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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Napoli

Lug
01
2011
Bossi urla tante sciocchezze, dal separatismo alle mani libere. Ma questa volta dobbiamo dargli ragione sui due eventi del giorno: Tav e Napoli.
Sulla prima, non è accettabile che un Governo degno di questo nome perda anni dietro a chi protesta, forse per giuste ragioni e forse per speculazioni di bassa lega. Le popolazioni locali della Val di Susa sono state ampiamente consultate. Nessuno può reclamare, avendo avuta l’opportunità di dire le proprie ragioni in maniera estesa ed abbondante.
Ma, alla fine, bisogna decidere. E la decisione spetta a chi ha le massime responsabilità istituzionali, in questo caso il Governo espresso da una maggioranza parlamentare solida. La costruzione della linea ferrata ad alta capacità è un interesse nazionale che prevale su qualsiasi altro interesse. Dunque, se c’è qualche gruppuscolo che intenda andare contro l’interesse nazionale, dev’essere emarginato, pur lasciandolo sfogare fino a che ne avrà voglia.

Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha giustamente inviato duemila uomini sul territorio per consentire l’apertura dei cantieri entro oggi. Come sempre, presa la decisione, tutto rientra nella normalità. La democrazia è consultazione e decisione. Le due attività sono complementari, non ci si può fermare solo a una delle due. 
Un’altra volta ragione dobbiamo dare alla Lega quando si oppone a che i rifiuti della città di Napoli vengano sversati al di fuori del perimetro campano. è chiaro a tutti che il Dlgs 22/97 e successive modifiche vieta ad ogni Regione di portare all’esterno i propri rifiuti. Questo principio rientra in quello generale, detto di sussidarietà, previsto dall’articolo 118 della Costituzione, secondo il quale ogni Comune deve avere un’autonomia amministrativa, ogni Provincia migliora tale autonomia coordinando servizi di più Comuni, proprio perché non è un Ente territoriale. La Regione dà gli indirizzi perché tutti i propri Enti funzionino meglio.
L’intervento del Governo centrale dovrebbe esserci solo quando gli Enti locali non riescono a risolvere i propri problemi. Ma in questo caso, se proprio costretto, il Governo centrale deve intervenire con propri commissari ad acta, sostitutivi degli amministratori locali.
 
Delle due, l’una: o gli amministratori locali fanno il loro dovere, oppure dichiarano la loro impotenza o incapacità e se ne vanno a casa, consentendo ai dirigenti dello Stato di sostituirli. Ma non è accettabile che amministratori come Bassolino, Iervolino ed oggi De Magistris, dopo tante roboanti promesse, dicono che non ce la fanno e sono rimasti (e rimangono) attaccati alla loro poltrona.
La questione della spazzatura di Napoli non è di interesse nazionale, se non per la vergogna che quell’amministrazione ha fatto ricadere sull’intero Paese, a seguito delle immagini diffuse in tutto il mondo. Una nobile città come Napoli non merita tutto questo. La più grande responsabilità è della classe dirigente locale che ha consentito lo scempio di una perla che per secoli è stata l’esempio di nobiltà, di cultura, di vasti commerci e di sana econonia.
Che dietro a tutto il marasma  dell’emergenza vi sia la criminalità organizzata è come scoprire che il sole sorge.

La questione è: perché in questi diciassette anni l’amministrazione comunale non è intervenuta adeguatamente, chiedendo anche l’intervento straordinario delle Forze dell’ordine e dell’Esercito? Una risposta è urgente. Ma s’intuisce che Bassolino e Iervolino sono stati incapaci di fare quello che dovevano, cioè un sistema ordinato di smaltimento dei rifiuti, che avesse nella parte terminale delprocesso la loro trasformazione in biogas ed energia elettrica. In diciassette anni i due incapaci amministratori, Bassolino e Iervolino, non hanno nemmeno attivato la raccolta differenziata.
Oggi De Magistris deve attuare il suo programma partendo appunto dai rifiuti. è inutile che scarichi sul Governo la propria impotenza, perché il problema va risolto a Napoli e non a Roma. Continuare con questa manfrina, mentre i cittadini napoletani vivono come in Africa, è un danno per tutti. Ma in Svezia i rifiuti li comprano e li pagano 90 euro la tonnellata, purché la biomassa sia isolata. Ci pensi, De Magistris e provveda smettendo di dare fiato alla bocca.
Mag
12
2011
Domani, il presidente del Consiglio Berlusconi chiuderà la campagna elettorale, a Napoli, per tentare di spingere il suo candidato Gianni Lettieri verso lo scranno di primo cittadino della città partenopea.
Parlare a un pubblico di elettori con le strade piene di migliaia di tonnellate di spazzatura è controproducente, perché essi sono colpiti direttamente da odori nauseabondi, carreggiate di strade occupate, pericolo di malattie e via seguendo.
Per la terza volta, Berlusconi ha disposto l’invio dell’esercito che, con centinaia di uomini e adeguati mezzi meccanici, pulirà la città per evitare quell’aspetto psicologico prima accennato. Naturalmente, tale intervento avrà un costo che pagheranno tutti i contribuenti italiani e non quelli di Napoli, beneficiati direttamente.
Se la comunità partenopea avesse un senso sociale, si dovrebbe ribellare, anzi si sarebbe dovuta ribellare, di fronte a un disservizio che dura ormai da diciotto anni. Tale disservizio è stato chiamato emergenza, ma non si può definire tale una situazione che dura tanto tempo.

