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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Evasione

Mar
17
2012
Ci sono evasori ed evasori: quelli che sfruttano conoscenze e competenze per non pagare le imposte e altri che cercano di svicolare in quanto pesci piccoli. Ci sono gli evasori del Nord, ove il Pil è quasi di livello della media europea; ci sono gli evasori del Sud, che si difendono come possono, in un’economia sgangherata.
Come è noto, nel dopoguerra, lo Stato ha dirottato due terzi delle risorse al Nord e un terzo al Sud. Inoltre, una classe dirigente meridionale (politica, burocratica, imprenditoriale, sindacale e professionale) ha depauperato le scarse risorse arrivate al territorio per divorarne una parte cospicua.
I gruppi imprenditoriali multinazionali hanno una certa facilità a evadere sfruttando l’elusione, cioè la puntigliosa applicazione delle norme, in modo da utilizzarne le feritoie e le finestre per sgattaiolare. I gruppi multinazionali hanno la possibilità di bilanciare le fatturazioni intragruppo ed extragruppo.

Tale possibilità consente loro di sovrafatturare o sottofatturare in relazione all’andamento dei propri affari, in modo da ridurre al minimo la tassazione in ognuna delle nazioni ove lavorano. Ma anche all’interno del nostro Paese essi sono assistiti da studi professionali di primissimo livello, agguerriti, che sono in condizioni di ben fronteggiare le verifiche di Guardia di Finanza e Agenzia delle Entrate.
La legge Salva-Italia (la n. 214/2011), entrata in vigore il 1° gennaio di quest’anno, consente agli organi vigilanti di accedere a tutte le fonti finanziarie e di seguire la via del denaro, per accertare la corrispondenza fra i singoli movimenti e le variazioni economiche dell’attività. Però questi accertamenti non sono altrettanto semplici quando bisogna chiedere informazioni a Stati extraeuropei o a partner europei, anche se vi sono delle convenzioni bilaterali che facilitano l’interscambio di notizie.
Vi è, poi, l’evasione dei soggetti medi e piccoli. Risulta che, per esempio, nel Veneto vi è una rotazione veloce di iscrizione e cancellazione di imprese e società presso i registri delle Camere di commercio. Approfittando della lentezza e della farraginosità dei meccanismi di accertamento, tale sistema funziona per restare sconosciuti al fisco.
 
L’evasione fiscale e previdenziale ha mille facce. La rete degli enti accertatori e l’incrocio dei dati fra più reti stringono le maglie, ma i pesci piccoli possono sgusciare ugualmente. Ed è proprio l’evasione minuta che fa volume, perché portata da centinaia di migliaia di persone. La drastica riduzione di circolante monetario fino a mille euro costituirà una forte remora ai movimenti in nero, ma un vero rimedio sarebbe quello di applicare il conflitto di interessi fra le parti, ottenuto mediante la detrazione pro quota di spese sostenute a qualunque titolo, come avviene nei Paesi anglosassoni.
Nel caso delle spese mediche, la detrazione è di appena il 19 per cento, per cui il medico che fa uno sconto sulla parcella del 20 per cento cancella di fatto l’interesse a richiederla. Figuriamoci nei casi in cui non vi è alcuna detrazione.
Il minor gettito d’imposta sarebbe compensato dall’emersione di affari senza tassazione.

