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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Disoccupati

Ott
08
2010
Dobbiamo sgombrare il campo da una menzogna chiamata stabilizzazione. Com’è noto agli studenti di primo anno di Giurisprudenza, i contratti di lavoro possono essere a termine o a tempo indeterminato. Nel primo caso, essi cessano a una certa data; nel secondo continuano fino a che le parti non ritengono di farlo cessare.
I circa 5 mila cosiddetti precari dela Regione, dei gruppi A e B (commessi, uscieri, autisti, ecc...) sono stati assunti per chiamata diretta, senza alcun criterio di merito (e quindi si presume per effetto di segnalazioni) fino a una certa data. Dopo, il rapporto cessa ipso iure.
L’operazione discriminatoria che sta facendo il Governo regionale con sua delibera (271/10 del 29 luglio) ha per oggetto l’assunzione ex novo dei 5 mila ex dipendenti. Tali sono, infatti, coloro il cui contratto a tempo indeterminato è scaduto o sta scadendo.
Gabellare per trasformazione di contratti nuove assunzioni è un’offesa all’intelligenza e alla competenza dei siciliani. Questo lo diciamo a chiare lettere.

L’attuale campagna editoriale vuole la difesa dell’interesse generale, che è quello dei 236 mila disoccupati isolani, che hanno gli identici diritti degli ex dipendenti regionali. Una campagna che difende 236 mila siciliani, ma non è contraria ai 5 mila dipendenti in cessazione. Si vuole mettere sullo stesso piano gli uni e gli altri, per evitare che i primi siano discriminati e i secondi privilegiati.
Non sappiamo se questa campagna farà ripensare al Governo una delibera discriminatoria; non sappiamo se il Tar di Palermo e il Tar di Catania interverranno per far cessare questa azione non commendevole. Sappiamo solo che per difendere gli interessi generali dei siciliani stiamo ricevendo mail di insulti, di gente che non ragiona e che se ne infischia se vengono accolte richieste di pochi in danno dei diritti di tanti.
A ogni buon conto, noi continuiamo la nostra testimonianza (non abbiamo nessun potere) ritenendo così di aver fatto nient’altro che il nostro dovere: un giornalismo che non piega la schiena, che non sente i richiami delle sirene e che tira dritto pensando che solo così si fa il proprio lavoro.
 
Nelle pagine interne vi è il fac-simile di domanda che ogni disoccupato siciliano, in possesso di terza media, deve inviare alla Regione (con raccomandata A/R e copia al nostro indirizzo internet lavoro@quotidianodisicilia.it), per chiedere di essere assunto, previa selezione. Ci sono già pervenute centinaia di mail dei disoccupati-aspiranti, ma ci auguriamo che l’esercito si ingrossi rapidamente.
Viene anche pubblicata la copertina del ricorso al Tar. Sono in preparazione due ricorsi collettivi, preparati da un’associazione di consumatori a favore dei disoccupati-aspiranti, che potranno firmare senza alcuna spesa, inviando richiesta all’indirizzo di posta elettronica già indicato.
Riteniamo che il buon senso del presidente della Regione, dei suoi assessori e dei dirigenti regionali al ramo, comprenda che questa campagna editoriale non è contro qualcuno, ma a favore di chi non ha voce, di chi non è stato raccomandato, di chi non ha santi in paradiso e, in questo caso, dei 236 mila disoccupati siciliani ufficiali. A favore degli stessi, lo ripetiamo, non contro i dipendenti in uscita.

