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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Ircac

Ott
23
2010
Colpisce leggendo la bozza della finanziaria regionale 2011 che fra i punti strategici vi siano interventi di copertura di processi di stabilizzazione del personale precario, processi di copertura di debiti pregressi contratti nei confronti delle autorità d’ambito (...), smaltimento dei residui passivi pregressi in conto capitale.
In posizione secondaria vi sono gli investimenti cui vengono destinati la miseria di 150 milioni di euro e poi un non ben precisato ricorso alla Bei (Banca europea degli investimenti) per chiedere i finanziamenti su altri progetti, ma non c’è nessun riferimento ai fondi Jeremie e Jessica che hanno assorbito all’incirca 200 milioni restituiti dalla Regione nel 2009 perchè non spesi. Sono previsti tempi lunghissimi per eliminare enti e società inutili, mentre nessuna sanzione è prevista a carico dei responsabili burocratici della Regione quando non eseguono in tempi europei le loro incombenze.
L’accorpamento di Crias ed Ircac, da noi auspiscato da molti anni, è un obiettivo importante ma carente di una gamba: quella dell’Irfis.

Apprendiamo con piacere che è stata accolta la nostra indicazione di abrogare l’Aran Sicilia, le cui competenze sono attribuite all’Aran nazionale. Non è però disciplinata la differenza di stipendi e indennità dei dipendenti che esiste tra i contratti nazionali di statali e regionali e quelli ben più privilegiati dei regionali siciliani. Non solo, ma non è previsto nemmeno se avverrà il livellamento dell’assegno di quiescenza per i pensionati che, come è noto, è ben più sostanzioso per i dipendenti regionali,  sia per quanto riguarda il periodo di lavoro sia per quanto riguarda gli importi.
Vi è un concetto nuovo che va sottolineato e cioè la metodica propria del budget. Ma il concetto è monco perchè chi ha competenze professionali di organizzazione e di gestione aziendale sa che il budget è una parte del Piano aziendale. Se non c’è questo, non c’è budget. E di Piano aziendale la finanziaria 2011 non fa alcuna menzione. Risultano quindi scollegate entrate e uscite, perchè non sono inserite in un quadro organico di riferimento che le colleghi funzionalmente, in modo che dalla visione complessiva del bilancio risultino chiari gli obiettivi ed i mezzi per raggiungerli.
 
L’assessore all’Economia ha comunicato che con questa finanziaria si risparmieranno 770 milioni. Una cifra ridicola a fronte ai 3,5 miliardi  che si potrebbero risparmiare, come abbiamo più volte pubblicato. La cosa più grave è che se da un canto vi è il tentativo di risparmiare, dall’altro si aumenta l’organico inglobando inutili dipendenti in una elefantiaca pianta organica che non ha alcuna funzionalità e che di fatto blocca le attività anzicchè agevolarle.
Se la Regione intende diventare l’ammortizzatore sociale di tutti i precari, assuma i 28 mila forestali, i 10 mila formatori, i 6 mila asu, i 7 mila Lsu, i 1.800 degli Sportelli multifunzionali, i 57 dei Consorzi di bonifica e contribuisca all’assunzione dei 22.500 precari dei Comuni che, senza la finanza regionale non sono in grado di procedere alla bisogna. Questo comportamento sarebbe l’appendice di una poltica dissennata che è cominciata con la famigerata delibera di giunta n. 271 del 29 luglio 2010 con la quale è stato autorizzato il dipartimento del Personale ad assumere ex novo 5 mila inutili dipendenti che si trasformeranno in altrettanti soggetti utili alle prossime campagne elettorali.

