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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Gaetano Armao

Ago
29
2012
L’assessore e vice presidente facente funzioni di presidente della Regione, Massimo Russo (quando Raffaele Lombardo si assenta o è impedito), ha comunicato che, insieme agli assessori Gaetano Armao e Giuseppe Spampinato, chiederà un incontro urgente al Professore Mario Monti per i prossimi giorni. Oggetto della missione, niente di meno, l’ulteriore assunzione di 22.500 ex lsu ed altri precari, per quasi 30 mila persone. Con quale faccia di bronzo si possa formulare una richiesta di tal fatta risulta incredibile, salvo a spiegarlo come una mossa elettorale.
Naturalmente il premier si rifiuterà di affrontare una simile istanza e così il Governo regionale morente potrà dire che la responsabilità delle mancate assunzioni è del Governo nazionale.
Si tratta di una pantomima vergognosa contro la quale i siciliani onesti e capaci si ribellano per la questione delle questioni: la crescita esponenziale dello stipendificio regionale e dei relativi privilegi.

La prima cosa che dovrebbe fare il Governo regionale morente sarebbe di impostare il Piano aziendale regionale e da esso, in subordine, la nuova pianta organica scaturente dal fabbisogno di figure professionali necessarie, dipartimento per dipartimento, e servizio per servizio.
Il Piano aziendale è una sorta di binario per la Pubblica amministrazionde, nel quale viene definito l’obiettivo per ognuno dei ventimila dipendenti, dal direttore generale all’usciere o autista. Nel Piano aziendale è elencato Chi deve fare Cosa. I binari di una programmazione di alto livello professionale dev’essere redatta nella seconda parte della programmazione del Piano, e cioè l’organizzazione. Essa dev’essere efficiente e funzionale agli obiettivi che si vogliono raggiungere.
Poi vi è la terza parte e cioè la gestione, che è lo svolgimento di tutte le attività che corrono sul binario del Piano. Nessuno, dal primo all’ultimo dei dipendenti, può uscire dal binario e, quando deraglia, subisce le sanzioni pecuniarie e di carriera previste dallo stesso.
Infine, vi è la quarta fase del piano, forse la più importante, che è il controllo. Esso confronta risultati ed obiettivi facendo scattare sanzioni o premi.
 
Lo Statuto autonomista del 1946 ha impostato la sua linea sull’efficienza, ma poi il ceto politico ha tradito quando è andato a Roma, mentre quello andato a Palermo l’ha utilizzato per instaurare privilegi e favori ad uso e consumo proprio, dei propri clienti e dei propri familiari.
L’autonomia indispensabile va utilizzata a favore dei siciliani, diversamente è meglio rinunziarvi. In questa logica sarebbe opportuno che lo Stato effettuasse in Sicilia tutti i servizi che effettua nelle Regioni a Statuto ordinario. Per ottenere questo risultato occorre modificare lo Statuto, utilizzando il veicolo della riforma costituzionale in corso.
Noi vogliamo una Regione snella, asciutta, ridotta all’osso, che costi poco, con tremila dipendenti e duecento dirigenti, esattamente come la Regione Lombardia.
Naturalmente dirigenti e dipendenti di prim’ordine, che facciano funzionare la macchina al meglio.

Gianfranco Miccichè, che conosco dagli anni Ottanta, quando ero al Comitato dell’Irfis e lui, dipendente dello stesso Istituto, mi collaborava, si è presentato male ai siciliani, perché ha comunicato che è stato investito dal Cavaliere. Mi è sembrato di rivedere Camelot, quando Re Artù toccò con la propria spada le due spalle di Lancillotto, nominandolo Cavaliere della Tavola rotonda.
Quella è una leggenda, qui siamo nella dura realtà di una terra arretrata che Berlusconi, Miccichè e tutto il Pdl hanno contribuito a mantenere nell’attuale terribile condizione socio-economica.
D’altra parte abbiamo Rosario Crocetta, che non ci risulta abbia particolari competenze professionali per gestire un mostro da 27 miliardi di bilancio com’è quello della Regione siciliana. Poi c’è la pletora degli altri candidati. Tutto questo provocherà la balcanizzazione dell’Assemblea regionale.
Soluzione: ci vuole un uomo fuori dai partiti che abbia prestigio, competenza e carisma, che sappia tracciare il binario (Piano aziendale) per farvi camminare sopra il treno della Sicilia della Resurrezione.
Giu
21
2012
L’assessore all’Economia, Gaetano Armao, che non riesce a farsi nominare presidente dell’Irfis-FinSicilia, è disperato. Dichiara tutti i giorni che la cassa della Regione è a secco, con ciò accertando ufficialmente il dissesto del massimo Ente della Sicilia.
Un dissesto perseguito con pervicacia dall’attuale Governo regionale, che ha moltiplicato il numero dei dipendenti aumentando la spesa improduttiva, senza, invece, tagliarla con l’accetta non soltanto per mettere i conti in ordine - come il Quotidiano di Sicilia chiede da anni - ma per ricavare risorse necessarie e co-finanziare i fondi europei. Questi, in assenza di tali risorse, rimangono bloccati.
Il mancato taglio della spesa improduttiva è stato una malattia contagiosa, perché neanche i Comuni hanno proceduto in questa direzione in maniera sufficiente per far emergere le somme necessarie agli investimenti. Dissennatezza e pessima amministrazione di Governo regionale e sindaci, unicamente alla ricerca del consenso clientelare basato sui favori riservati ai privilegiati, hanno fatto sì che la situazione attuale diventasse realtà.

Stipendificio e clientelismo del ceto politico cattivo, alias i partitocrati, ovvero i senzamestiere, hanno messo ko la Regione. Il peggio di tutto questo quadro è che la cassa è a secco ma i 21 mila cedolini di dipendenti e dirigenti, le indennità di formatori, forestali, dipendenti della Resais e delle altre partecipate in perdita, vengono pagati puntualmente. Come dire: soddisfiamo le necessità dei privilegiati e fottiamocene dei siciliani. Centomila contro quattro milioni e novecentomila.
La situazione è insostenibile. Abbiamo più volte suggerito cosa e come fare per ribaltarla, beninteso, in accordo con illustri economisti e manager pubblici e privati che pensano e lavorano per soddisfare l’interesse generale e non quello privato e particolare.

Proviamo a riassumere i rimedi:
1. Stipulare un contratto di solidarietà con i 21 mila dipendenti e dirigenti che preveda la riduzione del 20 per cento dei loro compensi, con l’eliminazione totale di straordinari, premi e altre indennità supplementari allo stipendio nudo e crudo.
2. Abrogare la Lr 44/65 di modo che l’Ars costi 67 milioni e non 167.
3. Sanità: tagliare 400 milioni di spesa per farmaci in più rispetto alla media nazionale. E tagliare altri 400 milioni riorganizzando e accorpando i servizi tra ospedali e presidi sanitari, nonché riducendo il personale delle Aziende sanitarie provinciali.
4. Abrogare la lr 9/86 con la contestuale trasformazione delle Province regionali siciliane in Consorzi di Comuni, secondo le prescrizioni dell’articolo 15 dello Statuto siciliano, con un risparmio di oltre 500 milioni di euro.
5. Eliminare tutte le auto blu e relativi autisti e manutenzione, a eccezione di un’unica auto per il presidente. Assessori e dirigenti possono circolare in taxi o con Ncc (Noleggio con conducente).
6. Taglio di tutti i consulenti e utilizzo delle risorse professionali interne, licenziando tutti i dirigenti che non possiedano le professionalità per assolvere al loro compito. Come è noto, i dirigenti possono essere licenziati senza alcuna motivazione, ovvero per la loro incompetenza.
7. Trasferire la gestione dei 15 mila pensionati regionali all’Inpdap, eliminando costi di gestione di circa 10 milioni di euro.
8. Informatizzare tutti i servizi regionali in tempi brevi, in modo che le richieste di cittadini e imprese vengano soddisfatte esclusivamente per via telematica. Così il tasso di trasparenza aumenta sensibilmente e, con esso, l’efficienza e la velocità di evasione (comunque fissata in 30 giorni, pena sanzione a carico dei dirigenti responsabili).
9. Istituire, assessorato per assessorato, Presidenza compresa, i Niai (Nuclei investigativi affari interni) con lo scopo di accertare i casi di corruzione e inefficienza interna. Tali nuclei devono essere composti da professionisti integerrimi estranei all’apparato regionale.

