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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Lino Leanza

Lug
08
2011
Ricordate i lamenti del giovane Werther di Johann Wolfgang von Goethe (1749 - 1832), la cui consapevolezza di non poter arrivare all’amata Lotte, produce in lui sconforto e continuo malumore? Il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, e il suo assessore Gaetano Armao, hanno urlato contro la Manovra che massacra gli enti locali, che costituisce una stangata sull’Isola, ma che di fatto impedisce ancora quel clientelismo sfrenato e l’uso improprio delle istituzioni.
Finalmente, ci sentiamo di dire ad alta voce, la camicia di forza del Patto di stabilità europeo del 25 marzo sta cominciando a calare sulla Sicilia nel settore della Regione e degli Enti locali. Purtroppo la stretta, peraltro insufficiente, avrà effetti anche nel settore economico delle imprese, almeno di quelle che forniscono beni e servizi alle pubbliche amministrazioni della Sicilia.
I lamenti di Lombardo e Armao sono incomprensibili se mettiamo a fuoco le enormi risorse di cui dispone la Regione e che regolarmente non spende. Ricordiamo, per l’ennesima volta, che il Po europeo 2007/13 mette a disposizione della Sicilia ben 18 miliardi, altro che i 7 di tagli. 

Se Lombardo e Armao, dal 2008, avessero tagliato la spesa corrente, dimezzato il personale pubblico, digitalizzato la pubblica ammministrazione regionale e locale, utilizzato in pieno le risorse di cui prima si scriveva per aprire i cantieri, la Sicilia oggi avrebbe una crescita del Pil  su quello nazionale dell’1% e si sarebbero creati almeno 100 mila posti di lavoro produttivo.
Per fare questo, naturalmente, bisognava rivoluzionare la burocrazia regionale e locale inserendo quei valori essenziali quali merito, competitività, concorrenza ed entusiasmo. Com’è invece noto, nelle Pa siciliane vi sono i valori negativi opposti. Ecco come si spiega la disfunzione cronica e forse irreversibile di tutte le macchine pubbliche.
Manca, poi, un altro valore: quello delle responsabilità. Secondo lo stesso, chi ha un compito e un obiettivo da realizzare e non ce la fa, merita la revoca del suo incarico. Qui da noi la lotta ai fannulloni ha fatto flop, negli uffici vi è un boom di assenze e permessi. Milioni depauperati per pagare stipendi a gente che non va a lavorare. Altro che assumere ulteriore personale.
 
Leggendo i quotidiani regionali, e qualche volta quelli nazionali, vi sono articoli che riguardano stipendi arretrati non pagati, super stipendi che non si tagliano, sprechi di ogni genere, assunzioni, assunzioni e assunzioni.
Il primo messaggio che ha lanciato Lino Leanza, molto vicino a Lombardo, è stato: Con il blocco del turn over rischiano i precari. Rispettiamo il suo pensiero, ma siamo in totale disaccordo perché i precari non rischiano nulla. Infatti, se possedessero le competenze di mercato, troverebbero il lavoro che in Sicilia c’è. Ma essi cercano uno stipendio sganciato dall’attività lavorativa e da ogni obiettivo. Insomma, una mentalità che è la maledizione della Sicilia, dove tutti vogliono percepire somme senza prima aver fatto il loro dovere, quello della prestazione puntuale e professionale.
Al danno si aggiunge la beffa, quando la Regione è costretta a risarcire imprese per il ritardo di autorizzazioni per effetto, appunto, dei disvalori che a Palermo regnano sovrani. 

Intendiamoci, ribadiamo con forza, fra i dipendenti regionali ve n’è una cospicua parte che fa più del proprio dovere, che ha competenze e che fa sacrifici. La categoria non deve essere criminalizzata, ma gestita da professionisti capaci e responsabili che agiscano in base ad un piano aziendale con i suoi cardini nell’organigramma, nel funzionigramma e nel bilancio generale e sezionale. 
Basta sprechi e spesa clientelare. Basta assunzioni, basta lamenti sulla stretta finanziaria. Essa è doverosa e ancora insufficiente. Invece occorre attivare una politica di crescita basata sulle opere pubbliche e sulle attività produttive, sui macroprogetti (Sicilialand, produzione di energia da rifiuti ed altri), da mettere all’asta pubblica, per attrarre gruppi internazionali che spendono in project financing.
In questi 24 mesi, fino alle prossime elezioni, la classe politica regionale e locale deve dimostrare di avere gli attributi capendo una volta per tutte che la festa del clientelismo è finita definitivamente.