La parte più stonata di questa faccenda è il fatto che l’assessore al ramo, competente e validissimo magistrato, non ha tenuto conto di tutte le norme sovraordinate e ordinate, di una vastissima giurisprudenza della Corte costituzionale, del Consiglio di Stato e del Consiglio di giustizia amministrativa della Sicilia. Non ha tenuto conto della pesante e perentoria requisitoria del procuratore d’appello della Corte dei conti della Sicilia, Giovanni Coppola, riportata integralmente nelle pagine interne. Peggio ancora, non ha tenuto conto della Carta costituzionale, che con ben sei articoli (1, 3, 4, 51, 97, 117) disciplina senza possibilità di equivoci tutta la questione che stiamo trattando.
Si può opinare finché si vuole, ma non si possono violare i principi costituzionali e quelli etici: equità e responsabilità. Chiunque lo facesse dovrà dar conto prima alla propria coscienza e poi al corpo elettorale.
Ott
01
2010
Molti dirigenti regionali, da noi sentiti, sono incazzati per questa vergognosa assunzione di massa di cinquemila persone con la terza media che non servono per niente alla produzione dei servizi. Sostengono, i dirigenti, che hanno dovuto superare concorsi difficili per essere assunti, mentre ancora oggi vi sono vincitori di concorso che non sono stati assunti. Si tratta di una macchia nerissima sul governo Lombardo cui si debbono associare, per responsabilità uguali, i sindacati che dovrebbero occuparsi del lavoro di tutti, non dei privilegiati.
La nostra linea è ferma perchè non è sopportabile che i siciliani siano trattati in maniera difforme, a seconda che essi siano stati raccomandati da un becero ceto politico o non abbiano avuto santi in paradiso. Quanto precede stride con l’inadempienza dell’assessore al ramo nell’avere tardato (e tarda tuttora) la pubblicazione del decreto che consentirebbe di usufruire di agevolazioni per assumere qualche migliaio di disoccupati nel settore privato.

I disoccupati con la terza media hanno pieno diritto di chiedere alla Regione l’assunzione nei gruppi A e B. In questo senso devono inviare la richiesta al Dipartimento regionale della Funzione pubblica. Abbiamo notizia che qualche centinaio di disoccupati ha già inviato la domanda, ma ci auguriamo che il lotto diventi di qualche migliaio.
I siciliani senza lavoro hanno gli stessi diritti dei cosiddetti precari che sono stati raccomandati per entrare negli uffici della Regione. Ma i disoccupati hanno un’altra strada per bloccare quest’iniqua iniziativa: fare ricorso al Tar contro la circolare del dirigente regionale, pubblicata in Gurs il 20 agosto 2010, chiedendo al Tribunale di sospenderne l’efficacia. In questo senso si dovrebbero muovere le associazioni dei consumatori siciliane, che quando devono difendere innominativamente i cittadini tacciono e stanno ferme.
All’interno troverete il facsimile della domanda e la prima pagina del ricorso al Tar (l’intero documento è sul nostro sito www.qds.it). Pubblichiamo anche tutte le sentenze della Corte Costituzionale e del Consiglio di Stato in materia, nonchè le pronunce della Corte dei Conti tutte contrarie alle assunzioni in massa di dipendenti inutili per i servizi regionali.
 
La questione stucchevole è diventata noiosa perchè siamo costretti a ripetere le ragioni dei 236 mila disoccupati siciliani contro i privilegi dei 5 mila precari che il Governo regionale sta tentando di assumere. Noi abbiamo sostenuto, nella vicenda Fini, che un quotidiano non si deve intestare una battaglia politica, chiedendo le dimissioni del vertice. Quindi, in questo caso, non chiediamo le dimissioni del presidente dei siciliani, Lombardo, reo morale di un’iniquità che sta colpendo 236 mila cittadini di quest’Isola (tanti sono i disoccupati). Tuttavia chiediamo, alla sua coscienza e alla sua etica, di valutare se quest’indirizzo governativo sia conforme a chi intenda attuare un programma di sviluppo basato sull’equità e sull’interesse di tutti, e non di piccole corporazioni che potranno essere utili come galoppini elettorali.
Il comportamento di chi continua a fare favori e scambiarli con il voto è deprecabile perchè va contro la morale della politica, che deve essere la  stella polare di chi governa un popolo. Noi abbiamo il dovere di porre la questione e il presidente della Regione ha il dovere di valutarla secondo la sua intelligenza e intuito politico.