Sembra monotono ripetere queste cose, ovvie e banali. Noi lo continuiamo a fare perché l’opinione pubblica, smemorata, sappia che i rimedi ci sono. Chi non li adotta è colpevole e non può essere perdonato, né votato.
Feb
16
2012
Il parlamento greco, nella notte fra domenica 12 e lunedi 13, ha approvato il piano richiesto dall’Unione europea, per concedere alla Grecia un prestito di 130 miliardi di euro, dopo aver concesso in precedenza un altro prestito di 110 miliardi di euro.
Insieme col prestito, la troika (Ue, Bce e Fmi) ha avallato l’haircut sul debito greco, nei confronti di banche nazionali ed estere e di risparmiatori nazionali ed esteri. Il taglio significa che lo Stato greco non rimborserà più cento miliardi di euro ai suoi creditori e provvederà a cambiare nuovi bond con i vecchi nel rapporto di uno a due.
La Grecia avrà un ulteriore vantaggio: pagare sui nuovi bond il 3,50 per cento, con una moratoria di uno o due anni. Tutto questo significa che i possessori dei bond greci perderanno due terzi del valore. Ecco il primo vantaggio per i greci, di cui non hanno parlato i saccenti telecommentatori e cronisti di vari giornali. Vi è un secondo vantaggio per la penisola ellenica. Ecco di che si tratta.

In questi ultimi anni, per intenderci quelli della crisi finanziaria internazionale, ma anche nel decennio precedente, i Governi greci di destra e di sinistra hanno imbrogliato i propri cittadini concedendo loro favori, prebende, posti di lavoro nel settore pubblico ben remunerati: in una parola hanno fatto quello che fece il Pentapartito, con la connivenza del Partito comunista, negli anni Ottanta, in Italia, quando allargò i cordoni della borsa a dismisura.
I Governi greci hanno commesso  crimini politici: uno fra questi aver acquistato navi, aerei da combattimento ed armamenti, soprattutto da Francia e Germania, degni di una superpotenza, affamando contemporaneamente il popolo. Era del tutto evidente che questa dissennatezza portasse al dissesto, che è un attimo prima del fallimento di una Nazione.
Il popolo ha ignorato le porcherie che hanno compiuto i Governi, ripetiamo di destra e di sinistra, salvo protestare quando già era nella melma fino al collo. Però, a fronte dei centomila manifestanti, il 75 per cento del popolo ha approvato il piano. Obtorto collo. Ma il debitore ha sempre torto. Male fece quando si indebitò. Doveva pensarci prima e prevedere il disastro.
 
La Regione siciliana si trova all’incirca nelle stesse condizioni perchè in questi ultimi lustri ha allargato i cordoni della borsa e, d’altra parte, ha chiuso gli occhi sulla prevista diminuzione dei trasferimenti, conseguenti al Patto di stabilità. La Regione, con la sua pachidermica e lenta burocrazia, ha inchiodato i diciotto miliardi di fondi europei e statali del Piano 2007/13, avendone speso solo il 18 per cento in cinque anni.
La borsa a maglie larghe ha fatto assumere personale a dismisura: duemila dirigenti contro duecento  della Lombardia, diciottomila dipendenti contro tremila della Lombardia. Gli sprechi della Regione sono innumerevoli e permangono anche nel settore della Sanità, pur tenuto conto del piano di austerità dell’assessore Massimo Russo.
Prossimamente pubblicheremo il dettaglio dei tagli che la Regione deve effettuare se vuole fare quadrare il bilancio 2012, tagli che ammontano, come abbiamo scritto più volte, a 3,6 miliardi.

L’assessore all’Economia, Gaetano Armao, è armato di tanta buona volontà, ma ha delle forbici che non tagliano. Tuttavia è stato costretto ad ammettere, in un crescendo rossiniano, che i tagli sul bilancio 2012, partiti da 500 milioni, sono ora arrivati a 2,3 miliardi. Siamo convinti che prima di fine marzo egli sarà costretto ad annunciare che i tagli indispensabili dovranno essere 3,6 miliardi, esattamente quanto anticipato da noi prima di lui. Non ci vuole la sfera di cristallo per le affermazioni che precedono. Basta avere competenza di organizzazione e di bilanci per analizzare, capitolo per capitolo, quello regionale, ancora in bozza, ed attivare lo spending review col bisturi, come sta facendo il Governo nazionale.
è inutile che il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, vada a fare l’elemosinante alla Presidenza del Consiglio. Troverà le porte chiuse se prima non mette in regola i propri conti.
Ora, urge un accordo di tutti i partiti per tagliare sprechi e privilegi, oppure il popolo siciliano soffocherà.
Gen
31
2012
L’Assemblea regionale ha approvato l’esercizio provvisorio fino al 30 marzo 2012, seguendo un macabro rituale che è quello di vanificare l’azione politica per 3 dei 12 mesi, che potrebbero diventare 4 con la proroga al 30 aprile. Non solo, non è la prima volta che capita e, forse, non sarà l’ultima. Però in una regione che avrebbe bisogno di un colpo d’ala per invertire la rotta, cioè abbandonare la discesa e intraprendere la salita, continua col suo tran tran, in un immobilismo non degno di chi vuole la riscossa.
Per svoltare, è necessario avere risorse finanziarie disponibili. Per avere risorse finanziarie disponibili, è necessario sottrarle alla spesa improduttiva, in modo che, combinandosi con i fondi europei e con quelli statali, si possano mettere a disposizione di chi intenda investire e dei cantieri per le opere pubbliche.
L’assessore all’Economia, Armao, ha previsto un taglio di 1,4 miliardi nel bilancio 2012, noi lo abbiamo indicato in 3,6 miliardi, una cospicua differenza che servirebbe, appunto, ad investimenti ed aperture di cantieri.

Ma da questo orecchio la Giunta regionale non ci sente. Alcuni assessori venutici a trovare, per i rituali forum regionali, ci hanno comunicato un’idea bislacca. Siccome non possiamo mandare a casa l’enorme quantità di dipendenti regionali, cerchiamo un lavoro che essi possano fare. Alla mia domanda, relativa alla necessità di tagliare, certo non compatibile con quanto prima riportato, hanno allargato le braccia.
Li ho incalzati ricordando loro che non tagliando le spese, anche con la messa in disponibilità del personale a tempo indeterminato (con l’80 per cento dello stipendio) e non rinnovando i contratti a tempo determinato, il bilancio non potrà essere quadrato ed approvato entro la fatidica data massima del 30 aprile 2012. La conseguenza sarebbe lo scioglimento dell’Assemblea, ai sensi dell’articolo 8 dello Statuto, proposta dal Commissario dello Stato per persistente violazione del presente Statuto.
In questo caso l’ordinaria amministrazione della Regione è allora affidata a una commissione straordinaria di tre membri nominata dal governo nazionale su designazione delle stesse assemblee legislative.
 
Immaginate cosa accadrebbe se arrivassero i tre commissari straordinari indicati dal governo Monti, i quali, per fare quadrare i conti e rimettere in equilibrio le entrate (quelle vere) con le uscite, taglierebbero finalmente la mala erba che si annida dentro i capitoli di bilancio clientelari e dannosi. è questo il risultato che si vuole raggiungere? Ci auguriamo di no, ma per non arrivare a questo punto occorre tagliare, come prima si scriveva, da 1,4 a 3,6 miliardi nel bilancio 2012, quindi proprio la mala erba.
Ma, obiettavano gli assessori, questo farebbe nascere la rivoluzione. Anche in Grecia c’è stata la rivoluzione, ma alla fine ognuno ha dovuto fare un passo indietro, cosa che politici e burocrati regionali non vogliono fare. Chissà che con un’opportuna resipiscenza ci ripensino e procedano a fare quello che farebbero i tre commissari straordinari prima indicati.

Intanto, per non sapere leggere o scrivere, la Giunta regionale ha aumentato l’addizionale Irpef di ben il 24% spostandola dall’1,4 all’1,73%. Per non parlare dell’Irap che in atto è al massimo (3,7%) quando la legge 122/2010 prevede che la Regione possa diminuire o azzerare tale percentuale, qualora ovviamente non abbia bisogno dei relativi introiti fiscali.
Pochi mezzi di stampa hanno parlato di questo ulteriore dissennato aumento della pressione fiscale in Sicilia, a cui si dovrà aggiungere l’inevitabile aumento dell’addizionale Irpef di ogni Comune che non avesse la capacità di fare bilanciare i propri conti.
Tutto ciò per l’incapacità del governo regionale e delle amministrazioni comunali di comportarsi con la diligenza del pater familias, cioè di avere il numero dei dipendenti necessario alla produzione dei servizi e di effettuare le spese in modo essenziale senza concessione ad alcun clientelismo o favoritismo.
La Regione appesantisce i siciliani con nuove tasse e protegge politici e burocrati mantenendo i loro privilegi. Per questo comportamento inqualificabile i nostri figli pagheranno.
Gen
18
2012
Il ministro Piero Giarda, nella sua funzione dei Rapporti con il Parlamento, ha messo in cantiere la revisione della spesa dello Stato. Il che significa rivedere, capitolo per capitolo, se gli importi stanziati siano eccessivi rispetto agli obiettivi fissati. Il Ministero non ha comunicato quale sia il metodo di controllo e di raffronto fra spesa e obiettivi, in assenza di un Piano aziendale, branca per branca amministrativa, nella quale sono previste le quattro fasi relative.
L’assessore all’Economia della Sicilia, Gaetano Armao, ha chiesto al presidente della Regione se intenda attivare una revisione della spesa, assessorato per assessorato, sull’esempio di quella nazionale indicando un taglio della spesa di 1,4 miliardi nel 2012 mentre noi abbiamo più volte indicato in 3,6 la misura dello stesso taglio.
Mentre quello proposto da Armao serve solo a far quadrare i conti, quello proposto da noi serve per liberare risorse per investimenti e finanziare opere pubbliche, con l’obiettivo di mettere in moto un processo di crescita, inesistente in questo momento.

