Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia è su Twitterrss qds
Quotidiano di Sicilia
Il QdS sul tuo smartphone
Scegli la tua app
L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Guardia Di Finanza

Feb
15
2011
Nei forum in cui sono stati presenti i responsabili nazionali, regionali e provinciali della Guardia di Finanza e dei Carabinieri, ci siamo fatti spiegare qual è il funzionamento delle due Forze dell’Ordine per ottenere risultati  molto buoni  in tutti i campi nei quali operano. La Gdf è soprattutto un’organizzazione militare che si occupa di reati fiscali, ma anche di contrabbando, droghe e corruzione nella pubblica amministrazione, soprattutto nella cattiva utilizzazione dei fondi europei.
I Carabinieri si occupano di altri versanti, con tutte le loro specializzazioni, e vanno a indagare oltre che sulla corruzione anche sulle frodi alimentari, sulla malavita organizzata, i reati ambientali e via elencando.
Abbiamo posto la domanda sia al comandante generale della Guardia di Finanza sia ai comandanti regionali che ai comandanti provinciali, se il numero delle persone che formano il Corpo a ogni livello è sufficiente. La risposta è sempre stata positiva.

Fa piacere sentire dei responsabili delle istituzioni che non si lamentano della carenza di personale, né di carenza di risorse economiche e strumentali. Qualcuno di essi mi ha anzi detto che di necessità si fa virtù e quindi non avere a disposizione tutto quello che si vuole obbliga a razionalizzare l’organizzazione, in modo da ottenere comunque risultati che sono sotto gli occhi di tutti.
Non indichiamo l’attività della Polizia di Stato in tutte le sue articolazioni, perché quello è un corpo amministrativo dove c’è una sorta di sindacalizzazione, e sta quindi in mezzo fra Gdf e Cc da un canto e pubblica amministrazione dall’altro. Tuttavia, anche la Polizia di Stato ottiene buoni risultati senza avere eccesso di personale e con le risorse finanziarie messe a disposizione dal bilancio statale.
Perché Gdf e Cc funzionano bene? Innanzitutto perché nei Corpi c’è disciplina. Una disciplina che mantiene tutti, dagli agenti e carabinieri ai generali a quattro stelle, dentro un sistema collaudato da centinaia di anni, che produce risultati, risultati e risultati. La nostra ammirazione nei confronti dei due Corpi è stata sempre palese, anche perché dobbiamo riconoscere che i loro comandanti agiscono con umiltà e non si gonfiano il petto.
 
Dunque, nel sistema pubblico italiano vi sono delle strutture che funzionano bene, nel senso che di fronte a impieghi di risorse pubbliche conseguono risultati. La curiosità che voglio segnalarvi è che invece nella pubblica amministrazione civile le cose funzionano esattamente al contrario. Non c’è Piano aziendale, non c’è organizzazione, non c’è programmazione, non c’è controllo dei risultati, per cui c’è solamente il caos e lo sbando.
Ora, chiediamo al ceto politico: perché non disponete, attraverso norme di vario livello, che tutta la pubblica amministrazione civile funzioni con le stesse regole dei Corpi delle Forze dell’Ordine? La risposta è evidente. Perché mentre nella prima vi è l’ingerenza asfissiante del ceto politico, che cerca di piazzare i propri fedelissimi anche se sono incompetenti, nelle seconde quest’ingerenza, di norma, non c’è.
La Guardia di finanza a inizio di ogni anno stabilisce un Piano per le inchieste sul sistema economico, massimizzando il rapporto costi-benefici e poi il Piano viene trasmesso a tutti i livelli.

