricevuto il mandato del popolo per servire il popolo e non i propri parenti e amici, nonchè le proprie tasche.
Gen
18
2011
La Procura di Catania ha concluso le indagini sulle assunzioni facili dell’amministrazione etnea. Si aspetta che la Procura formuli le richieste al Gip relativamente ai tre principali inquisiti: Raffaele Lombardo, Raffaele Stancanelli e Umberto Scapagnini. La Procura ha rilevato due ipotesi di reato: abuso d’ufficio e falso ideologico. Essi derivano dal fatto che il Comune abbia assunto indebitamente dei dipendenti, abbia trasformato contratti da tempo determinato a tempo indeterminato e  promosso indebitamente pubblici impiegati.
Tutto ciò dimostra, almeno allo stato dell’inchiesta, un fatto notorio, e cioè che i responsabili delle istituzioni non amministrano secondo l’interesse generale, bensì seguendo il proprio interesse, che è quello di favorire gli amici e gli amici degli amici, con ciò smentendo chi afferma (Stancanelli) che quanto precede è stato fatto nell’interesse del Comune.

Il lupo perde il pelo ma non il vizio. L’assessore regionale alle Politiche sociali, Andrea Piraino, con un atto di democristianismo, ha emesso un decreto con cui intende distribuire a 700 stagisti un assegno di 6 mila euro per anno, impegnando una spesa di 6,5 milioni di euro. In prima battuta aveva comunicato che gli stagisti beneficiari sarebbero stati 8.400. Accortosi dell’enormità della bufala ha rettificato. Piraino si è giustificato dicendo che ha concordato questa elemosina con la Caritas, come dire: Regione o Caritas, sempre elemosina è.
Ma la Regione non ha il compito di fare elemosina, bensì di ideare e realizzare un progetto di sviluppo dell’intera comunità che produca valore e ricchezza. Contro il dissennato decreto clientelare hanno protestato le parti sociali (sindacati e imprenditori) per cui il presidente della Regione, Lombardo, è stato costretto a dichiarare che avrebbe ritirato il provvedimento elargitorio. Ma il ritiro non è ancora avvenuto.
Come sempre, Piraino e Lombardo sperano che la gente dimentichi, per poter eseguire un atto indecoroso, quello di privilegiare 700 siciliani contro 236 mila disoccupati che non sono raccomandati, neanche dalla Caritas.
 
Errare umanum est, sembra invece che Lombardo voglia perseverare nel clamoroso errore che sta danneggiando la residua immagine della Sicilia in campo nazionale. Quotidiani e televisioni si stanno occupando dell’amministrazione regionale evidenziando questa bulimia di assunzioni e spese folli, mentre essa ha un buco di 2 miliardi nel bilancio che non sa come colmare.
Questa è la strada dell’inferno, che diffonde iniquità, diseducazione e malessere in tutta la popolazione siciliana, la quale riceve il messaggio che bisogna affollare le segreterie politiche per avere l’elemosina di qualunque indennità. Una vergogna che subiamo quando ci troviamo in consessi milanesi, torinesi o europei, perché non possiamo in nessun modo motivare questa politica dissennata, iniqua e contraria agli interessi dei siciliani.
Ci rendiamo conto che è più facile venire incontro a 700 persone che dire di no a 70 mila. Ma lo statista deve avere l’altezza morale per affrontare le difficoltà, spiegando come i benefici di un progetto alto arrivino per tutti dopo il periodo di avviamento.

Il guaio della Sicilia è che non ha un progetto alto e non ha neanche un progetto. Il guaio della Sicilia è che vi sono tanti gnomi che occupano ignobilmente posti di responsabilità. Il guaio della Sicilia è che non rispolvera l’orgoglio di una razza composita, ma che ha avuto i germi di tanti popoli fra cui i normanni e dimentica l’epoca d’oro di Federico II, che ebbe la ventura di insediare il primo Parlamento del mondo.
Il guaio della Sicilia è che vi è una classe di indigeni che sembrano aborigeni, che raccolgono noccioline sugli alberi, quando dovrebbero valorizzare i beni paesaggistici, archeologici e culturali abbandonati. Il guaio della Sicilia è che non mette al primo punto lo sviluppo del turismo, dei servizi avanzati e dell’agricoltura innovativa, restando asfissiata dalle industrie di raffinazione che uccidono tanti siciliani e fanno nascere bambini malformati.
Non è facendo l’elenco dei guai che risolviamo i problemi. Per questo noi proponiamo soluzioni, soluzioni e soluzioni.
 
