Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia � su Twitterrss qds

Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Green Economy

Feb
25
2011
Sono stato più volte in Tunisia, ospite del Governo di quel Paese, nel 2009 a intervistare i ministri del Turismo Khelil Lajim e dello Sviluppo e cooperazione internazionale Mohamed Nouri Jouini, mentre il 23 novembre 2010 il console generale Ben Mansour Abdherran, è stato nostro ospite al forum. Ho avuto l’impressione che tutto funzionasse con ordine e, tenuto conto del suo sottosviluppo e dell’assenza di materie prime ed energetiche, che il progresso sembrava evidente.
Negli ambienti della classe dirigente, appartenente alle associazioni internazionali di servizio (Rotary e Lions) si vociferava della limitazione alle libertà e di una corruzione insita in ogni Paese dittatoriale. Abbedin Ben Alì, nel 1987, fece internare il padre della patria, Habib Burgiba mediante un cartello di medici che ne dichiararono l’incapacità di intendere e di volere. Chi di spada ferisce, di spada perisce.
In Marocco, il potere è saldamente nelle mani del giovane sovrano Mohammed VI (48 anni), il quale però ha avviato una serie di riforme sociali ed economiche che rendono quel Paese, affacciato su due mari, in grado di progredire, al riparo da rivolte.

L’Algeria, è sotto la dittatura del presidente Abdelaziz Butfika, il quale proprio in questi giorni ha sospeso lo stato d’assedio che durava da 19 anni. L’Algeria è piena di gas e petrolio che trasferisce all’Italia attraverso un’apposita pipeline. Non sembra probabile che l’accennata rivoluzione possa disarcionare il presidente.
In Egitto, la rivoluzione è stata rapida e indolore, anche perché Hosni Mubarak è gravemente ammalato e forse già morto. Non si hanno sue notizie almeno fino ad oggi.
In mezzo, fra Tunisia e Egitto, c’è la Libia, nella quale il potere assoluto di Muammar Gheddafi sembrava non scalfibile. Evidentemente, come tutti i dittatori, anch’egli ha abusato del suo popolo tenendolo in un sistema di difficoltà cui dispensava favori ben diversi dai diritti umanitari. Non sappiamo come finirà, se cioè il colonnello riuscirà a riprendere il controllo della Cirenaica o se invece non perderà anche la Tripolitania.
Sappiamo solo che dagli eventi accennati, l’Italia e l’Europa corrono due gravi pericoli: l’inondazione di immigrati e un taglio dei rifornimenti energetici (petrolio e gas).
 
L’Italia continua ad appellarsi all’Europa per fare fronte comune contro l’immigrazione, ma deve entrare nell’ordine di idee che per fermarla è necessario stabilire un ferreo controllo direttamente sulle coste africane. Là occorre soccorrere i migranti che si trovano sui barconi e riportarli ai siti natii, con l’accordo dei rispettivi Governi locali. Oppure rispedirli in Patria direttamente da Lampedusa via mare o per aereo.
Il problema più grosso, non a breve periodo, è quello della dipendenza energetica. L’Italia ha condotto negli ultimi 24 anni una politica scriteriata: partendo dal referendum anti-nucleare del 1987, che impediva la ripresa dell’iniziativa fino a cinque anni dopo. Ma, già dal 1992, il discorso del nucleare poteva essere messo all’ordine del giorno, cioè all’inizio della seconda Repubblica (virtuale). Ma né Berlusconi, né i Governi di transizione cosiddetti istituzionali, né quelli del centrosinistra, dal 1996 al 2001, né ancora Berlusconi dal 2001 al 2006, né Prodi nei successivi due anni, né Berlusconi in questi ultimi 30 mesi hanno rimesso seriamente al primo punto del fabbisogno nazionale l’energia alternativa, quella della Green economy.

