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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Enav

Nov
24
2011
La Corte dei Conti ha stimato che la corruzione costa, in Italia, circa 50 miliardi di euro. Non ha aggiunto che essa sia ben maggiore per l’effetto moltiplicatore sull’economia.
Vi è un enorme danno che consiste nelle turbative e nelle perturbazioni del mercato. Se un’asta per l’assegnazione di opere pubbliche viene truccata, la conseguenza è che il costo dell’opera sarà molto maggiore per compensare le tangenti che andranno ai pubblici amministratori, ai tecnici e - perché no? - in un maggior guadagno per l’impresa.
Se un servizio pubblico non viene dato in appalto, com’è il caso dei servizi locali, la condizione di monopolio consente di ricavare prezzi ben più elevati di quelli di mercato, con la conseguenza che si formano risorse da distribuire fra tutti quelli che stanno nel giro. Se società pubbliche emettono fatture con importi gonfiati, i relativi importi in nero servono per alimentare coloro che faranno favori.
Lo scandalo Enav, quello di Finmeccanica e le altre decine di scandali verificatesi in questo anno, fanno vedere come i valori etici siano sconosciuti in molti amministratori pubblici, statali e locali, e tutti tendano a realizzare profitti personali sotto forma di corruzione.

La corruzione è estesa in tutta Italia, dalla Lombardia alla Sicilia. Ma il cuore del malaffare cancerogeno è a Roma, ove nei Ministeri si stabiliscono le tangenti corrispondenti ai favori. Le tangenti non necessariamente sono in danaro, ma anche sotto forma di assunzione di parenti e affini, di vendita di barche a società pubbliche con un sovrapprezzo, di acquisti di appartamenti con vista sul Colosseo a un prezzo pari a quello di un corrispondente immobile di un paesino. E così via.
La fantasia di corrotti e corruttori è infinita, anche perché, nel sottobosco di germi e batteri, le infezioni si estendono senza limiti. Tutto ciò accade perché il tessuto della Pubblica amministrazione e del ceto politico non ha in sè i necessari anticorpi per distruggere germi e batteri della corruzione e, andando ancora a monte, la causa primordiale è l’assenza di cultura dei responsabili istituzionali e burocratici, che passa attraverso la lettura di almeno mille libri.
 
La corruzione provoca un ulteriore danno: la distorsione delle regole di mercato e di concorrenza. Il nuovo presidente dell’Autorità, Giovanni Pitruzzella, siciliano doc, prende una grande eredità che gli lascia il bravo Antonio Catricalà, passato rapidamente, armi e bagagli, a quel ruolo delicatissimo, già ricoperto da Gianni Letta, di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e segretario del Consiglio dei ministri. Se Monti farà onore ai suoi impegni, dovrà fornire l’Autorità di strumenti legislativi tali da combattere oligopoli e monopoli.
Proprio la concorrenza è l’antidoto alla corruzione. Dove c’è concorrenza i prezzi calano e quando i prezzi calano non c’è spazio per le tangenti. è dunque, al di là delle regole etiche, proprio la concorrenza, inserita in dosi massicce nel mercato, che contribuirà a ridurre la corruzione. Si tratta di prendere atto della rapidità con cui l’Autorità guidata da Pitruzzella potrà agire, fornita dei nuovi strumenti legislativi.

C’è un altro mezzo efficace per combattere la corruzione, in modo capillare, e riguarda la presenza, negli Enti locali, del Nucleo investigativo affari interni (Niai). In quasi nessuno degli 8.080 Comuni italiani esiste e questo impedisce di svolgere le opportune e continue indagini all’interno di ogni Amministrazione, ma non c’è neanche nei Ministeri e nelle Regioni.
In assenza di un controllo sistematico sull’efficienza dell’amministrazione, la corruzione emerge solo quando ci sono delle denunce, di cui poi si occupano le Procure della Repubblica.
In questo modo, l’emersione della corruzione non è sistematica, ma sporadica. Per ogni caso che viene fuori, ve ne saranno cento o mille che rimangono nascosti, il che è veramente un guaio. Nel mondo anglosassone e negli Stati Uniti vi è sempre un ufficio degli affari interni, in ogni amministrazione pubblica, e infatti là vi è meno corruzione che da noi.
Anche in questo caso, per ciò che riguarda il nostro Paese, è assente la volontà politica di procedere per istituire un sistema di controllo efficace e continuo. Sarà perché anche corrotti e corruttori votano.