Lo spesometro sarà un utile strumento per determinare in via induttiva il reddito nascosto. Ma fino a quando il Governo non deciderà di pubblicare il reddito imponibile di ogni cittadino o società, non potrà essere attuato il meccanismo di controllo, porta a porta, commisurando il tenore di vita di ognuno con il proprio reddito dichiarato.
Vi è anche l’elemento sociale che incide sull’evasione. Fino a oggi chi evade viene considerato furbo, da domani dovrà essere considerato disonesto. Anche da noi ognuno dovrà avere l’orgoglio di dire quanto guadagna.
In questo scenario, va fatta un’annotazione sui salari degli italiani, che fonti cosiddette autorevoli dichiarano più bassi della media europea. Sbagliano, perchè esse hanno preso in esame i salari netti e non quelli lordi. Se così avessero fatto, sarebbe risultato evidente che i salari italiani sono allineati a quelli europei. Non è allineato, invece, il cuneo fiscale che falcidia gli stipendi dei dipendenti. Un’ultima annotazione riguarda i pensionati e i pubblici dipendenti che fanno il doppio lavoro in nero. Evasione!
Gen
14
2012
Il Governo Monti ha comunicato all’opinione pubblica il suo sostegno fermo e incondizionato ad Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza, per intensificare la lotta all’evasione, in modo da colpire tutti i furbi che sottraggono materia imponibile, caricando gli altri cittadini di un peso che non dovrebbero avere.
Nella strategia di comunicazione è importante che l’opinione pubblica sappia che l’indirizzo è senza ritorno, almeno per il momento, nella direzione giusta di scovare gli evasori piccoli e grandi e, soprattutto, di togliere loro ogni eventuale speranza di deleteri condoni.
La legge 214/11, denominata Salva Italia, ha eliminato il segreto bancario, per cui tutti i sentieri attraverso cui passa il denaro, nelle sue diverse forme, sono tracciati, in modo da poter ricostruire sia i loro movimenti che le contropartite.
Per esempio, se nel conto bancario di un soggetto compare un’entrata di diecimila euro, quando gli verrà posto il quesito dall’Agenzia delle Entrate, quel soggetto, che è anche contribuente, dovrà spiegare a qual titolo abbia ricevuto quell’importo.

L’esempio si può anche rovesciare: se il soggetto di cui sopra avesse sborsato diecimila euro dovrà motivare, se richiesto, la causale dell’esborso.
A questa trasparenza si accoppia l’obbligo di utilizzare sistemi informatici e carte di credito per qualunque operazione superiore ai mille euro. I pagamenti delle pensioni sopra tale somma dovranno avvenire per via informatica, mentre resta ancora libera la possibilità di prelevare i contanti dalle banche senza alcun limite, fermo restando l’obbligo della segnalazione per determinati importi all’Uic in caso di eventuali verifiche successive.
Ma tutto questo non basta. Occorre che Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza, come stanno facendo, intensifichino gli incroci delle diverse banche dati, facendo rilevare casi sospetti di manifestazione di ricchezza cui non corrispondono i redditi dichiarati.
Uno di questi incroci, tra i più importanti, è quello fra l’anagrafe di ogni Comune e l’elenco delle dichiarazioni dei redditi. Da tale incrocio si rileverà quali sono i cittadini che non presentano dichiarazioni dei redditi e che dovranno rendere conto della loro omissione, anche se sono nullatenenti ufficialmente.
 
Gli incroci non finiscono mai. Raffrontando la banca dati dell’Agenzia del Territorio con l’anagrafe, ovvero i titolari di contratti Enel o di contratti gas con le dichiarazioni dei redditi, ovvero i proprietari di auto di media e grossa cilindrata con le stesse dichiarazioni, emergeranno molti più furbetti di quelli che si possano immaginare.
Tutto il lavoro sommariamente indicato prima non potrà dare frutti immediati, ma nel corso dell’anno essi verranno fuori.
C’è poi da approvare la strategia comunicativa del ministero dell’Economia e dell’Agenzia delle Entrate, perché è necessario che l’opinione pubblica recepisca come chi evada le tasse sia un disonesto che non possa avere una buona reputazione. In altri termini, è indispensabile che si radichi nella mentalità della gente l’opinione che chi evade le tasse tradisce la Comunità. Si tratta di un ottimo deterrente che dovrà essere usato nella misura e nella forma più professionali possibili.

