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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Mpa

Set
15
2010
Berlusconi sostiene di aver avuto assicurazione dal repubblicano Francesco Nucara, violentemente attaccato da Giorgio La Malfa, che la legione straniera formata da venti deputati sarebbe pronta a soccorrere il Governo. Vedremo dopo il discorso di fine mese i numeri dei votanti a favore e sapremo finalmente la verità.
A noi siciliani interessa, però, il comportamento dell’Mpa e del Pdl Sicilia, i cui leader hanno dichiarato che daranno fiducia al Governo Berlusconi. Sembra che la contropartita sia la firma immediata del decreto dell’Economia per trasferire i 4,3 mld € di Fas (Fondi per le aree sottoutilizzate) alle casse regionali. Questa promessa è stata infranta numerose volte dal ministro Tremonti, il quale firma con estrema rapidità i provvedimenti a favore della Padania, ma fa il duro con quelli a favore del Sud e della Sicilia in particolare. Due pesi e due misure che indicano come l’avvocato di Pavia non sia uno statista super partes.

Le casse regionali hanno disperato bisogno di quella liquidità. Però essa sarà destinata, almeno secondo le dichiarazioni del Governo Lombardo, a obiettivi distorti e, cioè, come spesa corrente, pessimo elemento che non aiuta per nulla lo sviluppo.
La stessa denominazione Fas indica che le somme vanno destinate tutte, e non in parte, per far risalire la china alle aree sottoutilizzate. Fra esse vi è la Sicilia. Ma non a finanziare indennità e stipendi a inutili dipendenti perché non servono alla produzione dei servizi.
Ricordiamo ancora una volta che tutti i siciliani che non si trovano all’interno delle pubbliche amministrazioni, ove invece si trovano i raccomandati, hanno lo stesso diritto di questi ultimi, con la qualifica da loro assegnata dal Consiglio di Stato con ben tre sentenze, che è: aspiranti. è in corso una campagna di mobilitazione affinché tutti gli aspiranti facciano domanda in massa con acclusi i loro curricula sia ai Comuni che alla Regione, per chiedere di essere assunti al pari dei precari raccomandati che già vi sono all’interno.
Il Movimento per le Autonomie è nato per difendere le prerogative dello Statuto e quindi di tutti i siciliani. Non può difendere i precari e ghettizzare gli aspiranti.
 
Dunque, Lombardo ha promesso la fiducia a Berlusconi a fronte della firma del decreto sui Fas. Ci soccorre la vecchia frase “Prima vedere cammelli”. Questa volta Lombardo non si potrà fidare del Cavaliere, se non dopo aver visto coi propri occhi il succitato decreto sui Fas.
Jordi Pujol è riuscito a trasformare la Catalogna dalla più povera alla più ricca regione di Spagna in soli 35 anni, quadruplicando il Pil. I 54 Governi regionali e gli ultimi tre post-riforma non sono riusciti a far aumentare il Pil neanche di un punto in 63 anni (1947-2010). Una fotografia che dovrebbe costituire la gogna per tutti i 57 presidenti della Regione e le maggioranze che li hanno sostenuti. Una gogna per i 90 deputati che costano, come potrete leggere nell’inchiesta pubblicata oggi, ben 28 milioni di euro l’anno contro i 17,4 dei consiglieri della Lombardia.