Spending review, una frase magica che non vuol dire solo monitorare l’insieme delle uscite, ma più propriamente valutare le stesse spese per commisurarle ai servizi che devono essere prodotti. Il monitoraggio è essenziale, ma è una fase preliminare per sapere in qual misura si debba adoperare l’accetta. E serve anche per graduare i tagli in relazione ai bisogni dei cittadini. Serve anche per calibrare il fabbisogno finanziario in funzione dell’organizzazione dei settori amministrativi.
L’assessore chiede anche iniziative per fissare il Patto di Stabilità regionale in funzione di quello nazionale, il quale, a sua volta, si basa sul Patto di stabilità europeo del 25 marzo 2011.
È vero, il professor Monti sta tentando di ammorbidirlo, per arrivare al risultato di non dover fare una manovra di 45/48 miliardi l’anno per i prossimi venti, in modo da riportare il rapporto fra debito e Pil al 60 per cento, che è uno dei tre pilastri del Trattato di Maastricht del ‘92. Monti sta tentando di ammorbidire la rigorosa posizione tedesca facendo uscire fuori dal Patto di stabilità le spese per investimenti, oggi incluse.
 
In Regione, vi è quest’iniziativa positiva dell’assessore all’Economia, ma non c’è alcuna prospettiva analoga nei 390 Comuni. In questa direzione manca un’iniziativa dell’assessore per le Autonomie locali, che, mediante propria circolare di indirizzo, dovrebbe invitare i sindaci ad iniziare questa opera di revisione per fare dimagrire le uscite di ogni ente in maniera adeguata, sopprimendo in tutto o in parte la spesa improduttiva.
Certo, i sindaci più diligenti potrebbero iniziare questo riequilibrio fra entrate e uscite. Riequilibrio che passa non solo per la diminuzione delle stesse, ma anche per l’aumento delle prime. Sol che mettesse mano alla ricerca dell’evasione sui tributi dello Stato e sui propri tributi, ogni Comune potrebbe introitare risorse, naturalmente in proporzione al numero degli abitanti che amministra.
La crisi sta obbligando tutti i pubblici amministratori a diventare virtuosi. Coloro che non lo faranno, saranno bocciati alle prossime elezioni.

Il mistero dell’avanzo finanziario, come posta di pareggio tra entrate e uscite nel Bilancio della Regione, ancora non è stato risolto. Attendiamo che l’assessore e il dirigente generale ci forniscano queste informazioni perchè l’opinione pubblica ha il diritto di sapere se il bilancio vero della Regione è fatto di 17,7 miliardi di entrate e di uscite o di 27,7. Non vi possono essere dieci miliardi che ballano, senza sapere a cosa si riferiscano. Questo non è serio.
Naturalmente riporteremo le risposte più volte chieste, pari pari, e ci auguriamo che esse siano esaurienti. Anche dalla conoscenza della composizione e della natura dell’avanzo, l’assessore all’Economia dovrebbe partire per spingere la revisione della spesa nella Regione e nei Comuni. Il risparmio nello spendere corrisponde a una minore entrata, il che significa una minore necessità di indebitarsi.
L’indebitamento è vietato dal Patto di stabilità. Tuttavia la Regione ha firmato un nuovo mutuo di 954 milioni  da destinarsi esclusivamente ad investimenti. Ma cosi non è.
Gen
04
2012
L’assessore all’Economia, Gaetano Armao, continua a dichiarare che la Regione farà guerra allo Stato per i tagli delle entrate. In particolare, impugnerà le leggi approvate dal Parlamento davanti alla Corte Costituzionale per supposta lesione dell’autonomia regionale. Armao è un insigne giurista e, in questa veste, degno di fede. Tuttavia chi entra nell’agone politico, della bassa politica, si impregna di un substrato negativo fatto di chiacchiericcio e di argomentazioni che non hanno alcun collegamento con la realtà.
Qual è la realtà della Regione siciliana? Il caos e il disordine organizzativo, l’inefficienza al più alto livello, l’incapacità di una macchina costosissima di rendere i migliori servizi al costo più basso.
Il primo obiettivo dell’assessore all’Economia dovrebbe essere quello di mettere i conti in ordine e le carte in regola, avendo la capacità di massimizzare le entrate e minimizzare le uscite ottenendo la migliore efficacia dall’impiego delle risorse. Basta chiacchiere, occorrono fatti professionali.

Armao lamenta che il bilancio 2012 dovrebbe essere ridotto di 1,4 miliardi, dicendo che è impossibile. Evidentemente non ha letto le nostre inchieste, pubblicate più volte, nelle quali sono elencati dettagliatamente 3,6 miliardi di possibili tagli, non solo 1,4. Ma per tagliare in questo modo occorre essere statisti e non ascoltare le sirene delle caste e delle corporazioni che, pur in un quadro di enormi difficoltà per la stragrande maggioranza dei siciliani, non ha nessuna intenzione di perdere i vantaggi acquisiti.
Armao dice di fare ricorso alla Corte Costituzionale in nome dell’autonomia, ma questa autonomia è stata usata come usbergo per tutelare privilegi e rendite di posizione a vantaggio della classe politica, fatta in preponderanza da senzamestiere, di burocrati e dipendenti pubblici che straguadagnano rispetto agli statali e ai comunali, ma che rendono molto di meno.
Noi abbiamo sempre sostenuto a spada tratta lo Statuto siciliano, ma ora è venuto il momento, data la carenza di risorse finanziarie, di decidere se l’autonomia debba servire ai siciliani oppure al ceto politico e burocratico, che non hanno alcuna vergogna di continuare a consumare risorse pubbliche a danno della collettività.
Il professore Monti, in veste di ministro dell’Economia, ha emanato una circolare, cogente per l’amministrazione statale, con la quale ha imposto un taglio dell’80%, ripetiamo dell’80%, per una serie di voci di spesa fra cui auto blu, consulenze, convegni, pubbliche relazioni ed altre.
Non è più tollerabile che vi siano 86 mila auto nella Pa con un enorme costo di oltre 1 miliardo l’anno, cui si aggiunge quello degli autisti e di altro personale per gestire il parco auto.
Non risulta che il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, abbia emanato analoga circolare per ordinare anche alla pubblica amministrazione regionale il taglio dell’80% delle spese inutili. Né risulta che l’assessore alle Autonomie locali, Caterina Chinnici, abbia emanato circolari della stessa natura, per invitare i 390 sindaci a ridurre dell’80% quelle voci di spesa.
Vi è poi la questione dell’avanzo finanziario. L’assessore all’Economia e il ragioniere, Enzo Emanuele, continuano a non chiarirci la natura dell’avanzo finanziario, cioè quella voce ibrida che pareggia le uscite e le entrate del bilancio regionale e che nel 2011 è stato di circa 10 miliardi. Si tratta di un mistero che non vuole essere chiarito per non spiegare all’opinione pubblica questioni retrostanti, sicuramente non cristalline. Diversamente Armao ed Emanuele non avrebbero alcuna difficoltà a mettere sul sito web della Regione l’elenco di tutte le voci incluse in tale avanzo finanziario.

Per far quadrare il bilancio 2012 non basta tagliare 1,4 miliardi ma bisogna, ribadiamo, tagliarne 3,6 come da elenco dettagliato pubblicato nella pagina interna. I 2,2 miliardi di differenza, sono assolutamente indispensabili per aprire i cantieri in Sicilia, atti alla sistemazione idrogeologica del territorio e alla costruzione di infrastrutture indispensabili, con ciò mettendo in moto un processo che utilizzi in toto i fondi europei e quelli statali.
Come vedete, l’operazione è semplice nella sue enunciazione, difficile nella sua realizzazione. Ma spending review significa revisione di tutte le spese, capitolo per capitolo. Il resto è noia, la noia di sentire enunciazioni banali e inutili anziché annotare fatti ed azioni concrete.
Nov
19
2011
Lombardo e Armao hanno la massima responsabilità di mettere in ordine i conti della Regione e degli Enti locali, tagliando le spese improduttive, in modo da recuperare risorse da destinare allo sviluppo e alla crescita. Questa è la loro missione. Questo è il mandato affidato loro dai siciliani. Questo è quanto non hanno fatto e non stanno facendo.
Richiamiamo l’attenzione su Lombardo e Armao non in quanto persone fisiche, ma in quanto massimi responsabili delle istituzioni regionali, il primo eletto a suffragio universale e a maggioranza, il secondo delegato dal presidente.
Le osservazioni che questo foglio fa dal 2008 riguardano fatti che tutti i siciliani vedono. Senza nulla aggiungere o togliere. Fotografie di una situazione disastrata, lungo un percorso vizioso che non vuole essere abbandonato per mero calcolo clientelare, supponendo che, continuando a spendere inutilmente le imposte che tanto faticosamente pagano i siciliani, ne venga un tornaconto in termini di consenso elettorale.