In questo gioco fra evasori e tutori dell’ordine, un ruolo importante lo possono svolgere i Comuni, ai quali in forza alla legge 148/2011 è stata data la possibilità di snidare gli evasori, totali o parziali e di comunicare gli estremi all’Agenzia delle Entrate.
Il grande vantaggio per gli stessi Comuni è che saranno loro accreditate tutte le somme recuperate a titolo d’imposta. Un accredito del cento per cento. Non si capisce perché i sindaci non abbiamo messo immediatamente sul campo i propri Nuclei tributari locali per attivare questo meccanismo che darebbe notevole sollievo finanziario alle asfittiche casse comunali.
Si tratta di indolenza, di incapacità o di connivenza? Connivenza, sì, perché anche gli evasori votano e, qualche volta, si trovano in posizioni chiave per esercitare pressioni sul ceto politico che, se debole, le subirà.
Finalmente la lotta all’evasione è diventata una cosa seria. Se tornassero a casa, in quest’anno, venti o trenta miliardi anziché gli 11 arrivati nel 2011, una parte dei problemi del Paese sarebbe risolta. Non resta che attendere, per verificare la bontà di questo insieme di iniziative. Ma possiamo fare una buona previsione.
Gen
12
2012
L’Agenzia delle Entrate porta fortuna: con i nostri controlli  i negozi e i ristoranti hanno aumentato i loro ricavi del trecento per cento. La verità è che sono aumentati gli scontrini del trecento per cento, il che significa che prima vi era molto nero, cioè un’evasione spudorata di esercenti che guadagnano poco e non pagano le relative imposte.
Finalmente comincia a diffondersi nell’opinione pubblica il principio che gli evasori sono cittadini disonesti, che utilizzano i servizi pubblici non pagando i corrispettivi. Gentaglia che fa la bella vita a spese della grandissima maggioranza dei cittadini, i quali tirano la carretta con molta fatica. Qui non si deve fare demagogia né retorica, ma dire le cose come stanno, apertis verbis.
Con le cinque leggi del 2011 (106, 111, 148, 183, 214), quattro approvate dalla maggioranza di centro destra e l’ultima, “Salva-Italia”, approvata dalla maggioranza dei tre poli, si sono aggiustati i conti dello Stato per arrivare al pareggio di bilancio nel 2013.

Ma la legge di stabilità prevede ancora un deficit per il corrente anno, che si sommerà al già pesante fardello di oltre 1900 miliardi di debito pubblico, mentre il patto di stabilità del 25 marzo 2011 prevede che da quest’anno il debito pubblico italiano debba essere ridotto di 48 miliardi e così nei successivi diciannove anni, fino a portarlo al sessanta per cento del Pil.
Naturalmente questo rapporto deriva sia dal taglio del debito stesso (al numeratore della frazione) che dall’aumento del Pil (denominatore della frazione). Ma per l’anno corrente, e forse per il prossimo, non c’è alla vista tale aumento.
L’unica manovra fattibile è quella di tagliare il debito con manovre straordinarie, come la vendita di una parte del patrimonio immobiliare, la privatizzazione di aziende controllate dal ministero dell’Economia e, soprattutto, l’effetto dello spending rewiew, attivato dal ministro Giarda per l’amministrazione statale. Per quelle regionali e degli Enti locali bisogna ulteriormente tagliare i trasferimenti in modo che siano costrette ad adottare la stessa tecnica sui propri capitoli di bilancio.
Tagliare la spesa pubblica improduttiva, pari a circa il cinquanta per cento del Pil, è l’unico modo per recuperare risorse finanziarie da destinare agli investimenti e, di conseguenza, all’aumento dell’occupazione, come accade negli Stati Uniti.
 
Le leggi correttive hanno aperto l’accesso alla via del denaro da parte di Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza. Ciò significa che il controllo esteso di conti bancari, libretti di deposito, dossier titoli e simili, consentirà di fare emergere l’evasione. D’altra parte, il limite di mille euro per effettuare pagamenti in contanti, esteso al pagamento degli stipendi da parte dei datori di lavoro pubblici e privati, costringerà gli evasori incalliti alle contorsioni pur di continuare nella loro sporca attività di sottrarre imposte alle casse pubbliche.
Lo spauracchio che questi poveretti porteranno i loro soldi in Svizzera, Liechtenstein o alle Cayman, anziché attenuare deve fare aumentare la vigilanza dell’Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza, affinché, una volta per tutte, gli evasori piccoli e grandi si mettano in regola come comportamento ordinario e non come sacrificio.
Di questo si tratta: la banda degli evasori deve convincersi che non c’è più trippa per gatti e che, non solo per una questione etica, è più conveniente pagare le imposte anziché evaderle.