Ott
22
2010
Giuseppe Castiglione, coordinatore del Pdl in Sicilia, ha lanciato una proposta (forse una provocazione): “Alle prossime elezioni comunali appoggeremmo la candidatura di Enzo Bianco, magari in coppia con Nello Musumeci”. Non abbiamo ancora bene individuato la motivazione di questa uscita, però l’idea ci piace. Sia Bianco che Musumeci sono due amministratori di notevole spessore e capacità, e lo hanno dimostrato facendo, il primo, il sindaco di Catania, e, il secondo, il presidente della Provincia etnea.
Nella comunicazione di Castiglione bisogna anche individuare la causa dell’implicita censura che con questa proposta ha fatto all’attuale sindaco, Raffaele Stancanelli. Infatti, è norma che la maggioranza ricandidi il sindaco uscente, cosa che non avverrebbe nell’ipotesi prima prospettata. L’amministrazione Stancanelli ha preso in carico una situazione disastrosa, la cui responsabilità è identificata nell’ex sindaco Umberto Scapagnini: accumulo di debiti senza controllo, distruzione delle attività commerciali e dei servizi, cancellazione di importanti eventi che avevano attirato i turisti e l’attenzione dell’opinione pubblica nazionale, e via enumerando.

Stancanelli ha subito adottato una politica di rigore nelle spese: ha ottenuto (almeno sulla carta) un contributo straordinario di 140 milioni dal Governo, ha rinegoziato i mutui e ha tentato di limare la spesa corrente. Nel giugno del 2008, quando ha assunto la responsabilità di sindaco, ha dichiarato che i debiti verso i fornitori sarebbero stati pagati in eguale misura e con scrupoloso ordine cronologico.
Che questo sia avvenuto non è provato. Siamo solo alle dichiarazioni del primo cittadino e di qualche suo dirigente. Se egli avesse voluto dar conto ai cittadini di questo sano principio, come era suo dovere, avrebbe dovuto fare inserire sul sito internet del Comune l’elenco completo dei creditori, corredato della data e dell’importo dei crediti. Successivamente, man mano che i pagamenti fossero stati effettuati, i crediti sarebbero stati cancellati.
Abbiamo più volte chiesto alla ragioneria perché questo esempio di trasparenza non fosse stato attuato e c’è stata data una risposta destituita di fondamento: questione di privacy.
 
È noto che il Codice della privacy (D.lgs .196/2003) prevede che vadano tutelati i dati sensibili delle persone fisiche, su questo si basa la polemica delle intercettazioni. Ma non vi è necessità di alcuna tutela che riguardi le imprese, perché esse sono iscritte in pubblici registri quali quelli delle Camere di commercio. I loro bilanci sono pubblici e qualunque cittadino volesse prenderne visione può farlo utilizzando il software camerale denominato Telemaco.
Non vi è, dunque, alcuna ragione legale perché l’amministrazione comunale non metta sul sito l’elenco completo dei suoi debiti verso fornitori, tutte imprese (individuali o in forma societaria) e quindi regolarmente iscritte alla Camera di commercio. Se tale elenco non viene pubblicato sul sito, vi sono altre ragioni che cercheremo di individuare non appena avremo notizie più precise su possibili digressione rispetto al rigoroso ordine cronologico dei pagamenti.
Però, abbiamo notizie che alcuni creditori hanno visto raddoppiato il loro credito, dal giugno 2008 a oggi.

