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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Caterina Chinnici

Giu
29
2011
Il 16 luglio dello scorso anno pubblicammo un editoriale dal titolo “Quella vergogna dei pensionati regionali”. Ritorniamo sulla questione perché la vergogna è rimasta inalterata.
La vergogna consiste nel fatto che i pensionati della Regione sono particolarmente privilegiati perché rispetto a quelli statali percepiscono un assegno medio superiore del 30 per cento; una seconda vergogna, perché tale super pensione è calcolata in più anche rispetto a quella dei dipendenti degli enti locali siciliani; una terza vergogna riguarda il privilegio di andare in pensione con 20 (donne) o 25 (uomini) anni di cosiddetto servizio, sol perché abbiano un parente con disabilità gravi, mentre la legge nazionale prevede quest’eventualità solo se l’handicap colpisce il pensionando.
L’assessore Chinnici, rossa dalla vergogna per le giuste inchieste che hanno fatto giornali nazionali, si è affrettata a preparare un Disegno di legge che riporti la normativa siciliana a quella nazionale, ma limitatamente alla disabilità degli stesssi dipendenti. La vergogna non è stata sufficiente per inserire nello stesso Disegno di legge l’allineamento delle pensioni dei regionali a quelle degli statali e dei dipendenti degli Enti locali siciliani.

I baby pensionati, dal 2004 ad oggi sono oltre mille, persone sanissime che hanno avuto la sventura di una grave disabilità di un parente. Il che significa che riceveranno l’assegno pensionistico, secondo l’attuale attesa di vita, per i prossimi trent’anni. Questo, più che vergognoso, è socialmente destabilizzante, tenuto conto che la Sicilia ha 236 mila disoccupati (Istat 2009) e centinaia di migliaia di persone che vivono sull’orlo della povertà.
Ma i vergognosi privilegi non finiscono qua. Ve ne cito altri due: il primo riguarda le indennità di consiglieri e assessori di Enti locali ai vari livelli. Con la legge 122/10 è stato stabilito che dall’1 gennaio 2011 tali indennità dovessero essere tagliate intorno al 10 per cento. Ha stupito la circolare n. 1/2011 dell’assessore Chinnici che ha comunicato  ai consiglieri siciliani che la legge nazionale non sarebbe stata applicata e che per conseguenza potevano dormire sogni tranquilli, continuando a percepire le vecchie indennità.
 
Vi è poi un ulteriore vergognoso privilegio riguardante i dipendenti regionali: percepire stipendi mediamente superiori del 30 per cento a quelli dei loro colleghi statali e dei dipendenti degli enti locali siciliani. Qui ci fermiamo anche se l’elenco non è finito. Ogni volta che mettiamo mani nel bilancio della Regione scopriamo un continuo verminaio, fatto di porcherie di ogni genere, cioè di privilegi e di favori dispensati a destra e a manca.
Si tratta di un comportamento palesemente clientelare basato sul metodo del favore. Vorremmo che il presidente del Governo, Raffaele Lombardo, si ricordasse di essere presidente dei siciliani e non dei suoi amici. Lo stesso dicasi dei dodici assessori, cosiddetti tecnici, e dei 31 dirigenti generali che hanno responsabilità e doveri, non vantaggi e privilegi.
La questione delle questioni è sapere da tutti costoro se ricordano che cosa siano l’etica politica, i valori morali di riferimento dei loro comportamenti, l’equità come principio fondamentale di una Comunità, secondo il quale ognuno riceve per quello che merita dopo aver fatto il proprio dovere. Il rapporto fra meriti e bisogni ha comportato lunghe riflessioni.