Una, cento, mille Cortina: Portofino, Courmayer, San Gimignano, San Felice Circeo, Abano, Capri, Isole Tremiti, Taormina, Cefalù. Insomma, tutti i luoghi emblematici dove si manifesta ricchezza cui non corrispondono le imposte pagate, non già perché quest’azione non sia esaustiva, ma perché costituisca un esempio per tutti i cittadini italiani. L’esempio, secondo Aristotele, è il miglior modo per educare.
L’altra faccia della medaglia è la riscossione delle imposte che avviene mediante Equitalia, salvo che nell’Isola ove opera Riscossioni Sicilia Spa, inefficiente perché a partecipazione regionale. Equitalia ha strumenti importanti per incassare,  compresa l’iscrizione ipotecaria su beni mobili registrati e beni immobili. Ma a questo rigore deve corrispondere la tutela del contribuente, esercitata mediante le tempestive decisioni delle Commissioni tributarie, quando la pretesa è indebita o eccessiva.
Infine, va eliminato lo squilibrio in capo al contribuente, costretto a pagare le imposte, ma impotente di fronte all’incasso di propri crediti nei confronti della Pubblica amministrazione o dello stesso erario. Questo squilibrio è ormai insopportabile e va eliminato. è una questione di equità.
Dic
17
2011
Molti di voi avranno visto l’efficace spot dell’Agenzia delle Entrate, che bolla come parassiti gli evasori fiscali e invita chi non paga le tasse a fare il proprio dovere. Si tratta di una buona intenzione ma, come è noto, di buone intenzioni è cosparsa la strada dell’inferno. Infatti, l’Agenzia non fornisce ai cittadini il basilare elemento di controllo sui redditi degli altri cittadini, per la semplice ragione che tiene nascoste le dichiarazioni dei redditi.
Naturalmente, il direttore generale, Attilio Befera, non può assumersi la responsabilità di pubblicare le dichiarazioni dei redditi dei privati senza l’avallo del suo ministro, in questo caso il professor Monti, il quale nella manovra in via di approvazione da parte delle due Camere, nulla dice riguardo all’ultimo scellerato articolo 12 ter della L. 148/2011.  Esso prevede che le dichiarazioni dei redditi possano essere pubblicate sui siti dei Comuni ma per aggregazioni di categorie. Un modo come un altro per nascondere gli evasori.

La domanda è nitida: vuole il Governo far emergere quei cittadini che lo spot definisce parassiti, in modo da aggredire una volta per tutte le ricchezze che nascondono? Oppure continua l’ammuina: cercare di convincere chi evade a venir fuori, senza contemporaneamente mettere in atto dei deterrenti?
Ricordiamo che l’art. 42, comma 1 bis della legge 133/2008 recita: “La consultazione degli elenchi (...) può essere effettuata anche mediante l’utilizzo delle reti di comunicazione elettronica”. Dunque, siamo in presenza di due norme contrastanti. Questa appena citata, trasparente perché ribadisce senza ombra di dubbio che il reddito imponibile delle dichiarazioni dei singoli contribuenti, persone fisiche, debba essere depositato mediante appositi elenchi nei Comuni di residenza, proprio come previsto dal Dpr 633/72.
La ratio di questa norma è del tutto evidente: vuol consentire a ogni cittadino di controllare il suo vicino di casa o il suo condomino, per rapportare il tenore di vita con i redditi dichiarati e depositati in Comune. Solo un capillare controllo di tal fatta può smuovere le sabbie mobili dell’evasione che, nonostante i successi di Agenzia e Guardia di Finanza, rimane sempre un buco nero stimato in 120 miliardi di euro.
 
