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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Dr Motor

Nov
18
2011
Era il giugno 2007 quando Marchionne chiese alla Regione la disponibilità a investire 150 milioni nel territorio per consentire la prosecuzione dell’attività. L’Ad della Fiat dette un termine di tre mesi. L’allora governo Cuffaro cominciò a fare proclami, dichiarò la propria disponibilità, disse che le risorse finanziarie c’erano e che tutto era pronto per varare il piano di rilancio dello stabilimento termitano. Come tutte le cose che accadono in Sicilia, i proclami restarono tali, fatti non se ne videro. Marchionne non disse niente e continuò nel suo programma di dismissione del cespite, pur assegnandosi un lasso di tempo di 4 anni.
I parolai di quel governo hanno causato il distacco della spina che avverrà martedì 23 novembre in via definitiva. In questi 4 anni una valanga di chiacchiere senza alcun fatto concreto ha invaso le pagine dei giornali, ma il governo Lombardo non è stato in condizione, almeno fino ad oggi, di concludere una seria trattativa.
Prima Rossignolo con la De Tommaso, dopo Di Risio con la Dr, non è riuscito a firmare un protocollo d’intesa che consenta la riattivazione dello stabilimento automobilistico.
 
La Fiat ha dichiarato che è disposta a cederlo a 1 euro, quindi gratis, vi è una manodopera qualificata seppur non formata sugli ultimi procedimenti costruttivi, vi è l’ulteriore disponibilità (a parole) del governo regionale d’investire 150 milioni, ma tutto resta a livello d’intenzioni.
Vi è una ragione di fondo e cioè che una unità produttiva di appena 60 mila pezzi all’anno non ha la dimensione sufficiente per stare in equilibrio. Si aggiunga che Di Risio è un importante concessionario del Molise, ma non fa una vera attività produttiva. Ciò non toglie che potrebbe avviarla.
In questa faccenda tutte le parti, a cominciare da chi ha la maggior responsabilità oggettiva, e cioè il governo regionale, non ha tenuto in considerazione il fattore tempo che è essenziale per realizzare dei progetti. O si colgono le opportunità nel momento giusto oppure esse passano via e non è facile ricoglierle.
In Sicilia, nel settore istituzionale e pubblico, quasi nessuno ha la cognizione che le cose si realizzano in un certo tempo e non di più.
 
Nel bellissimo territorio termitano, attivare una fabbrica in un settore maturo, ove vi sono grandi difficoltà per la concorrenza spietata dei gruppi industriali europei ed extraeuropei, con margini molto ridotti, l’impresa è quasi impossibile.
Ecco perché, fin dal 2007, da questo foglio abbiamo lanciato la soluzione di convertire tale territorio in un insediamento turistico-alberghiero. Prendendo atto della disponibilità della Fiat a non chiedere risarcimento per la cessione degli stabili, la riconversione poteva (e potrebbe) essere fattibile.
Mettere all’asta internazionale un territorio così adatto ad attività di ospitalità e ludiche, avrebbe attratto l’interesse di molteplici gruppi che potevano esser contattati anche mediante un road show internazionale. Anche per questo progetto bisognava sfruttare il tempo che ormai è trascorso dal 2007 ad oggi.
Ma noi siamo campioni di lassismo e del rinvio: tanto qualcuno ci penserà domani. 

Dobbiamo ricordare che la strada del poi, poi porta a quella del mai, mai. Un detto saggio che è diventato una costante sia del ceto politico regionale che della burocrazia isolana.
Il disastro che si sta verificando nel non aver impegnato e speso i fondi europei è roba da galera, per la inefficienza e incapacità dei dirigenti regionali di finanziare i progetti presentati da imprese ed enti pubblici. Tutto questo fa retrocedere la nostra economia, crea nuovi disoccupati, come il caso di Termini Imerese, e non produce nuovo lavoro con la conseguenza di giovani che non trovano opportunità.
È il momento topico per invertire la rotta e passare da una conduzione politica dissennata (vogliono assumere altri 750 dipendenti!) ad un’altra virtuosa e capace di produrre risultati, secondo un ferreo cronoprogramma, che deve essere reso noto ai siciliani e verificato ogni mese.
Solo in tal modo si può consentire all’opinione pubblica di raffrontare obiettivi, risultati e tempi di realizzazione, nonché risorse impegnate. In altri termini, occorre che si proceda con professionalità e coscienza.