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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Iva

Dic
01
2011
Le partite Iva sono 5,5 milioni e costituiscono le gambe su cui il corpo della Nazione cammina per produrre ricchezza. Sull’altro piatto della bilancia si trova la Pubblica amministrazione che assorbe circa metà del Pil. Essa impiega la massima parte per la spesa corrente improduttiva e solo una minore parte per investimenti in opere pubbliche, in innovazione tecnologica, in ricerca e attività produttive.
Questa situazione rende fortemente scontenti i cittadini sottoposti ad una pressione fiscale elevata e, quindi, soggetti a sacrifici, senza vedere dall’altra parte l’erogazione di servizi pubblici efficienti, nè da parte dello Stato, nè da quella di Regioni e Comuni.
È proprio il filo rotto fra imposte e qualità della spesa che fa inferocire gli italiani, i quali ancora non chiedono conto e ragione ai propri amministratori in modo violento. Ma l’indignazione sta montando, giorno dopo giorno, per stretta conseguenza ai tagli che il pareggio di bilancio 2013 ha imposto, impone ed imporrà.

Le partite Iva, dunque, sono le gambe della crescita. Uno Stato moderno dovrebbe mettere sul piatto sostegni per il loro sviluppo ed il loro moltiplicarsi e, invece, mette ostacoli alla loro attività sotto forma di lentezze burocratiche inaccettabili, di ritardi della Pubblica amministrazione, su cui ridono i nostri partners europei, di privilegi della casta politica, che assorbono risorse, da destinare, per contro, ad attività utili.
Le partite Iva sono assegnate a società di vario tipo o a persone fisiche che rischiano in proprio e producono. Quando vanno male portano i libri in Tribunale. Quindi sono soggette al severo esame del Mercato, a quello della Concorrenza, usando le uniche armi di cui dispongono: merito, professionalità, responsabilità.
È vero che nei confronti del mondo aziendale lo Stato prevede agevolazioni per circa 60 miliardi l’anno, ma è anche vero che preleva dallo stesso mondo, per quella tassa iniqua e ingiusta che si chiama Irap, quasi 35 miliardi. Logica vorrebbe che si facesse una compensazione fra le due partite, contemporaneamente ad una riclassificazione delle agevolazioni destinate esclusivamente a piani industriali di crescita e di sviluppo, soprattutto nel settore dell’innovazione tecnologica.
 
Non si capisce perchè la problematica appena accennata non debba essere oggetto di attenta analisi nell’altro piatto della bilancia, quello del settore pubblico. Non si capisce perchè in esso non debbano essere presenti i tre valori citati di merito, professionalità e responsabilità. Non si capisce perchè le imposte che i cittadini pagano, tanto faticosamente, debbano essere dilapidate a favore di questa o di quella corporazione, di questa o di quella casta. Non si capisce perchè il ceto politico non mette il guinzaglio ad una burocrazia lassista, che non risponde per quello che fa, bene o male, o che non fa.
Ovvero, si capisce perfettamente: questi comportamenti nascondono favoritismi, clientelismi e corruzione. Insomma un ambiente marcio, nel quale pescano malfattori, egoisti e irresponsabili. Tutto ciò, ripetiamo, a carico dei cittadini che faticosamente pagano le imposte.
Naturalmente sono anche malfattori e disonesti quei cittadini che non pagano le imposte. Ma anche qui vi è una precisa responsabilità del legislatore, che non approva leggi stringenti e tassative, e della burocrazia, nel suo complesso, che non riesce a scovarli e metterli al bando.

Per fortuna, l’informatizzazione e l’accesso semplicato ai conti bancari hanno consentito ad Agenzia delle entrate, Guardia di Finanza e Inps di ottenere vistosi successi. Ma siamo ancora lontani dal portare a casa i 120 miliardi di evasione che mancano all’appello.
Vi è una carenza del ceto politico che impedisce ad ogni cittadino di verificare la dichiarazione dei redditi del proprio vicino, perchè egli non può leggere nome cognome e reddito imponibile sul sito internet del proprio Comune.
Se ciò fosse possibile, il cittadino potrebbe compiere un atto di sano comportamento, facendo presente al 117 anomalie riscontrate tra il tenore di vita e i redditi dichiarati. Questo non sarebbe Stato di polizia, ma un modo capillare per scovare gli evasori.
Anche le associazioni imprenditoriali dovrebbero inserire nel codice etico l’anatema verso i propri iscritti-evasori. Attendiamo con pazienza.