Lombardo e Armao, politici sensibili, sanno che la stretta finanziaria, successiva alla strabenedetta crisi, li costringe a stringere la cinghia. Perché ciò accada è necessario tagliare la spesa pubblica improduttiva, e quindi dannosa, nonché i privilegi che non possono essere più sopportati dai siciliani.
Li abbiamo elencati più volte e continueremo a farlo nei prossimi giorni. Il più odioso è quello dei deputati regionali, che si sono votati la legge 44/65 con la quale i compensi per deputati e dipendenti sono equiparati a quelli del Senato, col risultato che l’Assemblea regionale costa 172 milioni di euro contro i 72 milioni del Consiglio regionale della Lombardia. E un usciere, con quindici anni di anzianità, ha uno stipendio lordo di oltre centomila euro l’anno.
I privilegi continuano con gli stipendi dei regionali, superiori a quelli degli statali del trenta per cento e con gli assegni dei pensionati, anch’essi superiori del trenta per cento a quelli degli statali. L’elenco è lungo e citiamo altri due sprechi: la spesa farmaceutica, disallineata dalla media nazionale per quattrocento milioni, nonché una disfunzione del servizio sanitario pari ad altri quattrocento milioni.
 
La Corte dei Conti ha bacchettato il bilancio preventivo 2012 della Regione, facendo presente che se si continua a disattendere la legge di stabilità e l’obbligo del pareggio senza debito, rischia di non essere parificato. Ma, per raggiungere il pareggio, Lombardo e Armao devono tagliare alcuni miliardi di euro.
La bozza di tale bilancio preventivo non fa alcuna previsione di razionalizzazione della spesa col taglio di quella improduttiva. Anzi, prevede settecentocinquanta assunzioni (una vergogna siciliana!) e non fa alcun cenno al taglio del costo della politica, anche in quello degli Enti locali.
Peraltro l’assessore Chinnici, probabilmente in accordo col governo, ha stoppato dal 1° gennaio 2011 la riduzione delle indennità dei consiglieri degli Enti locali siciliani, che ora percepiscono ben di più dei loro colleghi dallo Stretto in su.
Inoltre il legislatore è impenitente, perché continua ad approvare leggi che il bravo commissario dello Stato, Aronica, boccia regolarmente perché non coperte finanziariamente.

Qui non si tratta di toccare questo o quel punto dolente ma, come ha chiarito il neo presidente del Consiglio, Mario Monti, per il Governo nazionale, bisogna rivedere la situazione del bilancio siciliano secondo principi di equità, di crescita e di riduzione della spesa. Su quest’ultimo versante, resta fondamentale l’attivazione di meccanismi efficienti per spendere tutti i fondi europei del Po 2007-13 che, insieme ai fondi statali e al co-finanziamento regionale, ammontano a 18 miliardi e il cui dettaglio è stato più volte qui pubblicato.
Occorre, poi, mettere in disponibilità, ai sensi dell’art. 16 della recente legge 183/11, diecimila dipendenti regionali in esubero, con un risparmio di oltre quattrocento milioni. Occorre che i dirigenti regionali rilascino o neghino autorizzazioni e concessioni in trenta giorni, a pena di decandenza dal loro incarico. Occorre che gli assessori diano l’indirizzo politico per un forte efficientamento della loro branca amministrativa.
In definitiva, serve un progetto complessivo che faccia digerire ai siciliani i sacrifici, con una vera prospettiva di  crescita.
Nov
10
2011
Sono stati accertati 60 miliardi di crediti delle imprese nei confronti della Pubblica amministrazione. Di questi, oltre 4 miliardi riguardano la Pubblica amministrazione siciliana. Il fatto è grave perchè le imprese sono costrette a utilizzare affidamenti bancari per sopperire ai crediti che non vengono pagati dalle Pa siciliane, se non con ritardi notevoli.
Questo ritardo provoca un danno anche alle stesse Pa, perchè sono onerate di un interesse passivo pari a 8 punti più il tasso di riferimento Bce che è di 1,25.
Quando arriva il momento di pagare, molte Pubbliche amministrazioni tentano una transazione sugli stessi interessi, ma il più delle volte non vi riescono e, strette dai decreti ingiuntivi che si moltiplicano sui pagamenti ritardati, sono costrette a riportare come debiti fuori bilancio gli stessi interessi più onorari e spese legali.

Governo regionale e sindaci attribuiscono la loro deficienza di cassa ai tagli che hanno ricevuto dal Governo centrale. Mentono con consapevolezza perchè tacciono la verità. Essa riguarda l’enorme spesa corrente di ogni ente, inutile e dannosa, per la produzione dei servizi che, per ragioni clientelari, continuano a mantenere in vita, sperando di tramutare i favoriti in galoppini elettorali, cosa che poi magari non si verifica.
Se Governo regionale e sindaci seguissero l’esempio di Regioni e Comuni virtuosi, ricaverebbero dai loro bilanci molte risorse con le quali pagare regolarmente i debiti contratti. Se poi i sindaci procedessero, altresì, ad attivare le entrate, inserendovi un forte efficientamento, troverebbero ulteriori risorse per essere onorevoli pagatori. Ricordiamo che la recente manovra 148/11, all’articolo 1, comma 12 ter, prevede che tutte le imposte trovate a carico di evasori, per mezzo di Nuclei tributari locali, vengono stornate a favore dei Comuni stessi.
Come vedete, gli amministratori, se fossero onesti, capaci e professionali, potrebbero tranquillamente riequilibrare i propri bilanci ed allinearli a quelli di Regioni e Comuni virtuosi, che in Italia ci sono e sono tanti. Si tratta quindi di avere la volontà e la capacità di invertire l’attuale insana e viziosa amministrazione per virare verso una virtuosa.
Siccome questa virata deve avere a monte un cambiamento culturale, non è prossima.
 
In attesa, sui pagamenti, interviene l’Ue che costringe le Pa a pagare in trenta giorni. Al di là di tale termine scatta, come si accennava, l’interesse del 9,25 per cento. La Direttiva europea 7/11 va in questa direzione e il vice presidente della Commissione europea, Antonio Tajani, ha raccomandato all’Italia di recepirla entro un anno.
In Sicilia, l’assessore all’Economia, Gaetano Armao, ha inviato il 14 luglio una lettera di indirizzo al direttore generale del dipartimento  Bilancio, Vincenzo Emanuele, con la quale lo invita a valutare la possibilità di emanare una direttiva che attui immediatamente quella europea. Ma il direttore generale si è guardato bene dall’emettere tale direttiva trincerandosi, secondo informazioni assunte, dietro supposti motivi tecnici legati al Patto di stabilità. Tentando di tradurre dal burocratese, questo significa che non c’è un euro in cassa e, quindi, non si può pensare che la Regione si suicidi emanando una direttiva che faccia pagare la Pa puntualmente.
Però i creditori soffrono, le imprese non possono pagare gli stipendi ai propri dipendenti, mentre Regioni e Comuni inadempienti continuano a pagare regolarmente gli stipendi, come se essi dovessero essere salvaguardati rispetto agli altri.

Risulta che, pur non avendo adottato la direttiva Ue, la Lombardia paghi regolarmente i propri fornitori a 60 giorni, risparmiando cospicui importi per interessi, spese legali e onorari.
Il sistema bancario è stretto da due parti: dal possesso di titoli tossici, cioè quelli dei debiti sovrani di Stati in difficoltà, fra cui il nostro, e da Basilea 3 che costringe a essere più attenti negli affidamenti. Ne fanno le spese le imprese che si trovano in mezzo a questa tenaglia.
Quando si parla di crisi bisogna capire se al suo interno vi sono fattori che non riguardano la stessa, ma che riguardano disfunzioni del sistema economico italiano, pubblico e privato, che è andato avanti con criteri diversi dall’efficienza e dalla sana organizzazione. La svolta delle dimissioni di Berlusconi non cambierà nel breve le cose, ma le disfunzioni  vanno eliminate.
Set
21
2011
Abbiamo letto che la Regione ha bloccato la trattativa per l’aumento di stipendio ai propri dipendenti e dirigenti, che sono già fortemente privilegiati. Come abbiamo più volte pubblicato in inchieste precise, mai smentite o contestate da chicchessia, mediamente i dipendenti di questa Regione guadagnano il 49% in più rispetto ai ministeriali e il 44,5% in più rispetto ai dipendenti delle altre Regioni e degli Enti locali.
Altro che aumenti, bisogna tagliare, anzi allineare questi stipendi a quelli degli altri italiani. Non c’è più trippa per gatti non ci sono più risorse. Ai siciliani si chiedono sacrifici pesanti. Non è possibile che in questa situazione di grave difficoltà vi siano ventimila persone che guadagnano molto di più di quanto dovrebbero e migliaia di altre persone inserite mediante raccomandazione nelle partecipate regionali e locali che, anch’esse, guadagnano molto di più di quelli che lavorano.
Diciamo di quelli che lavorano perchè intendiamo dire con chiarezza che mediamente tutti costoro non lavorano. Nessuno controlla infatti quali risultati raggiungano e se tali risultati siano in linea con gli obiettivi che dovrebbero essere fissati dai dirigenti.

