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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Intercettazioni

Lug
14
2011
Lo spionaggio è a strascico, viene effettuato per svolgere le indagini attraverso le varie forme di intercettazioni, che vogliono fare emergere reati di varia natura, soprattutto quelli che riguardano la Cosa pubblica. Sulla liceità delle intercettazioni a strascico non interveniamo, mentre ci sembra eccessivo e fuori posto l’uso improprio che se ne fa quando le stesse non hanno rilievo penale.
Lo spionaggio si effettua nel settore industriale per carpire brevetti relativi a processi e prodotti, ma anche a metodi organizzativi che consentono di avere successo. Lo spionaggio va anche nei rapporti personali e famigliari per fare emergere segreti di vario genere.
Diciamo che il segreto fa parte del comportamento delle persone, molte delle quali hanno bisogno di nascondere altri comportamenti ai terzi e alle persone vicine.
Qualcuno lo fa per necessità, qualche altro per abitudine. Nascondere la verità è spesso motivo di godimento.

Christian De Sica, in un’intervista,  diceva che suo padre il grande Vittorio faceva una mala vita perchè aveva due famiglie, tanto che a Capodanno era costretto a fare due cenoni: uno fino alle 22:30 e l’altro dalla mezzanotte. Una vita sacrificata ma senza segreti.
Dire la verità è comodo perchè non c’è bisogno di ricordarsi l’eventuale menzogna imbastita per nasconderla. Naturalmente ci riferiamo a comportamenti normali dei cittadini. Ben altro è il caso dello spionaggio politico che ha caratterizzato in maniera profonda il lungo periodo della guerra fredda tra il blocco Occidentale e il blocco Orientale.
Anche ai nostri giorni lo spionaggio esiste. Il nostro Paese ha due Servizi segreti, uno interno od uno esterno. Servizi che si riassumono con una parola di recente conio: intelligence. Una struttura di cui si dotano anche le imprese di una certa dimensione.
Clamoroso è il caso di spionaggio del settore delle corse automobilistiche quando uno dei competitori ha rubato il segreto a un altro competitore subendo una pesante condanna.
 
Il miglior segreto è non aver segreti.
Se fin da giovani, crediamo che la verità possa essere una nostra fedele e costante compagna otteniamo il risultato di semplificarci la vita.
Ben inteso, non è che si possa dire sempre la verità in qualunque circostanza. Vi sono casi in cui è opportuno non dirla, per evitare di offendere o di creare disagio nell’interlocutore. Tuttavia dobbiamo ricordare che quando la verità ferisce non è colpa di chi la dice, ma della verità stessa.
Dire la verità è come fare una fotografia. Essa si può interpretare a seconda da quale lato si veda. Però, non se ne può negare l’oggetto. Una fotografia fa vedere quello che c’è in primo piano, ma non tutto il resto che c’è dietro.
Vi sono modelli informatici che consentono di vedere gli oggetti in tre dimensioni e altri che consentono di vedere all’interno di corpi umani e fisici attraverso forme di radar che penetrano la sostanza.

è un modo per cercare di  carpire i segreti della natura di cui l’uomo fa parte. Questa natura sconosciuta che l’uomo cerca affannosamente di conoscere e che, dissennatamente, colpisce.
La conoscenza è la faccia opposta del segreto. È lo strumento con cui si getta luce su ciò che non si fa. Non c’è molta differenza tra segreto e ignoranza se non per il fatto che il primo è qualche volta voluto, mentre la seconda deriva dalla mancanza di volontà di combatterla, ridurla ed eliminarla, almeno in parte.
In teoria, una vita senza segreti sarebbe una vita migliore. Ma così non è, per cui bisogna adeguarsi al sistema di intrecci fra persone, e fra persone e cose, senza affannarsi a voler chiarire a tutti i costi ciò che non si sa.
Vivere con realismo, con i piedi ben posati a terra si può fare a condizione di evitare di stare con la testa per aria; a condizione di leggere molto per conoscere e informarsi; a condizione di mantenere un equilibrio tra quello che si dice e quello che si fa. 
Riflettere molto e poi decidere. Ma quando si è deciso, andare avanti senza tentennamenti di sorta fino a raggiungere l’obiettivo.
Giu
23
2010
La fissa del presidente del Consiglio è quella delle intercettazioni. Uno strumento indispensabile alle indagini, ma non il solo. Infatti, quando se ne faceva poco uso o addirittura non c’erano gli strumenti informatici per usarlo copiosamente, come si è fatto nei nostri giorni, i delinquenti venivano comunque portati in Tribunale e i corruttori veri venivano puniti ugualmente. Ricordo che Mani pulite riuscì a decimare una classe politica corrotta pur facendo un uso molto limitato delle intercettazioni.
La questione è esplosa quando alcuni soggetti istituzionali hanno cominciato a usare le intercettazioni per altri fini, diversi da quelli giudiziari. Si è trattato di abusi, quando sono stati pubblicati sui giornali telefonate fra persone che non avevano nulla a che fare con l’indagine in corso. Ma se direttori e giornalisti hanno pubblicato quelle informazioni, qualcuno gliele ha date. Andare a colpire, con il ddl in esame alla Camera, gli operatori dell’informazione (giornalisti ed editori) è un modo sbagliato per risolvere il problema.