Stonano in questa finanziaria altri due elementi. Il primo riguarda il silenzio tombale sulla trasformazione delle Province in Consorzi di Comuni (art. 15 dello Statuto) con relativa abrogazione della legge n. 9/86, e, quindi, del mancato relativo risparmio di 500 milioni. Il secondo riguarda il taglio deciso della legge n. 44/65 che prevede compensi ed emolumenti per deputati e dipendenti dell’Ars uguali a quelli del Senato. Se così avvenisse e si equiparasse l’Assemblea regionale al Consiglio regionale della Lombardia vi sarebbe un risparmio secco di 97 milioni ci di cui non c’è ombra nella finanziaria. Neanche cenno c’è al risparmio di 400 milioni portando il consumo dei farmaci al livello della media nazionale. Siamo delusi da questa politica economica disposta dal Governo, soprattutto perchè abbiamo sostenuto Lombardo sin dalla sua elezione e abbiamo dato credito anche al suo Governo numero quattro. Però i fatti sono fatti, basta guardarli senza distorsioni.
Feb
19
2010
L’amministratore delegato di Unicredit, la banca multinazionale che ha assorbito anche il glorioso Banco di Sicilia, ha comunicato che dal prossimo 1° novembre cesseranno le funzioni sia il consiglio di amministrazione, in atto presieduto da Ivan Lo Bello, sia la direzione generale. Si tratta di due strutture costose, che sarebbero state utili se avessero goduto di autonomia, ma inutili nella logica di un gruppo internazionale che può gestire specificità, ma solo nell’ambito di una visione sovranazionale.
Al posto di queste due strutture ci sarà una direzione regionale, analoga a quella di altre banche nazionali, che risponderà all’istituto di piazza Cordusio dell’andamento degli affari in Sicilia.
In questa semplificazione è da augurarsi che il presidente dei siciliani, Raffaele Lombardo, si attivi subito per scambiare una parte delle azioni di Unicredit, possedute dalla Regione, con il pacchetto di azioni di controllo dell’Irfis, in modo da acquisire l’istituto e trasformarlo, come più volte sollecitato da questo foglio, insieme a Crias e Ircac, in un istituto di credito regionale.

In Sicilia, è indispensabile che esista una banca capace di fare interventi nel capitale di rischio delle piccole e medie imprese (il 96 per cento del tessuto economico), nell’ordine di uno o due milioni di euro, con l’apporto di risorse professionali da fornire in ogni azienda, in modo da aiutare gli imprenditori a stendere e ben gestire i relativi business plan in aderenza al mercato.
La questione di fondo è proprio questa: le imprese siciliane devono essere capaci di stare sul mercato, offrendo prodotti e servizi competitivi non solo a livello nazionale ma anche internazionale. Perché ciò accada, è necessario che gli imprenditori abbiano una qualificata preparazione (l’intuito è indispensabile ma non basta) e che possano contare su un insieme di regole istituzionali cristalline, osservate e fatte osservare da tutti, le quali consentano di basarsi sull’equità e sulla trasparenza, valori che produrrebbero la competitività. Senza questi due valori, il sistema istituzionale-economico si imballa e non funziona.
 
Il modello Unicredit-BdS dovrebbe essere preso seriamente in esame dalla Regione per sbaraccare sovrastrutture e incrostazioni che non consentono la snellezza e la velocità di esecuzione delle linee politiche stabilite dal governo.
Fra qualche giorno pubblicheremo una pagina promemoria per il Governo regionale (esecutivo) e un promemoria per l’Assemblea regionale (per favore, non chiamamola parlamento, parola che non esiste nello Statuto), su questioni legislative e ispettive.
Il disegno dei 12 assessorati più la Presidenza sembra funzionale. Deve essere reso effettivamente efficace, facendo redigere ai 26 dirigenti generali i 28 Piani industriali (uno per ogni Dipartimento, tenuto conto che due sono in gestione ad interim). I professionisti dell’organizzazione sanno quali sono gli elementi dei Piani industriali che qui non elenchiamo. Senza di essi il Governo non ha la possibilità di controllare che i Dg raggiungano gli obiettivi, perché mancano i tempi, i modi e le risorse umane ed economiche descritti.

Dopo aver sbaraccato tante infrastrutture inutili, il Governo regionale deve inserire i valori di merito e responsabilità, più volte richiamati da queste colonne. Senza di essi è perfettamente inutile pensare che la Pubblica amministrazione regionale e, a caduta, quelle degli Enti locali, vengano riformate e rese funzionali, in modo da raggiungere le mete indicate, indispensabili per rimettere in moto l’economia.
Il Governo Lombardo si preoccupa di tacitare i precari, i dipendenti della Fiat, i forestali, gli inutili formatori e tanta altra gente che vive in modo parassitario sui soldi dei contribuenti.
Un grande piano dell’industria blu, dell’industria verde, delle infrastrutture e delle attività produttive nelle quali investire alcuni miliardi di euro, risparmiati dal parassitismo, metterebbe in moto tanta di quell’occupazione produttiva di ricchezza che assorbirebbe totalmente precariato e disoccupazione esistente. A una condizione: che si dica alla gente che deve riqualificarsi, mettersi a lavorare sul serio, perché facente parte della comunità siciliana che ha bisogno di tutti.