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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Ikea

Apr
19
2012
Il colosso svedese Ikea ha imposto nel mondo un rapporto eccellente fra la qualità dei prodotti e i prezzi. I consumatori delle diverse nazioni hanno imparato a capire il metodo, secondo il quale si può spendere relativamente poco per comprare prodotti di buona qualità.
Dietro questo risultato c’è un lavoro di organizzazione della filiera produttiva, che la rende estremamente efficiente e consente di abbassare i prezzi di più dei concorrenti, ovviamente a pari qualità.
Ikea ha mollato l’Asia ed è venuta in Italia per farsi costruire i mobili e la rubinetteria da diverse nostre imprese. Una di queste, la Paini, è stata selezionata, dopo un complesso iter di studi durato quasi tre anni, per fornire prodotti in tutto il mondo. Infatti Ikea si propone di vendere anche in Cina ove, notoriamente, il costo del lavoro è più basso, come anche la qualità.
Gli esaminatori sono stati dei manager svedesi inflessibili, che hanno controllato, misurato, valutato ogni segmento della produzione dell’aspirante fornitore, tagliando ogni possibile spreco.

“Lavorare con loro - dice Marco Paini, amministratore dell’azienda - è stato tanto bello quanto molto difficile”.
I manager di Ikea sono attentissimi al costo dei semilavorati, tanto che valutano i fornitori del fornitore e limano i prezzi all’osso, obbligando quello principale a comprare dove i prezzi sono più bassi, a parità di qualità.
La multinazionale controlla tutti i costi di produzione fino al più piccolo particolare ed ogni parola del conto economico. Determina i margini del fornitore che, con l’avviamento e l’ampliamento della produzione, devono essere ridotti, seppure compensati dal volume.
I fornitori di Ikea devono essere superefficienti; solo in questo modo possono avere margini estremamente ridotti.
Tutto quello che vi abbiamo raccontato è frutto di grande professionalità, d’intelligenza e di capacità imprenditoriale. Il risultato è che vengono favoriti i cittadini-clienti, che così possono acquistare prodotti convenienti. Il modello Ikea è adottato da altre imprese, ma non sempre con lo stesso successo.
 
Telecom, Wind e altri fabbricano servizi. Ma il metodo organizzativo, basato sull’efficienza, è il medesimo. Ogni lavoratore al posto giusto, ogni passaggio di prodotto e di servizio precisamente determinato, ogni tempo previsto, un controllo di gestione ferreo che faccia sempre stare tutti i passaggi nel binario previsto, con il Piano industriale rigorosissimo.
Il metodo Ikea andrebbe applicato alla Pubblica amministrazione di tutti i livelli. Siamo fra i sostenitori che i servizi pubblici possano essere prodotti da imprese private o da enti pubblici, a condizione che fra le due categorie vi sia una sana competizione che porti a ridurre i costi per unità di servizio prodotta.
Il termovalorizzatore di Bellinzona (Stato di Canton Ticino, Svizzera), di cui scriveremo tra qualche giorno, è gestito da una società pubblica che produce energia elettrica e gas dalla trasformazione di rifiuti solidi urbani. Ha emissioni vicini allo zero e nel 2011 ha avuto un avanzo di gestione di mezzo milione di franchi svizzeri su quaranta milioni di fatturato.

La Renault francese è controllata dallo Stato. è socia di riferimento della Nissan giapponese e chiude i bilanci in attivo. Lo stesso dicasi per le italiane Eni, Enel e Terna. Il comune denominatore dei casi prima indicati riguarda la professionalità e la capacità con cui si effettua la gestione.
Nulla impedirebbe alle varie branche amministrative (statali, regionali e locali) di essere gestite con la stessa professionalità ed efficienza, in modo da tagliare la spesa improduttiva ed ottenere risultati socialmente ed economicamente vantaggiosi per i cittadini. Ovviamente, le diverse amministrazioni dovrebbero partire, come noiosamente ripetiamo, dal Piano aziendale, che consente di fissare gli obiettivi da raggiungere con le minori risorse possibili.
Cosa impedisce che ciò accada? Un ceto politico che non fa l’interesse generale, ma quello proprio e sceglie i dirigenti più per fedeltà che non per capacità. Ecco perché la spesa pubblica è arrivata al cinquanta per cento del Pil e la pressione fiscale, pure. Un fatto indecoroso