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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Editoria

Lug
06
2012
Domenica 1 luglio è stato pubblicato sul quotidiano La Sicilia un editoriale, presumibilmente attribuibile al direttore, intitolato Giornali veri e falsi. Ritorniamo sull’argomento per manifestare in modo convinto il nostro parere positivo su quanto esposto.
Un quotidiano deve avere le proprie gambe per stare sul mercato e, soprattutto, deve vendere le proprie copie in maniera chiara e trasparente. Il nuovo regolamento dell’ente Accertamento diffusione stampa, in sigla Ads, prevede che ogni mese si possano leggere sullo stesso sito i dati del secondo mese precedente: in luglio leggiamo i dati di maggio 2012.
 In questo modo, l’opinione pubblica e gli inserzionisti sanno di poter contare su una diffusione in corso di certificazione e quindi stabilire l’equità dei prezzi praticati dagli editori, direttamente o attraverso le concessionarie di pubblicità.
L’argomento che affrontiamo può sembrare a prima vista non di interesse generale. Invece, lo è.

L’opinione pubblica siciliana deve sapere qual è la reale diffusione di ognuno dei tre quotidiani generalisti regionali, del nostro quotidiano economico, nonché dei quotidiani nazionali che si diffondono in Sicilia. Sapere, anche, attraverso Audipress, quanti sono i lettori per copia. Nel nostro caso, vi è l’abitudine di approfondire tutti i temi economici anche con riflessi sociali e pubblicare dati, dati e dati indicando la fonte.
 Con ciò vogliamo evitare il diffondersi di opinioni errate o superficiali. è stato il caso del servizio che altri hanno fatto sulla relazione della Corte dei Conti, relativa alla parificazione del bilancio della Regione 2011, senza dati, mentre noi li abbiamo pubblicati quasi tutti. Il quadro che ne è scaturito è stato sconsolante, perché la CdC ha messo allo scoperto tutte le magagne compiute da un ceto politico assistenziale, votato al clientelismo.
I quotidiani di carta sono ancora estremamente utili, perchè consentono, nel corso della lettura, di fare riflessioni ed eventualmente di prendere appunti, cosa che risulta difficile nel momento in cui la lettura si fa sul digitale. Quest’ultimo importantissimo strumento ha il pregio della rapidità, ma il difetto, appunto, di non consentire opportuna riflessione.
 
Giornali veri e falsi, scrive La Sicilia. Quelli falsi non solo non devono ricevere alcun contributo pubblico, ma devono andare fuori mercato. Il contributo di 120 milioni di euro, che sarà distribuito fra una trentina di testate, va anche ai giornali di partito, i quali vendono poco e fanno propaganda. Quindi non aiutano l’opinione pubblica a capire i problemi, ma la orientano verso il proprio orticello. è un’anomalia che essi siano assimilati ai quotidiani gestiti da cooperative di giornalisti o da fondazioni, quindi senza scopo di lucro, che invece fanno vera informazione, se vendono le copie.
Il Dl 63/12, approvato dal Senato mercoledi 27 giugno, è passato alla Camera per l’approvazione definitiva entro il 20 di questo mese. Sono stati inseriti finalmente rigorosi criteri sia sul versante del contributo alle copie vendute (e non più diffuse gratuitamente, com’era prima) sia per la parte dei costi ormai limitati a giornalisti, stampa, distribuzione e digitale.

La Fieg (Federazione italiana editori giornali) ha promosso questa azione rigorosa e ha formulato le proprie osservazioni, in modo da ottenere l’inserimento di elementi veri ed effettivi nel rapporto che deve avere un quotidiano con i propri lettori, che devono comprare il giornale, sia in forma cartacea che  digitale.
Nel testo citato da La Sicilia, viene rilevata la scarsa trasparenza dei bandi delle gare di appalto e subappalto, e dei finanziamenti sugli stati di avanzamento perché nel bilancio della Regione sono state previste spese senza copertura finanziaria. Per ciò la norma è stata impugnata dal commissario dello Stato.
Bastava a chi ha redatto tale bilancio, tagliare adeguatamente altre spese improduttive, superflue e clientelari per poter consentire questa che ha la sua ragion d’essere nel diritto dei siciliani di conoscere quello che accade nel mondo degli appalti, ove vi è diffusa una discreta corruzione.
Se a essa aggiungiamo la disfunzione cronica della burocrazia regionale, abbiamo indicato i due cancri, le cui metastasi stanno invadendo tutto il tessuto sociale ed economico dell’Isola.