Solo se Lombardo metterà in atto un piano di sviluppo fondato sulle opere pubbliche, prima fra le quali la sistemazione idrogeologica del territorio; solo se Lombardo punterà sui sostegni alle imprese, esclusivamente mediante il credito d’imposta; solo se Lombardo riuscirà a scambiare parte delle azioni possedute dalla Regione di Unicredit con il controllo di Irfis, da trasformare in banca regionale con l’intervento di un grande manager internazionale; solo se Lombardo si ricorderà che i siciliani sono tutti uguali, non privilegiando più i precari a danno degli aspiranti; solo se Lombardo taglierà il bilancio 2011 di quattro miliardi di euro di spesa corrente per destinarli agli investimenti; solo se Lombardo metterà sotto pressione la macchina regionale perchè spenda immediatamente tutti i fondi europei e statali, cofinanziati dalla Regione; solo se Lombardo farà tutto questo e altre azioni più volte indicate su queste pagine, potrà ragionevolmente impegnarsi con i siciliani per far aumentare il Pil nella sua legislatura, (fino al 2013) dal 5,6 al 7,6 per cento, cioè 20 miliardi in più con la creazione contestuale di oltre 100 mila posti di lavoro.
Sviluppo e lavoro devono essere le stelle polari di Lombardo.
Ago
25
2010
Ricordate l’attacco della vecchia canzone “Amore vuol dir gelosia”?  Una bella melodia che esprimeva il concetto secondo il quale nell’amore di coppia debba essere presente il sentimento della gelosia. Noi dissentiamo perché riteniamo che l’amore vuol dire dare e chi dà non può pretendere. Ergo, non c’è spazio per la gelosia. Questo non significa che il rapporto non debba essere giornalmente nutrito da attenzioni, gesti e comportamenti che alimentano la sua esistenza.
Parafrasando quell’attacco, vorremmo dire autonomia vuol dir qualità. Questo non vale solo per la Sicilia ma per qualunque dimensione di territorio ove vive una Comunità che intenda autogestirsi. La sua autogestione deve essere basata sulla qualità e non sulla gelosia o sull’invidia o altri sentimenti negativi.
Ma per venire alla nostra Isola, dobbiamo rilevare che quasi tutti i commentatori che hanno studiato la storia e la politica siciliane, sono arrivati alla conclusione che qui autonomia dei comportamenti e istituzionale non ve ne siano state.

Peggio, dietro il supposto paravento dell’autonomia, il ceto politico e quello burocratico (vogliamo aggiungere le corporazioni di imprenditori, professionisti e sindacati) hanno compiuto nefandezze, sperperando il denaro pubblico della Regione e quello del Governo centrale, attraverso finanziamenti falsi che non sono mai arrivati. Controprova: se in Sicilia fossero state spese veramente in infrastrutture le centinaia di miliardi stanziate dalla Cassa per il Mezzogiorno, la nostra Isola sarebbe la più infrastrutturata d’Italia. Invece, si trova agli ultimi posti della classifica, il che dimostra che il fiume di denaro è andato ad arricchire i faccendieri delle categorie prima indicate.
Il Movimento per l’autonomia, fondato da Raffaele Lombardo, con molto ritardo solo nel 2005, ha colto l’anelito di cambiamento dei comportamenti voluto dai siciliani, ribaltando il principio becero che l’autonomia servisse a creare e mantenere privilegi. L’Mpa si è posto invece l’obiettivo di far camminare la Sicilia con le proprie gambe, abolendo la mano tesa da elemosinanti e cominciando a comportarci da persone serie e professionali.
 
Noi ci siamo sempre rifiutati di pensare che i siciliani siano cittadini di serie B, ma, invece, ci riteniamo soggetti competitivi e in grado di affrontare qualunque circostanza al pari di chiunque altro. Lo dimostrano i nostri conterranei sparsi per il mondo che hanno raggiunto i vertici delle rispettive professioni.
Noi dobbiamo agire con qualità e cioè con le migliori armi professionali, senza ritenerci secondi a nessuno, ma non con comportamento arrogante e presuntuoso, bensì basato sulla nostra attività che intende raggiungere tassativamente obiettivi prefissati.
In questo quadro generale, il Governo regionale ha la primaria responsabilità di guidare una burocrazia regionale elefantiaca, nonchè di dare indirizzi precisi ai 390 sindaci, che poi sono liberi di fare buona o cattiva amministrazione. La Regione deve esercitare la sua funzione fondamentale di controllo, senza consentire che i bilanci preventivi e consuntivi vengano approvati con vistosi ritardi e quindi privando gli Enti locali del loro strumento principale di governo che è appunto il bilancio.
A riguardo, il Governo regionale dovrebbe preparare un ddl col quale si stabilisca, pena la decadenza delle amministrazioni locali, il termine del 31 dicembre di ogni anno per approvare il bilancio preventivo dell’anno successivo ed il termine del 31 maggio per approvare il consuntivo dell’anno precedente, da pubblicare in immediata successione sul sito dell’ente.

