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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Massimo Russo

Ago
29
2012
L’assessore e vice presidente facente funzioni di presidente della Regione, Massimo Russo (quando Raffaele Lombardo si assenta o è impedito), ha comunicato che, insieme agli assessori Gaetano Armao e Giuseppe Spampinato, chiederà un incontro urgente al Professore Mario Monti per i prossimi giorni. Oggetto della missione, niente di meno, l’ulteriore assunzione di 22.500 ex lsu ed altri precari, per quasi 30 mila persone. Con quale faccia di bronzo si possa formulare una richiesta di tal fatta risulta incredibile, salvo a spiegarlo come una mossa elettorale.
Naturalmente il premier si rifiuterà di affrontare una simile istanza e così il Governo regionale morente potrà dire che la responsabilità delle mancate assunzioni è del Governo nazionale.
Si tratta di una pantomima vergognosa contro la quale i siciliani onesti e capaci si ribellano per la questione delle questioni: la crescita esponenziale dello stipendificio regionale e dei relativi privilegi.

La prima cosa che dovrebbe fare il Governo regionale morente sarebbe di impostare il Piano aziendale regionale e da esso, in subordine, la nuova pianta organica scaturente dal fabbisogno di figure professionali necessarie, dipartimento per dipartimento, e servizio per servizio.
Il Piano aziendale è una sorta di binario per la Pubblica amministrazionde, nel quale viene definito l’obiettivo per ognuno dei ventimila dipendenti, dal direttore generale all’usciere o autista. Nel Piano aziendale è elencato Chi deve fare Cosa. I binari di una programmazione di alto livello professionale dev’essere redatta nella seconda parte della programmazione del Piano, e cioè l’organizzazione. Essa dev’essere efficiente e funzionale agli obiettivi che si vogliono raggiungere.
Poi vi è la terza parte e cioè la gestione, che è lo svolgimento di tutte le attività che corrono sul binario del Piano. Nessuno, dal primo all’ultimo dei dipendenti, può uscire dal binario e, quando deraglia, subisce le sanzioni pecuniarie e di carriera previste dallo stesso.
Infine, vi è la quarta fase del piano, forse la più importante, che è il controllo. Esso confronta risultati ed obiettivi facendo scattare sanzioni o premi.
 
Lo Statuto autonomista del 1946 ha impostato la sua linea sull’efficienza, ma poi il ceto politico ha tradito quando è andato a Roma, mentre quello andato a Palermo l’ha utilizzato per instaurare privilegi e favori ad uso e consumo proprio, dei propri clienti e dei propri familiari.
L’autonomia indispensabile va utilizzata a favore dei siciliani, diversamente è meglio rinunziarvi. In questa logica sarebbe opportuno che lo Stato effettuasse in Sicilia tutti i servizi che effettua nelle Regioni a Statuto ordinario. Per ottenere questo risultato occorre modificare lo Statuto, utilizzando il veicolo della riforma costituzionale in corso.
Noi vogliamo una Regione snella, asciutta, ridotta all’osso, che costi poco, con tremila dipendenti e duecento dirigenti, esattamente come la Regione Lombardia.
Naturalmente dirigenti e dipendenti di prim’ordine, che facciano funzionare la macchina al meglio.

Gianfranco Miccichè, che conosco dagli anni Ottanta, quando ero al Comitato dell’Irfis e lui, dipendente dello stesso Istituto, mi collaborava, si è presentato male ai siciliani, perché ha comunicato che è stato investito dal Cavaliere. Mi è sembrato di rivedere Camelot, quando Re Artù toccò con la propria spada le due spalle di Lancillotto, nominandolo Cavaliere della Tavola rotonda.
Quella è una leggenda, qui siamo nella dura realtà di una terra arretrata che Berlusconi, Miccichè e tutto il Pdl hanno contribuito a mantenere nell’attuale terribile condizione socio-economica.
D’altra parte abbiamo Rosario Crocetta, che non ci risulta abbia particolari competenze professionali per gestire un mostro da 27 miliardi di bilancio com’è quello della Regione siciliana. Poi c’è la pletora degli altri candidati. Tutto questo provocherà la balcanizzazione dell’Assemblea regionale.
Soluzione: ci vuole un uomo fuori dai partiti che abbia prestigio, competenza e carisma, che sappia tracciare il binario (Piano aziendale) per farvi camminare sopra il treno della Sicilia della Resurrezione.
Mag
10
2011
L’assessore alla Salute, Massimo Russo, minaccia il Governo di non approvare il Piano di riparto del Fondo nazionale per la sanità di 106 miliardi, poiché il Cipe non autorizza l’utilizzazione di 684 milioni per ripianare la voragine dei debiti del settore della Regione. Seicentottantaquattro milioni di fondi Fas, cioè dei Fondi per le aree sottoutilizzate, che si pretende di indirizzare alla spesa corrente, mentre essi vanno usati esclusivamente per investimenti.
Certo, per altre regioni il Governo ha derogato in maniera impropria, cioè usando i Fas per la spesa corrente anziché per investimenti, ma due torti non fanno una ragione. Qui, in Sicilia, si continua ad assumere personale indebitamente, sia a livello regionale che a livello locale, senza alcun riferimento al Piano aziendale di ogni ente, per la semplice ragione che nessuno di essi lo ha mai redatto. Cosicché la spesa corrente è in libertà, ognuno può commettere qualunque abominio sociale, dietro cui si nasconde una rete di corruzione.