Napoli è la Campania, perché la metà della popolazione vi risiede. Ma vi sono altre province che, invece, funzionano bene, come quella di Salerno.
L’altra grande emergenza è relativa alla sanità che ha accumulato in questi decenni sei miliardi di euro di deficit, una vera e propria follia. Solo l’Asl di Napoli Uno ha un debito di 450 milioni di euro.
Cosa c’è dietro alle due emergenze, rifiuti e sanità? Lobbies affaristiche abituate al magna magna, lobbies camorristiche che introitano dalle emergenze le risorse pubbliche, impedendo la normalizzazione dei servizi. Mantenere l’emergenza serve, perché evita di bandire gare d’appalto per cui i vari commissari straordinari ricorrono agli amici, pagando qualsiasi prezzo per i servizi richiesti, nettamente superiore a quello di mercato. Dalla differenza tra il prezzo di mercato e quello pagato, scaturiscono mazzette e illeciti profitti che arricchiscono le organizzazioni malavitose e affaristiche.
Tutta l’Europa compiange l’Italia per questi due disastri campani che non sono i soli.
 
Anche il Lazio ha un buco di miliardi nella sanità. La Calabria ha un deficit certificato di un miliardo, la Sicilia di 694 milioni per l’anno corrente dopo avere accumulato debiti per 2,6 miliardi. Qui, da noi, il Piano regionale dei rifiuti stenta a decollare, anzi è oggetto di scontro tra il presidente Lombardo e il ministro Prestigiacomo. Non tanto per l’oggetto, quanto per le posizioni politiche divergenti fra i due. Una bega da cortile che danneggia i siciliani.
Ma torniamo a Napoli. Bassolino è stato sindaco e presidente della Regione per tre lustri, da dieci anni è sindaco Rosa Russo Jervolino, entrambi espressione del centrosinistra. Ma questo non vuol dire niente, perché Stefano Caldoro, presidente-commissario della Regione Campania da un anno, non è riuscito a risolvere il problema dei rifiuti.
Esso ha una natura strutturale e non congiunturale. Amministratori incapaci hanno fatto diventare ordinario il problema. Ripetiamo, desta meraviglia come i cittadini della stupenda area del Golfo siano stati così pazienti nell’accettarlo. Una situazione da Terzo Mondo.

Bassolino-Jervolino sono i due responsabili oggettivi del degrado che stiamo delineando. è inutile cercare altrove chi avrebbe dovuto risolvere il problema. Berlusconi ha commesso l’errore di sviare l’attenzione dell’opinione pubblica dalle responsabilità regionali a quelle nazionali. Non è compito del Governo occuparsi della spazzatura di un capoluogo o di Calabria e Sicilia, come non si occupa della spazzatura della Lombardia e del Veneto. L’abitudine del Cavaliere di dire che fa tutto lui è dannosa, perché deresponsabilizza i vertici istituzionali che si debbono occupare dei problemi locali.
Certo, nelle regioni ad alta densità di criminalità organizzata è molto più difficile far funzionare le Istituzioni, perché i collegamenti e le infiltrazioni malavitose con consiglieri regionali (in Sicilia si chiamano deputati!) e con consiglieri provinciali e comunali, sono fitti.
Nel Parlamento siciliano, in atto, vi sono tre deputati agli arresti (uno di essi è stato sospeso). Non sarà mai tardi l’introduzione di un Codice etico che spazzi via coloro che rubano, anziché servire, salvo risultare che sono innocenti!
Nov
26
2010
L’irresponsabilità dei sindaci, dei presidenti di Regione e del Governo centrale ha portato le due meravigliose capitali del Regno delle due Sicilie, Napoli e Palermo, in una situazione molto vicina a quella del Burkina Faso. I responsabili hanno il pregio di non vergognarsi, né poco né tanto, perché non hanno dignità e non osservano nessuno dei principi morali secondo i quali loro avrebbero dovuto essere al servizio dei cittadini e non viceversa.
Napoli e Palermo hanno una grandissima tradizione: sono città d’arte piene di manufatti di pregio, di opere culturali di inestimabile valore. L’altra faccia della medaglia è che l’abusivismo, il cemento e la criminalità organizzata sono dilagati a dismisura, devastando il territorio metro per metro. Solo da poco il Governo centrale ha deciso di dare una svolta alla lotta contro i criminali e il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, nonché le Forze dell’Ordine, ben gestite dalle Direzioni distrettuali antimafia, hanno inferto colpi forti alle organizzazioni.