Una Comunità, come quella siciliana, che non fonda il suo funzionamento sull’eguaglianza dei cittadini, prevista dall’articolo 3 della Costituzione, è da condannare senza mezzi termini. Ora, io non voglio apparire come Thomas More (1477-1535), che da Cancelliere del regno criticò aspramente Enrico VIII, difendendo i principi morali; e per questo venne processato, torturato e messo a morte, divenendo santo.
Lungi mille miglia il paragone, tuttavia non posso che ribadire ogni giorno una necessità: tutti i cittadini, a cominciare da quelli che hanno responsabilità istituzionali, debbono osservare innanzitutto le regole morali.
Voglio chiedere al presidente Lombardo e all’assessore Chinnici quali siano le regole di equità che li hanno portati in questi tre anni di legislatura a mantenere in vita i privilegi prima elencati e tanti altri che elenchiamo costantemente in questo giornale.
La coscienza ha la voce. Ascoltiamola o ce ne pentiremo.
Mag
07
2011
Il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, e l’assessore al ramo, Caterina Chinnici, stanno spendendo risorse pubbliche per comunicare ai siciliani, mediante pagine su alcuni quotidiani, scelti violando l’articolo 97 della Costituzione sul buon andamento e l’imparzialità e l’articolo 23 bis della legge 133/08 sull’economicità e sulla parità di trattamento della Pubblica amministrazione. La legge regionale sulla trasparenza, così com’è, è un bluff vero e proprio e, come è nostro costume, lo scriviamo senza giri di parole, spiegandovi il perchè.
In primo luogo si tratta di una norma cornice che non ha alcun effetto per i siciliani. Per assumere qualche operatività dovranno essere pubblicati decreti e regolamenti attuativi, cosa che, coi tempi che corrono, prenderanno mesi se non anni.
In secondo luogo, la legge non prevede tempi certi per la sua attuazione, come invece ha fatto puntualmente il decreto legislativo n. 235/2010, detto Cad 2.
In terzo luogo non è stato inserito il meccanismo premi/sanzioni relativo a dirigenti e dipendenti e cioè il valore del merito o del demerito.

Le tre omissioni prima descritte faranno fallire miseramente questa legge, che è stata approvata così - priva di contenuti effettivi - proprio per renderla inattuabile. Se avesse inciso sul sistema della Pubblica amministrazione, la corporazione dei dirigenti e dei dipendenti regionali avrebbe fatto in modo che essa non venisse approvata.
Vanno aggiunte altre osservazioni che ci sono state fatte da Francesco Beltrame, presidente dell’Ente nazionale per la digitalizzazione della pubblica amministrazione (DigitPA), che si possono leggere nel forum pubblicato nelle pagine interne.
Vi è un quadro normativo che stringe la Pa in una morsa e comincia a costringerla a fare il proprio dovere. Precisamente: 1. La legge n. 196/99 sulla Contabilità di Stato, che passa dai capitoli al full cost; 2. La legge n. 203/08 che istituisce le performance e i dividendi di efficienza; 3. Il Dlgs n. 150/10, detto riforma Brunetta, che trasforma i dividendi di efficienza in tre fasce; 4. Il già citato Dlgs 235/10 che contiene il nuovo Cad. Dall’insieme delle norme citate doveva essere preso spunto per redigere il testo di questa cosiddetta legge sulla trasparenza. Non ve ne è traccia.
 
L’assessore Chinnici dovrebbe dire all’opinione pubblica perchè non ha controllato se i 390 Comuni, affidati alle sue cure, abbiano o meno attivato la Pec nel protocollo e in tutti gli uffici interni, obbligatoriamente in funzione dal 25 aprile scorso.
Dovrebbe anche informare se ha messo in atto percorsi formativi per dirigenti e dipendenti atti a realizzare tempestivamente le norme nazionali più che l’inutile canovaccio di questa norma, da cui non traspare nulla.
Dovrebbe anche informare se e quali provvedimenti abbia preso nei confronti dei Comuni inadempienti, che continuano illegittimamente a usare procedure fuori legge facendo uso di carta anziché di files. Dovrebbe ancora informare l’opinione pubblica se ha inviato gli ispettori o i commissari ad acta negli uffici della Regione e dei Comuni per accertare le violazioni delle leggi di cui sopra.
Dispiace fare queste fotografie che sottoponiamo all’opinione pubblica, ancora di più perchè l’assessore è un esimio magistrato degno di fede e di prestigio. Ma qui non discutiamo nè la persona, nè il professionista, bensì il responsabile istituzionale che non fa il proprio dovere.