No, caro assessore Massimo Russo. La sua posizione e quella del Governo sono sbagliate. Lei deve tagliare i 684 milioni dalla spesa sanitaria e può farlo, con grande coraggio, rientrando nel parametro nazionale dei farmaci, con un risparmio di 400 mln, e obbligando i dg delle Asp e delle Ao ad inviare il Piano aziendale che li costringa alla razionalizzazione delle risorse e ad una organizzazione efficiente con il taglio degli altri 284 milioni.
Non sappiamo se lo farà, spinto com’è dalla fame clientelare del Governo di voler assumere ancora. Sembra che per il presidente della Regione e i sindaci l’obiettivo di programma sia quello di stabilizzare, cioè di assumere altri dipendenti, quando la Sicilia ha un esubero in tutte le Pa di almeno 40 mila persone. Non è pagando stipendi a babbo morto che si rimette in carreggiata la disastrata economia siciliana, ma creando opportunità di lavoro produttivo e aprendo i cantieri delle opere pubbliche.
Una nostra inchiesta di qualche giorno fa ha dimostrato come, dal 2007 ad oggi, si siano persi 730 milioni di euro in mancati appalti pubblici, mentre se ne dovevano fare 750 milioni in più. Da quanto precede, si evince chiaramente la dissennata politica economica di questo Governo regionale che, anziché tagliare la spesa corrente per destinarla a opere pubbliche, fa esattamente il contrario.
 
Comprendiamo l’interesse privato dei partiti di crearsi migliaia di galoppini, poichè poi tutti diventano portatori di voti. Ma tale interesse privato è all’opposto dell’interesse pubblico, cioè di sviluppare l’economia e dare opportunità di lavoro a tutti, tagliando i privilegi dei parassiti che gravitano intorno a un ceto politico egoista e autoreferenziale.
L’assessore all’Economia, Gaetano Armao, invece, ha posto dei paletti al modo con cui comincia a prendere forma il Piano infrastrutturale che sarà oggetto di un prossimo decreto legislativo sul federalismo. Sostiene Armao, che le Regioni a statuto speciale debbano essere escluse dalla disciplina. Quando l’assessore difende l’autonomia della Regione ha tutta la nostra solidarietà, ma quando la difende per tutelare gli interessi privati dei partiti di maggioranza, trova tutto il nostro dissenso.
L’autonomia, infatti, serve per esaltare la forte potenzialità economica della nostra Regione, basata su un ricco patrimonio archeologico-paesaggistico-culturale e sulla sua conseguente utilizzazione economica.

