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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Giovanni Falcone

Mag
24
2012
Ieri abbiamo ascoltato le parole del presidente del Consiglio, Mario Monti, misurate ed efficaci. Per la prima volta abbiamo sentito definire Giovanni Falcone un italiano e non solo un siciliano. Per la prima volta abbiamo sentito un presidente del Consiglio citare le mafie, tutte le mafie, non solo quella dell’Isola.
è un grosso passo avanti, non tanto sul piano lessicale, quanto su quello dei concetti e sulla consapevolezza che le istituzioni centrali abbiano finalmente capito che le mafie si sono diffuse in tutto il territorio come metastasi e hanno cominciato a pervadere il tessuto sociale di tutte le regioni d’Italia.
è chiaro che le popolazioni attaccate dalla criminalità organizzata, ma che non hanno al loro interno le radici della stessa, sono refrattarie e reagiscono meglio. Mentre le popolazioni delle regioni meridionali, ove la mafia è nata, hanno una zona grigia di contiguità che rende più difficile la lotta delle istituzioni contro il vecchio fenomeno mafioso.

Quando si pensa alla criminalità organizzata come a un corpo estraneo rispetto a quello sociale, si commette un errore gravissimo. Bisogna pensare, invece, che essa collude, coinvolge e incarta uomini delle istituzioni, imprenditori, professionisti, politici e, in qualche raro caso, anche uomini delle forze dell’ordine e magistrati.
Quando si cede alle lusinghe, all’inganno, quando non si oppone l’alta e ferma barriera dei valori etici alle avances di tanti colletti bianchi che sono al servizio delle mafie, ognuno di noi si rende colpevole di reati sociali e morali, anche se non hanno rilevanza penale. Ancora più colpevoli sono quegli uomini politici, o meglio i partitocrati, quando per ottenere i consensi e farsi eleggere, pur di occupare uno scranno qualsiasi, vendono la propria coscienza e in qualche caso anche figli e parenti.
L’esempio viene dall’alto, è noto. Quando l’esempio è cattivo, cosa devono fare i cittadini? Mentre quando l’esempio è buono, purtroppo non sempre i cittadini lo seguono. Tuttavia, l’esempio non è solo di chi sta in alto, ma di ognuno di noi che lavora normalmente, che è persona normale, che è cittadino normale. Ecco, la normalità e l’ordinarietà sono essenziali.
 
Il Cittadino è l’uomo qualunque che fa solo il proprio dovere, lo fa bene e con puntualità. Il Cittadino è l’uomo qualunque, non qualunquista, che ha chiari i limiti dei propri comportamenti, che non devono mai prevaricare la libertà degli altri. Infatti, uno dei valori etici più importanti è il rispetto per il prossimo, al quale non bisogna fare mai nulla che non si vorrebbe ricevere.
Tanta gente è disorientata da un’informazione martellante basata sulle cose materiali: il cibo, la crociera, l’abito griffato, i telefonini e tante altre che questo sistema economico-sociale mette a disposizione di tutti.
Mentre dovrebbe esserci una campagna martellante, più forte di quella tenue che qualche volta viene fatta, per diffondere la necessità di nutrire molto il proprio cervello con una lettura varia, ampia e profonda di tutti i temi che hanno riguardato e riguardano l’umanità. A cominciare dalla Bibbia, una lettura ripetuta ed entusiasmante.

Ho visto la fiction di Raiuno di martedi sera, Paolo Borsellino, i 57 giorni. Non so se ha riprodotto i fatti con assoluta veridicità, ma credo che l’essenza di quella vicenda sia stata riportata in maniera abbastanza fedele. Traspare anche in questo secondo eroe - il primo è stato Giovanni Falcone, insieme a una serie infinita di magistrati e poliziotti ammazzati dalla mafia - la consapevolezza di un uomo che vuole fare il proprio dovere fino in fondo sapendo di rischiare la vita in ogni momento. Anzi, a un certo punto dice sono un morto che cammina e chiede al suo collega di poter deporre, come teste informato dei fatti, ricevendone una risposta dilatoria.
La ricorrenza del 23 maggio, in un momento di enorme crisi in cui si trova il Paese, molto più profonda in cui si trova la Sicilia, deve indurre tutti i rappresentanti delle istituzioni, e in particolare i partitocrati, a interdire il loro comportamento, ritirandosi in buon ordine e dando spazio a cittadini che non abbiano fatto mai politica a nessun livello, ma che siano onesti e capaci, indipendentemente dalla loro età.