Paradossalmente, la mastodontica macchina dello Stato si sta innovando, anche con l’approvazione delle leggi sul federalismo che aiutano collateralmente la modernizzazione dello Stato. Mentre la nostra Regione, che dovrebbe essere la prima per innovazione, continua a fare la Cenerentola ignorando, per incapacità dei suoi rappresentanti politici e burocratici, il mondo dell’Ict (Information and communication technology).
Come può diventare competitiva una Regione lentissima di fronte ad altre che corrono? La lentezza sta nel disbrigo delle procedure burocratiche di ogni iniziativa pubblica e privata, alla quale molti dirigenti regionali, sadici o ignavi, hanno il gusto di dire sempre di no. Di fronte ai “signor no” gli assessori restano anch’essi pavidi e ignavi, mentre potrebbero scegliere, tra i duemila dirigenti, quelli bravi, volenterosi e capaci che, invece, vengono emarginati.
Gen
20
2011
Il burocratese è un linguaggio usato apposta per confondere i cittadini con lo specifico obiettivo di nascondere la verità. La premessa è necessaria per informarvi della circolare n. 1 del 13/01/2011 dell’assessore delle Autonomie locali e della funzione pubblica, Caterina Chinnici, la quale sembra abbia il compito precipuo di salvaguardare i privilegi dei parassiti che vivono sui faticati contributi erariali, pagati dai siciliani.
Riepiloghiamo la questione. La finanziaria 191/2009 ha previsto di: a) sopprimere la figura del difensore civico; b) sopprimere le circoscrizioni comunali, salvo i Comuni con più di 250 mila abitanti; c) sopprimere la figura del direttore generale salvo che nei Comuni con popolazione superiore a 100 mila abitanti; d) sopprimere i consorzi fra enti locali. La successiva legge 122/2010, nel proseguire la politica di riduzione dei costi degli apparati politici e amministrativi, ha individuato ulteriori tagli: a) i titolari di cariche elettive o incaricati di partecipare ad organi collegiali possono avere solo rimborsi spese e gettoni di presenza non superiori a 30 euro per seduta; b) la soppressione di indennità ai consiglieri circoscrizionali; c) la riduzione delle indennità dei consiglieri comunali; d) l’eliminazione di qualsiasi emolumento ad amministratori di comunità montane e unioni di Comuni aventi per oggetto la gestione dei servizi e pubbliche funzioni.

Ancora, il divieto di cumulo di emolumenti per parlamentari nazionali, europei e regionali; la soppressione delle indennità di missione degli amministratori locali, il divieto di rimborso delle spese diverse da quelle di viaggio dovute agli amministratori e così via.
Il governo Lombardo, anzicchè esultare per questa politica di rigore che gli viene a fagiolo, tenuto conto del buco di bilancio di due miliardi, continua nella sua dissennata politica di sperpero delle risorse pubbliche siciliane. Il suo assessore al ramo, con una sottile disquisizione giuridica nella quale non entriamo, perchè non riguarda la sostanza della questione, sostiene che la normativa nazionale non si applichi nella Regione siciliana e che in virtù dello Statuto autonomista privilegi e sprechi che vengono tagliati nelle altre regioni italiane qui resteranno.
 
Sentite cosa scrive l’assessore nel penultimo capoverso: “Gli enti locali continueranno ad applicare, in realazione agli istituti oggetto delle sopraindicate norme statali, in atto non recepite dal legislatore regionale, la normativa vigente nella Regione siciliana”.
Cari lettori, vi rendete conto dell’inaudito comportamento di lor signori, che fa il paio con l’altro attuato per i cinquemila neoassunti alla Regione siciliana, discriminando pesantemente tutti coloro che a suo tempo non sono stati chiamati per raccomandazione. E si accorda con il mantenimento dell’altro privilegio, quello dei deputati regionali, i quali per effetto della l.r. n. 44/1965 hanno gli stipendi equiparati a quelli dei senatori. Ma, quando il Senato ha elevato da metà all’intera legislatura il tempo necessario per maturare il diritto alla pensione di ex parlamentare, l’Assemblea regionale lo ha lasciato a due anni sei mesi e un giorno.
Altro privilegio che rimane inalterato è dato dagli stipendi maggiorati dei dipendenti regionali, in ordine al 30 per cento rispetto ai dipendenti ministeriali, e dalle pensioni elargite con munificenza a dipendenti, anche con soli 25 anni di servizio e, in media, pari al doppio dell’importo delle pensioni dei dipendenti di altre Regioni.