Identico Piano fanno i Carabinieri e la Polizia di Stato. Mentre constatiamo che nessun Piano c’è nella pubblica amministrazione. Se tutti i dirigenti pubblici nei diversi livelli, statale, regionale e locale, funzionassero con le regole delle Forze dell’Ordine, il personale sarebbe dimezzato e i risultati sarebbero di molte volte superiori a quelli attuali, cioè inesistenti. Naturalmente inesistenti in rapporto alle risorse umane e finanziarie impiegate.
La Regione Siciliana paga 1,7 miliardi di euro di stipendi. La Regione lombarda poco meno di 200 milioni di euro. Una differenza abissale anche tenuto conto di qualche incombenza in più che ha la nostra Regione rispetto a quella lombarda. Lo stesso dicasi dei Comuni, che hanno il doppio del personale necessario che non solo crea un’emorragia finanziaria, ma aiuta negativamente la disorganizzazione, perché è evidente che quando occorrono cinque persone e ce ne sono 15, la disfunzione è totale.
Ci pensi, Lombardo, a copiare un modello efficiente che c’è.
Nov
25
2010
La legge 259/58, precisamente all’art. 12, recita: Il controllo previsto dall’art. 100 della Costituzione sulla gestione finanziaria degli enti pubblici... è esercitato... da un magistrato della Corte dei Conti nominato dal presidente della Corte stessa che assiste alle sedute degli organi di amministrazione e di revisione.
La Corte costituzionale, con sentenza 466/93, ha sancito che l’obbligo prima richiamato è estendibile... alle società in mano pubblica, con partecipazione esclusiva, maggioritaria o prevalente.
La legge e la sentenza non sono state quasi mai applicate in Italia salvo che con un decreto “innovativo” del presidente del Consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi, del 10 marzo 2010, con il quale è stato stabilito che la Rai è sottoposta al controllo della Corte dei conti. Cosicché, da quel momento, il magistrato Luciano Calamaro è presente nelle riunioni del Cda e del collegio dei revisori. Egli inoltre sta facendo le pulci a tutti i conti dell’elefante pubblico, che sperpera canone e imposte pagate dai cittadini aumentando gli organici e l’inefficienza.

È sintomatico sottolineare come una legge dello Stato, che ha ben 52 anni (1958-2010), non abbia trovato quasi mai applicazione, consentendo con ciò gli ormai noti sprechi e sperperi in tutte le branche amministrative e nelle partecipate pubbliche a tutti i livelli. Non si sa se la responsabilità della mancata partecipazione di un magistrato della Corte dei conti agli organi amministrativi o di controllo e revisione, sia da additare alla stessa Corte o agli enti che non ne abbiano fatto richiesta per osservare l’obbligo di legge.
Tuttavia non è mai troppo tardi. Dopo l’esempio del decreto Rai prima citato, i responsabili delle istituzioni non possono più sottrarsi al dovere di chiedere la presenza del magistrato contabile negli organi prima indicati.
Se in questi 52 anni tale presenza vi fosse stata, siamo convinti che i risparmi del denaro pubblico sarebbero stati cospicui, la corruzione nella cosa pubblica ridotta e le risorse finanziarie sarebbero state spese meglio. C’è da auspicare che la massiccia presenza dei magistrati negli enti sia attivata da ora. Sarebbe colpevole la non applicazione della legge citata che favorirebbe ulteriori sprechi delle nostre tasse.
 
Attuare la legge citata avrebbe un altro benefico effetto: essere un forte deterrente per le infiltrazioni mafiose non solo negli organi amministrativi per interposta persona, ma anche nei contratti a valle, che enti pubblici e partecipate stipulano con imprese apparentemente immacolate, ma che sono terminali delle organizzazioni criminali. Il sequestro e la confisca di ingenti patrimoni che le forze dell’ordine (ben dirette dalle Direzioni distrettuali antimafia) hanno fatto in quest’anno, sono la testimonianza della relazione che c’è tra le stesse organizzazioni criminali e imprese apparentemente pulite.
Sono decenni che si pone all’attenzione dell’opinione pubblica la presenza della criminalità organizzata nelle regioni ricche del Nord, circostanza sempre negata dai responsabili delle istituzioni statali e di quelle regioni. Negare l’evidenza era uno sport del cardinale di Palermo Ernesto Ruffini il quale, negli anni Cinquanta, asseriva che in Sicilia la mafia non esistesse.

