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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Inquinamento

Nov
12
2011
Avevamo avuto sentore che in prossimità del Triangolo della morte (Melilli, Priolo, Augusta), ove insiste il petrolchimico, vi fosse un arsenale di armi  e munizioni. Non credevamo alle nostre orecchie. Per questo abbiamo svolto un’inchiesta che pubblichiamo a fianco, con lo scopo di accertare la circostanza.
Le autorità della Marina militare hanno confermato che tale arsenale c’è, che è pieno di bombe, ovviamente disinnescate, e di altri armamenti. Il guaio è che l’arsenale dista appena 1,5 km dai  mega serbatoi di greggio e di raffinato, illegalmente fuori terra anziché essere interrati. Il loro interramento fa parte del piano di bonifica disposto dall’Unione europea con  spese a carico delle aziende. La stessa disposizione prevede il disinquinamento dell’area. Sono passati alcuni anni, ma ancora non c’è traccia dell’inizio dei lavori.
E intanto la situazione dell’area peggiora: CO2 e polveri sottili aumentano e inquinano l’atmosfera anche della vicina Siracusa che, ripetiamo, nel 2010 ha superato il limite di 35 volte l’anno per ben 116 volte.

Polveriera numero uno l’arsenale; polveriera numero due il petrolchimico. Vi è una terza polveriera: riguarda l’attracco di sottomarini Nato a propulsione nucleare nel contiguo porto di  Augusta. Intendiamoci: tutto è messo in sicurezza, ma nulla può contro la quarta polveriera: il rischio sismico, essendoci, com’è noto, a mare quattro faglie nel raggio di 35 chilometri.
Dobbiamo ricordare che gli esperti hanno previsto il Big One entro questo secolo, un terremoto dell’ottavo grado della scala Richter che colpirebbe la costa da Vibo Valentia a Capo Passero. Si tratta della medesima previsione che hanno fatto gli esperti della California con riguardo alla faglia di Sant’Andrea. I due territori, quello americano e quello italiano, sono stati accomunati da due precedenti terremoti, verificatisi quasi contemporaneamente nel 1906 a San Francisco e nel 1908 a Messina.
Si sa che la crosta terrestre si muove in tutta la superficie del pianeta. Si sa che tutti i vulcani sono collegati da un sistema di canalizzazione interno. L’unica difesa che ha l’uomo contro i due eventi è la prevenzione. Ma essa ancora è molto imprecisa e quindi non affidabile.
 
Le quattro polveriere, dunque.  Per mettere a salvaguardia il territorio indicato, i Governi regionali, dal dopoguerra ad oggi non hanno fatto quasi nulla. Una grave responsabilità, contro cui si scaglieranno i siciliani se si dovesse verificare una catastrofe. Non siamo menagrami, ma vorremmo che il buonsenso aiutasse a trovare soluzioni per cercare di limitare i danni quando si dovesse verificare qualcuna di  esse.
Il peggio della questione è che non solo si resta immobili di fronte a questi pericoli, ma c’è chi vorrebbe aumentare il tasso di pericolosità insediando nello stesso territorio un’altra bomba qual è il rigassificatore.
Abbiamo notizie che il competente assessorato regionale, in silenzio e in spregio a quanto scriviamo da tempo (noi non siamo ambientalisti ma guardiamo la realtà per quella che è), stia completando l’iter propedeutico al rilascio della relativa autorizzazione. Se le notizie corrispondessero alla verità sarebbe molto grave, perché significherebbe non avere alcuna considerazione di decine di migliaia di cittadini che rischiano la vita tutti i giorni e assorbono un’aria fetida e dannosa.

Abbiamo più volte sottolineato come il presidente della Regione, Lombardo, abbia ribadito il suo “no” a questo inutile impianto che produce profitti solo a chi lo installa. Fra l’altro, ricordiamo che la Sicilia raffina greggio per oltre il 40% del prodotto nazionale e ne esporta oltre lo Stretto circa la metà, col conseguente danno dell’inquinamento e la beffa delle accise che vanno allo Stato.
Lombardo ha più volte ribadito che di rigassificatori non si doveva parlare fino a quando non si fosse fatta la bonifica del territorio, per la quale è prevista una spesa di quasi un miliardo di euro. Se queste opere non sono cominciate, l’iter autorizzativo del rigassificatore va bloccato, senza sé e senza ma. Nessuno può usare la lingua biforcuta: “sì” o “no” hanno un significato preciso, ne va dell’onore di chi li pronunzia.
Onore, ecco una parola caduta in disuso se non accaparrata dalla criminalità organizzata. Ma l’onore delle persone per bene esiste e dev’essere tenuto presente in qualunque circostanza. Anche in questa.
Dic
01
2010
Sembra incredibile assistere ancora ad un comportamento tracotante del gruppo imprenditoriale Erg, associato all’anglo-olandese Shell, che vuole a tutti i costi, contro ogni interesse della Sicilia, aggravare la situazione ambientale nel Triangolo della morte (Augusta-Priolo-Melilli).
Questi colonizzatori liguri-anglo-olandesi vogliono prevaricare la volontà  del Governo regionale, per imporre un impianto di cui nessuno sente il bisogno, facendosi sponsorizzare da qualche sindacalista allocco, oltre che da qualche figura che ha un interesse privato in questa operazione, contro ogni logica, contro ogni norma di sicurezza e contro ogni convenienza economica della Sicilia.
Bisogna smetterla una volta per tutte di ritenere che noi siamo stupidi o che abbiamo l’anello al naso. Infatti, abbiamo ben chiaro il vero interesse della Sicilia e plaudiamo al ferreo sbarramento che oppongono il presidente Raffaele Lombardo, il suo assessore alle Infrastrutture, Pier Carmelo Russo e il neo assessore all’Energia, Giosuè Marino, all’installazione del rigassificatore.