Solo ora, finalmente, è stata costituita l’Agenzia per il nucleare, presieduta dall’oncologo Umberto Veronesi, più per il suo equilibrio che per la sua competenza. Ma il processo per arrivare alla costruzione delle cinque centrali atomiche è disperatamente lento, tanto che forse neanche tra dieci anni sarà inaugurata la prima. E allora bisogna rivolgersi alle energie alternative, la prima fra le quali è prodotta dai Rifiuti soliti urbani (Rsu). Sembra incredibile che tutti gli amministratori locali non si rendano conto di avere il petrolio in casa, cioè i rifiuti, che considerano invece da gettar via o da interrare.
Vi è poi l’energia verde che proviene dai cereali, dalla canna da zucchero, dalla Jatropha Curcas e da tanti altri vegetali. L’energia solare stenta a svilupparsi nonostante gli incentivi. Ma vi è pure l’energia dai soffioni boraciferi, quella dalle alghe e dalle maree. E noi siamo ancora succubi del petrolio.  Che fessi!
Gen
08
2010
La Klm ha cominciato a fare uso di carburanti verdi nel trasporto aereo. Un’erba trasformata in biokerosene che fa volare gli aerei. L’erba si chiama Camelina sativa, una pianta a germinazione spontanea che cresce intorno ai campi di grano dell’Europa meridionale, ma non in Sicilia. Alla Camelina si associa la Jatropha che invece si coltiva in Sicilia, un arbusto sub tropicale dall’Africa. Oltre alla Klm, usano i bio kerosene miscelato anche Virgin e Japan Airlines.
Si tratta di un mercato totalmente nuovo che ha un potenziale d’affari di 200 miliardi di dollari, ovverossia una produzione di circa 300 miliardi di litri a 66 centesimi cadauno.
Le direttive Ue stabiliscono che entro il 2012 tutti i voli che atterrano e decollano dagli aeroporti dovranno pagare una forte tassa per compensare le loro emissioni di anidride carbonica. Se useranno i bio-Spk (Synthetic paraffinic kerosene), che sono considerati combustibili a impatto zero, risparmieranno tale tassa.

Barack Obama ha impostato la sua campagna elettorale sulla Green economy. Dovrà convincere il settore industriale ad effettuare gli opportuni investimenti, per trasformare gli impianti esistenti e istituirne di nuovi, in modo da arrivare entro il 2020 al 25% di energia da fonte rinnovabile.
La Sicilia non può pensare di schiodarsi dal 5,2% del Pil nazionale, per passare all’8%, senza mettere in campo grandi progetti. Progetti basati sulla produzione della bio-energia, sui risparmi energetici, sull’uso industriale dei rifiuti, sull’industria blu (turismo) e sul Piano regionale delle infrastrutture. Se dal 5,2% di Pil togliamo quello riguardante le raffinerie, la vera e propria ricchezza prodotta in Sicilia, o quasi, si dimezza. Questo stato di cose non è più accettabile.
Del Piano regionale vegetale-energetico abbiamo più volte scritto. Abbiamo dato notizia che la Regione ha autorizzato l’impianto di produzione di bio-carburante della Ecoil a Priolo, il quale utilizza la Jatropha, cui prima si accennava. Sarebbe opportuno che anche le altre raffinerie modificassero gli impianti in modo da utilizzare parzialmente materia prima vegetale e non petrolio.
 
L’altro filone su cui la Regione dovrebbe indirizzarsi è quello dell’industria blu, nel quale potrebbero trovare sfogo decine di migliaia di disoccupati, opportunamente ri-formate e capaci di essere utilizzati nei servizi turistici.
Nello scenario mondiale, il Mediterraneo è uno dei pochissimi laghi dove l’acqua bacia dolcemente le coste. Un clima come quello caraibico e l’altro dell’Estremo Oriente, per esempio le Maldive. In tutte le altre parti del mondo, gli oceani scaraventano sulle spiagge onde alte diversi metri. Non vi è quindi l’ambiente idoneo per un’attività balneare, come quella che si può svolgere nel nostro mare.
Ma, a differenza delle altre due aree citate, la Sicilia possiede un quarto di tutti i beni archeologici del mondo ed inoltre perle come Taormina, le Isole Eolie, Pelagie e Pantelleria. Vi sono inoltre catalogati ben 828 borghi che, opportunamente ristrutturati, darebbero lavoro a migliaia di persone ed attirerebbero turisti d’ogni parte d’Europa.