L’aspetto più grave dell’amministrazione Stancanelli è che il territorio di Catania non è controllato, né di giorno né di notte. Non si scoprono le evasioni tributarie, non si individuano i circa 15 mila immobili fantasma (non registrati all’Agenzia del territorio), non si scovano i morosi, non si puniscono gli abusi continui nel traffico, non si perseguono i guidatori senza casco o senza cinture. Il caos è completo.
Il guaio peggiore riguarda l’economia della città. L’Amministrazione non ha un progetto, non spinge le attività economiche, non coordina le iniziative che andrebbero collegate con quelle di altre di città del Nord. Non fa quanto deve fare per tentare di incrementare il Pil, migliorare i servizi e far stare meglio i propri cittadini. Continua a trascurare, poi, l’enorme montagna di debiti dell’Amt (che ha il doppio del personale necessario, ma in compenso la metà degli autobus che stanno nei garage, guasti).
Qualcuno dice: “Catania è morta”. Noi ribaltiamo la frase e diciamo: “Viva Catania”. Ma ci vuole chi sia capace di esaltarla.
Ott
14
2010
Qualche sera fa sono stato speaker in un incontro, ospite il sindaco di Catania, Raffaele Stancanelli, e il deputato Giovanni Barbagallo (Pd).
Non entro nel merito della materia trattata, oggetto di altro servizio già pubblicato mercoledi 29 settembre. Ma è emerso un dato, comune a quasi tutti i sindaci siciliani, ed è la lamentela della scarsa educazione dei cittadini. È impossibile, sostengono i sindaci, controllare tutto il territorio, minuto per minuto e centimetro per centimetro. Vero, ma da questo estremo non si può giustificare l’altro e cioè che non si esercita nessun controllo sistematico nè dei cittadini, nè dei servizi prodotti dall’amministrazione, nè del territorio.
C’è una via di mezzo, che è quella del buon senso, secondo la quale ogni sindaco deve mettere in campo tutte le risorse che ha per far funzionare la sua macchina amministrativa e per fare in modo che i bravi cittadini, in maggioranza, vengano tutelati dai cattivi cittadini maleducati e fetenti. Vi è poi un altro aspetto che non va sottovalutato dalle amministrazioni comunali: riguarda la corruzione. Una battuta riferisce “quel dirigente aveva le mani pulite: portava i guanti quando prendeva le buste”.

Per evitare la corruzione dentro le amministrazioni comunali, è indispensabile che vi sia trasparenza, di modo che tutti i cittadini possano controllare. La trasparenza come si estrinseca? Attraverso il portale  web nel quale vengano scritti giorno per giorno tutti gli atti deliberativi e amministrativi di Giunta e Consiglio nonchè tutte le direttive dei dirigenti.
La trasparenza si attua anche inserendo tutti i servizi nello stesso portale e consentendo ai cittadini di farne richiesta dal proprio desk. Si eviterebbe così quella becera imposizione di dipendenti che chiedono la presenza fisica dei cittadini presso i loro sportelli, esercitando una sorta di sudditanza fisica e psicologica, secondo la quale questi ultimi sono sempre tenuti a rendere conto o a dimostrare.
La legge 69/2009 ha previsto (art. 33 e seguenti) la delega al Governo per modificare il Codice dell’amministrazione digitale, già approvato in prima battuta dal Cdm del 19 febbraio. In esso si sancisce il dovere per la Pubblica amministrazione di non richiedere al cittadino documenti che la Pa ha già al suo interno con delle sanzioni per le Pa inadempienti. Ma dirigenti e dipendenti pubblici fanno orecchie da mercante.
 
I burocrati continuano a vessare i cittadini, chiedendo loro di recarsi in questo o quello ufficio, a presentare questo o quel documento.
Comprendiamo che ribaltare la vecchia mentalità, che dura da oltre sessant’anni, sia molto difficile. Ma è un’esigenza indifferibile. Per accelerare questo processo di cambiamento è indispensabile mettere in atto tutti i controlli effettivi e non formali previsti da chi ha competenze professionali in materia di organizzazione aziendale.
Non è accettabile che il corpo dei Vigili urbani di Catania, o di Palermo, tenga due terzi dei propri dipendenti dietro le scrivanie a non fare l’attività per cui sono stati assunti. I Vigili urbani devono controllare il territorio in modo sistematico, anche aiutati da una rete di telecamere installate in posti sensibili, in modo da avere sottocchio tutti i quartieri della città.
Quando si verifica un’anomalia, un pericolo, un reato, il corpo della Polizia municipale dovrebbe avere dieci squadre di pronto intervento che si catapultano sul luogo dove si è manifestato il pericolo. Ovviamente parliamo di vigili addestrati in ogni senso per rendere efficace la propria azione.