In Sicilia, vi sono quattro parchi naturali (Etna, Nebrodi, Madonie, Alcantara),  sei aree marine protette, 76 riserve regionali. Vi sono circa 4.000 km quadrati di terreni incolti su cui potrebbero essere inseminati mais, frumento, colza ed altre materie prime di cui c’è fame nel mondo, sia sotto il profilo alimentare che sotto quello energetico.
Vi sono 829 borghi censiti dall’assessorato BB.CC nel 1999, oltre 2.000 km di meravigliose coste marine, seppure spesso funestate dal cemento, il vulcano attivo più alto d’Europa, 15 isole meravigliose e due perle come Taormina e Cefalù. Ma quale Paese può vantare un insieme di tesori così ricco? Solo dei politici inetti e incapaci non hanno fatto nulla per metterli a profitto. Lo diciamo con grande amarezza augurando una svolta a “U” di comportamenti nefasti.
Armao fa bene a chiedere con forza il riequilibrio del parametro infrastrutturale rispetto alle regioni del Nord, ma si deve mettere d’accordo col suo collega Massimo Russo: le risorse vanno destinate esclusivamente agli investimenti e mai più alla spesa corrente.
Nov
17
2010
In questi giorni le competenti commissioni dell’Assemblea regionale stanno valutando la bozza di bilancio 2011. A prima vista si tratta di una riproduzione del precedente, senza l’inversione della politica economica del Governo. Tale inversione imporrebbe un taglio di 3,445 miliardi - come da elenco delle spese che pubblichiamo quasi tutti i giorni - e una conversione delle risorse. I 3,4 miliardi risparmiati costituirebbero un co-finanziamento che, insieme a risorse europee e statali, arriverebbe a oltre 10 miliardi per il prossimo anno e aprirebbe 100 mila posti di lavoro. è noto, infatti, che ogni miliardo investito crea 10 mila posti di lavoro.
Questo enorme nuovo serbatoio di posti produttivi risolverebbe il problema di tutti i precari pubblici, regionali e locali, e darebbe sfogo a una parte dei 236 mila disoccupati (fonte Istat, 2009).
In altre parole, la manovra regionale, così fatta, risolverebbe l’enorme esubero di dipendenti pubblici e metterebbe in moto tutta l’economia.

Si tratta di passare da una stupida politica assistenziale a un’attiva politica di stimolo e di impulso a tutte le attività economiche. È colpevole l’inazione della Regione e degli Enti locali che hanno di fatto bloccato le opere pubbliche. è colpevole il blocco dei pagamenti solo per i fornitori, che sta asfissiando le imprese e impedisce il pagamento degli stipendi dei loro dipendenti. è colpevole la cristallizzazione dell’attività della Regione, che assiste impotente all’inazione di assessori e dirigenti generali. Nessuno di essi fa niente di produttivo e di costruttivo, ma intanto incassano regolarmente stipendi e indennità nonché, udite udite, i premi. Premi per non conseguire risultati. Una vergogna enorme. Una vergogna di cui non si vergognano.
Questa è la Regione delle incompiute. Il programma politico a corredo dell’elezione del presidente dei siciliani, Raffaele Lombardo, è stato stracciato. Non una di quelle riforme indicate è stata realizzata. Il turn over fra i partiti che hanno sostenuto Lombardo, il turn over degli assessori, il turn over dei dirigenti generali, è stata la più grande iattura che ci poteva capitare. Di fatto sta facendo colare a picco la società siciliana.
 
Gli stipendi pubblici uccidono la Sicilia. Non in quanto dirigenti e dipendenti non debbano essere pagati, quanto perché di essi ve n’è un numero eccedente, e quindi inutile. Pochi sono preposti ai servizi in base a un Piano aziendale, nessuno risponde per quello che non fa o che fa male. In compenso, tutti vengono premiati, non si sa bene in virtù di cosa.
Scorrendo la sintesi del programma depositato da Lombardo alla Corte d’Appello di Palermo il 4 febbraio 2008 ci accorgiamo che nessuno dei dieci punti è stato realizzato.
1. La Sicilia produttiva; 2. La Sicilia ecosostenibile; 3. La Sicilia europea; 4. La Sicilia amica delle imprese e dello sviluppo; 5. La Sicilia decentralizzata; 6. La Sicilia dei giovani e delle donne; 7. La Sicilia della coesione sociale; 8. La Sicilia redimibile della cultura e del progetto; 9. La Sicilia integrata nell’Europa; 10. La Sicilia della nuova Autonomia.
Per la verità, un sub punto è stato realizzato in maniera sufficiente: la riforma della Sanità e un parziale taglio dei costi.