Sgombriamo il campo da ogni equivoco: non abbiamo alcun pregiudizio verso i nuovi investimenti e riteniamo che la Regione debba stendere i tappeti rossi ai gruppi italiani ed esteri che volessero portare le loro imprese in Sicilia. Ma ci opponiamo alla prepotenza di imprenditori che vogliono fare il male della Sicilia, tenuto conto della situazione di grave malessere delle popolazioni che insistono nei tre comuni del Triangolo della morte.
Anzi, sarebbe opportuno che gli attuali impianti venissero messi in sicurezza e fossero modernizzati per inquinare molto di meno di come stanno facendo. Non è un caso che Siracusa abbia superato, nel 2009, per ben 302 giorni, il limite delle polveri sottili, che per legge è fissato in 35 giorni. Non è un caso che le morti per tumore in quel territorio sono quattro volte superiori alla media nazionale. Non è un caso che gli aborti terapeutici e i nati malformati superano anch’essi di quattro volte la media nazionale. Non è un caso che esiste un elenco di prescrizioni che devono essere eseguite per bonificare tutto il territorio. Non è un caso che la Corte di giustizia europea, con sua sentenza n.378/2010, ha sancito l’obbligo che chi ha inquinato deve sborsare le necessarie risorse finanziarie per disinquinare.
 
È semplicemente ridicolo che le imprese che hanno inquinato e che continuano ad inquinare non comincino le operazioni di bonifica. Un comportamento irresponsabile, peraltro non sanzionato dall’assessorato regionale al ramo, senza alcuna spiegazione. Con questa omissione dei doveri d’ufficio, l’assessore si rende colpevole oggettivamente di non avere esercitato la vigilanza e di non avere obbligato le imprese inadempienti ad ottemperare alla citata sentenza della Corte di Giustizia di Lussemburgo.
È troppo comodo continuare a raffinare il greggio, devastando l’ambiente circostante, ma portando profitti a casa. è troppo comodo macinare utili, anziché fare gli obbligatori investimenti di disinquinamento. Basta con i comodisti, con gli approfittatori, con i colonizzatori. Dire  basta grande quanto una casa. Devono capirlo una volta per tutte, lor signori,  che qui nessuno è fesso e non siamo più disponibili a subire le loro soperchierie. Se ne vadano nelle loro regioni a fare il danno che hanno fatto ad Augusta, Priolo e Melilli.

Non ci vengano più a gabellare la questione dell’occupazione da scambiare con gli investimenti. Questi ultimi debbono essere fatti con urgenza per le opere di messa in sicurezza ambientale del territorio, non per altre dannose iniziative. Non è certamente un compenso ragionevole, qualche centinaio di posti di lavoro, a fronte dell’enorme danno sulla salute di decine di migliaia di cittadini, danno che si accentua nei confronti di anziani, malati e bambini, cioè dei soggetti più deboli. La Sicilia ha diritto ad investimenti produttivi nel settore del petrolio azzurro, cioè dell’industria turistica, che non inquina, genera valore e produce occupazione in quantità nettamente superiore a quella delle raffinerie.
Per i prossimi cinquant’anni le coste dove approdano le petroliere non avranno alcuna forma di vita per il totale inquinamento delle acque. Inquinamento che si estende alle coste viciniori. Accoglieremo con soddisfazione il giorno in cui Erg e Shell metteranno in atto la loro finta minaccia: andarsene dalle loro parti e lasciare in pace quel martoriato territorio.
Ott
15
2010
È strano che i Garrone vendano il 49% della raffineria di Priolo ai russi della Lukoil, il che dimostra un disimpegno dal territorio, e contemporaneamente facciano lobbyng perché la Regione approvi il secondo rigassificatore ad un’altra società del gruppo, di cui la metà è partecipata dalla Shell.
La questione è semplice: da un canto si vuole rappresentare all’opinione pubblica che il relativo investimento chissà quanta manodopera dovrebbe assorbire, mentre alla fine si tratta forse di un centinaio di persone; secondo, che l’inserimento di questo impianto non aggravi la situazione ambientale del territorio, mentre si tratta di un’autentica bomba ad altissima pericolosità.
Vi è poi una fondamentale situazione che viene nascosta: a marzo, la Corte di giustizia europea ha confermato, con la sentenza 378/2010, il principio “chi inquina paga”, con il quale si obbligano le imprese che hanno inquinato a pagare le operazioni di bonifica. è risibile che le imprese oggi presenti tentino di far rimbalzare questa responsabilità alle precedenti, facendo finta di non sapere che quando sono subentrate hanno anche assorbito crediti e debiti.