Non sappiamo se questa palese ingiustizia verrà fermata immediatamente, mentre non comprendiamo come l’opposizione all’Ars non intervenga decisamente per sottolineare all’opinione pubblica questo gravissimo comportamento. Non comprendiamo neanche come il Partito democratico, che dovrebbe essere vicino alle classi meno abbienti, non intervenga decisamente, visto che fa parte della nuova maggioranza, per stroncare questa situazione intollerabile.
Noi non demordiamo, continueremo affinchè nessuno, in futuro, possa dire che la questione non è stata abbondantemente sviscerata. Tutte le parti della comunità siciliana sono ormai al corrente della vicenda. Quelle che taceranno saranno colpevoli di omissione. Chi interverrà avrà la riconoscenza dei 236 mila disoccupati siciliani che non hanno voce, ma che hanno trovato nel QdS la voce che non avevano.
Set
29
2010
L’articolo 1 della Costituzione sancisce il diritto al lavoro e poi prescrive (all’articolo 4) che la Repubblica promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ma l’indirizzo costituzionale generale antepone ai diritti i doveri.
Quali sono i doveri di ogni cittadino? Educarsi ai precetti della Carta, che dovrebbe conoscere bene, in modo da rispettare i propri concittadini e di farsi rispettare da loro, prima mettendo a posto le proprie carte e poi esigendo che anche gli altri le abbiano a posto.
È noto che la prima necessità di ogni persona è quella di liberarsi dai bisogni materiali. Per far ciò, è necessario lavorare, svolgere un’attività produttiva che consenta di guadagnare quanto bastevole per soddisfare i bisogni propri e quelli della famiglia.
Chi ha la ventura di nascere in famiglie poco abbienti, al di là della speranza di vincere al Superenalotto, ha un’unica possibilità per salire l’ascensore sociale: studiare, studiare e poi ancora studiare, in modo da aumentare le proprie competenze che gli consentiranno di trovare una collocazione nel mercato.

Sentiamo subito una becera osservazione a quanto precede: serve più la raccomandazione che il sapere.  Ma tale osservazione viene fatta da chi non agisce in base all’etica sociale, ma ad una sorta di corruzione che coinvolge chi chiede e chi dà.
Ognuno di noi deve contare sulle proprie forze, sul proprio spirito di sacrificio e sulla fiducia in sé stesso che ce la può fare, non importa a quale livello della graduatoria. Gli immaturi, invece, pensano che quando non riescono a raggiungere i propri obiettivi sia responsabilità degli altri e non di sé stessi. A questi soggetti non bisogna dare spago ma metterli di fronte alle loro responsabilità perché crescano e si comportino da persone vere.
Ci rendiamo conto che i concetti precedenti possano creare malumore in chi li legge. Ma abbiamo il dovere di scrivere la verità per impedire a chicchessia di fare come lo struzzo. Ogni persona ha il dovere di costruirsi il proprio futuro, senza pensare che altri lo facciano. Deve solo chiedere alla Comunità che gli offra una o più opportunità che egli possa utilizzare con la propria competenza. Ma torniamo all’argomento iniziale che è quello di rinforzarsi professionalmente per affrontare la giusta competizione nel mercato.
 
In Sicilia, alcuni bugiardi sostengono che non c’è lavoro. Questo giornale ha smentito questa leggenda metropolitana pubblicando cinque elenchi di profili professionali (pari a 500) del lavoro che c’è in Sicilia. Inoltre, ha pubblicato cinque elenchi pari ad altre 500 opportunità di lavoro autonomo nel settore ancora non sviluppato del franchising.
Mille opportunità che i disoccupati siciliani e i precari pubblici dovrebbero guardare perché, se ben motivati, avrebbero la possibilità di trovare collocazione.
Per sviluppare ulteriormente questo filone, abbiamo pubblicato quattro pagine (una ogni venerdì) nelle quali sono indicate le richieste di dipendenti di vari settori e professionalità. Ne abbiamo collezionate oltre 2.000 che sono state offerte a tutti i disoccupati siciliani, i quali di volta in volta dovrebbero inviare subito i propri curricula.
Ecco un consiglio che diamo a chi non ha lavoro. Non starsene a rimuginare sulla propria ipotetica sfortuna, ma darsi da fare inviando senza stancarsi cv a tutte le imprese che mettono a disposizione lavoro di qualche natura.