Potremmo continuare il lungo elenco, ma ci sembra che i punti toccati siano sufficienti per fotografare una Regione che pensa a se stessa in un clima di auto-referenzialità distruttrice di attività positive. La politica di questa eterogenea maggioranza è contraria agli interessi dei siciliani perchè non ha un progetto nè la capacità di idearlo e realizzarlo. Ci dispiacciono queste obiettive considerazioni. Vorremmo tessere le lodi di un governo che tagli rigorosamente i privilegi, che emargini i parassiti, che riordini il sistema pubblico, immettendo forti dosi di auto-propulsione, che combatta la corruzione penale e morale, per imboccare la via dello sviluppo.
Purtroppo non possiamo farlo perchè non c’è un solo atto che vada in questa direzione, mentre il Governo o sta immobile oppure compie atti dannosi all’economia e contrari all’equità che avrebbe il dovere di diffondere nella Comunità siciliana.
Nov
27
2010
L’assessore al Personale, Caterina Chinnici, avrà ricevuto pressioni fortissime dai sindacati che rappresentano i dipendenti regionali, per aprire la trattativa tendente ad aumentare gli emolumenti dei privilegiati. Non comprendiamo come l’assessore possa avere accettato di discutere su un punto dopo che il presidente Lombardo aveva comunicato all’opinione pubblica: a) che si sarebbe applicato l’articolo 30 del disegno di legge n. 631 del 29 ottobre 2010 sulla finanziaria 2011 e cioè che l’Aran Sicilia viene soppressa; b) che la trattativa relativamente al contratto di comparto e dirigenti regionali sarebbe passata all’Aran nazionale; c) che, per conseguenza, tali emolumenti si sarebbero bloccati in attesa che quelli degli statali li raggiungessero, essendo oggi inferiori mediamente del 37 per cento.
In violazione dell’indirizzo politico del Governo, trasfuso nel ddl citato, la Chinnici ha aperto la trattativa (cosa che non poteva fare) e ha concordato di massima ulteriori aumenti da aggiungere agli stipendi già molto elevati dei regionali.

Si tratta di comportamento incomprensibile. Delle due, l’una: o la Chinnici ha il consenso sotto banco di Lombardo, o agisce in totale disaccordo col Governo di cui fa parte, tradendo in modo visibile la delega fiduciaria che gli ha assegnato il presidente sia come assessore che come attribuzione del ramo amministrativo. Riteniamo la dottoressa Chinnici persona molto intelligente e capace, perciò l’unica spiegazione che troviamo è che il suo comportamento si debba attribuire alle forti pressioni della corporazione privilegiata dei dipendenti, rappresentata dall’altrettanto forte corporazione del sindacato.
L’assessore all’Economia, Gaetano Armao, ha grosse difficoltà nel tentare di coprire il buco finanziario di due miliardi, stipulando un nuovo mutuo di 850 milioni che si addiziona ai circa 4 miliardi di debiti che sono già sul groppone regionale. Egli dovrà procedere con l’accetta per disboscare il mare magnum di sprechi e sperperi che si annidano in tutti i capitoli del bilancio regionale. In questo quadro è da incoscienti e da irresponsabili pensare di assumere ulteriori oneri finanziari sul versante dei dipendenti. In particolare, l’assunzione a tempo indeterminato di cinquemila precari, in corso di contrattualizzazione contro l’interesse dei 236 mila disoccupati siciliani.
 
Non solo, Lombardo deve dire un “no” grande e chiaro all’iniziativa della Chinnici bloccando la trattativa, e, come si è impegnato a fare nel disegno di legge citato, deve rinviare il tutto all’Aran nazionale: in questo modo si toglie dalle mani la patata bollente perchè tutti i dipendenti regionali saranno equiparati a quelli delle altre regioni e ai dipendenti statali, con ciò mettendo una pietra tombale sui privilegi.
Ma i privilegi rimangono perchè comunque questi dipendenti guadagnano, come si scriveva prima, il 37 per cento in più. Lombardo dovrebbe anche bloccare la contrattualizzazione dei cinquemila dipendenti nuovi, in quanto del tutto inutili, con ciò dimostrando all’opinione pubblica che egli non persegue una politica clientelare tale qual è l’assunzione di  futuri galoppini elettorali. Non c’è altra spiegazione perchè è troppo stridente il contrasto fra la mancanza di risorse e, dall’altra parte, l’accollo di nuovi oneri. Solo un comportamento schizofrenico può indurre a questo. E siccome Lombardo è uno psichiatra e non può avere un comportamento schizofrenico, non può che essere coerente con l’indirizzo politico del suo Governo e bloccare aumenti ed assunzioni.

