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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Istat

Apr
03
2012
Il reddito imponibile evaso viene stimato comunemente in circa 260 miliardi, da cui il Fisco preleverebbe fra i 120 e i 130 miliardi di imposte. A questo macigno bisogna aggiungere quello della corruzione, stimato dalla Corte dei Conti tra i 60 e i 70 miliardi, e il terzo della criminalità organizzata, stimato dall’Istat intorno ai 100 miliardi. I tre macigni fanno 300 miliardi, pari al 20 per cento del Pil.
Essi fanno da corona alla montagna del debito pubblico arrivato al 31 gennaio a 1.935 miliardi di euro. Ripartito per i 60 milioni di abitanti, significa che ognuno di noi ha un carico di 32.300 euro. Per i siciliani, va aggiunto un altro carico di 1.000 euro pro capite, relativo al debito della Regione, valutato in cinque miliardi.
In questo quadro si manifesta un ulteriore elemento negativo: la recessione, che farà diminuire il prodotto interno lordo, nel 2012, di circa 20 miliardi. Un quadro drammatico che va affrontato con coraggio.

Ma non basta. Infatti, l’accordo del 25 marzo 2011 denominato “Europlus” ha fissato in vent’anni, cioè entro il 2032, il termine entro cui i debiti dei partner debbono essere ridotti al 60 per cento del Pil. Tradotto per l’Italia, significa l’eliminazione di 45 miliardi l’anno.
Il dramma della disoccupazione è conseguente, anche se bisogna ricordare che a fronte di due milioni di disoccupati vi sono quattro milioni di  extracomunitari che hanno le carte in regola. Se i disoccupati italiani avessero avuto buona volontà e buon senso si sarebbero potuti occupare prima degli stranieri.
In ogni caso, per produrre lavoro (autonomo e dipendente, non posti di lavoro) occorre che l’economia si rimetta in moto, utilizzando tutte le innovazioni di processo e di prodotto nei vari settori economici.
Tre fra essi sono importanti: agricoltura e green economy, turismo e beni culturali, servizi avanzati. A questi tre va aggiunto il comparto delle opere pubbliche, i cui cantieri dovrebbero essere aperti a migliaia in Italia, utilizzando in pieno i fondi europei e i finanziamenti ottenuti mediante la finanza di progetto.
Le istituzioni (centrali e locali) dovrebbero intervenire solo sugli interessi.
 
Le entrate di Stato, Regioni e Comuni derivano dai pagatori di tasse e in massima misura dai dipendenti a qualunque livello. D’altra parte, vi sono i consumatori di tasse. Ma la questione non è equa, perché fra i consumatori di tasse vi sono gli evasori che non le hanno pagate, vi sono i pubblici dipendenti che non hanno contribuito a produrre ricchezza e quindi imposte, vi è un ceto politico di cui una buona parte formata da senza-mestiere, che non saprebbero cosa fare senza le indennità pagate col nostro danaro, anch’essi incapaci di produrre ricchezza.
Vi sono poi le sanguisughe corporative che divorano risorse, ma non producono ricchezza.
Il Paese è spaccato a metà, non in parti uguali: coloro che tirano il carro e gli altri che sono seduti comodamente sul carro. Sembra di ricordare la favoletta secondo la quale la mosca appollaiata sulla testa dell’asino, alla fine della giornata gli dice: “Oggi abbiamo molto faticato”.

Sì, perché la gran parte dei cittadini fatica molto e soffre per questa congiuntura negativa, mentre una minore parte non soffre, ma gode di benefici e servizi pubblici anche senza contribuire come dovrebbe alle spese dello Stato.
Che poi queste siano gestite male, non producano effetti positivi, non siano finalizzate a rendere ai cittadini servizi migliori possibili in base a piani aziendali, è l’altra faccia della medaglia che tiene tutto il Paese in una condizione di gravissime difficoltà e sempre in prossimità del baratro.
La riforma fiscale sul tavolo del Governo dovrà essere ancor più penetrante, per consentire l’introduzione di merito e responsabilità in una Comunità che oggi ne è quasi del tutto priva.
E occorre immettere efficienza in tutta la macchina pubblica per valorizzare le tasse pagate dai cittadini, che costituiscono le entrate, in modo da spendere sempre di meno e ottenere i migliori risultati possibili.
La guerra fra pagatori di tasse e consumatori di tasse dev’essere condotta senza respiro, fino al’ultimo euro.