Negli enti pubblici che appaltano opere e negli Urega provinciali e regionale sarebbe opportuno estendere il controllo all’interno degli organi di amministrazione. Dato che non potrebbe farlo la Corte dei conti per insufficienza di organico, la Regione potrebbe fare una convenzione con la GdF per chiedere la presenza dei suoi uomini laddove si maneggia denaro e segnatamente negli appalti e nelle partecipate. La GdF sarebbe così nelle condizioni di controllare in tempo reale sia eventuali infiltrazioni mafiose che sperperi e spese non conformi alle leggi e soprattutto al primo comma dell’art. 97 della Costituzione che fa riferimento all’imparzialità e al buon andamento dell’amministrazione.
Di questo si tratta: tagliare sperperi e impedire il connubio negli affari tra malavita e pubblica amministrazione. La soluzione che proponiamo non è nuova perché ribadisce la necessità di applicare in modo estensivo la richiamata legge 259/58 e estenderne la portata in modo da consentire agli uomini della Gdf di esserci nei momenti decisionali e di impedire il malaffare.
Giu
16
2010
Alcuni esempi di inefficienze che creano danno ai cittadini. Le leggi regionali per l’assunzione nelle imprese, rimaste lettera morta. Svariati miliardi dei fondi europei degli anni 2007/08/09 non ancora spesi, cui si aggiungono altre risorse statali e regionali non spese. Procedure informatizzate bloccate, per cui ancora negli assessorati circolano carte anziché files. Carichi di lavoro inesistenti, con la conseguenza che nessuno è responsabile di ciò che deve fare. Dirigenti che prendono i premi anche quando non hanno combinato nulla. Dipendenti che vanno in pensione con 25 anni di attività anziché con la stessa attività dei loro colleghi statali. Opacità di tutte le attività per impedire ai cittadini di guardare dentro il palazzo. Il lungo elenco potrebbe continuare.
Tutto quanto descritto si può riassumere in un’unica parola: disorganizzazione. Questa è il cancro della Sicilia, perché quando la macchina è inceppata qualunque buona legge o qualunque buona iniziativa assessoriale (e ce ne sono tante) si imbuca in un binario morto.

Vi è un gran numero di precari, 22.500 nei Comuni, 10 mila formatori, 6 mila nella Regione, 28 mila forestali, 10 mila di astruse sigle diverse e via contando. La Regione dovrebbe pagare tutti costoro con i nostri soldi, spendendo forse un miliardo di euro, una cifra enorme che non ha e che tiene in ginocchio e prostra l’economia siciliana. Lo sbocco è nelle attività produttive e nella costruzione di infrastrutture, ma di questo abbiamo già scritto e ci torneremo.
Piuttosto, vi sono assunzioni previste nelle Forze dell’Ordine e nell’Esercito. Ai precari siciliani si dovrebbe consigliare di partecipare a quelle selezioni e, se dimostrano di possedere i requisiti, potrebbero trovare una collocazione e una soddisfazione per le loro aspirazioni.
Ci dispiace ricevere decine di email di insulti da parte di molti di loro che si sentono offesi dalla nostra semplice enunciazione dei fatti. Si badi, costoro non argomentano, perché non hanno argomentazioni. Sarebbe invece bene che aprissero gli occhi su una realtà amara e sull’imbroglio causato dal ceto politico.
 
Come fare acquisire efficienza alla pubblica amministrazione regionale e ai Comuni? Basterebbe che tali istituzioni si appropriassero di modelli organizzativi che già esistono in altre branche della pubblica amministrazione e li facessero propri, perché funzionano.
Ci riferiamo, per esempio, alla Guardia di Finanza e alle diverse Agenzie dello Stato. Dai forum con i vertici, che abbiamo via via pubblicato, e dalle nostre inchieste, abbiamo dedotto come ognuno dei preposti ai servizi abbia un compito specifico e un obiettivo da raggiungere. Compito e obiettivo che vengono controllati puntualmente, per verificare se ciascun addetto fa il proprio dovere e il proprio lavoro. Proprio la comparazione fra il carico di lavoro e il suo effettivo svolgimento è la chiave che spiega l’efficienza degli organismi prima indicati.
Non si vede perché Regione e Comuni non debbano chiedere aiuto a Guardia di Finanza e Agenzie statali per mutuarne l’organizzazione.

Sarà perché qualche decennio di insegnamento di organizzazione ha creato in me una sorta di indicazione costante nel rilevare le inefficienze di qualunque struttura. O forse quelle inefficienze ci sono veramente. In ogni caso c’è un modo inoppugnabile per misurare se un servizio è ben organizzato oppure no: la soddisfazione dei destinatari. Brunetta ha inventato le tre faccette: una che sorride quando il cittadino-cliente è soddisfatto, una che resta seria quando il servizio è sufficiente e un ghigno di pianto quando è totalmente insoddisfatto.
La customer satisfaction è la misura della soddisfazione dei cittadini per i servizi ricevuti, ma questa innovazione non è messa in atto, mentre dirigenti e dipendenti la vedono come il fumo negli occhi, anche perché sanno che le loro valutazioni, anche ai fini dei compensi economici, sarebbero proporzionate al grado di soddisfacimento che essi danno ai loro cittadini-clienti.
è venuto il tempo di ribaltare la situazione. Chi non è capace di lavorare in modo organizzato e con efficienza deve smetterla di rubare i soldi dei contribuenti. E andarsene a casa. Punto.