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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Enel

Feb
09
2012
In questi giorni della merla il bisogno di energia è aumentato. Il Governo rassicura i cittadini che le riserve sono sufficienti, ma il taglio di fornitura da parte della russa Gazprom si farà sentire, soprattutto se questo freddo intenso continuerà. Qui in Sicilia, il problema non si dovrebbe verificare, perché nel nostro territorio passano ben due gasdotti: quello più antico dall’Algeria e quello più recente dalla Libia. A meno che, come qualche volta accade, spiegando che i territori del Nord hanno temperature più basse, il Governo non decida di diminuire la quantità di gas per il fabbisogno isolano, in modo da soddisfare quello del Nord. Ci auguriamo che ciò non accada.
L’energia per elettricità e riscaldamento è essenziale alle famiglie, ma ancora di più per le aziende. La produzione di energia è di per sé un’attività d’impresa, che dà profitti ma anche tanto inquinamento. In Sicilia, vi sono infatti ben diciassette centrali termoelettriche a ciclo combinato, più cinque autoproduttrici, delle quali addirittura una è alimentata con il pet coke, bandito ovunque.

Le raffinerie della Sicilia producono 34 milioni di tonnellate di carburante di cui ben 14 milioni travalicano lo Stretto. Non si capisce perché, in un piano energetico nazionale, non si possa prevedere che ogni regione abbia la sua raffineria, cosicché venga penalizzata dai residui della lavorazione limitatamente a ciò che consuma.
Teniamo conto anche del fatto che in Sicilia si raffina il quaranta per cento di tutto il prodotto nazionale, con la conseguenza che mare e coste vicini agli impianti sono inquinati a tal punto che per i prossimi cinquant’anni non vi sarà più vita. Nonostante tutta quest’abbondanza di energia, fondamentale per qualunque ciclo produttivo, la Sicilia ha un apparato industriale estremamente modesto e non suscettibile, almeno nelle condizioni attuali, di sviluppo.
In questo quadro, due aziende hanno chiesto l’autorizzazione ad installare i rigassificatori. Si tratta di impianti che hanno il compito di riportare allo stato gassoso il gas liquido trasportato dalle navi gasiere. Uno di essi sarà costruito a Porto Empedocle, il secondo, richiesto da Ionio gas, dovrebbe essere realizzato nel Triangolo della morte.
 
Ora, se il rigassificatore di Porto Empedocle, progettato e in via di costruzione da parte di Nuove Energie (Enel, che ha pagato un forte ristoro al territorio) è sicuramente un apporto positivo, perché là non vi è alcun altro impianto simile, il rigassificatore di Priolo-Melilli non va assolutamente realizzato.
Con più inchieste abbiamo portato in evidenza gli elementi pericolosissimi che ci sono già in quel territorio: arsenale militare a 1,5 km, serbatoi di carburanti fuori terra, impianti non messi in sicurezza, bonifiche prescritte dall’Ue non eseguite, attracchi di sottomarini nucleari nel porto di Augusta e, ultimo ma più grave elemento, il rischio sismico previsto in questo secolo sulla costa della Sicilia orientale.
La Regione ha fatto bene a negare il suo consenso, almeno finora, ma la Ionio Gas del gruppo Erg sta esercitando ogni pressione per avere l’autorizzazione che sarebbe un forte danno per tutto il territorio. Sembra strano che la stessa Erg sia rimasta all’interno della Isab solo con il 20 per cento, mentre resta in pari condizioni con la Shell, per il rigassificatore.

Un altro versante riguarda la produzione di energia alternativa. In tutto il mondo, gli Stati stanno facendo cospicui investimenti. A Priolo è stata insediata la centrale Archimede dall’Enel, che produce energia a base di specchi solari e gas, efficiente per alimentare i bisogni di quattromila famiglie. A Catania St, Enel e Sharp hanno costituito una societàper la produzione di pannelli solari.
Occorre che tali pannelli vengano utilizzati anche in Sicilia. Per esempio, come copertura di serre per la produzione di ortofrutta biologica e non, le quali in tal modo diventerebbero autosufficienti e potrebbero fornire il surplus alle famiglie. Un impianto del genere è stato realizzato a Villasor, in provincia di Cagliari e dà lavoro ad oltre cento persone ed energia a diecimila famiglie.
Regione ed imprese si dovrebbero svegliare dal lungo sonno per realizzare un impianto analogo. è proprio il sonno di istituzioni ed imprese che sta uccidendo la Sicilia. Come qualcuno diremmo: alzati e cammina.