Occorre che i disoccupati siciliani siano disponibili a lavorare non solo in Sicilia, ma ovunque vi sia l’opportunità. Proprio in questi giorni per esempio, la Ntv (Nuovo trasporto viaggiatori) di Montezemolo e Della Valle sta selezionando personale in un numero di 650. Chi si sente in possesso dei requisiti mandi il proprio curriculum.
Dobbiamo invitare, infine, i disoccupati siciliani in possesso di terza media a fare domanda alla Regione siciliana per essere assunti con il contratto di fascia A e B sul modello che abbiamo pubblicato sabato scorso, sottolineando ancora una volta come essi abbiano gli stessi diritti dei precari che sono dentro gli uffici regionali.
La Regione non può discriminare tra coloro che già si trovano all’interno e gli altri siciliani che non sono entrati a suo tempo perché non raccomandati. Se così facesse violerebbe, lo ripetiamo ancora, il principio di parità tra i siciliani che non può essere tradito in nessun caso e da alcun responsabile delle istituzioni.
Set
25
2010
Abbiamo letto la circolare del dirigente generale del personale della Regione n. 8/2010, con la quale attiva la procedura di assunzione in via definitiva di circa cinquemila dipendenti di fascia A e B (autisti, uscieri, commessi ed altri il cui titolo di studio sia non superiore a quello dell’obbligo scolastico, ovvero la terza media). È ben evidente che di questa tipologia di personale la Regione (e nessun’altra Pubblica amministrazione) non ha più bisogno, tenuto conto che la carta va a scomparire sostituita dai files, che gli autisti pensionandi non vanno sostituiti per riduzione di spesa, che non c’è più bisogno di camminatori o uscieri.
Si tratta di un’operazione meramente clientelare, stigmatizzata da importanti quotidiani nazionali e che noi non possiamo non evidenziare. Il comportamento dell’ex assessore al ramo, Caterina Chinnici, è ineccepibile sul piano formale, ma la decisione del Governo di caricarsi i circa cinquemila dipendenti inutili rientra nel vecchio metodo di stampo democristiano che fondava la sua sopravvivenza sul favore individuale.
Non vi è dubbio che questi cinquemila assumendi saranno grati all’attuale maggioranza trasversale (dall’Mpa, ai finiani, al Pd) e dunque alle prossime elezioni si trasformeranno in galoppini.

Se l’azione della Chinnici è formalmente ineccepibile, se l’iniziativa del dirigente generale non è criticabile in quanto anch’essa formalmente ineccepibile, vi sono due questioni in senso contrario che vanno portate all’opinione pubblica e che dimostrano in maniera inoppugnabile come dietro uno schermo legale si nasconda la violazione del principio di equità fra i cittadini. Viene dimostrato che accontentare cinquemila persone ne scontenta 236 mila: tanti sono i disoccupati della Sicilia.
Riportiamo ancora quanto ha affermato il Consiglio di Stato in materia con tre sue decisioni (n. 4495/10; n. 24/04; n. 141/99). L’alto consesso ricorda che la deroga al concorso pubblico (art. 97 della Costituzione) può essere considerata legittima a condizione che non si traduca in un privilegio in danno degli altri aspiranti. Dunque, oltre ai cinquemila precari, con cui illegittimamente si stanno stipulando i contratti a tempo indeterminato, tutti i 236 mila disoccupati siciliani, denominati aspiranti, possono fare domanda per essere assunti al pari di chi è dentro.
 
Proprio il fatto che chi lavora alla Regione anche da vent’anni non ha una particolare qualificazione (basta che sia in possesso della licenza della terza media) rende tutti gli altri siciliani altrettanto legittimati ad aspirarvi. Questi ultimi devono semplicemente fare domanda in massa e chiedere che la Regione tenga conto dei loro diritti. Sembra strano che i sindacati regionali non abbiano attivato le procedure per consentire a tutti i siciliani disoccupati e bisognosi di lavoro di partecipare con pari diritto alle selezioni per essere assunti alla Regione.
Ma i sindacati difendono gli interessi di tutti i lavoratori e i disoccupati o solo quelli dei precari regionali? Se essi non hanno la capacità di capire che un siciliano è uguale all’altro, come possono comparire davanti all’opinione pubblica per difendere la corporazione dei precari, trascurando i diritti di tutti gli altri siciliani? Leggete le risposte pubblicate nell’inchiesta odierna.