Ma il citato art. 12 ter della L. 148/2011 ha coperto con colpevole omertà il nome del dichiarante in modo che non si possa individuare, con ciò proteggendo gli evasori, perché votano!
Bisogna indicare con estrema franchezza quali siano le forze politiche che intendono proteggere gli evasori e quali le altre che, invece, intendano scoprirli e indicarli al pubblico ludibrio. Lo spot prima menzionato ha una funzione di moral suasion, ma gli evasori, soprattutto quelli più incalliti, se ne infischiano altamente e continuano a fare la bella vita a spese dei cittadini che invece pagano tutte le imposte.
Esse sono molto aggravate dal Dl 201/11, il che tenderà a far nascondere ulteriormente gli evasori di fronte all’aumentata pressione fiscale.

Voglio la mia dichiarazione sul sito del Comune. E così dovrebbero volere tutti i cittadini di questo Paese che non temono i controlli dei propri conti correnti bancari o postali o dei propri conti titoli, se li hanno, o di qualunque altra natura, soprattutto ora che i pagamenti in contanti da mille euro in su sono vietati.
Con ritardo, si è arrivati al punto di ingabbiare tutti i movimenti finanziari e di denaro. Ma è evidente che Guardia di Finanza e Agenzia delle Entrate, per quanto utilizzino algoritmi sofisticati e indagini telematiche incrociate, non potranno scoprire tutti gli evasori-parassiti.
Si ritorna, così, alla questione posta inizialmente, e cioè che i singoli cittadini devono affiancare i controllori per segnalare, caso per caso, anomalie e vistose differenze fra tenore di vita e dichiarazione dei redditi.
Basterebbe che il Governo Monti abrogasse il citato articolo-bavaglio, per le dichiarazioni nei siti dei Comuni, mettendo in moto un meccanismo salutare che renderebbe evidente chi paga poco e chi spende molto. Si potrebbe inoltre inserire il reddito imponibile degli ultimi tre anni nella tessera sanitaria.
In questo decreto 201/11 non c’è traccia della questione, ma non è mai troppo tardi per ripensarci e inserire questa trasparenza nel sistema antievasione.
Ott
20
2011
L’Ania, associazione delle assicurazioni, ha comunicato che circa un terzo delle auto circolanti non paga l’assicurazione. Se a questo si aggiunge l’elevato numero di sinistri falsi, ecco le due giustificazioni per l’abnorme aumento dei premi Rc a carico degli automobilisti.
È vero, le assicurazioni on line danno un qualche sollievo, diminuendo i premi, tuttavia essi sono ben più alti della media europea.
Tenuto conto che al Pubblico registro automobilistico sono registrate circa 33 milioni di auto e di esse circa 6 milioni giacciono nei piazzali delle concessionarie, si può facilmente dedurre che le auto soggette all’obbligo assicurativo rimangono in 27 milioni. Se un terzo evade, significa che ben 9 milioni di veicoli aumentano enormemente il rischio per la comunità perché non sono in condizione di risarcire gli eventuali danni.
Le sanzioni per questi evasori sono adeguate, però, data la carenza di personale di Polizia, Carabinieri e Guardia di finanza, i controlli sugli automobilisti non arrivano a due milioni l’anno, mentre in Germania superano i dieci milioni.

I controlli sugli evasori sono un tema che non viene preso in considerazione dal Governo, che avrebbe l’obbligo di farli effettuare in maniera capillare e adeguata. A questa incombenza dovrebbero dare un contributo più forte i corpi di Polizia locale degli oltre ottomila Comuni. Ma proprio essi fanno come le tre scimmiette, sia perché nei centri piccoli  e medi si conoscono tutti, sia perché da parte dell’amministrazione non c’è la voglia di controllare il territorio.
Ecco come si spiegano, oltre le evasioni, anche gli abusi edilizi, quelli della cartellonistica ed altre forme. Fra esse, spicca l’evasione dell’Ici che è del tutto incomprensibile. Infatti l’Agenzia del Territorio della Sicilia consente il collegamento on line a tutti i Comuni e anche la visura delle mappe redatte in base ai satelliti, per cui sarebbe facile scoprire chi non paga l’Ici e chi costruisce abusivamente.
Vi è poi l’altro punto dolente delle amministrazioni locali e riguarda la morosità di imposte e servizi comunali come Tarsu, acqua, occupazione di spazi pubblici e via elencando. Come vedete l’elenco è lungo, ma continua.
 