Piuttosto, non si capisce perché il ministero dell’Ambiente, guidato dall’ottima siracusana Stefania Prestigiacomo, che conosce quindi la situazione, non faccia eseguire tempestivamente e perentoriamente la disposizione europea. Sarebbe opportuno che il ministro spiegasse i motivi di questo incomprensibile ritardo.
Vi è un’ulteriore questione, precedente all’esame della richiesta di autorizzazioni all’inutile rigassificatore, e cioè che tutto il territorio circostante all’impianto ipotizzato debba essere messo in sicurezza. Per farlo, occorreranno circa dieci anni di lavori continui e 1,2 miliardi di euro.
A ciò si aggiunga che va bonificata la rada di Augusta, per la quale sono già stati stanziati da tempo più di 850 milioni di euro. Anche in questo caso non si capisce perché il ministero dell’Ambiente e, ove competente la Regione, non proceda tempestivamente e perentoriamente a far aprire i cantieri.
 
Poi c’è la questione delle linee ferrate che attraversano la zona industriale. Esse non sono state messe in sicurezza secondo la recente normativa, e possono essere considerate un pericolo in caso d’urto con i serbatoi che dovrebbero essere interrati. Rfi dapprima voleva lavarsene le mani, ma poi non ha negato come siano indispensabili i lavori prima richiamati.
Abbiamo letto anche una dichiarazione del comandante regionale dei Vigili del fuoco, nella quale non è scritto a chiare lettere che non vi siano grandi rischi. è ora che tutti i responsabili dei diversi settori della sicurezza regionale si pronuncino a chiare lettere su questa vicenda, affinché ognuno assuma le proprie responsabilità.
In definitiva, il quesito è: si può installare un rigassificatore nelle attuali condizioni, in un territorio in stato di pericolo, senza prima compiere i lavori, elencati nelle prescrizioni scaturite dall’ultima conferenza di servizi, nonché quelle dettate dall’Ue? Attendiamo risposte limpide e solari, non quelle solite ibride e nascoste, che dicono e non dicono.

La stranezza della vicenda è che tra le venti regioni italiane, la nostra dovrebbe avere due rigassificatori, atteso che quello dell’Enel di Porto Empedocle è stato già approvato. Mentre vi sono tante altre regioni costiere che non hanno rigassificatore. Chiediamo ai Garrone perché non provano a farselo autorizzare nella “loro” Liguria. Forse perché quella Regione ha già detto di no. Oppure a farselo approvare dalla Regione Calabria, o dalla Regione Campania, che non ne possiedono.
Vi è da aggiungere che la Sicilia esporta energia sia sotto forma di raffinato nella misura del 44% di tutta la nazione, sia sotto forma di elettricità. Inoltre, attraverso il territorio siciliano passano due gasdotti, uno algerino e l’altro libico. Se proprio non c’è un settore da sviluppare qui è quello legato all’energia da fonti tradizionali, oltre a quello eolico inquinato dalla criminalità organizzata, mentre dobbiamo sostituire il fossile con il vegetale e potenziare il solare.
Stiamo con i piedi per terra, per favore, e cacciamo via le lobbies.
Mar
13
2010
Ci diceva, qualche giorno fa, l’assessore regionale per l’Energia, Pier Carmelo Russo, che in Sicilia non è ipotizzabile, in assoluto, l’insediamento di una centrale nucleare, non tanto perché non vi siano siti idonei, quanto perché a monte di questa valutazione ve n’è una ben più importante: aprire una trattativa ferma con tutte le imprese che in oltre sessant’anni hanno danneggiato l’ambiente, terrestre e marino, dell’Isola.
Occorre mettere un punto definitivo all’ulteriore danneggiamento del territorio e, in immediata successione, cominciare il disinquinamento. Sappiamo che per effettuarlo occorrono centinaia di milioni in investimenti, ma le industrie di raffinazone, produzione di fertilizzanti, le centrali elettriche, i produttori di cemento e altri inquinatori, hanno staccato ricchi dividendi nel passato e ora è il tempo che cessino di aspirare parassitariamente il sangue dei siciliani e diano al territorio un giusto equilibrio tra la qualità della vita, il ciclo economico e la produttività delle imprese.