In questa vicenda - che comprende anche tutti gli altri precari, dai forestali ai formatori, agli inutili dipendenti della Resais spa ed a quelli delle altre partecipate regionali, che spendono soldi pubblici con fini clientelari - il Governo regionale non si comporta da pater familias, secondo il quale tutti i figli sono uguali, ma continua a dare privilegi ad alcuni (i precari interni), ghettizzando tutti gli altri (i disoccupati).
In Sicilia, da due anni, si dibatte sul quadro politico. Dibattito totalmente inutile perché non produce risultati. Si discute di precari, altro argomento inutile sul piano dello sviluppo, ma stiamo a zero sui piani regionali che dovrebbero innestarlo. L’abbiamo scritto più volte e non lo ripeteremo ancora oggi, ma una richiesta perentoria dobbiamo farla alla Giunta: operate in modo da immettere liquidità nel sistema siciliano ora, senza ulteriori ritardi, o l’asfissia della popolazione e delle imprese vi travolgerà, senza scampo.
Set
24
2010
Questa volta trattiamo il tema del lavoro sul piano etico, cioè tenuto conto della necessaria equità che vi debba essere in una Comunità, nella quale i cittadini sono tutti uguali di fronte alla legge ed hanno prima gli stessi doveri e poi gli stessi diritti.
Dal dopoguerra in avanti, i governi nazionali, con la complicità della classe politica meridionale, hanno  violato un importante principio di equità al quale dovevano ispirarsi come  pater familias: distribuire le risorse su tutto il territorio nazionale, in modo da bilanciare il tasso infrastrutturale in tutte e venti le regioni.
Così non è stato, vanificando tutti i miliardi che, sulla carta, sono stati inviati al Sud, ove non sono mai arrivati, perchè intercettati da banditi, sotto forma di imprenditori, politici e burocrati corrotti. Tant’è che, percorrendo il Sud, delle relative infrastrutture non c’è traccia. Per contro, il becero ceto politico meridionale, anzichè fare investimenti in attività produttive, ha aperto le porte della Pa in modo improvvido e incostituzionale.

Sono stati assunti per chiamata diretta e senza concorso i raccomandati delle segreterie politiche, i quali avrebbero maturato il diritto a vedere trasformato il loro contratto a tempo indeterminato.
In questo modo, il ceto politico, oltre a violare gli articoli 1, 3 e 97 della Costituzione, ha violato il principio etico secondo il quale anche coloro che non erano stati raccomandati avevano pari diritto di entrare nella Pubblica amministrazione.
Questo diritto è stato più volte oggetto di decisioni del Consiglio di Stato che ha coniato il termine aspiranti per coloro che possono essere ammessi al pubblico lavoro al pari di  coloro i quali si sono autodefiniti precari.
“Sono aspirante, la Regione mi assuma. Come tale ho il diritto di inviare una domanda con allegato il mio curriculum alla Regione ed al Comune di mia residenza, nonchè ad altri Comuni, per chiedere che la mia abilità profesionale ed i miei titoli vengano valutati al pari di quelli che già lavorano all’interno della Pubblica amministrazione e che non hanno più diritti di me. Non sono cittadino secondario solo per il fatto di non essere stato raccomandato”.
 
“Sono uno fra i 236 mila disoccupati siciliani. Cerco collocazione nel settore privato, ma non vedo perchè non possa partecipare alle assunzioni nel settore pubblico, ripeto al pari di chi c’è già dentro, entrato senza concorso”. Questo è il ragionamento di un disoccupato che contestualmente è aspirante e che ha il diritto di vedersi valutato.
Dall’altra parte della barricata la Regione e i Comuni hanno il dovere, prima di procedere alle assunzioni, di pubblicare un bando o più di uno, nei quali vengano precisate le figure professionali richieste (che dovrebbero derivare dal Piano aziendale dell’Ente). Così facendo, Regioni e Comuni consentono a tutti gli aspiranti di presentare le domande con curricula, in modo da scegliere i migliori, indipendentemente dal fatto che siano dentro o fuori le amministrazioni.
Il ragionamento che andiamo scrivendo è talmente lapalissiano da non capire come vi possano essere uomini politici e dirigenti pubblici che chiudono gli occhi, ignorando colpevolmente e volutamente la Costituzione, le leggi e la giurisprudenza.