La soluzione del problema sta invece nel rendere penalmente responsabile chi gestisce informazioni riservate. Se qualcuno dei miei giornalisti scrive delle cose false su chicchessia, una reazione con querela non colpisce solo il mio giornalista, ma anche me che sono oggettivamente responsabile di tutto ciò che si scrive su questo quotidiano.
È oggettivamente responsabile, sul piano civilistico e penale, l’amministratore delegato di una grande impresa che ha migliaia di dipendenti. Ricordiamo che il pool di Mani pulite, guidato dal Procuratore capo Francesco Saverio Borrelli, utilizzava la famosa frase: “L’indiziato-amministratore non poteva non sapere...”. Su questo assunto si incarceravano i presunti colpevoli.
Ora, se il direttore di un giornale o l’amministratore di una grande impresa sono oggettivamente responsabili di ciò che fa un qualunque dipendente-collaboratore, non si vede perché il capo di un ufficio giudiziario non debba essere oggettivamente responsabile se i segreti istruttori vanno a finire sulle pagine dei giornali.
 
Basterebbe questa estensione del principio di responsabilità oggettiva, per rendere totalmente inutile il disegno di legge citato.
Se vogliamo però guardare meglio dietro le quinte, esso vuole nascondere un fine più sottile: quello di tutelare la corruzione nella Pa, mentre il Paese ha bisogno di maggiore trasparenza per vedere quello che succede nei Palazzi, soprattutto quando vengono messe in atto procedure chiamate d’urgenza o di somma urgenza. Esse calpestano a pie’ pari ogni regola di concorrenza e buona amministrazione, e nascondono favoritismi nei confronti degli imprenditori-amici del clan, come sta dimostrando la vicenda di Balducci e soci.
Proprio in questi giorni, è data notizia che la società Arcus, controllata dal ministero dei Beni culturali per affidare opere di ristrutturazioni per decine di miliardi, sia anch’essa nell’occhio del ciclone in quanto avrebbe effettuato affidamenti in violazione dei principi di concorrenza e di parità fra i soggetti partecipanti ai bandi pubblici.

E tutto confluisce nelle procedure, lo ripetiamo noiosamente da trent’anni. Procedure appositamente complicate e studiate per alimentare la corruzione materiale e morale, costringendo gli aventi diritto a chiedere il favore. E torniamo al nodo dell’arretratezza del Sud, basata sullo scambio fra voto e favore.
Io non mi preoccupo di essere intercettato, né se qualcuno va a frugare nei miei conti bancari: ricevo i miei compensi per via telematica e pago tutto con carte di credito, bancomat o bonifici bancari. Chi voglia maneggiare danaro contante ha sempre qualcosa da nascondere, anche, per esempio, alla moglie o al marito. Certo, mi seccherebbe se una conversazione privata fra me e un altro cittadino italiano o straniero fosse portata sui giornali, anche perché non importerebbe a nessuno.
Un altro aspetto dell’abuso di intercettazioni è l’ascolto a strascico, cioè random, cioè a casaccio, tanto qualcosa si pesca. Le investigazioni, mi diceva un alto dirigente della Polizia, sono una cosa seria. L’intercettazione è solo una parte di esse.