I privilegi non si fermano qua. è quasi noioso ricordare tutti gli altri: dall’Assemblea regionale alla Sanità, dal Consorzio autostrade alle Ato spa e così via. Ovunque si trovi la mano regionale, corrispondono disservizi e sprechi, perchè non sono presenti i valori di merito e responsabilità. Nessuno risponde per i propri incarichi e, comunque vadano le cose, continua ad incassare puntualmente i propri compensi che vengono corrisposti anche non pagando i fornitori, che a loro volta hanno difficoltà coi propri dipendenti. Una discriminazione stridente fra i dipendenti pubblici e quelli privati che Mamma Regione tratta in maniera difforme secondo la regola di figli e figliastri.
La grave crisi che sta attanagliando il popolo siciliano non è effetto solo dei privilegi, ma dell’inefficienza di una dirigenza che costa decine di milioni di euro e che non perviene ai risultati, peraltro ben chiari e ben descritti in molteplici direttive presidenziali di cui ne citiamo quattro: 15 settembre 2008; 6 marzo 2009; 6 ottobre 2010; 2 settembre 2011.
 
Delle due l’una: o il presidente Lombardo abbaia alla luna e parla al vento per cui i dirigenti se ne fregano del suo ripetuto e preciso indirizzo, oppure tali dirigenti non hanno le cognizioni professionali sufficienti per far fronte alle onerose e importanti incombenze che gravano sulle loro spalle.
Sia come sia, il risultato di questo marasma è che la Regione si trova con le casse vuote, fatto più volte dichiarato urbi et orbi dall’assessore all’Economia Gaetano Armao. Vi è un altro risvolto gravissimo da quanto scriviamo e cioè che senza risorse finanziarie la Regione non può cofinanziare i progetti approvati dall’Unione europea, con l’ulteriore danno di non creare: nuovi posti di lavoro, Prodotto interno lordo e ricchezza tassabile.
Una situazione insostenibile per il popolo siciliano. Ma sembra che i responsabili delle istituzioni, cioè i deputati regionali, la Giunta di governo e la dirigenza non la colgano perchè hanno continuato a fare regolarmente le proprie ferie distraendosi dall’incendio che sta avvolgendo la Sicilia.

L’assessore Armao sta attrezzandosi per tagliare 2,7 miliardi in tre anni. Sbaglia i conti. Egli deve tagliare 3,6 miliardi nel bilancio preventivo 2012 della Regione, che andrebbe approvato tassativamente entro il 31 dicembre di quest’anno, in modo da far capire a tutte le amministrazioni locali che è arrivato il tempo di funzionare secondo i principi di organizzazione ed efficienza. Basta con questuanti che tendono la mano continuamente, basta con la richiesta di favori, bisogna virare su un percorso virtuoso nel quale ognuno riceve per quello che dà.
La situazione peggiora di ora in ora. La stretta del Governo centrale non è finita, essa costringerà tutti a diventare virtuosi loro malgrado e a organizzare servizi efficienti, che costino poco in relazione a quello che danno. La questione è tutta qui. Occorre che gli amministratori diventino virtuosi, lavorino per obiettivi con la consapevolezza che se non li dovessero raggiungere dovranno lasciare il posto a chi sa fare più e meglio.
Lug
21
2011
Il Friuli, con 1,2 mln di cittadini produce il 2,5% del reddito nazionale. La Sicilia con quattro volte gli abitanti (5 milioni) produce solo poco più del 5,6% del Pil nazionale. In queste semplici cifre si racchiude il disastro della Sicilia e la gravissima responsabilità della sua classe dirigente a partire da quella politica.
Fino ad oggi il ceto politico siciliano ha potuto vivere in base ad un parassitismo diffuso, dispensando favori, promettendo posti pubblici, favorendo imprese non competitive, distribuendo consulenze inutili agli amici, foraggiando formatori incompetenti. Insomma, il peggio del peggio che una gloriosa e antica regione come la nostra non si meriterebbe.
Mentre noi abbiamo bisogno di guide coraggiose e virtuose che antepongano gli interessi dei siciliani a quelli propri e della propria famiglia. Ed ora che le risorse finanziarie sono tagliate senza pietà, c’è bisogno ancor di più di illustri siciliani, integerrimi, disposti a lavorare gratis pur di dare un contributo decisivo alla nostra Isola. e ve ne sono tanti: abbiamo pronto l’elenco.

L’assessore all’Economia, Gaetano Armao, ha fatto due conti e si è accorto che la manovra obbligherà a tagliare fra i 5 e i 7 miliardi di spesa dal bilancio regionale. Armao ha confermato quello che le nostre inchieste pubblicano da anni ma, a Palermo, non ci credevano. Per facilitare il compito all’assessore all’Economia pubblichiamo una pagina indicando quali debbano essere i tagli immediati, da effettuare in agosto 2011, dando l’esempio che i deputati regionali, di fronte alla gravissima crisi, non vadano in ferie, se non per qualche giorno, ma vogliano prendere di petto la situazione e varare una Finanziaria bis per la Sicilia che comprenda i tagli indicato più volte.
i siciliani non si sono ancora resi conto dello tsunami che ci sta investendo e pensano che tutto possa continuare come se nulla fosse. Non è così. i soldi sono finiti sul serio, nessun becero uomo politico potrà più promettere posti o privilegi, nè potrà approvare sprechi e sperperi perchè i cittadini stanno provando sulla propria pelle gli effetti della morsa europea che strangola alla gola il Paese e di riflesso Regioni ed Enti locali. Attenti a non raggiungere uno stato comatoso.
 
Se così accadesse, l’indignazione dei siciliani monterebbe rapidamente ancor di più e travolgerebbe i parassiti che continuano a percepire ventimila euro al mese a vario titolo, sia nel settore politico che in quello burocratico. Gente che non si vergogna di girare con le auto blu da 60 o 80 mila euro che, fra l’altro, consumano più di una Ferrari (sigh!). La vergogna delle vergogne è rappresentata dal massimo organo legislativo, cioè l’Assemblea regionale, che costa ai siciliani 172 milioni all’anno mentre il Consiglio regionale della Lombardia, preposto al doppio della popolazione, costa 101 milioni in meno, cioè 71 milioni.
Senza contare le indennità degli assessori, dei consiglieri comunali, provinciali e circoscrizionali, dei direttori generali, degli assistenti parlamentari (uscieri) e di tanti altri che se ne fottono dei disoccupati, di centinaia di migliaia di piccoli imprenditori e degli artigiani in difficoltà, dei pensionati a 400 euro al mese e di tutti gli altri siciliani che vivono in stato di povertà.

Se la situazione nazionale è grave, quella siciliana è gravissima. Qui, da noi, è molto urgente imboccare la strada dello sviluppo. Per far ciò, bisogna cofinanziare i fondi europei liberando le risorse con i tagli che indichiamo nella pagina interna. Pubblicheremo, altresì, una pagina degli investimenti da fare utilizzando le risorse prima richiamate, attraverso i quattro centri di spesa regionali, cui sono preposti direttori generali che hanno gli obiettivi di spendere tutto, bene e in fretta.
I circa 18 miliardi di risorse del Po 2007/13 vanno riversati con immediatezza, negli anni previsti, sul mercato siciliano, per dare ossigeno all’economia asfissiata dall’insipienza di un sistema politico e amministrativo che la sta distruggendo.
Abbiamo più volte indicato i versanti degli investimenti di cui due sono preponderanti: opere pubbliche, aprendo subito i cantieri regionali e locali, e attrazione di investimenti produttivi da tutto il Mondo soprattutto per valorizzare e mettere a profitto i beni culturali paesaggistici e archeologici che la Sicilia possiede in cospicua quantità.
Giu
24
2011
L’Assemblea regionale, nella seduta del 14 giugno, ha approvato una legge dal titolo roboante “Riorganizzazione e potenziamento della rete regionale di residenzialità per i soggetti fragili...”. Dietro questo paravento compare il solito vizietto: assumere o stabilizzare personale senza farlo passare dalle forche caudine dei concorsi pubblici, in modo che esso possa essere chiamato direttamente in conseguenza di raccomandazioni fatte da questo o quel politico, da questo o quel burocrate.
Nessun deputato - tranne pochi (D’Asero (Pdl), Dina (Pid), Beninati (Pdl), Scoma (Pdl), Buzzanca (Pdl)) - si è opposto a questo comportamento dissennato e contrario agli interessi dei siciliani. A pensar male male, si potrebbe dedurre che l’approvazione è stata fatta per dar fumo negli occhi e illudere tante persone, sapendo che il commissario dello Stato, prefetto Carmelo Aronica, avrebbe impugnato il provvedimento come ha fatto per tanti altri precedenti, nei quali erano previste assunzioni o stabilizzazioni fuori dai concorsi pubblici.
Il comportamento di questa maggioranza di centro-sinistra, riguardo all’aumento indiscriminato della spesa corrente, è veramente deplorevole e va sanzionato pubblicamente.