La recente sentenza della Corte di giustizia europea ha stabilito in via definitiva il principio che “chi inquina paga”. Subito i petrolieri del Triangolo della morte si sono messi sulla difensiva e hanno dichiarato che non sono loro gli inquinatori, bensì coloro che li hanno preceduti. Dimenticano, lor signori, il principio generale secondo il quale chi ha assorbito le attività risponde anche per le responsabilità civilistiche di chi lo ha preceduto. Solo le responsabilità penali sono personali. Ed è del tutto pacifico, quindi, che chi in atto esercita le imprese di raffinazione, di produzione di energia, di produzione di fertilizzanti, di cemento, ha l’obbligo di provvedere a disinquinare l’ambiente appestato dai residui della lavorazione.
Al riguardo, evidenziamo la posizione dei tre sindaci: Sorbello, di Melilli; Carrubba, di Augusta; Rizza, di Priolo.
I tre primi cittadini conoscono il danno ambientale che hanno subito (e subiranno) le loro città, ma ancor di più quello fisico dei loro cittadini, con casi numerosissimi di cancro e malformazioni neonatali.
 
I tre primi cittadini dovrebbero far sentire la loro voce più alta e determinata, affinché gli approfittatori capiscano che è finita l’epoca della colonizzazione e dello sfruttamento, che in questi decenni ha avuto come unica contropartita l’occupazione (aspetto non secondario).
Comprendiamo la preoccupazione dei sindacati. Ma essi devono ricordarsi che non possono scambiare la salute dei lavoratori con uno stipendio, peraltro necessario. Sindacati illuminati dovrebbero chiedere alla Regione piani strategici per attirare investimenti verso l’industria verde (energie alternative da fonti rinnovabili e biocarburanti) e verso l’industria blu (turismo).
Abbiamo sentito il presidente della Provincia di Siracusa, Nicola Bono, il quale, col buon senso del pater familias, ha detto che la questione va affrontata in seno al Consiglio provinciale, ma essa dovrà seguire le linee direttrici della Regione che ha, in defintiva, l’ultima responsabilità del territorio  siciliano.

Sembra il gioco dell’oca, perché attraverso questi excursus dei protagonisti, partendo dall’assessore regionale all’Energia, siamo ritornati allo stesso.
Alle sue responsabilità si associano, con pari livello, quelle dell’assessore all’Ambiente, Roberto Di Mauro, e le altre dell’assessore alle Attività produttive, Marco Venturi, il quale ha posto coraggiosamente la questione della riforma della burocrazia regionale che, secondo noi, danneggia più della mafia.
In questo quadro, bisogna richiamare Erasmo da Rotterdam (1466-1536) e il suo Elogio della follia (1511). Bisogna essere folli per pensare di inserire un altro impianto di produzione di energia, cioè il rigassificatore, in mezzo ad una zona ad altissimo pericolo di stragi nei casi di terremoto, incidenti ferroviari o esplosioni di serbatoi. Una zona dove si verifica un incidente ogni cinque giorni. Ora, la Ionio Gas, che ha minacciato di andarsene, ha scoperto le carte, offrendo fino a 80 milioni ai comuni. Per favore, tenetevi l’elemosina e andatevene nelle vostre Regioni.
Feb
13
2010
Sindacati e parti politiche si sono sclerotizzati su due questioni, apparentemente non collegate: la Fiat di Termini Imerese e il rigassificatore nel Triangolo della morte. La loro testardaggine nel difendere l’industria pesante in una regione che ha vocazione per l’industria blu (turistica) e l’industria verde (economia da fonti rinnovabili) dimostra una forte miopia, perché si tratta di attività mature che non hanno futuro. Ci spieghiamo meglio.
A Termini Imerese, uno stabilimento per la produzione di auto è del tutto fuori contesto. Sembra anche fuori luogo il tentativo della partecipata regionale al 49% (Cape-Regione siciliana Sgr Spa) di fare l’industriale, perché la Regione ha il compito di promuovere attività e lavoro produttivo, non quello di esercitarlo direttamente.
Vi sono colossi mondiali come Renault, Mercedes, Toyota, che quest’anno immetteranno sul mercato auto elettriche in forze. Come può pensare una piccola azienda di reggerne la concorrenza?

È chiaro che il ministro Scajola sta facendo a’ mujna. Dispiace che a reggere questa farsa sia il Governo Lombardo, che dichiara di mettere a disposizione di un’attività non competitiva e senza futuro ben 350 milioni di euro. Con un somma inferiore, tutto il territorio potrebbe essere riqualificato, trasformato e reso idoneo ad insediamenti turistici.
Luca di Montezemolo, presidente Fiat, Ferrari ed ex presidente Fieg (Federazione italiana editori giornali) ha confermato la nostra previsione e cioè che la multinazionale torinese è disposta a cedere l’insediamento a costo zero.
La questione dei dipendenti è falsa, perché metà di essi è quasi pronta per la pensione e dunque non soffrirebbe nulla dalla perdita del lavoro. L’altra metà  può essere riconvertita nelle nuove attività dell’industria blu e, in ogni caso, il Governo regionale può appellarsi alla legge Alitalia.
L’insediamento turistico-alberghiero assorbirebbe ben più dei duemila dipendenti attuali, tra diretti e  indiretti, di SicilFiat, con prospettive di sviluppo ben diverse da quelle di un’industria morta e sepolta.
 