Autonomia vuol dir qualità. Qualità significa fissare gli obiettivi concreti e controllare, mese per mese, che essi vengano raggiunti dai dirigenti generali, pena la loro decadenza dall’incarico.
Sì, il punto nodale è quello dei controlli e delle sanzioni. Senza la sezione del controllo - ricordiamo che le precedenti sono programmazione, organizzazione e gestione - l’amministrazione pubblica (e quella privata) non può raggiungere gli obiettivi prefissati. Quando gli obiettivi si raggiungono, essi si chiamano risultati ed è proprio la comparazione tra questi ultimi ed i primi che determina il livello di qualità di chi dirige, che deve ricevere premi o sanzioni in proporzione.
Giu
25
2010
Quando, verso la fine degli anni Novanta, parlavo con Raffaele Lombardo sulla necessità che in Sicilia si costituisse un partito autonomista, gli ricordavo la brillante storia della Catalogna e del suo fondatore Jordi Pujol che, dal 1976, ha condotto quella regione dall’essere la più povera della Spagna a diventare la più ricca del Paese iberico. Lombardo ascoltò e non disse niente. Ma poi, qualche anno dopo, mise mano al Partito autonomista che, nel volgere di qualche anno, ha raccolto consensi per circa il 16% (elezioni europee del 2009).
In questi anni si è svegliato anche Gianfranco Micciché il quale ha di fatto staccato un pezzo del Pdl in Sicilia, all’incirca il 50%, per costituire  un embrione di Partito autonomista. Per ultimo, il capogruppo del Pd all’Ars, Antonello Cracolici, insieme a Giuseppe Lumia, componente della Commissione parlamentare antimafia, sta progettando di statuire il Pd autonomo della Sicilia.
C’è un movimento generale che sta cercando di cogliere lo stato di grave insoddisfazione della popolazione siciliana.

Micciché, di fatto, si sta muovendo sotto la copertura non ufficiale di Berlusconi, il quale ha interesse che nella sua coalizione vi siano tante anime che agiscano autonomamente, pur facendo riferimento a lui medesimo.
è interesse del Cavaliere che, a fronte del primo partito autonomista d’Italia, la Lega nord, ve ne sia anche uno in Sicilia e forse anche in qualche altra regione. Quando si apre un mercato gli altri soggetti, se vogliono restare competitivi, devono adeguarsi. Ecco spiegata l’iniziativa di Cracolici e compagni. è un bene o un male che vi siano questi movimenti che puntano verso una sorta di cambiamento della stagnazione della politica regionale?
A nostro avviso si tratta di iniziative positive. Lo dimostra il fatto che in 40 anni, dal 1970 al 2010, il Pil della Sicilia sia rimasto a quel misero 5,6% del Pil nazionale. Il che significa che in termini reali nel 2010 la Sicilia non produce circa 47 mld di ricchezza.
 
Autonomia dal centro non significa portare nella Regione gli stessi difetti dei Ministeri, ma ribaltare il modo di amministrare, tagliando sprechi, privilegi, rendite di posizione e soprattutto mettendo il bavaglio alle corporazioni che distruggono ricchezza e assorbono in modo parassitario attività che dovrebbero essere utilizzate in  maniera ben diversa nell’interesse di tutti i siciliani.
Abbiamo più volte pubblicato con le nostre inchieste, le differenze abissali delle spese per branca amministrativa tra la Sicilia e la Lombardia. Il dato macroscopico è che la Sicilia ha un organico di 15.600 dipendenti a tempo indeterminato e oltre 6.000 a tempo determinato contro i 3.417 della Regione Lombardia. La Sicilia è riuscita a collezionare circa 2.065 dirigenti contro i 226 della Lombardia.
In Sicilia l’Ars costa 170 milioni contro i 72 del Consiglio regionale della Lombardia. Un deputato regionale percepisce circa 26 mila euro al mese lordi, un consigliere regionale della Lombardia ne percepisce 18.000.