L’assessore all’Economia, Gaetano Armao, nel forum pubblicato nelle pagine interne, ci diceva con tristezza che i flussi di cassa sono altalenanti e asfittici. Ne soffre, per conseguenza, tutto il sistema delle imprese siciliane che forniscono agli enti pubblici beni e servizi. Infatti i loro crediti, in Sicilia, sfiorano i cinque miliardi.
Di fronte a questa situazione, la Regione continua a caricarsi di stipendi inutili mentre dovrebbe pensare con grande determinazione a tagliare la spesa corrente, a cominciare dal costo degli apparati politico-amministrativi, da quello dei contributi a pioggia, utili solo ai clientes, alle partecipate, che nelle intenzioni sono ridotte da trentatré a tredici, ma fondamentalmente lasciano inalterati i costi di gestione, e via enumerando.
Tutto questo accade perché la Regione non ha un Piano aziendale. Questa affermazione è certa perchè poniamo la rituale domanda, quando vengono ai nostri forum, ad assessori e direttori generali che hanno un moto di sorpresa perchè quasi nessuno di loro ha la minima idea di che cosa si tratti.
 
La questione delle assunzioni e delle stabilizzazioni è diventata il cancro della Sicilia perchè si fa finta di non capire che si tratta di una strada sbagliata, anche se comoda, al fine di ottenere i favori di tanti raccomandati e beneficiati che poi diventano galoppini elettorali a favore dei loro danti causa.
Si tratta di una strada sbagliata perché qui, in Sicilia, occorre invece creare lavoro produttivo che si ottiene con due grandi iniziative: la prima, far diventare l’Isola un cantiere a cielo aperto investendo tutti i diciotto miliardi di Fondi Ue statali e regionali; la seconda, attirare investimenti di gruppi nazionali e internazionali in tutti i settori: del turismo, dei servizi avanzati, dell’agricoltura innovativa e dell’energia vegetale, dell’ energia solare.
È ovvio che per attirare gli investimenti e aprire i cantieri occorre una macchina amministrativa perfettamente funzionante sulla base dei valori di merito, di concorrenza e di innovazione. Senza di essi la Pubblica amministrazione è come il trombo che ostruisce la circolazione del sangue nelle arterie.

Lombardo ha inserito nel programma del suo Governo Quater, insediato a ottobre 2010, la trasformazione delle Province in Consorzi di Comuni, in osservanza dell’art. 15 dello Statuto. A quasi un anno, di questo tassativo impegno non c’è traccia. Infatti non risulta un disegno di legge depositato dal Governo in Assemblea regionale. Eppure tale iniziativa comporterebbe un risparmio secco di 500 milioni per la Regione, pur considerando che altri 600 milioni per le manutenzioni di strade e scuole si dovrebbero comunque spendere. Un risparmio conseguente al taglio di nove apparati inutili, incostituzionali e perfetttamente sostituibili dai Consorzi di Comuni che avrebbero le stesse funzioni.
Certo, l’iniziativa sarebbe impopolare perché manderebbe a casa i consiglieri provinciali e gli assessori, mentre resterebbe comunque un presidente e un consiglio direttivo del Consorzio a costo zero per la Regione.
Ci vuole solo buon senso, ma non tutti ce l’hanno.
Apr
13
2011
Giovedì 7 aprile è approdato in Sicilia il commissario per le Politiche regionali Johannes Hahn che, alla presenza del ministro per i Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto, ha bacchettato pesantemente Lombardo e il suo Governo perchè non spendono i fondi europei. Hahn ha dato un ultimo avvertimento: se non spendete 900 mln di euro nei prossimi otto mesi, cioè entro il 31 dicembre, cancelleremo tali risorse a favore della Sicilia.
C’è da vergognarsi, in una terra che ha bisogno di infrastrutture come l’aria che si respira, sentirsi redarguire in modo così pesante. Emerge tutta la responsabilità del Governo regionale, di tutto il ceto politico e dei dirigenti generali passati e presenti, colpevoli di ignavia, incompetenza e incapacità e forse anche di corruzione. Non si spiega in altro modo come sia possibile prolungare l’agonia economica della Sicilia quando i soldi ci sono e, per spenderli, basta attivare le procedure ed emettere i provvedimenti.

L’assessore all’Economia, Gaetano Armao, validissimo avvocato ma non altrettanto economista, continua a puntare il dito contro il federalismo fiscale che sarebbe un guaio per la Sicilia, argomentando le solite banalità in ordine alla carenza delle infrastrutture, al basso reddito pro capite ed al basso Pil rispetto al Nord.
Lo ringraziamo per questi dati che riteniamo abbia letto in questi ultimi trent’anni sul QdS, ma dobbiamo dolerci per il fatto che egli non sia conseguente. Infatti, non abbiamo visto nessun licenziamento in tronco di dirigenti regionali che non hanno speso. Quelli che sono stati allontanati percepiscono regolarmente lo stipendio, nonostante il danno che hanno fatto. Anzi, qualcuno di essi va in pensione a 51 anni, una vergogna tutta siciliana.
Armao non ha impedito il sacco delle ultime risorse siciliane regionali attraverso l’assunzione inutile e indiscriminata di 5 mila dipendenti quasi analfabeti (infatti il titolo di studio richiesto è la terza media) e non dice nulla sul fatto che i dirigenti in modo tracotante hanno il coraggio incivile di chiedere nuovo personale. L’assessore all’Economia ha le sue gatte da pelare, entro il 30 aprile deve farsi approvare dall’Ars il Bilancio 2011.
 
I quattro mesi di ritardo del bilancio hanno asfissiato l’economia siciliana. Chiediamo all’assessore Armao per quale motivo non abbia messo in mora i 390 sindaci chiedendo loro entro il 31 dicembre 2010 i rispettivi parchi progetto per le infrastrutture, di cui abbisognano le singole amministrazioni locali. Gli chiediamo ancora perchè non tagli gli sprechi che pubblichiamo quasi tutti i giorni su questo foglio e che ammontano a 3,4 miliardi. Gli chiediamo perchè non metta sotto torchio i quattro direttori generali dei relativi centri di spesa Ue (Programmazione, Formazione, Agricoltura e Pesca).
Ulteriore domanda: perchè non trasferisce a Sicilia e-servizi Spa personale regionale in esubero anziché farne assumere 250 ex novo? Ora è nelle sue mani la l.r. 5/2011 sulla trasparenza: sta a lui attuarla con immediatezza, tagliando lacci e lacciuoli a una burocrazia incapace di onorare il suo compito.
In questa opera di bonifica, Armao dovrebbe inserire l’abolizione di qualunque compenso per i consiglieri di amministrazione delle partecipate, l’obbligo di redigere il Piano aziendale per ogni branca dell’amministrazione regionale e locale e l’obbligo di far certificare i bilanci da parte di società iscritte alla Consob.