L’altra farsa sul teatrino della Sicilia riguarda il rigassificatore di Priolo-Melilli. La finta di Garrone e Shell, pronte a lasciare la Sicilia, colpisce per la pochezza delle argomentazioni, laddove qualche giornalista plaudente afferma che è addirittura a rischio l’intero polo industriale.
È a rischio, invece, la salute di decine di migliaia di cittadini, non solo quelli del Triangolo della morte (Priolo, Melilli, Augusta) ma anche gli altri della bellissima città di Siracusa.
Ricordiamo che, secondo l’Istat, nel capoluogo aretuseo le polveri sottili (PM10), nel 2008, hanno superato la soglia minima per ben 321 volte contro le 35 consentite.
Non solo la questione del rigassificatore deve considerarsi definitivamente cancellata dall’agenda del Governo regionale, con tanti saluti alla Jonio Gas, ma la Regione deve intervenire energicamente per obbligare tutte le raffinerie di quel territorio a convertire i loro impianti in modo che utilizzino prodotti vegetali, anziché fossili.

I tre assessorati regionali (Territorio e Ambiente, Energia e Attività produttive) devono porre con urgenza a tutte le centrali termoelettriche la sostituzione dei macchinari che alimentano il processo produttivo, in modo da usare il gas piuttosto che il petrolio, per abbattere di dieci volte l’inquinamento.
I petrolieri comincino a tremare di fronte all’offensiva dell’opinione pubblica e all’azione di governo, per imporre l’utilizzo di fonti rinnovabili al posto del dannatissimo liquido nerastro.
L’Unione petrolifera minaccia la chiusura di cinque raffinerie, con 7.500 posti a rischio sparsi in tutta Italia. Ma a nessuno dei ricchissimi petrolieri passa per la testa di convertire i loro impianti per produrre biocarburanti. Loro vogliono solo staccare grossecedole per sé e gli azionisti delle società, a danno dei cittadini.
Se il Governo nazionale vuole tollerare questi comportamente egoistici e corporativi, lo faccia nella Penisola. Qui da noi l’Autonomia impone al presidente Lombardo di stare dalla parte dei siciliani che lo hanno eletto.
Dic
22
2009
Sapevamo che l’impresa liguro-americana non avrebbe accettato di buon grado la rinuncia all’idea balzana di installare un rigassificatore in mezzo a un’area piena di enormi serbatoi di greggio e raffinato e attraversata dalla ferrovia. Ricordiamo l’incidente di Viareggio, in cui morirono 31 persone per lo scoppio di qualche serbatoio di gas, portato su carrelli ferroviari.
Immaginate cosa succederebbe se uno dei treni che passa nelle 24 ore in mezzo al Triangolo della morte, sfondasse uno di quegli immensi serbatoi. Un’ecatombe dalle conseguenze non quantificabili. La Rete ferroviaria italiana, proprietaria dell’infrastruttura, sta studiando tali conseguenze e a breve dovrebbe partorire una sentenza al riguardo.
La questione è grave e viene sottovalutata da chi è preso dalla foga di realizzare un progetto contrario all’interesse del territorio e della sua popolazione.
Comprendiamo che nel siracusano forti interessi spingano a sostenere un progetto insostenibile, ma lor signori devono capire che c’è un limite di pudore alla prepotenza in danno di chi non ha voce, appunto le popolazioni del territorio.

Nel capoluogo di Siracusa, secondo l’Istat, nel 2008, la soglia di inquinamento da PM 10 (polveri sottili) è stata superata per ben 321 volte contro un limite massimo di 35. Ricordiamo che lo stesso Istat ha comunicato che tale soglia è stata superata a Catania di 45 volte, a Palermo di 69 volte. L’abnorme situazione atmosferica di Siracusa non può che essere conseguenza del fortissimo inquinamento del Triangolo della morte che dista appena una decina di chilometri. I dati sono dati e sfidiamo chiunque a smentirli.
Comprendiamo anche la posizione dell’ex sindaco di Siracusa e attuale assessore regionale alla Cooperazione, Titti Bufardeci, che tira fuori uno studio sulla sicurezza dell’impianto di cui però non vi è alcuna copia. O tale studio non esiste, o non è favorevole all’impianto. Diversamente, non si comprende la ragione del mistero che serve ad alimentare fortissimi dubbi sull’iniziativa del rigassificatore.
A oscurare il quadro vi sono due elementi che riportiamo. Il primo riguarda tale fantomatico studio: chi lo ha eseguito, con quale autorevolezza, chi lo ha firmato e ne ha assunto la responsabilità. Il secondo riguarda la posizione del presidente Lombardo, il quale ha dichiarato di non saperne nulla.
 
