Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia � su Twitterrss qds

Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Fondi Fas

Mag
10
2011
L’assessore alla Salute, Massimo Russo, minaccia il Governo di non approvare il Piano di riparto del Fondo nazionale per la sanità di 106 miliardi, poiché il Cipe non autorizza l’utilizzazione di 684 milioni per ripianare la voragine dei debiti del settore della Regione. Seicentottantaquattro milioni di fondi Fas, cioè dei Fondi per le aree sottoutilizzate, che si pretende di indirizzare alla spesa corrente, mentre essi vanno usati esclusivamente per investimenti.
Certo, per altre regioni il Governo ha derogato in maniera impropria, cioè usando i Fas per la spesa corrente anziché per investimenti, ma due torti non fanno una ragione. Qui, in Sicilia, si continua ad assumere personale indebitamente, sia a livello regionale che a livello locale, senza alcun riferimento al Piano aziendale di ogni ente, per la semplice ragione che nessuno di essi lo ha mai redatto. Cosicché la spesa corrente è in libertà, ognuno può commettere qualunque abominio sociale, dietro cui si nasconde una rete di corruzione.

No, caro assessore Massimo Russo. La sua posizione e quella del Governo sono sbagliate. Lei deve tagliare i 684 milioni dalla spesa sanitaria e può farlo, con grande coraggio, rientrando nel parametro nazionale dei farmaci, con un risparmio di 400 mln, e obbligando i dg delle Asp e delle Ao ad inviare il Piano aziendale che li costringa alla razionalizzazione delle risorse e ad una organizzazione efficiente con il taglio degli altri 284 milioni.
Non sappiamo se lo farà, spinto com’è dalla fame clientelare del Governo di voler assumere ancora. Sembra che per il presidente della Regione e i sindaci l’obiettivo di programma sia quello di stabilizzare, cioè di assumere altri dipendenti, quando la Sicilia ha un esubero in tutte le Pa di almeno 40 mila persone. Non è pagando stipendi a babbo morto che si rimette in carreggiata la disastrata economia siciliana, ma creando opportunità di lavoro produttivo e aprendo i cantieri delle opere pubbliche.
Una nostra inchiesta di qualche giorno fa ha dimostrato come, dal 2007 ad oggi, si siano persi 730 milioni di euro in mancati appalti pubblici, mentre se ne dovevano fare 750 milioni in più. Da quanto precede, si evince chiaramente la dissennata politica economica di questo Governo regionale che, anziché tagliare la spesa corrente per destinarla a opere pubbliche, fa esattamente il contrario.
 
Comprendiamo l’interesse privato dei partiti di crearsi migliaia di galoppini, poichè poi tutti diventano portatori di voti. Ma tale interesse privato è all’opposto dell’interesse pubblico, cioè di sviluppare l’economia e dare opportunità di lavoro a tutti, tagliando i privilegi dei parassiti che gravitano intorno a un ceto politico egoista e autoreferenziale.
L’assessore all’Economia, Gaetano Armao, invece, ha posto dei paletti al modo con cui comincia a prendere forma il Piano infrastrutturale che sarà oggetto di un prossimo decreto legislativo sul federalismo. Sostiene Armao, che le Regioni a statuto speciale debbano essere escluse dalla disciplina. Quando l’assessore difende l’autonomia della Regione ha tutta la nostra solidarietà, ma quando la difende per tutelare gli interessi privati dei partiti di maggioranza, trova tutto il nostro dissenso.
L’autonomia, infatti, serve per esaltare la forte potenzialità economica della nostra Regione, basata su un ricco patrimonio archeologico-paesaggistico-culturale e sulla sua conseguente utilizzazione economica.