Il Federalismo accorcia la distanza tra i cittadini ed il sindaco, perchè dà la facoltà all’amministrazione di modulare le addizionali alle imposte nazionali in relazione alle proprie esigenze di bilancio. Cosicchè, se il sindaco le aumenterà, dovrà spiegare che i relativi introiti sono ben spesi. Il Federalismo prevede anche che una quota dell’Iva, cioè l’imposta sui consumi, vada ai Comuni, non solo, ma stabilisce premi per quelle amministrazioni locali che snidino gli evasori, prevedendo a loro favore una percentuale, sull’ammontare incassato, del 30 per cento.
Il complesso di operazioni prima descritte hanno lo scopo di responsabilizzare i sindaci, i quali ancor più saranno coloro ai quali i cittadini si rivolgeranno nel bene e nel male. Solo che ora, con la diminuzione delle risorse finanziarie, i primi cittadini non potranno più scambiare il voto col favore, ma saranno costretti a chiedere il consenso sulla base della buona amministrazione e di ottimi servizi prestati.
Mar
16
2010
Abbiamo notizie che una Procura abbia aperto un’inchiesta perché sembra che la vittoria del Catania sull’Inter non sia chiara come appare. Quando si apre un fascicolo bisogna metterci dentro Berlusconi. L’assunto sarebbe che pur di battere il suo rivale Moratti, il Cavaliere avrebbe preso contatti con il patron del Catania, Pulvirenti, per fare in modo che la squadra rossoazzurra si galvanizzasse e desse una sonora batosta ai cugini neroazzurri. E così è stato, non si sa per effetto di quale miracolo.
Non sono un tecnico e non mi azzardo a fare come i sessanta milioni di italiani, che si improvvisano allenatori della Nazionale e della propria squadra. Mi sembra, però, che i carusi catanesi, ivi compresi gli stranieri, si sono dati da fare per onorare il patto Berlusconi-Pulvirenti.
Certo i bookmakers davano il Catania come squadra perdente e quindi la sua condotta ha sorpreso non solo gli spettatori scatenati, ma anche gli stessi telecronisti, come accadde nel 1961.

Una partita di calcio è sempre una partita di calcio e andrebbe collocata nella sua giusta posizione, e cioè quella di un evento sportivo, ma i media moltiplicano l’effetto dell’evento perché attraverso gli spettatori possono amplificare le conseguenze economiche e quindi i diritti televisivi e commerciali: in breve, il forte incremento del business che ruota attorno ai pedatori, come li chiamava il non dimenticato Nicolò Carosio, quello del quasi goal, quando un pallone non entrava in porta.
Una squadra di provincia, come quella del Catania, che ha buone basi imprenditoriali, utilizza bene le non cospicue risorse finanziarie di cui dispone. Merito di un assetto aziendale efficace che coniuga i risultati sportivi con quelli economici.
Come sanno gli affezionati lettori, non è nostra abitudine incensare chicchessia, ma quando nella nostra terra si verifica un fatto positivo, fra tanti negativi, abbiamo il dovere di sottolinearlo.
Si potrebbe aggiungere che anche il Palermo va bene, ed è vero. Ma là il merito si deve ascrivere al friulano Zamparini che ci ha messo soldi e passione, mentre nella città dell’Elefante i soldi e la passione li ha messi un imprenditore catanese.
 
L’entusiasmo e l’interesse che ruotano attorno al calcio catanese vorremmo che si spostasse per tutti gli altri settori della Comunità, a partire dalla stessa Amministrazione civica. Nel forum, pubblicato a pagina sei, il Sindaco Raffaele Stancanelli ci ha illustrato i risultati di una politica fatta di piccoli passi, tutta mirata al risanamento dei buchi di bilancio prodotti dalle amministrazioni dell’ex sindaco Scapagnini.
Non avere fatto fallire il Comune è un grande merito e costituisce una pre-condizione per attuare un processo di sviluppo, purtroppo fermo da molti anni. Il Sindaco si è impegnato a pagare i fornitori fino all’anno 2007 entro i prossimi mesi. Si è impegnato anche a gestire con pugno duro il territorio, chiedendo la collaborazione  dei cittadini, ma colpendo quelli irrimediabilmente indisciplinati.

Sul tavolo del primo cittadino vi sono due grossi problemi: il Piano regolatore generale e la cinquantennale controversia di Corso Martiri della Libertà. La soluzione di questi due problemi comportrebbe l’attivazione di cantieri con migliaia di nuovi occupati. Stancanelli ha anche sul tavolo la questione dei quattro parcheggi scambiatori e dei nove parcheggi da costruire, purtroppo bloccati non per responsabilità della Procura di Catania, ma per tutti gli ingarbugli creati dalle precedenti amministrazioni.
Il procuratore, Vincenzo D’Agata, nel forum pubblicato venerdi 12 marzo, ha fatto un’importante apertura al sindaco: “Eliminate le cause, per eliminare il sequestro. Dividere le responsabilità personali da quelle istituzionali”.
Il sindaco, che ha letto questa dichiarazione, si è detto pronto a fare la sua parte. Ci attendiamo che la situazione si sblocchi definitivamente nei prossimi mesi e, anche in questo caso, vengano attivati migliaia di posti di lavoro.
Ps. Smentisco che Berlusconi abbia pagato Pulvirenti. L’avrete capito, ma anche nelle cose serie ogni tanto ci sta un piccolo scherzo.