Ma vi è un ulteriore elemento di grave preoccupazione. L’assessore regionale all’Ambiente, Milone, si trincera dietro un sospetto silenzio, ma l’assessore all’Industria Venturi smentisce il collega di Giunta. Non vorremmo che chi ha interessi specifici abbia messo in campo tutto questo ambaradan non tanto per intossicare l’informazione nei confronti dell’opinione pubblica, quanto per dare segnali ad altre corporazioni, in modo da ricevere l’aiuto per realizzare un progetto sconcio.
I responsabili del gruppo Garrone fanno trapelare sulla stampa la loro perdita di interesse a realizzare l’impianto dati questi ritardi. Naturalmente si tratta di una finta perché se fosse vero, visti gli elementi negativi e contrari da noi più volte pubblicati, farebbero bene a comunicare ufficialmente alla stampa e alle popolazioni che rinunciano in via definitiva a questo dannoso progetto per il territorio.

L’interesse economico dello stesso territorio non può tenere conto solo dell’occupazione nell’industria pesante, ma dovrebbe puntare all’occupazione nella Green economy e nell’Industria blu (il turismo). Peraltro, proprio in quel territorio, vi sono commendevoli iniziative, sia per quanto riguarda l’impianto solare a specchi (Archimede) per la produzione di energia, che un impianto per la produzione di biocarburanti di cui è stata data finalmente l’autorizzazione in questi giorni. Ecco verso quali direzioni dovrebbero spingere le istituzioni e i sindacati siracusani e non verso un appesantimento dell’inquinamento.
Perché il gruppo Garrone non progetta di trasformare una parte degli attuali impianti di raffinazione da fossile a vegetale? E perché non pensa di insediare un nuovo impianto di biocarburante? Non c’è niente di personale in queste argomentazioni, tanto che plaudiamo senza mezzi termini all’inaugurazione dell’ultimo impianto della Isab produttore di energia elettrica mediante gas e non da olio combustibile.
Nov
20
2009
Il presidente dei siciliani, Raffaele Lombardo, ha comunicato innumerevoli volte che il rigassificatore di Priolo non doveva vedere la luce in quanto non avrebbe portato utilità ai siciliani. L’affermazione è conseguente alla presa d’atto che la Sicilia è regione esportatrice di energia, subendo però le gravi conseguenze dell’inquinamento. Che soprattutto nel Triangolo della morte (Augusta, Priolo e Melilli) vi sono riflessi gravissimi per la salute degli abitanti e tutto questo non è nell’interesse dei siciliani.
Contrariamente a questo impegno pubblico e formale abbiamo notizia che l’assessore al ramo, Marco Venturi, ha convocato una conferenza di servizio per emettere il provvedimento autorizzativo all’installazione di questo rigassificatore.
Non sappiamo come e perché l’assessore prenda un’iniziativa opposta a quella del presidente, il che denota che non vi è un’unica linea all’interno della politica del Governo.

Non solo. Non spiega, eventualmente, quali possano essere  i vantaggi per quel territorio e, invece, quali sono gli svantaggi ambientali, primo fra i quali l’enorme pericolosità di insediare ulteriori serbatoi in mezzo e insieme ad altre centinaia di serbatoi di petrolio e di raffinato.
Tutta l’area è potenzialmente una bomba e non sappiamo quali immani conseguenze potrebbe causare in caso di un serio terremoto o, peggio, di incendi soprattutto nella fatiscente raffineria ex Agip.
L’assessore non può evadere la richiesta di un gruppo industriale non siciliano, misto, della famiglia genovese Garrone (Erg) e Lukoil (russo), del cui gruppo fa parte la Ionio Gas che vorrebbe costruire il rigassificatore in partecipazione fra Erg e Shell. Anzi, l’assessore dovrebbe comunicare che è interesse della Sicilia una diminuzione della produzione di raffinato che fa enormi danni in termini di diffusione di Co2 per km quadrato e che nel Triangolo della morte raggiunge gravi quantità insopportabili, con conseguenze per la salute.
La colonizzazione della Sicilia deve cessare. Subito. Non siamo più disponibili ad accettare insediamenti di industrie pesanti.
 
I giochi e i giochini dentro le stanze dei signori, che vogliono comandare sulla pelle dei siciliani, sono stati scoperti. L’opinione pubblica, che trova espressione nella classe dirigente (politica, imprenditoriale, economica, sociale), ormai reagisce con determinazione, respingendo prevaricazioni e soverchierie, sopportate troppo a lungo in questi decenni.
Chi non si rendesse conto che non è più possibile danneggiarci impunemente, troverà una ferma e forte reazione anche in quel ceto politico che ha capito come non si possano più ottenere consensi uccidendo la gente. Nell’inchiesta pubblicata all’interno vi sono dati di morti per cancro, di nati malformati, di aumento di aborti terapeutici per feti malformati ed altri orrori che sono inoppugnabili. L’assessore deve spiegare all’opinione pubblica come possa rilasciare autorizzazioni per insediare industrie pesanti che aggravano questo stato di cose.
In quello che scriviamo, ovviamente, non c’è nulla di personale. Riportiamo dati e i dati parlano da soli. Naturalmente siamo disposti a pubblicare spiegazioni supportate da altri dati. Le chiacchiere stanno a zero. 

