Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia � su Twitterrss qds

Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Padania

Gen
26
2012
Nella riunione oceanica in piazza Duomo di Milano di domenica 22 gennaio abbiamo sentito la voce roca del fondatore della Lega Nord, Umberto Bossi, che ha esordito, in perfetto italiano, con una frase aulica: “Monti fuori dai coglioni”. Gli improperi sono nello stile del senatur, il quale una volta ululava mentre ora rantola, non solo per problemi di salute.
Risulta evidente che il vociare suo e quello della sua truppa hanno l’unico scopo di alimentare il malcontento diffondendo fra i militanti menzogne. Il peggio della comunicazione bossiana e degli altri dirigenti è che dimenticano la storia, perché hanno la memoria corta o perché non l’hanno studiata, poco inclini ad alimentare il cervello con la lettura.
Quando affermano che le regioni della fantomatica Padania mantengono il Sud, in quanto danno allo Stato più di quanto ricevono, non tengono conto che questo stato di fatto è conseguente alla destinazione di cospicue risorse finanziarie ricevute da Roma. Infatti, i governi che si sono succeduti negli ultimi trent’anni non hanno sostenuto uno sviluppo eguale in tutto il Paese ma, con decisioni particolari e favoritismi, hanno inviato nel Nord Italia due terzi delle risorse e al Sud solo un terzo.

Ora, che i settentrionali abbiano iniziativa, riescano a depositare numerosissimi brevetti, si innovino, conquistino mercato estero, è del tutto pacifico e acclarato, ma tutto ciò non si sarebbe potuto fare se non vi fossero state le risorse finanziarie atte ad aprire numerosissimi cantieri di opere pubbliche e a sostenere il capitale circolante delle imprese. I relativi finanziamenti delle banche, anche in questo caso, sono stati destinati alle attività del Nord piuttosto che al Sud.
Questi sono i dati incontrovertibili, aspettiamo che qualcuno li smentisca.
Il Governo Monti non ha in agenda una forte azione per il riequilibrio delle due parti del Paese, che sta soffrendo la recessione. Anche questa colpisce più il Sud che il Nord, perché colà vi sono più membri di una famiglia che lavorano mentre al Sud vi è solo una persona che porta a casa reddito. Colà il reddito medio è il doppio di quello del Sud, quindi l’arretramento porta meno sofferenza.
 
Ricordiamo le quantità di denaro che hanno sostenuto la Fiat in molti decenni, le quantità di denaro che hanno sostenuto la Cassa integrazione ordinaria e straordinaria, il Mose (le paratoie che proteggono Venezia) che costerà 5 miliardi, in fase di completamento, le metropolitane di Milano, costate miliardi, quella di Roma (la linea C) che costerà 3 miliardi e la linea ad alta capacità, costata decine di miliardi, da Torino a Napoli.
A fronte del sommario elenco, vengono stornati 1,6 miliardi per la costruzione del Ponte (con il rischio di dover pagare un indennizzo al general contractor di quasi un miliardo), nessuna iniziativa sulla rotaia Salerno-Reggio Calabria né in Sicilia, ove per andare da Trapani a Messina, occorrono 7 ore. Per non parlare della differenza infrastrutturale delle autostrade e dei porti.
Detto questo, però, dobbiamo dare ragione al rauco Bossi e ai suoi dipendenti quando affermano che nel Sud, oltre alla criminalità organizzata, vi è un altro cancro non meno cattivo, che è l’eccesso di spesa pubblica necessaria al clientelismo che ha portato a moltiplicare i posti nelle Pubbliche ammnistrazioni e nelle società di servizi pubblici da esse controllate, per cui gli stessi servizi sono inefficienti e costano molto di più di quelli delle regioni avanzate.