Occorre quindi fare buona amministrazione, questo vuol dire fare autonomia. Altrimenti si fa un’operazione di solo maquillage, di illusionismo. Che è un ulteriore becero modo per prendere in giro i siciliani, i quali, invece, hanno bisogno di una classe dirigente meticolosa che impronti la propria azione ai valori etici.
Infatti non vi può essere politica senza etica, non vi può essere politica senza lavoro, non vi può essere un’azione correttiva che imbocchi la strada dello sviluppo, se non si tengono presenti i tre valori principali delle istituzioni: equità, merito e responsabilità. Questi valori non sono di proprietà di alcuna parte politica, nè Destra, nè Centro, nè Sinistra, ma solo di chi ha buon senso e agisce nell’interesse generale. L’interesse generale è che il bilancio della Regione, approvato il 30 di aprile con entrate e uscite in pareggio fittizio di circa 28 mld, è un bilancio ingessato, perchè quasi tutto destinato alle spese correnti. Con questo strumento non si va da nessuna parte.
Apr
20
2010
Il guaio della Sicilia è continuare a mettere culi sulle sedie in tutte le pubbliche amministrazioni. Personale, cioè, di cui nessuno ha bisogno anche perché non possiede competenze. È a tutti noto che ogni investimento di un miliardo di euro mette in moto 10-15 mila posti di lavoro. Si tratta, quindi, di stornare spese clientelari e inutili dai bilanci della Regione e dei Comuni, adoperati per pagare inutili stipendi, consulenze e simili, e finanziare progetti cantierabili preparati con sapienza, appunto da Enti locali e dalla stessa Regione.
Tali progetti dovrebbero essere messi in gare pubbliche con immediatezza dagli stessi enti o dagli Urega provinciali in modo da motorizzare una macchina economica che produca ricchezza sia per le imprese che per tutti i lavoratori, con un conseguente aumento dei consumi e del volume d’affari per il terziario.
In Sicilia non mancano le opere da realizzare, nè borghi e immobili da ristrutturare, partendo dalla viabilità ferroviaria e proseguendo per quella autostradale e stradale, nonché per la messa in sicurezza del territorio.

Il bello è che non mancano nemmeno le risorse finanziarie, cospicue, provenienti da Stato e Unione, che insieme a quelle regionali ottenute dai risparmi prima indicati potrebbero trovare subito spendibilità. La dissenata politica della Regione in questi 64 anni, di assorbire manodopera inutile, non qualificata e inservibile ha portato all’elefantiasi e al blocco della propria macchina amministrativa e di quella degli Enti locali. Mentre la Regione avrebbe dovuto seguire una linea di sviluppo basata sul sostegno delle attività produttive e sulla costruzione delle infrastrutture, volano per altre attività quali quelle turistiche e dei servizi.
Se i presidenti della Regione succedutisi dal 1975 in avanti avessero avuto la cultura e la lungimiranza di osservare il modello di sviluppo di Baviera e Catalogna avrebbero potuto costruire un modello analogo e oggi il Pil prodotto dalla Sicilia sarebbe ben maggiore di quel misero 5,5 per cento pari a circa 83,6 miliardi, di cui poca cosa è il Pil derivato dal turismo: una contraddizione.
 
La Regione ha un carico di 50 mila circa fra stipendi e indennità. Di essi, solo circa 10 mila sono necessari, anche tenendo presente la smaterializzazione dell’amministrazione. Gli altri 40 mila costituiscono un peso morto per tutta la Sicilia e il Governo regionale dovrebbe dire ai siciliani, chiaro e forte, che non potendoli licenziare deve pagare centinaia di milioni a titolo di ammortizzatori sociali, non necessari alla produzione di servizi pubblici. Quindi una spesa che strangola ogni iniziativa utile a creare sviluppo, valore e ricchezza.
Noi sosteniamo con forza i primi aneliti di autonomia che vedono collegati Mpa, Pdl Sicilia e Pd, perché c’è bisogno di tutti, per cui auspichiamo che anche Pdl e Udc vogliano concorrere al progetto autonomista, raffreddando i loro collegamenti con i padroni di Roma. è tempo che anche qui da noi si alzino le barriere contro gli ordini che pervengono dai ras della Capitale, quando essi sono contrari ai nostri interessi.
è tanto se la Sicilia riuscirà a risollevarsi senza dare ulteriore tributo alle finanze centrali e meno che mai a quelle della Padania.