Lo sforzo che ha compiuto l’assessore Massimo Russo per tagliare le clientele e le incrostazioni è stato notevole. Tuttavia egli deve addizionarne un altro per tagliare 400 milioni di farmaci e riportare la spesa alla media nazionale e decurtare 400 milioni alle Asp e alle Ao, spesi per pagare inefficienze, clientelismo e corruzione.
Quando su dieci punti si realizza solo un sub punto, seppure importante come quello della Sanità, a metà del percorso della legislatura il risultato si deve definire disastroso, indipendentemente dalla valutazione politica di destra, di centro o di sinistra, che ha solo il compito di fare teatrino e non di servire i siciliani.
Non sappiamo se un altro presidente al posto di Lombardo avrebbe conseguito lo stesso risultato negativo, perché la questione non riguarda lui come persona ma il ceto politico che lo ha accompagnato.
Ora i soldi sono finiti. Questa è la grande novità dell’attuale scenario. Con pochi mezzi emergeranno solo i bravi. Gli stolti andranno all’inferno.
Giu
17
2010
Per la sanità in Sicilia, la Regione spende 8,4 miliardi di euro, di cui solo 4,1 rimborsati dallo Stato. È una cifra rilevante che potrebbe essere tagliata di circa un miliardo. Circa 500 milioni riportando la spesa dei farmaceutici alla media nazionale, e altri 500 milioni razionalizzando il sistema ospedaliero e dei presìdi, riducendo l’inutile ed eccessivo personale amministrativo e facendo lavorare tutti i medici e gli infermieri. Oggi, invece, una cospicua parte di essi, protetta da un cattivo ceto politico, fa tutto tranne che il proprio mestiere. Se tutti lavorassero, il carico per ciascuno di essi diminuirebbe e i clienti-ammalati riceverebbero un servizio migliore.
Vi è un secondo aspetto da non sottovalutare. La cortesia e l’educazione che tutto il personale sanitario dovrebbe avere nei confronti dei cittadini che già sono onerati dalla malattia e dovrebbero trovare un ambiente accogliente e ricettivo e non repulsivo.

L’assessorato regionale alla Sanità ha tagliato risorse senza modulare la riga, senza appurare segnatamente, in base a indici e a controlli obiettivi, il livello di qualità che gli organismi preposti a erogare i servizi sanitari debbono avere per ricevere i finanziamenti. Non è vero che i Drg sono tutti uguali. Lo sono quantitativamente, ma non è detto che lo stesso servizio reso da un ospedale, un presidio o un clinica privata abbia la stessa qualità. Questo è il punto centrale: pagare i Drg non solo in base all’elenco pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n. 11 dell’8 marzo 2002, ma anche in base alla loro qualità.
Se l’assessorato alla Sanità facesse una graduatoria dei servizi prestati da aziende ospedaliere, presidi o cliniche private in base alla qualità, vedrebbe in testa alla graduatoria eccellenze che oggi sono penalizzate. Eccellenze che sono nascoste e che i settori inefficienti tendono a nascondere e mascherare per evitare che emergano.
Non importa che il servizio sanitario sia reso da un ospedale o da una clinica privata. Importa che esso soddisfi al massimo il cliente-ammalato.
 
Vi sono cliniche private che funzionano in modo eccellente e che meriterebbero di avere assegnazioni finanziarie ben superiori a quelle che hanno, perché vi sono dei cervelli onesti e capaci che governano il servizio. E vi sono cliniche private che meriterebbero di essere chiuse perché al di sotto dello standard sufficiente di efficienza. Vedi caso, queste cliniche si nascondono in un sindacato che difende tutti, i migliori e i peggiori, con ciò dimostrando di essere poco sensibile alle necessità dei siciliani.
Parimenti, nel pubblico, vi sono aziende o settori di aziende o di presidi che funzionano molto bene perché sono guidati da primari eccellenti e, vedi caso, non raccomandati, e altri servizi scadenti perché i primari sono lì per occupare una casella e non perché hanno i titoli di merito. è proprio l’incapacità di distinguere fra i bravi e gli inetti che relega la sanità siciliana in basso nella graduatoria nazionale per qualità.

