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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Edilizia

Apr
13
2011
Giovedì 7 aprile è approdato in Sicilia il commissario per le Politiche regionali Johannes Hahn che, alla presenza del ministro per i Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto, ha bacchettato pesantemente Lombardo e il suo Governo perchè non spendono i fondi europei. Hahn ha dato un ultimo avvertimento: se non spendete 900 mln di euro nei prossimi otto mesi, cioè entro il 31 dicembre, cancelleremo tali risorse a favore della Sicilia.
C’è da vergognarsi, in una terra che ha bisogno di infrastrutture come l’aria che si respira, sentirsi redarguire in modo così pesante. Emerge tutta la responsabilità del Governo regionale, di tutto il ceto politico e dei dirigenti generali passati e presenti, colpevoli di ignavia, incompetenza e incapacità e forse anche di corruzione. Non si spiega in altro modo come sia possibile prolungare l’agonia economica della Sicilia quando i soldi ci sono e, per spenderli, basta attivare le procedure ed emettere i provvedimenti.

L’assessore all’Economia, Gaetano Armao, validissimo avvocato ma non altrettanto economista, continua a puntare il dito contro il federalismo fiscale che sarebbe un guaio per la Sicilia, argomentando le solite banalità in ordine alla carenza delle infrastrutture, al basso reddito pro capite ed al basso Pil rispetto al Nord.
Lo ringraziamo per questi dati che riteniamo abbia letto in questi ultimi trent’anni sul QdS, ma dobbiamo dolerci per il fatto che egli non sia conseguente. Infatti, non abbiamo visto nessun licenziamento in tronco di dirigenti regionali che non hanno speso. Quelli che sono stati allontanati percepiscono regolarmente lo stipendio, nonostante il danno che hanno fatto. Anzi, qualcuno di essi va in pensione a 51 anni, una vergogna tutta siciliana.
Armao non ha impedito il sacco delle ultime risorse siciliane regionali attraverso l’assunzione inutile e indiscriminata di 5 mila dipendenti quasi analfabeti (infatti il titolo di studio richiesto è la terza media) e non dice nulla sul fatto che i dirigenti in modo tracotante hanno il coraggio incivile di chiedere nuovo personale. L’assessore all’Economia ha le sue gatte da pelare, entro il 30 aprile deve farsi approvare dall’Ars il Bilancio 2011.
 
I quattro mesi di ritardo del bilancio hanno asfissiato l’economia siciliana. Chiediamo all’assessore Armao per quale motivo non abbia messo in mora i 390 sindaci chiedendo loro entro il 31 dicembre 2010 i rispettivi parchi progetto per le infrastrutture, di cui abbisognano le singole amministrazioni locali. Gli chiediamo ancora perchè non tagli gli sprechi che pubblichiamo quasi tutti i giorni su questo foglio e che ammontano a 3,4 miliardi. Gli chiediamo perchè non metta sotto torchio i quattro direttori generali dei relativi centri di spesa Ue (Programmazione, Formazione, Agricoltura e Pesca).
Ulteriore domanda: perchè non trasferisce a Sicilia e-servizi Spa personale regionale in esubero anziché farne assumere 250 ex novo? Ora è nelle sue mani la l.r. 5/2011 sulla trasparenza: sta a lui attuarla con immediatezza, tagliando lacci e lacciuoli a una burocrazia incapace di onorare il suo compito.
In questa opera di bonifica, Armao dovrebbe inserire l’abolizione di qualunque compenso per i consiglieri di amministrazione delle partecipate, l’obbligo di redigere il Piano aziendale per ogni branca dell’amministrazione regionale e locale e l’obbligo di far certificare i bilanci da parte di società iscritte alla Consob.