Il progetto di Lombardo, Miccichè e Cracolici è importante e tutti i siciliani di buona volontà dovrebbero sostenerlo. Il banco di prova sarà l’approvazione della legge Finanziaria e del Bilancio regionale. Dalla politica in essi contenuta si capirà se c’è una svolta oppure se governo e maggioranza continueranno a traccheggiare dicendo di riformare ma senza riformare nulla, insomma il solito gattopardismo.
Non culi sulle sedie, ma rotaie e infrastrutture: questa deve essere la bandiera che sta avanti alle truppe autonomiste formate dai tre partiti indicati, cui chiunque può aggregarsi. C’è bisogno di far aumentare di alcuni punti percentuali il Pil della Sicilia su quello nazionale.
Se Lombardo e alleati, alla scadenza del 2013, non saranno in condizioni di presentare un progresso di quel 5,5 per cento, dovranno essere bocciati. Se invece sposteranno in alto l’asticella, la promozione è assicurata.
Mar
19
2010
La Germania dell’Est, in ventuno anni, dal 1989, ha risalito le posizioni e sta raggiungendo la consorella dell’Ovest. Lo sforzo della Germania occidentale è stato enorme perché il comunismo aveva fatto terra bruciata di qualunque spirito di iniziativa tentasse di germogliare. Cosicché, più che di investimenti, c’è stato bisogno di ricominciare da zero seminando la cultura d’impresa.
L’operazione sta dando i suoi frutti e se la Germania riesce a superare la crisi prima degli altri partners europei lo deve al fatto che tutto il convoglio allemanno cammina, seppure ancora a velocità ridotta.
è evidente come un Paese, se dimezzato, non possa crescere, perché la parte sottosviluppata frena l’intero convoglio,  non solo non lo fa accelerare, ma lo comprime in un ambito di arretratezza.

Anche l’Italia ha un terzo della sua popolazione (20 milioni di abitanti su 60) arretrata in un territorio di otto regioni. Nello stesso territorio ci sono ulteriori pesi: a) la criminalità organizzata, soprattutto in tre di esse; b) una mentalità attendista e non imprenditoriale, che aspetta sempre la manna dal cielo; c) un’estesa cultura del favore che un ceto politico di basso livello ha diffuso perché non ha avuto la capacità di elaborare e realizzare progetti di alto profilo e di dimensioni strategiche. Cosicché il divario fra le otto regioni e le altre dodici aumenta costantemente e non se ne vede la fermata, nè la risalita.
Questo accade anche per un’altra causa: il forte consolidamento della Lega Nord in tutto quel territorio inesistente che si chiama Padania. Aggiungiamo che tale consolidamento è ampiamente meritato perché, dal punto di vista egoistico di quelle popolazioni, la Lega ha svolto un ottimo servizio e tutti i suoi componenti si sono dimostrati, a oggi, dei bravi amministratori locali. Per tutti citiamo il sindaco di Verona, Flavio Tosi, amato dai suoi concittadini.
Abbiamo più volte criticato Umberto Bossi per le sue sparate, ma dobbiamo riconoscere il suo grande intuito e, soprattutto, la fermezza con la quale ha guidato il suo partito sulla linea dell’autonomia e del distacco amministrativo da Roma.
 
Per quanto prima esposto, abbiamo sostenuto fin dall’inizio la nascita del Movimento per l’autonomia (2005) e quella del Pdl Sicilia (2009). Noi, vecchi autonomisti, che dal 1976 testimoniamo l’esigenza di dare alla nostra Isola quello che le tocca: l’esatta, completa e puntuale attuazione dello Statuto, legge di rango costituzionale in ogni sua parte.
Non ci pare, però, che l’Mpa e il Pdl Sicilia facciano passi avanti per far pervenire questo messaggio ai siciliani. Formuliamo la facile previsione che da qui alla scadenza della legislatura (2013) a bocce ferme, entrambe le parti perderanno l’attuale consenso.
Invece, servono alcune urgenti e importanti iniziative: a) formare i quadri a una scuola politica; b) utilizzare adeguatamente i mezzi di stampa per far pervenire il messaggio dall’Autonomia ai siciliani, a cominciare dalla classe dirigente; c) organizzare eventi di incontro in modo sistematico non solo nei nove capoluoghi, ma anche in tutte le città della Sicilia superiori a 20 mila abitanti; d) ottenere dalle televisioni nazionali la presenza di propri intellettuali, professori, direttori di quotidiani e altri, in modo che possano esprimere il punto di vista del Mezzogiorno su tutte le grandi questioni nazionali, non su quelle del Sud.

