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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Movimento Dei Forconi

Gen
21
2012
La Sicilia non aveva certo bisogno di entrare in coma, come accaduto questa settimana, per lo sciopero degli autotrasportatori, che hanno bloccato tutte le attività economiche, con gravi ripercussioni in termini di mancato Pil ed enormi disagi per i cittadini.
Le famiglie più abbienti sono abituate a tenere una dispensa approvvigionata, ma chi porta a casa 800 o mille euro al mese - contro i 20 mila di deputati e dirigenti regionali - compra le cose giorno per giorno, per cui resta a digiuno quando sui banconi dei supermercati manca la merce.
Questo sciopero, è stato legittimo ma del tutto inutile. Possiamo fare due osservazioni. La prima riguarda l’obiettivo e il destinatario che esso aveva: nessuno l’ha capito, né è passato il messaggio sulla stampa regionale che si occupa di cronaca, né su quella nazionale. I giornalisti, anche televisivi, si sono limitati a registrare gli eventi, ma nessuno ha cercato di capire i retroscena, le motivazioni vere e gli eventuali effetti della protesta.

La seconda è l’incredibile silenzio, sulla vicenda, del presidente e degli assessori regionali, come se quanto accaduto si fosse svolto in Lombardia o in Veneto. Si tratta di un comportamento irresponsabile perché la materia doveva essere affrontata immediatamente, all’atto della proclamazione, senza consentire che si sviluppasse in questo modo. L’intervento a conclusione della protesta non ha impedito che il danno si creasse, né che il messaggio passasse a livello nazionale.
Peraltro, le istituzioni romane se ne sono infischiate che 5 milioni di persone siano state ingabbiate da alcune categorie in base a proteste generiche. Non è certo protestando in Sicilia che il Governo ci darà le accise. Non è certo levando grida in house che il Governo abbasserà il prezzo del gasolio per la Sicilia. Se manifestazione doveva esserci, la protesta doveva essere portata sotto Palazzo Chigi, come hanno fatto i tassisti.
Per quanto concerne la categoria degli agricoltori, la protesta flebile doveva levarsi contro il Governo regionale e non contro quello nazionale, perché il primo ha la responsabilità oggettiva di questo scorcio di legislatura, con un’inazione del nullafare, se non giochi di potere, balletti partitocratici, girandole di dirigenti e altre amenità simili.
 
Fra qualche giorno uscirà il forum con Marco Vitale, presidente del Fondo italiano di investimento. Un Fondo dotato di 1,25 miliardi e che ha la missione di intervenire sul capitale di rischio delle piccole e medie imprese (da 10 milioni in sù di fatturato) per farle crescere economicamente e produttivamente.
Fra esse mi ha colpito la Rigoni di Asiago, una società con cento dipendenti e un’attività di 20 anni che produce alimentari biologici e che nel 2011 ha realizzato 62,7 milioni di euro di fatturato. All’inizio ha cominciato a produrre e vendere miele, cui poi ha aggiunto tutti gli altri prodotti provenienti da un’attività agricola su propri territori.
Non si capisce perché in Sicilia non ci debbano essere tanti Rigoni per la produzione di alimentari biologici, che oggi hanno un vasto mercato e una sostenuta richiesta.
Non si capisce perché in Sicilia non si debbano realizzare impianti come quello di Villasor, in provincia di Cagliari, ove è stato insediato un sistema di serre a copertura fotovoltaica, per la produzione di prodotti di ortofrutta e anche biologici, e contestualmente alimentare di energia 10 mila abitazioni.

Non comprendiamo neanche perché non vi possano essere estese colture di vegetali per il biocarburante che potrebbe essere prodotto in qualunque area della Sicilia al posto di quello a base fossile, che inquina mortalmente l’ambiente.
Non comprendiamo perché non si debba sviluppare adeguatamente il turismo, attraendo gruppi internazionale cui rilasciare concessioni e autorizzazioni in 30 giorni, con l’utilizzazione dei fondi europei, statali e regionali, rimasti inutilizzati dopo 6 anni dall’inizio del settennio 2007/13.
Tante altre cose non comprendiamo, ovvero le comprendiamo benissimo. Una di queste è che chi ha responsabilità istituzionali della Sicilia non si preoccupa di progettare il futuro, compito primario della politica. Per parlarci più chiaro, i presidenti della Regione, e per ultimo Lombardo, stanno avvelenando il cibo dei nostri figli, sui quali ricadranno le loro gravissime colpe.