Lamentarsi che il Pil della Sicilia è da 40 anni fermo al 5,6% di quello nazionale è semplicemente inutile, mentre è indispensabile tracciare un percorso attraverso cui farlo aumentare. Per far questo bisogna che il detto percorso sia virtuoso, col taglio della spesa corrente, clientelare, senza guardare in faccia a nessuno. Si libererebbero in tal modo risorse finanziarie con le quali cofinanziare i fondi Ue da spendere subito in cantieri aperti in tutta la Sicilia.
Nei prossimi giorni pubblicheremo un’inchiesta su tutte le più importanti infrastrutture da costruire, ora e subito, per le quali occorrono circa dieci miliardi di euro. Il bello della questione è che i dieci miliardi li abbiamo! Solo che gli inetti (politici e burocrati) li tengono in naftalina. Un vero crimine economico.
Apr
08
2010
Nel 2009 vi è stato il crollo degli appalti in Sicilia. Il 2010 è partito male. Gli appalti delle opere pubbliche costituiscono un volano essenziale all’economia isolana, perché immettono sul mercato risorse finanziarie fresche, attivano decine di migliaia di posti di lavoro e consentono alle imprese del settore e a quelle dell’indotto di funzionare in base a un conto economico adeguato.
Gli assessorati competenti non comunicano le ragioni di questo blocco e quali siano le cause. A chi invece sostiene che tutto ciò sia un effetto della crisi, rispondiamo che la crisi, intesa come l’onda proveniente dall’America, non ha colpito la Sicilia per la semplice ragione che l’Isola era già in crisi.
In questi anni è in vigore il patto di stabilità. Non si tratta di una novità. I trasferimenti dalla Regione agli enti locali sono rimasti pressoché inalterati e, dunque, non si capisce ancora una volta quali siano le cause di questo blocco.

A guardar meglio nei meandri della cattiva politica, sembra emergere un’inefficienza degli apparati e/o un’accelerazione delle attività investigative che hanno fatto fermare gli appalti. In parole più chiare, sembra che essi funzionino quando sono oleati dalla corruzione e si fermino quando essa viene colpita. Speriamo che non sia così ma temiamo che questa sia la verità.
Quindi, disfunzioni e corruzione sono due cause del blocco degli appalti. Una terza causa è ancora una volta da ascriversi all’inefficienza delle amministrazioni regionale e locali che non hanno provveduto a formulare i Parchi-progetto di opere cantierabili, in modo da avere finanziamenti europei, nazionali e regionali per tempo.
Sindaci e dirigenti che non hanno provveduto a realizzare tali progetti per le migliaia di opere pubbliche di cui ha bisogno la Sicilia dovrebbero essere dichiarati decaduti per legge e, se fossimo in un altro momento storico, mandati al confino. Infatti mancano le sanzioni relative ai comportamenti apolitici e inefficienti. A questo si dovrebbe provvedere immediatamente.
 
Il blocco degli appalti c’è in Sicilia ma non in Lombardia, che pure è una regione d’Italia. Quando ci si nasconde dietro questioni  di comodo, si dimentica di andare a vedere cosa accade nella regione lombarda. Là gli appalti prosperano, funzionano, i pagamenti vengono effettuati puntualmente, con l’ulteriore risultato positivo che le opere costano l’ammontare previsto in contratto e non di più, cosa che accade in Sicilia. Il ritardo nei pagamenti è anche una sorta di speculazione delle imprese che, in questo modo, chiedono l’adeguamento dei prezzi che fa lievitare il costo contrattuale.
Sembra incredibile che gli assessori al ramo non riescano a mettere a punto delle procedure semplici, nonostante la presenza di nove Urega provinciali (Uffici regionali per l'espletamento di gare d'appalto) preposti alla gestione degli appalti obbligatoriamente da 1,2 mln € in su e facoltativamente sotto tale soglia. Non si rendono conto, gli assessori regionali responsabili, che restare passivi di fronte al fermo di una fondamentale attività è un modo per contribuire allo sfascio dell’economia.

Le nostre analisi sono basate su dati di fatto evidenti, che tuttavia vengono tenuti nascosti dalle varie burocrazie per paura che la verità venga a galla. Ma questo è un vizio di tutte le burocrazie siciliane, le quali si mimetizzano dietro muri di gomma e dense nebbie, per evitare di rendere conto all’opinione pubblica.
Potrebbero farlo facendo informazione sulla loro attività e sugli adempimenti necessari per eseguire la loro missione. Informazione che dovrebbe essere tutti i giorni sui quotidiani, in modo da far capire se viene osservata la tabella di marcia del Governo regionale, prevista dal programma del Presidente dei siciliani, Raffaele Lombardo, depositato il 4/2/2008.
A proposito di Lombardo, la recente inchiesta giudiziaria cammini per conto proprio senza inficiare l’attività del Governo, indispensabile e urgente. C’è da augurarsi che essa vada alla valutazione del Gip entro pochi mesi, in modo che si sappia subito se il Governatore sarà sottoposto a dibattimento o prosciolto da ogni accusa.