È stata seguita la via del denaro, indicata fin dall’inizio dal prefetto Dalla Chiesa, e si sono moltiplicati in prima istanza i sequestri dei beni e  in successione le confische dei beni medesimi. è stata istituita l’Agenzia per la gestione di tali beni a Reggio Calabria e dovrebbe esserne aperta una seconda a Palermo.
Che c’entra la criminalità organizzata con la questione dei rifiuti solidi urbani (Rsu)? C’entra, eccome. Perché è proprio essa che dietro le quinte ha attivato il business dell’emergenza che le consente di trarre profitti in quanto le ordinanze saltano tutti i controlli e quindi possono essere favoriti gli amici degli amici che spesso sono prestanome di mafia e camorra.
È inspiegabile come un uomo politico accorto, Antonio Bassolino, sindaco di Napoli e presidente della Regione Campania per 18 anni, nonché commissario del Governo, non sia riuscito a creare il ciclo virtuoso che partendo dalla raccolta arrivi all’utilizzazione degli Rsu atti a produrre energia (gas ed elettricità). Delle due, l’una. O era un incapace o aveva interesse a che l’emergenza non cessasse. Stessa responsabilità è da attribuire a Rosa Russo Iervolino, persona sicuramente onesta ma non capace.
 
Se Napoli piange, Palermo non ride. La responsabilità oggettiva della situazione di degrado è del sindaco Cammarata. Vero è che in Sicilia vi sono le Ato Spa che si occupano del ciclo degli Rsu, vero è che i Cda di tali società sono formati da incompetenti ma fedeli a questo o a quell’uomo politico. Vera è la doppiezza dei sindaci che dentro le assemblee delle Ato Spa reclamano la pulizia e come capi delle loro amministrazioni non pagano le quote per cui di fatto impediscono che la pulizia venga fatta.
Ma tutto questo si riconduce a una responsabilità oggettiva, che è quella del presidente della Regione, il quale ha proposto e fatto approvare dall’Assemblea regionale la l.r. 9/2010 con la quale sono state messe in liquidazione le 27 vecchie Ato Spa e istituite dieci nuove. Ma tale legge è solo un pezzo di carta, mentre avrebbe dovuto essere operativa da un pezzo.
Essa prevede che ogni provincia abbia la sua Ato (più una per le 15 isole), cioè il principio dell’autonomia del territorio provinciale.

Tale autonomia provinciale esiste anche in Campania, sol che là il territorio della provincia di Napoli ha 3,1 milioni di abitanti e quello delle restanti quattro province (Caserta, Avellino, Salerno e Benevento) solo 2,7 milioni. Tuttavia, il principio europeo di sussidiarietà prevede che ogni territorio debba badare a sé stesso ed essere autosufficiente.
La questione vera non è quella di trovare nuove discariche o trasferire gli Rsu per nave o per treno ad altre regioni o ad altre nazioni. La questione vera è quella di completare il ciclo mettendo a reddito gli Rsu come prima indicato. Subito qualcuno pensa a termovalorizzatori o inceneritori. Sbagliato. Non sono questi gli impianti che possano completare il ciclo, bensì gli impianti industriali che servano alla produzione di energia. Inceneritori e termovalorizzatori hanno scarichi inquinanti nella misura del 30 per cento, perché bruciano la spazzatura a 1.200 gradi. Gli impianti industriali invece hanno un residuo del 3 per cento perché bruciano gli Rsu a 400 gradi. Solo gli orbi e i corrotti non vedono quanto scriviamo.