La questione che descriviamo rientra nella programmazione generale di politica economica che non può essere attuata se la macchina amministrativa non è funzionante. Non solo c’è il danno di cinquemila dipendenti ordinari in più, non solo c’è l’ulteriore danno di altri cinquemila dipendenti assumendi inutili, non solo c’è il danno degli stipendi esorbitanti, ma quello superiore a tutti è che queste persone tengono la macchina amministrativa bloccata.
Una dimostrazione per tutte: la Regione avrebbe dovuto spendere alla fine di quest’anno dieci miliardi di fondi Ue, statali e regionali, mentre ha speso la miseria di qualche centinaio di milioni. La conseguenza è che al sistema regionale manca l’immissione di liquidità, con la difficoltà comprensibile che la ruota dell’economia ha rallentato fino a quasi fermarsi. Una responsabilità primaria dell’attuale Governo che sta contribuendo a impoverire i siciliani.
Set
25
2010
Abbiamo letto la circolare del dirigente generale del personale della Regione n. 8/2010, con la quale attiva la procedura di assunzione in via definitiva di circa cinquemila dipendenti di fascia A e B (autisti, uscieri, commessi ed altri il cui titolo di studio sia non superiore a quello dell’obbligo scolastico, ovvero la terza media). È ben evidente che di questa tipologia di personale la Regione (e nessun’altra Pubblica amministrazione) non ha più bisogno, tenuto conto che la carta va a scomparire sostituita dai files, che gli autisti pensionandi non vanno sostituiti per riduzione di spesa, che non c’è più bisogno di camminatori o uscieri.
Si tratta di un’operazione meramente clientelare, stigmatizzata da importanti quotidiani nazionali e che noi non possiamo non evidenziare. Il comportamento dell’ex assessore al ramo, Caterina Chinnici, è ineccepibile sul piano formale, ma la decisione del Governo di caricarsi i circa cinquemila dipendenti inutili rientra nel vecchio metodo di stampo democristiano che fondava la sua sopravvivenza sul favore individuale.
Non vi è dubbio che questi cinquemila assumendi saranno grati all’attuale maggioranza trasversale (dall’Mpa, ai finiani, al Pd) e dunque alle prossime elezioni si trasformeranno in galoppini.

Se l’azione della Chinnici è formalmente ineccepibile, se l’iniziativa del dirigente generale non è criticabile in quanto anch’essa formalmente ineccepibile, vi sono due questioni in senso contrario che vanno portate all’opinione pubblica e che dimostrano in maniera inoppugnabile come dietro uno schermo legale si nasconda la violazione del principio di equità fra i cittadini. Viene dimostrato che accontentare cinquemila persone ne scontenta 236 mila: tanti sono i disoccupati della Sicilia.
Riportiamo ancora quanto ha affermato il Consiglio di Stato in materia con tre sue decisioni (n. 4495/10; n. 24/04; n. 141/99). L’alto consesso ricorda che la deroga al concorso pubblico (art. 97 della Costituzione) può essere considerata legittima a condizione che non si traduca in un privilegio in danno degli altri aspiranti. Dunque, oltre ai cinquemila precari, con cui illegittimamente si stanno stipulando i contratti a tempo indeterminato, tutti i 236 mila disoccupati siciliani, denominati aspiranti, possono fare domanda per essere assunti al pari di chi è dentro.
 
Proprio il fatto che chi lavora alla Regione anche da vent’anni non ha una particolare qualificazione (basta che sia in possesso della licenza della terza media) rende tutti gli altri siciliani altrettanto legittimati ad aspirarvi. Questi ultimi devono semplicemente fare domanda in massa e chiedere che la Regione tenga conto dei loro diritti. Sembra strano che i sindacati regionali non abbiano attivato le procedure per consentire a tutti i siciliani disoccupati e bisognosi di lavoro di partecipare con pari diritto alle selezioni per essere assunti alla Regione.
Ma i sindacati difendono gli interessi di tutti i lavoratori e i disoccupati o solo quelli dei precari regionali? Se essi non hanno la capacità di capire che un siciliano è uguale all’altro, come possono comparire davanti all’opinione pubblica per difendere la corporazione dei precari, trascurando i diritti di tutti gli altri siciliani? Leggete le risposte pubblicate nell’inchiesta odierna.