L’assessore al ramo, il bravo Massimo Russo, che sta facendo sforzi titanici per rimettere sui binari il convoglio deragliato della sanità siciliana, deve aggiungere questa scheda alle sue attività: la ricerca del merito che si trova nelle decine di aziende, presidi ospedalieri e cliniche private. I siciliani hanno bisogno di sapere quali sono quelle strutture o quei reparti che meritano i voti più alti per soddisfazione dei malati e gli altri che meritano di essere chiusi. Anche il contratto di lavoro del settore dev’essere rimodulato in modo tale da differenziare lo stipendio base dai premi che vanno assegnati solo quando sono effettivamente meritati.
Ci comunichi, l’assessore Russo, se è sua intenzione fare le tre graduatorie comparate, una per gli ospedali, una per i presidi ospedalieri e la terza per le cliniche private, in modo che tutti sappiano, in piena trasparenza, leggendole sul sito web dell’assessorato, dov’è meglio rivolgersi per ottenere le migliori cure. Naturalmente, la conseguenza delle predette graduatorie sarebbe quella di finanziare chi è più bravo. Basta coi mediocri e con gli inefficienti. Mandiamoli a casa. Non si bara con i soldi dei contribuenti.
Apr
27
2010
Se cliccate su www.usl11.toscana.it per prenotare una visita medica a Empoli presso una struttura sanitaria pubblica, vi compare subito in video dove andare e in quale data, anche a distanza di meno di una settimana. In un secondo sapete, dunque, cosa fare e quando. Soprattutto venite informati sul tempo di attesa, che nella regione dell’Arno è ragionevole. Le Aziende del servizio sanitario siciliano non consentono, invece, la prenotazione on line.
Qualunque servizio sanitario (esami di laboratorio, diagnostici, radiologici), ovvero ricoveri, operazioni e simili hanno un prezzo ufficiale  uguale in tutta Italia. Esso è denominato Drg (Diagnosis-related group, in italiano: Raggruppamenti omogenei di diagnosi ). I Drg costituiscono il prezzo per ciascun servizio prestato.
Ogni struttura deve avere come obiettivo quello di controllare e contenere la spesa sanitaria entro i Drg. Moltiplicando il prezzo unitario della prestazione per il numero delle prestazioni, si ottiene l’intero costo del servizio sanitario di una Regione. Nessun’altra spesa corrente dovrebbe essere addizionabile.

Vi sono diverse cause dello spreco della Sanità siciliana, cui l’assessore Massimo Russo con grande fatica ha cercato di mettere rimedio. Un’inefficienza generale delle Aziende ospedaliere, delle Asp e dei relativi presidi sanitari. Tale inefficienza è conseguente al menefreghismo di tanta gente che non lavora, cui si contrappone la qualità e la capacità di tanti altri, a cominciare dai primari, che si impegnano e faticano molto.
È proprio la confusione fra chi lavora bene e chi non lavora affatto, una delle discriminazioni più odiose della Sanità siciliana. I 17 dirigenti generali non hanno ancora messo in atto un sistema di controllo, anche fondato sulla legge Brunetta 15/09 e relativo decreto legislativo 150/09, che individui il merito ed isoli i fannulloni. Sarebbe urgente che l’assessore Russo ottenesse dai predetti 17 dg un report mensile per valutare il rendimento di ogni reparto, in relazione al piano industriale che non sembra sia stato consegnato ancora da parecchi dg.
 
Altra causa degli sprechi è l’eccessivo uso di farmaci che in Sicilia è di 5 punti in più rispetto alla media nazionale, il che significa che se si rientrasse in essa, di botto si potrebbero tagliare 400 milioni di spesa, con buona pace delle industrie farmaceutiche e delle loro reti commerciali che spingono ad un consumo indebito dei farmaci.
Ulteriore causa di inefficienza è la scelta dei primari da parte dei dg non sempre basata sulle referenze. Queste ultime sono le credenziali che ogni professionista deve possedere per accedere a un posto di responsabilità. Tali credenziali non possono essere solo titoli accademici, bensì pubblicazioni effettuate su primarie riviste scientifiche, come Nature o Science, esperienze in ospedali e in settori medici in tutto il mondo, nonchè i risultati conseguiti. I curricula, così corredati, dovrebbero essere pubblicati sui siti delle singole Asp o Aziende ospedaliere, per ottemperare a un preciso obbligo di trasparenza. Ma così non è. Provare per credere.

Infine la questione del servizio sanitario gestito dal pubblico o dal privato. Sulla materia vi è una colossale bugia da sfatare: la qualità del servizio non è prerogativa nè dell’uno, nè dell’altro. Entrambi possono raggiungere livelli ottimi o pessimi. Per capirlo bene, occorre prefissare parametri di qualità e controllare in tempo reale, giorno per giorno, che tali parametri vengano osservati in maniera sistematica. Per conseguenza, premiare o sanzionare i primari, il direttore sanitario, quello amministrativo e ovviamente il direttore generale. Nessuno deve considerarsi al di sopra del sistema. Ognuno ha l’obbligo del rendiconto.
Vi sono cliniche private che offrono un servizio eccellente e altre che offrono un servizio pessimo. Alle prime bisogna ampliare il budget annuale. Le seconde vanno chiuse. Paradossalmente proprio queste ultime sono raccomandate da altrettanto pessimi uomini politici. In ospedali e Asp vi sono reparti e settori eccellenti e altri pessimi. I primi vanno potenziati, i secondi chiusi. Semplice. Basta farlo.