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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


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Feb
11
2010
Le televisioni nazionali, pubbliche e private, hanno scoperto che i talk show, gli spazi dedicati all’informazione e quelli relativi agli approfondimenti non costano nulla, perché gli invitati non prendono cachet. Certo, rimangono le spese per l’organizzazione, ma restano una parte minore ove si consideri che nelle trasmissioni ludiche i compensi dei partecipanti sono di gran lunga superiori.
Gli spazi televisivi (e anche quelli radio) aumentano di numero perché, finalmente, i cittadini-ascoltatori si sono svegliati e partecipano volentieri ai dibattiti ponendo questioni spesso particolari, ma frequentemente di interesse generale.
L’informazione televisiva che si produce in questi spazi presenta una forte anomalia, consistente nel costume abituale di ignorare la partecipazione del Sud, attraverso propri intellettuali, giornalisti, direttori di quotidiani e altri che hanno titolo né più e né meno come i loro colleghi del Nord Italia.

Non si capisce per quale motivo, i responsabili delle trasmissioni informative televisive e radiofoniche invitino persone e opinionisti che rappresentano solo se stessi e non una fetta di pubblico vasto come quello del Meridione, ove risiedono oltre venti milioni di cittadini. È vero che questo terzo del territorio, comprendente otto Regioni, è molto indietro sul piano economico, sociale e organizzativo, con una Pubblica amministrazione scassata, clientelare e spesso corrotta, ma è anche vero che vi sono molti suoi figli in condizione di esprimere opinioni e di fare valutazioni sulle vicende nazionali, le quali non possono essere viste e ponderate solo da Nord.
Si rende necessario, quindi, un riequilibrio delle presenze, con giornalisti, direttori e intellettuali del Sud, che vivono a Sud, nel territorio e che sono consapevoli della realtà e delle vicende che ivi si svolgono. Essi hanno gli stessi titoli e la stessa dignità di tutti gli altri, che invece sono costantemente presenti negli spazi più volte richiamati, ove stranamente lo squilibrio indicato non è notato.
L’Italia vista da Sud. Ecco cosa manca alla buona informazione televisiva e radiofonica nazionale perché osservi i principi deontologici e costituzionali di obiettività, completezza e trasparenza.
 
Si tratta di un vuoto che va colmato e in questo senso si dovrebbero muovere i rappresentanti dei maggiori partiti politici presenti nella Commissione di vigilanza Rai, ma anche rappresentati indirettamente nell’Autorità garante per le comunicazioni (Agcom), in modo che l’opinione pubblica nazionale, nei diversi dibattiti, senta il punto di vista non solo dei leghisti, degli emiliani, dei veneti o dei toscani, ma anche quello dei siciliani, dei campani o dei pugliesi.
L’argomentazione in parola non tende a promuovere la comunicazione del Sud, né ad avere vantaggi, ma a recuperare un divario che anche in questo versante è macroscopico, pernicioso e dannoso agli interessi generali.
Peraltro, gli esponenti del mondo della politica e dell’imprenditoria del Sud sono abbastanza ignorati, mentre quelli del Nord hanno una visibilità nettamente superiore alla fascia di cittadini che rappresentano.

L’Italia vista da Sud: ecco cosa è necessario all’equità del dibattito nazionale, per far capire a tutta la Comunità come sia indispensabile mettere in moto i processi di modernizzazione del Mezzogiorno, che in atto è un peso morto per la parte trainante del Nord. Ribaltando lo stato dei fatti e lottando con ogni mezzo malavita organizzata e attività in nero, si può mettere in moto l’indispensabile processo di crescita e ridurre, passo dopo passo, il divario fra Sud e Nord.
Al danno di non essere chiamati da televisioni e radio nazionali nel dibattito informativo, si aggiunge la beffa che, qualche volta, il direttore di un quotidiano, un giornalista o un intellettuale venga chiamato in causa se c’è un evento, spesso negativo, per esempio siciliano, su cui si punta l’opinione pubblica nazionale. Si tratta di un’ulteriore ghettizzazione nel mondo dell’informazione e della comunicazione e noi tutti, che facciamo questo mestiere, ci dovremmo rifiutare di intervenire solo nelle occasioni sopra citate.
L’Italia vista da Sud: muoviamoci per riequilibrare l’informazione. Non è mai troppo tardi.