Se sommiamo la manodopera per il Piano vegetale regionale, nel quale potrebbero essere impiegati i 28 mila forestali in un’attività produttiva, a quella occorrente per il Piano delle infrastrutture, all’industria blu e per l’energia (fotovoltaico in prima battuta) troverebbero lavoro qualificato 100 mila siciliani, cui si potrebbero aggiungere quelli da adibire al terziario avanzato e alla distribuzione in franchising.
Un’ultima annotazione riguarda la diatriba tra l’assessore alle Attività produttive, Marco Venturi, e l’imprenditore Salvatore Moncada. Quest’ultimo, piccato perché non ha ricevuto le autorizzazioni relative all’eolico, ha comunicato che non dragherà il porto di Porto Empedocle, opera prevista per una spesa di 2,5 milioni di euro. Se è così, bene ha fatto l’assessore a negargli l’autorizzazione, perché la Sicilia non ha più bisogno di pale che hanno reso orrido il paesaggio.
Sarebbe opportuno che, in un clima di totale trasparenza, l’assessore dicesse con ulteriore chiarezza le ragioni dello scontro, per ora verbale. In Sicilia, i furbi non si tollerano più e vanno messi all’angolo.
Dic
05
2009
Chiuso il capitolo di Termini Imerese e chiuso il più grave capitolo del rigassificatore che volevano installare nel Triangolo della morte Priolo-Augusta-Melilli, vi è quello più importante, cioè che la politica comprenda come sia indispensabile affrontare un programma serio per fermare la discesa economica e cominciare una risalita seppur lenta. Lo sviluppo prossimo venturo della Sicilia deve abbandonare, nei limiti del possibile l’industria pesante e invece stendere tappeti rossi e creare ogni altra forma di attrazione perché gli investitori internazionali portino qui i loro progetti, il loro danaro e le loro competenze.
I filoni su cui si muove lo sviluppo devono marciare sui binari dell’industria verde (Green Economy) e dell’industria blu (turismo, fruizione di beni archeologici e paesaggistici e di tutti gli altri tesori di cui la Sicilia dispone in grande abbondanza). Non basta. Le linee di sviluppo devono comprendere i servizi avanzati, cioè quelli ad alto valore aggiunto. In questo senso bisogna dare il massimo supporto alla St Microelectronics, a tutte le imprese dell’Etna Valley e a chiunque altro investa nel mercato immateriale di Internet.

Vediamo ora le ipotesi di lavoro dell’industria verde. La Regione prepara un progetto per un Piano energetico consistente nella coltivazione di prodotti per la produzione di biocarburanti, in modo da indurre le industrie di raffinazione del Triangolo della morte a trasformare i propri impianti, in modo tale da sostituire il fossile con il vegetale.
Secondo dati raccolti presso l’assessorato all’Agricoltura, in Sicilia vi sono circa 4 mila chilometri quadrati di terreno incolto o non produttivo di reddito. Trasformarlo per la produzione utile al processo cui prima accennavamo, significherebbe mettere in moto decine di migliaia di posti di lavoro e utilizzare molte risorse del P.o.  2007-2013.
Vi è poi l’agricoltura innovativa, che ha però il difetto di non essersi impossessata del sistema di distribuzione diretto, saltando a piè pari commissionari, concessionari e altri intermediari che lucrano fortemente, mantenendo in uno stato deficitario i produttori medesimi.
 
Nella rossa Emilia il sistema cooperativo ha portato i produttori di beni e servizi in uno stato di agiatezza perché ha eliminato i parassiti della filiera e ha consentito di praticare prezzi relativamente bassi, mantenendo una buona qualità di beni e servizi.  Sappiamo che l’individualismo, frutto di incultura, non favorisce la cooperazione. Tuttavia, i nostri produttori agricoli devono capirlo una volta per tutte che la strada è quella di affacciarsi direttamente alla grande distribuzione e al mercato.
L’industria blu è quella del turismo, che significa portare qui milioni di cittadini del mondo, sol che il sistema informativo e quello economico dei tour operators siano opportunamente sensibilizzati e agevolati, dichiarando che gli uffici della Regione e quelli degli Enti locali sono disponibili sul serio a rilasciare ogni autorizzazione o concessione nel tempo reale di non oltre trenta giorni, costi quel che costi.

Naturalmente i turisti verrebbero da noi se trovassero: a) i beni culturali ben ordinati e pronti per essere fruiti (la chiusura della Villa del Casale è un grave colpo per albergatori, guide turistiche e negozianti, mentre la manutenzione si può fare con i cantieri aperti e in sicurezza); b) la ristrutturazione di gran parte degli 829 borghi, catalogati dall’assessorato dei Beni culturali, per cui occorrerebbero decine di migliaia di persone e finanziamenti rilevanti europei, statali e regionali; c) la fruibilità dei quattro Parchi della Sicilia (Madonie, Nebrodi, Etna e Alcantara) nonché le riserve naturali e le riserve marine; d) la possibilità di accedere a tutti i beni archeologici, culturali, museali che spesso sono in condizioni fatiscenti; e) la valorizzazione dei tre centri della ceramica (Caltagirone, Sciacca e Santo Stefano di Camastra); e) l’operatività delle due principali Terme (Acireale e Sciacca) come hanno ben fatto tutte le Regioni del centro-nord fra cui Toscana, Veneto ed Emilia; f) un controllo ferreo e continuo sulla qualità dei servizi alberghieri e di ristorazione.
Basta la politica delle parole. Occorre la politica del fare. Ora.