Lamentarsi che il Pil della Sicilia è da 40 anni fermo al 5,6% di quello nazionale è semplicemente inutile, mentre è indispensabile tracciare un percorso attraverso cui farlo aumentare. Per far questo bisogna che il detto percorso sia virtuoso, col taglio della spesa corrente, clientelare, senza guardare in faccia a nessuno. Si libererebbero in tal modo risorse finanziarie con le quali cofinanziare i fondi Ue da spendere subito in cantieri aperti in tutta la Sicilia.
Nei prossimi giorni pubblicheremo un’inchiesta su tutte le più importanti infrastrutture da costruire, ora e subito, per le quali occorrono circa dieci miliardi di euro. Il bello della questione è che i dieci miliardi li abbiamo! Solo che gli inetti (politici e burocrati) li tengono in naftalina. Un vero crimine economico.
Nov
27
2010
L’assessore al Personale, Caterina Chinnici, avrà ricevuto pressioni fortissime dai sindacati che rappresentano i dipendenti regionali, per aprire la trattativa tendente ad aumentare gli emolumenti dei privilegiati. Non comprendiamo come l’assessore possa avere accettato di discutere su un punto dopo che il presidente Lombardo aveva comunicato all’opinione pubblica: a) che si sarebbe applicato l’articolo 30 del disegno di legge n. 631 del 29 ottobre 2010 sulla finanziaria 2011 e cioè che l’Aran Sicilia viene soppressa; b) che la trattativa relativamente al contratto di comparto e dirigenti regionali sarebbe passata all’Aran nazionale; c) che, per conseguenza, tali emolumenti si sarebbero bloccati in attesa che quelli degli statali li raggiungessero, essendo oggi inferiori mediamente del 37 per cento.
In violazione dell’indirizzo politico del Governo, trasfuso nel ddl citato, la Chinnici ha aperto la trattativa (cosa che non poteva fare) e ha concordato di massima ulteriori aumenti da aggiungere agli stipendi già molto elevati dei regionali.

Si tratta di comportamento incomprensibile. Delle due, l’una: o la Chinnici ha il consenso sotto banco di Lombardo, o agisce in totale disaccordo col Governo di cui fa parte, tradendo in modo visibile la delega fiduciaria che gli ha assegnato il presidente sia come assessore che come attribuzione del ramo amministrativo. Riteniamo la dottoressa Chinnici persona molto intelligente e capace, perciò l’unica spiegazione che troviamo è che il suo comportamento si debba attribuire alle forti pressioni della corporazione privilegiata dei dipendenti, rappresentata dall’altrettanto forte corporazione del sindacato.
L’assessore all’Economia, Gaetano Armao, ha grosse difficoltà nel tentare di coprire il buco finanziario di due miliardi, stipulando un nuovo mutuo di 850 milioni che si addiziona ai circa 4 miliardi di debiti che sono già sul groppone regionale. Egli dovrà procedere con l’accetta per disboscare il mare magnum di sprechi e sperperi che si annidano in tutti i capitoli del bilancio regionale. In questo quadro è da incoscienti e da irresponsabili pensare di assumere ulteriori oneri finanziari sul versante dei dipendenti. In particolare, l’assunzione a tempo indeterminato di cinquemila precari, in corso di contrattualizzazione contro l’interesse dei 236 mila disoccupati siciliani.
 
Non solo, Lombardo deve dire un “no” grande e chiaro all’iniziativa della Chinnici bloccando la trattativa, e, come si è impegnato a fare nel disegno di legge citato, deve rinviare il tutto all’Aran nazionale: in questo modo si toglie dalle mani la patata bollente perchè tutti i dipendenti regionali saranno equiparati a quelli delle altre regioni e ai dipendenti statali, con ciò mettendo una pietra tombale sui privilegi.
Ma i privilegi rimangono perchè comunque questi dipendenti guadagnano, come si scriveva prima, il 37 per cento in più. Lombardo dovrebbe anche bloccare la contrattualizzazione dei cinquemila dipendenti nuovi, in quanto del tutto inutili, con ciò dimostrando all’opinione pubblica che egli non persegue una politica clientelare tale qual è l’assunzione di  futuri galoppini elettorali. Non c’è altra spiegazione perchè è troppo stridente il contrasto fra la mancanza di risorse e, dall’altra parte, l’accollo di nuovi oneri. Solo un comportamento schizofrenico può indurre a questo. E siccome Lombardo è uno psichiatra e non può avere un comportamento schizofrenico, non può che essere coerente con l’indirizzo politico del suo Governo e bloccare aumenti ed assunzioni.

La questione che descriviamo rientra nella programmazione generale di politica economica che non può essere attuata se la macchina amministrativa non è funzionante. Non solo c’è il danno di cinquemila dipendenti ordinari in più, non solo c’è l’ulteriore danno di altri cinquemila dipendenti assumendi inutili, non solo c’è il danno degli stipendi esorbitanti, ma quello superiore a tutti è che queste persone tengono la macchina amministrativa bloccata.
Una dimostrazione per tutte: la Regione avrebbe dovuto spendere alla fine di quest’anno dieci miliardi di fondi Ue, statali e regionali, mentre ha speso la miseria di qualche centinaio di milioni. La conseguenza è che al sistema regionale manca l’immissione di liquidità, con la difficoltà comprensibile che la ruota dell’economia ha rallentato fino a quasi fermarsi. Una responsabilità primaria dell’attuale Governo che sta contribuendo a impoverire i siciliani.
Ott
13
2010
La dichiarazione di sostanziale fallimento della Regione da parte del neo-assessore all’Economia, Gaetano Armao, è doppiamente colpevole in quanto tardiva. Lombardo, levatrice di quattro Governi in due anni e mezzo, non è stato capace di gestire la Regione come il pater familias, continuando a spendere e spandere in spesa improduttiva, cioè quella corrente senza tagliarla alla radice.
L’epilogo non poteva che essere questo: Comuni e fornitori, non c’è un euro. Però a fronte dello strangolamento dell’economia, dello schiacciamento dei fornitori di Regione ed Enti locali, dello spappolamento dei Comuni che, non ricevendo i trasferimenti, sono inchiodati, si pensa a fare un nuovo mutuo che porta a più di cinque miliardi l’indebitamento della Regione e a spendere in interessi oltre 800 mila euro al giorno. Una cifra impressionante (292 milioni all’anno).
Ma Lombardo ha realizzato ben due Finanziarie (2009 e 2010), approvate con maggioranze variabili, e con lo stesso dissennato criterio di sostenere la spesa corrente a danno di quella per investimenti.

La fotografia del disastro è rappresentata dall’articolo 51 della l.r. 11/2010 (Finanziaria 2010) nel quale è scritto che i dipendenti debbono essere 15.600 (esclusi i dirigenti). A proposito di questi ultimi, ricordiamo che sono utili alla macchina regionale (almeno formalmente) 28 dirigenti generali, 66 dirigenti di Aree e 430 di Servizi. In esubero 1428 dirigenti che potrebbero essere mandati alla Resais Spa in cassa integrazione.
Non sappiamo in quale palla di vetro il Governo abbia previsto che servano tutti questi dirigenti e dipendenti, non avendo lo strumento cardine di ogni sana amministrazione, che è il Piano aziendale.
C’è da aggiungere la delibera di Giunta n. 271/2010 con la quale il dipartimento del Personale è stato autorizzato ad assumere ex novo altri 5 mila inutili dipendenti (ripetiamo inutili perchè non servono alla macchina regionale). Con ciò discriminando i 236 mila disoccupati che hanno lo stesso titolo per concorrere ai 5 mila posti.
La verità è che questi 5 mila posti dovrebbero essere cancellati, tagliando altri 5 mila posti più 1500 dirigenti. In definitiva la Regione potrebbe funzionare meglio con diecimila dipendenti ben addestrati e 500 dirigenti.
 
Questo disastro va affrontato con mezzi drastici che noi abbiamo suggerito più volte. Anche oggi troverete un box nelle pagine interne dove sono elencate voci che comporterebbero un risparmio di 2,9 miliardi. Ma guardando bene nelle pieghe del bilancio 2011 è possibile tagliare ancora 600 milioni.
Se il nuovo indebitamento fosse finalizzato ad aprire i cantieri, potrebbe aiutare a risollevare l’economia. 862 milioni di nuovo mutuo, infatti, darebbero lavoro, all’incirca, a seimila persone. Se una parte delle risorse, risparmiate coi tagli prima elencati, fosse indirizzata ad aprire cantieri di opere pubbliche si potrebbero offrire ai disoccupati siciliani altri 20-25 mila posti di lavoro.
Ma è possibile, chiediamo a Lombardo e alla sua maggioranza, che non si capiscano questi meccanismi elementari di macroeconomia che nelle famiglie si chiamano più semplicemente conti della serva?
Ora, bisogna correre ai ripari, che siano veri. Primo: annullare le nuove assunzioni. Secondo: tagliare 3,5 miliardi dalla Finanziaria 2011. Terzo:  rinegoziare i tassi dei mutui, ristrutturarli e allungarne le scadenze. Quarto: attivare immediatamente tutti i cantieri bloccati utilizzando le risorse europee statali e proprie, tenute a bagnomaria per insipienza, incapacità e irresponsabilità dell’apparato burocratico e per mancata vigilanza e indirizzo del ceto istituzionale preposto negli assessorati.