Quello che precede è un comportamento deprecabile che portiamo all’attenzione dell’opinione pubblica, in modo che essa sostenga gli aspiranti, che induca la pubblica amministrazione ad un comportamento equo e non discriminatorio nei confronti di coloro che sono fuori le mura. Si potrebbe osservare che così operando si viola l’articolo 97, terzo comma della Costituzione, che impone l’ingresso nella Pa solo mediante concorso pubblico.
Ma perchè, chiediamo a lor signori, fare i contratti ai precari non viola tale dettato costituzionale? E non viola il principio che i cittadini sono tutti uguali, che si trovino dentro o fuori la Pa?Altra osservazione: chi ha lavorato per molti anni negli uffici pubblici avrebbe acquisito competenze. Domanda: ma chi ha validato tali competenze? E come si può affermare che gli esterni non abbiano competenze maggiori e, quindi più diritto di entrare nella Pa rispetto ai precari?
Ci aspettiamo valutazioni serene, che tengano conto degli stessi doveri e diritti.
Ott
15
2009
Nessuno si sorprenda se questa volta difendiamo i precari. Non è frutto di schizofrenia, bensì di una logica rigorosa che osserva Costituzioni e leggi ordinarie. Vi sono in Sicilia centinaia di precari dei settori BB.CC., Scuola, ecc., che hanno vinto i concorsi pubblici e hanno quindi tutto il diritto di essere assunti al posto di quelli raccomandati e privilegiati che sono stati chiamati direttamente per impulso di un ceto politico clientelare.
La Regione deve assumerli subito. Non può mantenerli nel limbo, mentre continua a tenere in organico gli altri che non hanno alcun diritto professionale. Il doppiopesismo pubblico non ha alcun fondamento sociale e deve essere aspramente criticato perché iniquo, in quanto colpisce chi ha diritto e favorisce chi non ne ha affatto.
Difendiamo i precari vincitori di concorso che attendono da anni la loro collocazione negli organici. Non comprendiamo come gli assessori al ramo possano chiudere gli occhi sulle legittime aspettative di chi si è impegnato per superare ogni sbarramento con successo.

La questione del precariato in Sicilia non è risolvibile in modo ordinario. Ci vuole un progetto straordinario per spostare migliaia di dipendenti provvisori dalle Pa ai comparti produttivi. Non è infatti mantenendo persone improduttive, cui comunque si pagano stipendi, che si possono risolvere i destini dell’armata dei precari. Gente che ha maturato aspettative, pur essendo stata immessa negli organici, solo perché spinta da questo o quell’uomo politico.
Il Governo regionale ha il dovere di affrontare il toro afferrandolo per le corna, dando una soluzione strutturale dal momento che non è più in condizione di pagare cedolini senza alcuna contropartita in termini di produzione di servizi pubblici.
 
Gli investitori internazionali vengono in Sicilia se trovano le condizioni migliori di un ritorno economico. L’ambiente, nel suo complesso, consente l’insediamento di impianti turistici che danno lavoro a 50 mila persone. La costruzione di reti ferroviarie, di strade, di porti e aeroporti dà lavoro a migliaia e migliaia di persone. La costruzione del Ponte sullo Stretto dà lavoro ad oltre 10 mila persone. Insomma, vi sono le condizioni per girare i precari pubblici al settore privato oltre ad assorbire gran parte dei disoccupati.
Ma, c’è un “ma” grosso come una casa. Queste migliaia di precari e disoccupati non possiedono competenze che li rendano compatibili col mercato, perché né scuola, né Università le hanno loro fornite. Peggio, non hanno loro insegnato il metodo per imparare. Non parliamo dell’enorme sperpero di risorse della formazione regionale per cui la Giunta di governo ha fatto benissimo a tagliare in radice la spesa. Dovrebbe invitare i formatori, che non sono stati capaci di insegnare niente, a riqualificarsi per  andare sul mercato.
 
Ecco cosa deve fare la Regione. Deve dire chiaro e tondo che precari e disoccupati devono riqualificarsi per rendersi pronti alle chiamate, con competenza acquisita e con cambio di mentalità secondo cui: prima rendo e poi incasso.
Il Governo regionale dovrebbe investire qualche risorsa per far capire all’opinione pubblica questa inversione ad U del modo di pensare al lavoro, non al posto di lavoro o allo stipendio. Se da un canto consente agli investitori di ottenere autorizzazioni e concessioni in 30 giorni, i progetti verranno attuati in tempi brevi. Per esempio, lo ripetiamo da tempo, mettere all’asta internazionale il territorio della Fiat di Termini Imerese troverebbe gruppi internazionali pronti ad insediarvi attività turistiche con migliaia di occupati.
Precari e disoccupati devono anche capire che la competenza si acquisisce facendo esperienza, e l’esperienza si fa lavorando anche con bassi compensi, purché l’attività sia produttiva. Meglio tanti occupati anche se pagati poco che molti disoccupati pagati niente.
Ci rendiamo conto che quanto scriviamo può sembrare rivoluzionario, mentre è solo frutto di una proposta positiva di buon senso che è stata realizzata con successo in tante parti del mondo, per esempio nella Repubblica di Singapore, della quale abbiamo più volte scritto.