Il Governo regionale, comunque e da chiunque formato, ha il preciso compito di far salire il Pil della Sicilia senza danneggiare l’ambiente e i siciliani, ma puntando a quelle attività (verdi o blu) che creino occupazione produttiva.
Rileviamo il silenzio assordante di ambientalisti, verdi e opposizione. Silente è anche il sindacato che dovrebbe difendere il lavoro pulito e non quello inquinante.
Non sappiamo se questa linea editoriale possa essere condivisa da chi abbia interessi di parte e, per la verità, non ce ne importa molto. Sappiamo solo che quando passiamo attraverso il Triangolo della morte spesso l’aria è irrespirabile, con odori velenosi che fanno morti e ammalati. Non comprendiamo perché l’Asp di Siracusa e l’assessorato regionale al Territorio e Ambiente, più volte sollecitati, non comunichino quali interventi intendano mettere in campo per riportare i dati sulla sanità di quella popolazione alla media della Sicilia. Quello che non è più sopportabile è il disprezzo per la vita, dopo avere disprezzato i morti.
Nov
14
2009
L’Organizzazione mondiale della sanità, nel suo rapporto del 6 novembre scorso, ha confermato i dati disastrosi sulle morti per cancro nel Triangolo della morte (Augusta, Melilli, Priolo). Dai numeri si evince che gli indici di inquinamento sono stati superiori a quello medio della Sicilia e che l’indice dei tumori negli anni presi in considerazione è anche quattro volte maggiore. L’indice di nascita di bambini malformati è oggi ridotto al 3%, dopo punte superiori. Ma soltanto perché sono aumentati gli aborti terapeutici.
La situazione è insostenibile e non si capisce come mai i sindaci dei tre Comuni e i sindacalisti non reclamino a voce alta l’abbattimento dell’inquinamento per riportarlo alla media siciliana. Il ricatto delle imprese che operano nel territorio di chiudere gli stabilimenti e mandare a casa i dipendenti è inaccettabile, perché in altre aree dove esistono raffinerie di petrolio, i tassi di inquinamento, morte per cancro e nascita di bimbi malformati sono più bassi.

La causa risale ai mancati investimenti nei processi produttivi indispensabili per ridurre l’inquinamento. Nonostante alcuni interventi siano stati effettuati, gli effetti sono stati modesti e comunque non hanno risolto il problema di fondo: riportare i tre indici nella media siciliana. Tutto il resto sono chiacchiere da convegni nei quali pseudo studiosi spiegano come e perché i tre indici disastrosi sono tutto sommato tollerabili. A essi bisogna aggiungere l’enorme inquinamento dei fondali, ove per i prossimi cinquant’anni non ci sarà vita.
Il disastro che hanno fatto i governanti siciliani in questi decenni, nel consentire insediamenti senza preservare l’ambiente, lo pagheranno i nostri figli. è nostro dovere, come classe dirigente, fare il possibile per attenuare le conseguenze che si stratificano ogni giorno, senza un processo che indichi quanto tempo occorra per riportare allo stadio di normalità la terribile situazione nel Triangolo della morte. La questione non è di destra, di centro o di sinistra. È obiettiva e va affrontata da qualunque governo regionale  abbia a cuore l’interesse di coloro che abitano in quel territorio.
 
 La fibrillazione politica in seno alle discussioni regionali è grave perché ha cristallizzato ogni iniziativa in attesa di un necessario riassetto che tarda troppo ad arrivare. Gli egoismi delle diverse parti danneggiano tutti i siciliani, mentre sarebbe indispensabile una Grosse Koalition, per affrontare con decisione i problemi della Sicilia, che si sintetizzano in quel misero 5% del Pil su quello nazionale, inchiodato da quarant’anni.
Come si può pensare di fare le indispensabili riforme e di amministrare le cospiscue risorse europee, statali e regionali senza una macchina amministrativa che funzioni con efficienza?
Sintomatico è l’argomentare di tutte le parti in guerra, centrato sui torti degli avversari e sulle proprie ragioni piuttosto che sull’elenco dei gravi problemi da affrontare con grande determinazione e subito.

