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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Medico

Feb
24
2012
Finalmente è arrivato il momento in cui si mette ordine nell’attività di una benemerita categoria, qual è quella dei medici. Il ministro Renato Balduzzi ha dichiarato che i medici ospedalieri non dovrebbero più effettuare visite in studi esterni ma, eventualmente, in intramoenia. La categoria ha alzato le barricate, sostenendo che all’interno degli ospedali non sempre vi siano spazi e attrezzature per poter esercitare l’attività.
Questo è vero in molti casi, ma dipende dalla incapacità dei direttori generali di Asp e aziende ospedaliere nel razionalizzare i luoghi ove si esercita l’attività, in modo da farli funzionare 24 ore al giorno e sette giorni su sette. Questo è il nodo della questione.
A Roma, su 36 centri di Emodinamica ve ne sono solo sei che lavorano a tempo pieno. Gli altri fanno mezzo orario e non lavorano il sabato e la domenica, come se i malati non avessero bisogno di cure giorno e notte, per sette giorni.

La sanità in Italia costerà, per il 2012, 106 miliardi di euro. Se la spesa sarà revisionata con criteri di efficienza, inserendovi i valori di responsabilità e merito, potrà essere tosata di 5-6 miliardi. Ma l’azione più efficace di un provvedimento governativo riguarderebbe la migliore utilizzazione della stessa spesa, nel senso che essa dovrebbe produrre maggiori e migliori servizi, in modo da soddisfare di più le esigenze dei cittadini.
Il caso della paziente che al Policlinico di Roma è rimasta quattro giorni sulla barella in corsia denota una irresponsabilità oggettiva del direttore generale e una responsabilità soggettiva del primario. Abbiamo sentito un dirigente del ministero il quale, anziché analizzare i motivi della grave carenza, sosteneva che vi è un afflusso eccessivo di malati o pseudo tali ai pronto soccorso.
Questo può essere vero, soprattutto per l’abuso di codici bianchi, ma non può essere la causa del grave episodio richiamato. Infatti, una volta che i medici del pronto soccorso abbiano fatto la diagnosi, prestato le prime cure e fatta la richiesta di ricovero in un reparto, la questione non li riguarda più, ma riguarda il reparto che deve ricoverare i pazienti.
 
Anche in questo caso, come osserverete facilmente, si tratta di disorganizzazione, inefficienza e menefreghismo. La Regione Lazio, che ha accumulato nei decenni 15 miliardi di debiti della sanità, non è mai riuscita a organizzare tutti i suoi ospedali e i presidi ospedalieri (quelli piccoli che dipendono direttamente dall’Azienda sanitaria provinciale), in modo tale da realizzare un sistema razionale che consenta di trovare posto ai malati per tipicità della patologia e consenta di mettere in rete con la telemedicina tutti i settori diagnostici per compensare i vuoti di ospedali o presidi.
è inutile avere gli stessi reparti in ospedali che distino 20 o 30 chilometri uno dall’altro, perché i malati possono tranquillamente spostarsi per quelle brevi distanze. Invece, la razionalizzazione di tutte le risorse sanitarie aumenterebbe fortemente l’efficacia e consentirebbe ai cittadini che ne hanno bisogno di avere cure rapide e utili.

Vi è poi la questione dei Policlinici, cioè degli ospedali interni alle Università. I professori dovrebbero dedicarsi più alla ricerca che alla cura, ma non c’è dubbio che debbano accumulare esperienze curando i pazienti. Tuttavia, l’organizzazione dei Policlinici dovrebbe avere lo stesso tasso di efficienza degli ospedali meglio organizzati e lavorare, ribadiamo, 24 ore al giorno per sette giorni.
Mai più professori e medici ospedalieri che lavorino anche fuori dai nosocomi, anche perché questo meccanismo alimenta le visite i cui onorari non pagano le imposte e alimenta la speculazione di cattivi medici, che deviano i pazienti dell’ospedale nei loro studi privati, ove non emettono le fatture, peraltro a Iva zero, approfittando della debolezza di chi ha bisogno di essere curato.
Va da sè che i medici disonesti sono una minoranza. Ordini professionali, dal loro canto, esistenti per tutelare i cittadini e non i propri iscritti, dovrebbero emettere provvedimenti di indirizzo, richiamando tutti al rispetto dell’etica e del giuramento di Ippocrate.