Vi è poi la macro evasione nazionale, dei 120 miliardi di imposte che mancano all’appello, una quantità impressionante che privilegia tanti evasori i quali non contribuiscono alle spese dello Stato e danneggiano i concorrenti.
Esiste la legge 241 del 90 che prevede (artt. 22 e seguenti) la pubblicazione del reddito complessivo di ogni cittadino. La norma è stata ripresa dalla legge 133/08 (art. 42) che prevede che le dichiarazioni dei redditi debbono essere depositate presso i Comuni e che chiunque possa accedere ai dati non sensibili: nome, cognome e reddito complessivo.
Anzichè attuare queste norme, con l’ultima manovra (L. 148 /11) il provvedimento è stato annacquato perchè con l’art. 1, comma 12 ter, lettera e, è previsto che i redditi debbono essere pubblicati sul sito del Comune, ma aggregati per categorie di contribuenti. Il che significa vanificare totalmente il controllo, salvo portare all’attenzione dell’opinione pubblica i redditi medi dichiarati di gioiellieri, artigiani, commercianti ed altri con partita Iva.

Gli evasori votano, i Governi che non fanno provvedimenti per colpirli hanno il retropensiero di averne il consenso. Non c’è un solo partito pro-evasori perchè la tentazione maliziosa di cogliere questi voti è diffusa in tutto l’arco del ceto politico. Quando in questi ultimi 17 anni ha governato il centro-sinistra, 1996/2001 e 2006/2008, nessun provvedimento efficace è stato assunto. Idem per il centro-destra.
Quale potrebbe essere tale provvedimento? è semplice enunciarlo. Si tratta di consentire ai singoli cittadini di fare i controlli sugli altri cittadini. Per le assicurazioni, basterebbe consentire a ciascuno di essi di fotografare la targa delle auto nelle quali non è esposto il contrassegno ed inviarlo per mail al proprio Comando dei vigili urbani. Questi, collegati con la banca dati delle assicurazioni, potrebbero individuare immediatamente le auto scoperte ed elevare le relative contravvenzioni a carico dei proprietari.
Per i redditi complessivi degli ultimi tre anni, occorrerebbe inserire i dati nel tesserino del codice fiscale.
Gen
14
2011
Da circa un anno al Senato e all’Ars sono depositati dentro il cassetto i disegni di legge contro la corruzione. Ma il ceto politico ha qualche difficoltà a esaminarli e ad approvarli. La ragione che emerge chiara è che anche corrotti e corruttori votano. Anzi sono coloro che dispensando favori e privilegi sono nelle condizioni di calamitare consensi e di indirizzarli secondo la loro convenienza.
 
Dalle notizie che ci pervengono sui due ddl possiamo osservare che le sanzioni previste non sono rigorose come dovrebbero. Infatti non è prevista l’espulsione a vita dall’agone politico e dalla pubblica amministrazione per tutti i condannati di corruzione e per tutti gli altri che danneggiano la Cosa pubblica.
 
Ferma la garanzia che nessuno è colpevole fino a sentenza definitiva, trattandosi di Cosa pubblica, cioè di materia che riguarda tutti i cittadini, non si può aspettare dieci o quindici anni per espellere dal sistema corrotti e corruttori, anche correndo il rischio che qualcuno di essi risulti innocente.
 