In Sicilia, vi sono quattro parchi naturali (Etna, Nebrodi, Madonie, Alcantara),  sei aree marine protette, 76 riserve regionali. Vi sono circa 4.000 km quadrati di terreni incolti su cui potrebbero essere inseminati mais, frumento, colza ed altre materie prime di cui c’è fame nel mondo, sia sotto il profilo alimentare che sotto quello energetico.
Vi sono 829 borghi censiti dall’assessorato BB.CC nel 1999, oltre 2.000 km di meravigliose coste marine, seppure spesso funestate dal cemento, il vulcano attivo più alto d’Europa, 15 isole meravigliose e due perle come Taormina e Cefalù. Ma quale Paese può vantare un insieme di tesori così ricco? Solo dei politici inetti e incapaci non hanno fatto nulla per metterli a profitto. Lo diciamo con grande amarezza augurando una svolta a “U” di comportamenti nefasti.
Armao fa bene a chiedere con forza il riequilibrio del parametro infrastrutturale rispetto alle regioni del Nord, ma si deve mettere d’accordo col suo collega Massimo Russo: le risorse vanno destinate esclusivamente agli investimenti e mai più alla spesa corrente.
Mag
26
2010
La legge 133/08 (articolo 49) aveva stabilito con chiarezza che i contratti a tempo determinato della Pa a qualsiasi livello non potevano essere più rinnovati. Una classe politica approssimativa ha continuato a far credere, invece, che quella legge non esistesse. Ma ora, con lo stringente Patto di stabilità firmato dai 27 partner europei e con la prossima emanazione del decreto legislativo sui costi standard e gli standard di efficienza, la questione è diventata tombale.
Se ne stanno accorgendo i legislatori e gli assessori regionali, i quali tentano disperatamente di fare leggi regolarmente impugnate dal Commissario dello Stato, di chiedere al Governo l’utilizzazione di fondi Fas per usi impropri o deroghe di altra natura che vengono costantemente negate.
Il Governo regionale ha stabilito, senza alcun riferimento alle necessità derivanti da un Piano industriale, che la dotazione organica della Regione debba essere composta da 15.600 unità nel comparto non dirigenziale. Ricordiamo come la Regione Lombardia, che amministra quasi il doppio degli abitanti siciliani abbia un organico di 3.458 dipendenti, dirigenti compresi.

Da aggiungere che in quella Regione il Consiglio costa 72 milioni di euro mentre in Sicilia l’Ars costa 170 milioni. In Lombardia non vi sono precari aggiuntivi. Nella Regione siciliana ve ne sono 6 mila, oltre 28 mila forestali, 7 mila formatori, 22 mila negli Enti locali, diverse migliaia collocati nella Resais Spa e chi più ne ha più ne metta. Qualcuno sosteneva che fare il precario è meglio che lavorare. Non perché non abbia potenzialmente la supposta qualificazione, ma perché è entrato negli uffici pubblici a seguito di raccomandazine, fregando altri siciliani che avrebbero potuto aspirare agli stessi posti, ma privi dei Santi in Paradiso. Una iniquità palese, sotto gli occhi di tutti, che nessun precario ha avuto mai il coraggio di smentire. Da una parte, quindi, i privilegiati perché raccomandati e dall’altra i siciliani non occupati ed esclusi.
Non sappiamo come il Governo regionale potrà affrontare la questione, se non prendendo il coraggio a due mani e trasferendoli in quel guscio vuoto che è la Resais Spa in attesa di una riqualificazione professionale e collocazione sul mercato.
 
C’è bisogno di tecnici, mastri per l’edilizia, idraulici, sarti, ebanisti, fabbri, saldatori, operatori turistici e via enumerando. Figure professionali che possiedano qualificazione e competenze in modo da essere inserite nel mondo del lavoro produttivo.
Le opportunità ci sono e il Quotidiano di Sicilia pubblica periodicamente elenchi con centinaia di esse. Occasioni anche nel lavoro autonomo, ove il franchising consente con poche risorse l’attivazione di iniziative mini-imprenditoriali. Ve ne sono anche nel settore commerciale nel quale sono richiesti centinaia e centinaia di operatori della vendita competenti e professionalizzati, che sappiano fare il loro mestiere.
Smettiamola con questa manfrina del precariato. Precario è chi non ha fiducia in se stesso perché non possiede competenze, perché non ha voglia di sacrificarsi, perché vuole occuparsi di tutt’altro tranne che del proprio lavoro, magari frequentando la segreteria di questo o quell’uomo politico. Chi vuole emergere e consolidare la propria posizione economica ha tutte le opportunità di mercato. Ecco perché alcuni sostengono che non c’è più spazio per chi vuole continuare a fare il precario, lamentandosene, ma c’è tantissimo spazio per chi vuole lavorare.

Sfidiamo chiunque a smentirci o a comunicarci se ha provato a fare un’attività di mercato, autonoma o da dipendente, mettendo a disposizione la propria vera competenza.
In questo quadro, vi sono due vulnus grossolani della Regione. Il primo riguarda la cosiddetta formazione, che non forma nessuno, per la quale sono stati stanziati 200 milioni per il 2010 oltre ad attingere ai fondi europei per altrettanta somma. La seconda riguarda gli uffici regionali, siti nelle nove province, che dovrebbero occuparsi dell’incrocio fra domanda e offerta di lavoro e che non riescono a piazzare neanche uno di coloro che aspiravano a qualche lavoro.
La questione che andiamo scrivendo non riguarda solo gli sprechi ma soprattutto il mancato imbocco della strada dello sviluppo. Questa è essenziale.