Il Partito del Sud conviene al Paese, perché senza il Sud non c’è lo sviluppo indispensabile affinché diventi competitivo a livello europeo. Pensare di produrre ricchezza a Nord e distribuire false pensioni d’invalidità, sussidi e indennità d’ogni genere al Sud è un vero e proprio suicidio della politica, non utile a chi esercita in modo becero tale attività e neanche alle popolazioni destinatarie dell’elemosina. In altre parole, al Sud non bisogna dare il pesce ma insegnare a pescare, cioè a diventare autonomo e apportatore di ricchezza all’Italia, non consumatore di ricchezza.
Il Partito del Sud non è di proprietà di nessuno ma di tutti coloro che comprendano il momento topico della svolta.
Mar
11
2010
Con molta probabilità la Lega otterrà un vistoso successo alle prossime elezioni regionali del 28 e 29 marzo. La fonte risale al 1982, quando Umberto Bossi cominciava ad affiggere personalmente i manifesti sui muri, intuendo che la gente cominciava a intravedere la necessità dell’autogoverno delle Regioni. In quell’epoca si sentiva asfissiante la cappa imposta dall’asse Psi-Dc, con l’avallo dei Comunisti. Craxi diventava sempre più pretenzioso e nel 1984 sarebbe approdato al primo governo da lui presieduto.
Il costo di quelle coalizioni per il popolo italiano si rivelò gravosissimo, con un dato incontrovertibile: in appena 12 anni (1980-1992) il debito pubblico passò da 200 mila a due milioni di miliardi. Una cifra spaventosa che a distanza di quasi vent’anni non riusciamo a diminuire. Anzi, aumenta.
In questi quasi trent’anni Bossi è diventato un totem. A causa della grave malattia che l’ha colpito può parlare poco, ma le sue parole sono sempre determinanti, sia per la Lega che per il Governo, ove Tremonti è intoccabile e inamovibile proprio perché protetto dal Senatur.

Noi che siamo vecchi autonomisti, ancor più di Bossi, infatti ne scriviamo e ne parliamo in tutte le occasioni dal 1976, abbiamo approvato quell’azione lenta ma efficace, seppure egoistica, in quanto ha attratto enormi risorse verso la Padania, un territorio inesistente, nato dalla fantasia dell’Umberto e che tuttavia rappresenta ideologicamente un popolo senza confini.
La Lombardia ha un reddito pro-capite di 34 mila euro, cioè il doppio di quello della Sicilia, un tasso di infrastrutture quattro volte superiore, la quasi piena occupazione, nonostante la crisi. è una Regione ove i servizi pubblici funzionano abbastanza bene, le metropolitane moltiplicano i propri chilometri, la nuova fiera di Rho attrae risorse e l’Expo 2015 attiverà circa 70 mila nuovi posti di lavoro. Formigoni è stato capace di far progettare, costruire e inaugurare il nuovo Pirellone di 39 piani in appena tre anni, pagando i fornitori puntualmente a 60 giorni. Sembra un altro mondo.
 
Eppure anche in Sicilia tutto questo si può fare perché, lo ricordiamo continuamente, i siciliani non hanno l’anello al naso. Basta ricalcare la linea dell’autonomia bossiana, far eleggere un gruppo di parlamentari a Camera e Senato emandare al Governo nazionale ministri con gli attributimentali, non disponibili a fare i galoppini del premier di turno.
Esattamente come fa Bossi con i propri ministri. Raffaele Lombardo ha fondato il secondo partito autonomista della Sicilia, il primo di Milazzo affondò sotto i colpi dei democristiani siciliani, e dal 2005 è cresciuto fino al 16 per cento delle elezioni europee. Gianfranco Miccichè ha fondato il terzo partito autonomista, e cioè il Pdl Sicilia e vi sono segnali che anche il Pd regionale vorrebbe creare un partito siciliano autonomista da federarsi con quello nazionale.

Il futuro della Sicilia si può costruire solo con l’Autonomia e deve basarsi su un progetto di alto profilo e su quadri che vadano alla scuola politica, si formino, studino lo Statuto, la storia della Sicilia, la politica. I quadri debbono essere fortemente preparati e altrettanto motivati in modo da andare in giro a diffondere fra i cittadini-elettori le informazioni necessarie, per far capire che il sottosviluppo isolano non si risolve dando il posto di lavoro pubblico o un’indennità umiliante a questo o a quello.
Si risolve mettendo in cantiere attività produttive di ricchezza e quindi opportunità di lavoro per tutti quelli che oggi fanno i parassiti  nelle diverse pubbliche amministrazioni e per gli altri siciliani che, privi di competenze, non trovano lavoro.
In questo solco, il Governo deve fare da guida, procedendo speditamente con la modifica della politica economica mediante un bilancio liberato da scorie, da sprechi, da spese clientelari, da apparati elefantiaci, da ammortizzatori sociali impropri e così via. E, secondo, destinando tutte le risorse liberate a infrastrutture gestite con il project financing, in modo che per ogni euro impiegato se ne
mettano in moto dieci.