Dovrebbe bastare la sentenza di colpevolezza di primo grado per impedire, a chi è stato sanzionato di reato contro il bene comune, di partecipare a competizioni elettorali di ogni livello, di essere nominato in società controllate o partecipate da enti pubblici o di continuare a esercitare l’attività nella pubblica amministrazione. Vale a dire che se l’imputato dovesse essere riconosciuto innocente avrà diritto al risarcimento. Ma se colpevole, bisogna impedirgli di reiterare il reato o di compiere altri delitti.
 
La lotta alla mafia è stata intensificata in questi ultimi anni con il notevole aumento di beni sequestrati (in via provvisoria) e poi confiscati (in via definitiva). Colpire il patrimonio accumulato indebitamente degli appartenenti alla criminalità organizzata è un metodo efficace perchè toglie il sangue dalle vene del circuito finanziario. Da quando il prefetto Dalla Chiesa indicò questa strada sono passati trent’anni, ma la collusione tra ceto politico e mafiosi ha ritardato moltissimo l’inizio di questo nuovo modo di agire. Perchè questo ritardo? Perchè, l’abbiamo già scritto, anche i mafiosi votano.
 
Vi è poi la leggenda metropolitana che la mafia è più forte in Sicilia e in Calabria. Bisogna dire che qui è molto ramificata, ma da un punto di vista economico è meno potente della mafia lombarda o veneta.
 
Proprio in quelle due regioni ricche vi è materia finanziaria che interessa la criminalità organizzata. L’azione di governo si sta sviluppando con fermezza, ma necessita un ulteriore forte potenziamento per tentare di sradicare alla radice la pianta mafiosa, camorristica e quella della 'ndrangheta.
Anche i mafiosi votano e il ceto politico è sensibile all’apporto di consenso perchè la sua debolezza mentale impedisce di proporre e sviluppare grandi progetti strategici sui quali chiedere consensi. Quando la raccolta è clientelare e basata sul favore, la collusione con la criminalità organizzata è molto probabile. è inutile sentir dire da qualcuno che la mafia gli fa schifo quando poi ha preso i voti dalla mafia.

Anche gli evasori votano. Agenzia delle entrate e Guardia di finanza stanno facendo un importante lavoro, che ha portato dieci miliardi circa nelle casse dello Stato nel 2010. Tuttavia la materia imponibile nascosta è stimata comunemente in circa 250 miliardi. C’è ben altro da riscuotere.
Un modo capillare sarebbe quello di consentire la pubblicazione dei redditi annuali. La stranezza della questione sta nel fatto che le leggi prevedano che questo possa e debba essere fatto. La legge 133/08 infatti prevede all’art. 42, comma 1 bis, che “la consultazione degli elenchi (...) può essere effettuata anche mediante l'utilizzo delle reti di comunicazione elettronica”. La legge 122/10, all’art. 18, si occupa di accesso alle dichiarazioni relative ai contribuenti. C’è anche la sentenza C-73/07 della Corte di Giustizia europea che consente la diffusione via sms delle dichiarazioni dei redditi dei privati cittadini con scopi giornalistici.
Però il ministro dell’Economia Tremonti, contra legem, impedisce che i cittadini prendano visione dei redditi dichiarati dai contribuenti. Il controllo sociale dei redditi dichiarati sarebbe un forte deterrente per tutti gli evasori, ma tale controllo viene impedito perchè gli evasori votano e il governo nazionale e quello regionale (che potrebbe intervenire in materia) non fanno nulla affinchè tale controllo venga effettuato.
Ott
17
2009
Non ne possiamo più di sentire la maggioranza dei 390 sindaci siciliani lamentarsi che non hanno soldi e urlare perché la Regione, finalmente, ha dichiarato di tagliare il finanziamento ai precari che i Comuni mantengono inutilmente.
Nel momento in cui i sindaci vengono messi di fronte alle proprie responsabilità e, cioè, devono gestire il loro apparato con minori risorse, vengono messe a nudo le loro insufficienze e incapacità di mantenere gli impegni che hanno preso con i propri cittadini mediante il programma politico.
La loro carenza è talmente grande che omettono l’obbligo di legge di comunicare ai propri mandanti, mediante la relazione semestrale, le tappe dell’attuazione del programma. E per questa omissione, che indica opacità e voglia di nascondere la realtà, nessun sindaco salta o viene revocato dal suo mandato, perché i consiglieri comunali non hanno alcuna voglia di andarsene a casa, coperti come sono da indennità e privilegi di ogni genere e tipo. Tant’è che, in occasione delle elezioni comunali, c’è la corsa fra migliaia e migliaia di cittadini, in maggioranza senza lavoro, che aspirano a una indennità equivalente a uno stipendio. Una vergogna siciliana.