Si comprendono le scuse di dirigenti che hanno cambiato incarichi tante volte in questi due anni, nonchè di assessorati che hanno visto avvicendarsi assessori diversi. Ma tutto questo non può pesare sulla schiena dei siciliani e delle imprese. Non è possibile che la Regione continui a pagare regolarmente stipendi, compensi, onorari, indennità parlamentari e spese clientelari dimenticando che non pagando i fornitori si mettono in bilico gli stipendi di decine di migliaia dei loro dipendenti.
Non è più possibile che ci dobbiamo vergognare di chi ci amministra senza sale nella zucca. Ha ragione Armao: “La Sicilia deve mettersi le carte in regola” (è il titolo del mio libro n.16). Meglio tardi che mai.
Ott
07
2010
L’economia siciliana è asfissiata dalla mancanza di liquidità, sia perché Regione e Comuni non pagano i fornitori (o li pagano con un ritardo sanzionato dall’Ue) sia perché i lavori pubblici sono precipitati in questi ultimi anni. Eppure, c’è tanta disponibilità di risorse finanziarie che aspettano solo di essere spese. Un vero e proprio delitto compiuto dai responsabili delle istituzioni, i quali si perdono in mezzo a beghe da cortile e non capiscono che la ragione per la quale il popolo li ha eletti è quella di promuovere lo sviluppo della regione (per quanto riguarda il Governo) e dei territori (per quanto riguarda i Sindaci).
La carenza di liquidità, per la mancanza di pagamenti e dell’apertura dei cantieri, sta strangolando l’economia dell’Isola e con essa i consumi, perché viene meno la disponibilità di quattrini nelle tasche dei cittadini.
La gravità della questione non è ben compresa da assessori, direttori generali e sindaci, che restano immobili senza prendere provvedimenti urgenti e tempestivi che rompano l’involucro dell’immobilismo.

Occorre che immediatamente Regione e Comuni aprano i cantieri e contestualmente si accingano a redigere la prima il Piano regionale delle infrastrutture, i secondi il parco-progetti del territorio di propria competenza.
Sentiamo una risibile osservazione: i Comuni non hanno i soldi per pagare i professionisti. Invece hanno i soldi per pagare gli innumerevoli sprechi più volte elencati nelle pagine di questo quotidiano. Anche in questo caso bisogna smentire una clamorosa bugia e, cioè, che i sindaci non abbiano quattrini. è vero con le presenti condizioni. è falso se esse si ribaltano. Come? Andando a caccia degli evasori, che sono tantissimi, mediante un apposito gruppo di Polizia municipale tributaria e colpendo inesorabilmente i morosi dei tributi comunali che sono oltre un terzo.
Aumentando le entrate e incassando le somme dovute dai cittadini, tagliando senza guardare in faccia nessuno le spese, i Comuni potrebbero trovare l’equilibrio di bilancio e con esso le risorse per fare i progetti finanziabili e cantierabili.
 
Lo stesso ragionamento vale per la Regione, anche se su dimensioni diverse. Il suo bilancio è di circa 29,6 miliardi di euro, pressappoco come quello della Lombardia. Ma a differenza del primo, quasi tutte le uscite sono ingessate. Dunque, la Giunta ha scarse possibilità di manovra.
Nell’impostare la Finanziaria 2011, il neo assessore all’Economia, Gaetano Armao, ha l’improbo compito di tagliare fortemente la spesa corrente per rendere disponibili le risorse finanziarie recuperate, da destinare alle opere pubbliche. La Regione non può continuare a fare l’ammortizzatore sociale, cioè a pagare stipendi e indennità improduttivi perché corrisposti a persone che non rendono. Ma, con sapienza, deve creare opportunità di lavoro in modo che chi voglia possa trovare sfogo in attività produttive di ricchezza, qual è appunto la costruzione di opere pubbliche.
Per questa ragione, il presidente  dei siciliani, Raffaele Lombardo, deve insediare presso la direzione generale delle opere pubbliche una task force per fare l’inventario di tutte le opere incompiute e un Piano di opere nuove.

Non scriviamo nulla di nuovo. Ricordiamo il grande economista John Maynard Keynes (1883-1946) il quale consigliava agli Stati in depressione economica anche di indebitarsi per rimettere in moto l’economia attraverso la costruzione di infrastrutture.
Lo ribadiamo per l’ennesima volta. La Sicilia ha bisogno di robuste iniezioni di liquidità e non di chiacchiere a vanvera, come sono quelle di tanti politici e dirigenti regionali che continuano a riferire che cosa loro stiano facendo, non che cosa abbiano già fatto e quanti milioni o miliardi abbiano immesso nell’economia regionale.
Lo stesso presidente Lombardo ha più volte emanato decreti, direttive e circolari ai propri dirigenti, invitandoli perentoriamente a spendere, ma ha trovato un muro di gomma. Avrebbe dovuto trarne le conseguenze e destituire quei dirigenti regionali sordi. Qui, ora, o si fa la Sicilia o si muore. Non c’è più tempo per vuote e inutili parole.
Ott
23
2009
Il decreto legislativo che Renato Brunetta ci aveva anticipato direttamente nel forum pubblicato il 9 maggio 2009, è stato approvato dal Consiglio dei ministri nella sua riunione del 9 ottobre scorso. Poi, con l’approvazione preliminare da parte del Cdm del 15 ottobre della class action, si completa il quadro della riforma della pubblica amministrazione. Da un canto è inserita nel funzionamento di dirigenti e dipendenti pubblici la bilancia premi/sanzioni, dall’altro viene data in mano ai cittadini la possibilità di ricorrere ai tribunali, all’uopo abilitati, contro la disfunzione della pubblica amministrazione.
Il bravo ministro Brunetta, però, non ha osato inserire le sanzioni conseguenti all’azione collettiva e questo sicuramente depotenzia la forza e la pressione dei cittadini e preserva dirigenti e dipendenti pubblici dal rispondere patrimonialmente delle loro insufficienze.

Gli obiettivi della riforma riguardano una migliore organizzazione del lavoro, il miglioramento della qualità dei servizi e ottenere adeguati livelli di produttività del pubblico lavoro.
La riforma inserisce i concetti di trasparenza e integrità della Pa, quello di valutazione della performance, l’emersione di merito o demerito.
Il decreto legislativo ovviamente supera le blande condizioni dei contratti (Ccnl) di dirigenti e dipendenti pubblici essendo cogente ed applicabile erga omnes. Né, nel futuro, gli stessi Ccnl potranno debordare dai limiti imposti da esso. Elemento importante è la valutazione della performance. Nella precedente situazione erano i dirigenti generali a misurare la qualità dei propri dipendenti, cui erano collegati i premi. Ma i dirigenti irresponsabili hanno messo 10/10 a tutti i propri dipendenti indipendentemente da merito e demerito.
Da oggi in avanti, invece, la valutazione delle attività è effettuata da un organismo indipendente, cioè da un’Autorità esterna, accreditato da un’apposita Commissione che emana le linee guida per adottare i modelli di valutazione sulla base dei requisiti minimi. I dirigenti sono responsabili della valutazione del personale.
I premi al merito si attribuiscono mediante una logica comparativa che è basata su sistemi di valutazione certificati. Non più di un quarto dei dipendenti di ciascuna amministrazione potrà beneficiare della misura massima di tali premi e non più della metà potrà goderne della misura ridotta alla metà. Il restante 25 per cento che non è capace di entrare nella fascia A (massima) o nella fascia B (ridotta), non riceverà alcun incentivo. Vi è poi una fascia di eccellenza cui possono competere i migliori dipendenti, che comporta il premio aumentato del 5 per cento.
Finalmente il dirigente è chiamato datore di lavoro pubblico. Egli gestisce le risorse umane e, prima ancora, individua i profili professionali necessari al raggiungimento degli obiettivi. Tradotto significa che le figure professionali devono essere adeguate alla produzione di servizi.

Ne consegue che prima di determinare le figure professionali, ogni branca amministrativa di qualunque ente dovrà redigere il Piano organizzativo di produzione dei servizi (Pops), quello che nelle imprese si chiama Piano industriale. Il dirigente ha il potere di valutare il personale sulla base degli indicatori di efficienza e di efficacia, predisposti dall’organismo indipendente di valutazione della performance. Egli ha la responsabilità per l’omessa vigilanza sull’effettiva produttività delle risorse umane a lui assegnate, affinché la struttura sia efficiente e gli obiettivi vengano raggiunti. La culpa in vigilando non solo comporta la non liquidazione del premio, ma il dirigente avrà anche una decurtazione di una parte del trattamento economico.
Il dirigente non potrà distribuire premi in mancanza delle verifiche e attestazioni, né potrà ricevere l’indennità di risultato se non avrà ottenuto il documento valutativo rilasciato dall’Autorità indipendente prima richiamata.
Il decreto legislativo è applicabile alle pubbliche amministrazioni siciliane (Regione ed Enti locali) anche se sembra opportuno che l’assessore alla Presidenza, Gaetano Armao, dato il bravo amministrativista che è, emetta subito una circolare di conferma in questo senso, in modo che l’esercito dei dirigenti pubblici siciliani si metta il cuore in pace e si avvii ad un rapporto di lavoro produttivo, al servizio dei cittadini.