In questa vicenda - che comprende anche tutti gli altri precari, dai forestali ai formatori, agli inutili dipendenti della Resais spa ed a quelli delle altre partecipate regionali, che spendono soldi pubblici con fini clientelari - il Governo regionale non si comporta da pater familias, secondo il quale tutti i figli sono uguali, ma continua a dare privilegi ad alcuni (i precari interni), ghettizzando tutti gli altri (i disoccupati).
In Sicilia, da due anni, si dibatte sul quadro politico. Dibattito totalmente inutile perché non produce risultati. Si discute di precari, altro argomento inutile sul piano dello sviluppo, ma stiamo a zero sui piani regionali che dovrebbero innestarlo. L’abbiamo scritto più volte e non lo ripeteremo ancora oggi, ma una richiesta perentoria dobbiamo farla alla Giunta: operate in modo da immettere liquidità nel sistema siciliano ora, senza ulteriori ritardi, o l’asfissia della popolazione e delle imprese vi travolgerà, senza scampo.
Gen
29
2010
Col nuovo disegno delle tredici branche amministrative (Presidenza e dodici assessorati), la nomina e le deleghe agli assessori, la nomina dei pletorici Gabinetti e quella dei direttori generali di Dipartimento e degli Uffici speciali, si è completata la mappa di coloro che hanno la responsabilità politica e burocratica di guidare la Sicilia verso il futuro.
La polemica degli oltre 2.200 dirigenti, molti dei quali promossi graziosamente in base al clientelismo, ha una sua ragion d’essere nei confronti dei nove dirigenti esterni. Ma la legge consente di nominarne fino al trenta per cento degli interni, e così è stato.
Le polemiche vanno accantonate, ora bisogna lavorare, lavorare e lavorare, con professionalità, profitto e disinteresse personale. Il presidente della Regione, eletto dai siciliani e non dai novanta deputati, ha le mani libere per la sua attività di Governo perché deve attuare il programma che ha proposto agli elettori e solo ad essi risponde.

In questo nuovo disegno, ogni assessore-delegato ha grande responsabilità, ma due di essi hanno una particolare importanza.
Michele Cimino, oltre che vice presidente della Regione, è il Tremonti siciliano, avendo la responsabilità dell’assessorato all’Economia, le cui competenze riguardano le finanze della Regione nonché la formazione dei bilanci, preventivo e consuntivo e la loro puntuale esecuzione. Cimino deve badare, da un canto, a tagliare le spese correnti, ma non le spese sociali, fra cui per prime quelle che riguardano i costi della politica, attuando il disposto dell’articolo 2, commi 183-184 della Finanziaria 2010 (riduzione del 20 per cento di consiglieri), comma 185 (riduzione degli assessori a un quarto del numero dei consiglieri comunali, e a un quinto di quelli provinciali) e controllare l’attuazione della l.r. 22/08.
E ancora, tagliare tutti quegli sprechi che ammontano a diversi miliardi di euro. Ne citiamo uno solo, a titolo di esempio: 1,1 miliardi di euro per le Province, così come sono in base alla legge incostituzionale n. 9/1986, in quanto in conflitto con l’art. 15 dello Statuto. Cimino ha poi il compito di trasformare i risparmi ottenuti dalla spesa corrente in investimenti produttivi o in investimenti per infrastrutture, sapendo che per ogni miliardo si mettono in moto migliaia di  posti di lavoro.
 
L’altro importante assessore è Caterina Chinnici, magistrato integerrimo e rigorosissimo, che si sta facendo un’esperienza nei meandri di una burocrazia piena di buchi, favoritismi, clientele e perfino corrotta. La Chinnici, con l’assunzione del suo assessorato del fondamentale settore della Funzione pubblica, può considerarsi il Brunetta siciliano. Che deve fare l’assessore? Deve inserire nel funzionamento della Pa regionale i valori di merito e responsabilità attraverso nuove norme e la modifica degli attuali contratti collettivi che consentono vergogne come l’ultima: la riassunzione di un dipendente condannato, che però l’amministrazione ha sospeso.
La sua azione è quindi trasversale e può inserire elementi di efficienza, in atto inesistenti, desunti in modo scientifico in base a modelli matematici di organizzazione esistenti, che vengono regolarmente applicati in tutti i settori dei servizi.
L’assessore può e deve chiedere a ciascun suo collega che gli facciano pervenire i piani industriali, Dipartimento per Dipartimento, in base ai quali viene determinato il fabbisogno di figure professionali, nonché di risorse necessarie alla produzione dei servizi. Dalla sua azione dipende l’acquisizione di un comportamento virtuoso da parte di tutta l’amministrazione.

Michele Cimino, storico editorialista di questa testata, e Caterina Chinnici, per la sua storia e per la sua professionalità, meritano ampia fiducia. I risultati dimostreranno che la carta di credito rilasciata nei loro confronti è pienamente meritata.
Ribadiamo: non basta che la Sicilia sia amministrata in maniera sufficiente, occorre che vengano perseguite eccellenza e qualità, due requisiti senza dei quali non può avvicinarsi la faticosa risalita.