Dunque, i sindaci siciliani che hanno una pletora di dipendenti inutili, possono tagliare quella parte dell’organico che non è necessaria allo svolgimento dei servizi. Ma anche tagliare consulenze, competenze, consigli di amministrazione di partecipate, assessori, gettoni di presenza, auto di servizio, autisti, telefonini e migliaia di scrivanie in più nelle quali si siedono dipendenti che non sanno cosa fare.
Questo è il quadro della disorganizzazione generale, nella quale fanno eccezione tanti Comuni e tanti sindaci virtuosi che, in quanto tali, riescono a chiudere i propri bilanci in pareggio, pur producendo buoni servizi e realizzando infrastrutture innovative. I bravi ci sono e vanno indicati e premiati. I sindaci incapaci vanno invece additati al pubblico ludibrio.
 
Il dirigente generale del Dipartimento Urbanistica dell’assessorato regionale Territorio e Ambiente ci comunicava, nell’ultimo forum, che le pratiche di sanatoria non evase sono circa 500 mila, di cui all’incirca un quarto nella città di Palermo e quasi il 18% a Catania.
Prendiamo il capoluogo etneo. Se il Comune, che si trova in stato di pre-dissesto, mettesse in moto, con una squadra di tecnici, l’evasione di tali istanze di sanatoria, porterebbe a casa l’un per l’altra almeno 3000 euro fra rate e oneri di urbanizzazione, col che incasserebbe all’incirca 240 mln di euro, saldando quasi tutto il “buco” dei bilanci pregressi. Come si possono chiudere gli occhi di fronte a un’opportunità di questo tipo e mantenere la città in uno stato di incertezza del proprio futuro?
I sindaci hanno appurato che nei loro territori vi sono grandi quantità di cartelloni pubblicitari abusivi, forse oltre 10 mila. Se costringessero i gestori a regolarizzarli, con una media di 2000 euro per anno, porterebbero a casa 20 mln di euro.

Per l’evasione dell’Ici la questione è quasi tragicomica. Il direttore generale dell’Agenzia del Territorio, Gabriella Alemanno (incidentalmente sorella del sindaco di Roma), ci diceva, nel forum che sarà pubblicato prossimamente, che ormai tutto il territorio è sotto controllo e inserito nell’archivio totalmente informatizzato, con cui ogni centimetro è monitorato.
L’Agenzia, attraverso i suoi uffici territoriali, è in condizioni di fornire ai Comuni tutte le informazioni necessarie perché essi prelevino l’Ici e vadano a scoprire la relativa evasione. Le abbiamo chiesto perché tale evasione permane. Risposta: perché i Comuni non si sono attrezzati informaticamente per attingere le informazioni all’Agenzia del Territorio e, conseguentemente, ad un sistema di riscossione diretta che può tranquillamente prescindere da Equitalia. Ecco un altro esempio di cattiva amministrazione la cui responsabilità è totalmente in capo ai sindaci, in questo caso quelli siciliani.
Vi sono tante altre tasse (pubblicità, Tosap, Tarsu e così via) che presentano una grossa evasione. D’altro canto, vi sono imposte e tasse comunali accertate ma non riscosse: una notevole morosità, anche questa figlia dell’inefficienza delle amministrazioni comunali e dei loro sindaci, che ne sono responsabili, perché non hanno istituito il Nucleo tributario.