Un’altra questione incomprensibile è come mai la Regione, a pena di revoca delle autorizzazioni, non obblighi tutte le centrali elettriche operanti in Sicilia ad utilizzare il gas che passa vicino ai loro siti attraverso la Rete Italia. Eliminando l’olio combustibile vi sarebbe un abbattimento dell’inquinamento pari a dieci volte.
Sollecitiamo l’Asp di Siracusa, e per essa il suo direttore generale Franco Maniscalco, ad intervenire per la propria responsabilità sulla questione dell’inquinamento del Triangolo della morte, attuando i provvedimenti amministrativi indispensabili nel momento in cui si determina uno sforamento dei parametri di legge.
Sollecitiamo l’assessore regionale al ramo ad attivare le procedure per rilevare i dati ed emettere i provvedimenti conseguenti per costringere chi si trovi fuori dalla legge a rientrare nei suoi limiti.
Insomma, richiamiamo ciascuno a fare il proprio dovere. Niente di più e niente di meno. E a fare l’ordinaria amministrazione, senza ascoltare padroni e lobbies che operano contro gli interessi dei siciliani.
Ott
06
2009
Com’è possibile che l’assessorato regionale al ramo, delegato a controllare il tasso di inquinamento industriale in Sicilia, non possieda i dati al 2009? Interpellato nel corso della nostra inchiesta pubblicata a pag. 10, il dirigente di servizio, Salvatore Anzà, ci ha comunicato che gli ultimi dati disponibili riguardano il 2005. Non si capisce perché il Governo Cuffaro abbia liquidato i premi ai dirigenti generali di questo ramo amministrativo che non hanno fatto il loro dovere, cioè quello di controllare con tempestività il grado di inquinamento, soprattutto nei punti caldi dell’Isola.
Più volte abbiamo pubblicato inchieste elencando dati che dimostrano come lo stato sia allarmante. Dati inconfutabili perché provengono dalle fonti ufficiali e mai smentiti dal alcuno.
Non c’è bisogno di essere ambientalisti o verdi per fotografare questa situazione. Basta occuparsi dei fatti per fare emergere la situazione così com’è, non abbisognevole di commenti.

In questi giorni la Erg ha avviato una campagna mediatica per cercare di far ingoiare al Governo Lombardo il rigassificatore di Priolo, un’autentica bomba atomica inserita in un ambiente altamente inquinato, che fa morire di cancro i suoi abitanti e fa nascere malformati molti bambini. Un’autentica bomba atomica, perché quando si verificherà il terribile terremoto, previsto in questo secolo, farà deflagrare un enorme territorio.
E poi, non c’è proprio alcun bisogno di produrre ulteriore energia in Sicilia, che già è in super produzione. Quindi è bene che, nonostante le pressioni della famiglia Garrone, il Governo regionale si esprima in modo chiaro e forte e archivi definitivamente l’ipotesi del rigassificatore a Priolo.
Il caso del rigassificatore di Porto Empedocle è diverso, perché là non vi sono raffinerie. Pertanto, appellarsi alla par condicio è una finzione poggiata su un’azione subdola che vuole fare prevalere l’interesse di un’impresa che non paga le tasse in Sicilia contro l’interesse dei siciliani di quella parte dell’Isola.
 
Sono vigenti una serie di direttive europee in materia di inquinamento ambientale, recepite dalla legislazione nazionale e da quella regionale. Esse vanno rigorosamente applicate e fatte rispettare, oggi e non tra due o tre anni. L’assessore regionale al ramo e i dirigenti generali hanno l’obbligo non solo di effettuare i controlli mese per mese, ma di comunicarli all’opinione pubblica.
L’opacità e il brutto vizio di non avere dati reali rilevati momento per momento e, peggio, di non comunicarli ai cittadini, deve finire con immediatezza. Un Governo regionale che vuole acquisire meriti e consensi generali deve imporre alla sua burocrazia di osservare tempestivamente le leggi e di darne comunicazione costante alla stampa, soprattutto a quella che si occupa delle questioni di  merito.
Effettuare i controlli significa porre l’aut aut a quei soggetti che sono al di fuori dei parametri, senza guardare in faccia nessuno.

Solo questo comportamento può eliminare il sospetto di corruzione che aleggia nell’opinione pubblica quando si  chiede perché gli assessorati ei loro dirigenti si nascondano dietro il muro di gomma dell’omertà nel non comunicare i dati.
La questione che analizziamo oggi è di ordine generale. è cioè una questione di metodo. Vale a dire mettere in condizione i cittadini siciliani di sapere per evitare doppiopesismo e far rientrare nei ranghi tutti i privilegiati che in questi decenni hanno attinto a piene mani nella greppia pubblica.
L’inquinamento non è solo ambientale, ma è burocratico, sociale, politico, imprenditoriale, sindacale e così via. In altri termini, chiunque non ha al centro della propria azione i cittadini e l’interesse generale inquina, volontariamente o involontariamente, il sistema collettivo. Col risultato che anziché diffondere equità si diffonde iniquità e quindi si alimentano invidie e gelosie. Mentre è indispensabile che, per intraprendere la strada che porti la Sicilia alla media nazionale del Pil, c’è bisogno di uno sforzo corale, basato sulla parità dei competitori e sulla selezione dei più meritevoli.