Questa è la grande colpa del ceto politico meridionale degli ultimi trent’anni: avere alimentato la spesa pubblica e la cultura del favore, diseducando i meridionali e allontanandoli, invece, dalla cultura del merito, secondo cui percepisce maggiori compensi chi è più bravo, non chi è l’amico del cosiddetto potente. Ed è proprio per questo cattivo ceto politico, in combutta con il cattivo ceto burocratico, che si dannano quei bravi cittadini meridionali, lavoratori onesti e capaci, che reggono la parte buona della società a Sud di Eboli, ove come scrisse Carlo Levi, Cristo si è fermato.
Se Bossi ulula, i politici meridionali danno fiato alla bocca. Non contrastano la Lega con azioni concrete per conseguire obiettivi in tempi brevi, ma continuano a promettere che faranno. Se ci fate caso, nessuno di questi elenca ciò che ha fatto, perché non l’ha fatto. Faranno: beati loro e chi li supporta!
Ago
27
2010
Le letture agostane mi hanno fatto scoprire che Camillo Benso conte di Cavour, al Senato, annunciò con queste frasi l’Unità d’Italia. Le Royaume d’Italie est aujourd’hui un fait. Le Roi, notre auguste Souverain, prend lui-meme et pour ses succeseurs le titre de Roi d’Italie.
La Massoneria inglese, che non accettava di essere accantonata dal re borbonico, fu la leva che spinse quel primo ministro a tentare l’annessione del Meridione. Per altro sembra che egli non fosse convinto di costituire uno Stato unitario bensì uno Stato confederale. Ma poi ragioni predatorie (conoscendo le ricchezze che erano depositate nel Sud, soprattutto a Napoli e Palermo), lo convinsero ad utilizzare quel mercenario e guerrafondaio di Giuseppe Garibaldi per infrangere una situazione istituzionale, quella borbonica, ed acquisire l’intero territorio.
Come ricorda Pino Aprile nel suo libro Terroni, la denominazione Italia fu data al territorio inesistente che Bossi chiama Padania quando Roma organizzò l’Impero, mentre la parte meridionale e precisamente la Puglia, venne chiamata Apulia. Ma Italia, nella storia, fu un pezzo di Calabria tirrenica.

La questione meridionale che si contrappone a quella settentrionale, è un falso problema. Quello vero riguarda la parità dei diritti di tutti i cittadini della Penisola, subordinata alla parità dei doveri. I doveri dicono che ognuno deve fare la propria attività e poi guardare se l’altro non l’abbia fatta.
Prima della seconda guerra mondiale, il Sud aveva 1.000 km in meno di linee ferroviarie del Nord. Oggi la questione è peggiorata, anche per effetto della costruzione delle linee ad alta capacità e velocità che, vedi caso, partono da Torino e arrivano a Salerno. Prima dell’Unità, il Sud aveva un reddito procapite superiore a quello del Nord, oggi è sei volte inferiore.
Nel dopoguerra, la Sicilia produceva il 5,6% del reddito nazionale. A distanza di 64 anni produce sempre il 5,6% del reddito nazionale. La nostra Isola è stata depredata del ricco tesoro del Banco di Sicilia, di opere d’arte e di ogni bene prezioso asportato dai predoni del Nord. E siamo diventati gli elemosinati dell’Unità.
 
Bisogna sfatare anche la questione del brigantaggio meridionale. Quando i piemontesi cercavano di imporre tasse e gabelle che impoverivano ancora di più le popolazioni meridionali, vi fu una naturale ribellione contro queste violente vessazioni e il popolo lottò l’invasione e le supercherie, cosicché questi patrioti del Sud furono denominati briganti e con questo titolo acquisirono il diritto ad essere trucidati in massa.
Non fu esente da questi comportamenti meritori, anche il grande Nino Bixio che a Bronte trucidò innocenti contadini. Ovviamente tutti briganti.  Perfino il giornale leghista La Padania pubblica, l’11 agosto 2010, un veritiero articolo dell’ex presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti, Lorenzo del Boca, in cui è descritta la ferocia del numero due di Garibaldi.
Questo urlò al Senato della Repubblica che le promesse fatte alle popolazioni siciliane erano state tutte tradite, ma non fu ascoltato, e la repressione dei briganti, l’imposizione  di tasse e imposte inique portarono al sempre maggiore impoverimento delle regioni meridionali e fra esse di quella siciliana. Cosicché si mise in moto il concetto che l’Italia del Nord era ricca e quella del Sud era povera, ribaltando la verità che prima dell’Unità il Sud era ricco e il Nord, povero. Bell’affare abbiamo fatto. Ed oggi dovremmo festeggiare l’Unità!

La Sicilia dopo l’Unità e dopo la seconda guerra mondiale ha perso la propria identità. Quando un popolo non ha identità, non ha orgoglio e, se non ha orgoglio, la sua politica è vuota, o peggio subordinata agli interessi altrui. è quello che ha fatto la classe politica isolana in questi 64 anni in cui non ha avuto la capacità di far progredire anche di un solo punto il Pil della Sicilia su quello nazionale.
Le stragi e gli eccidi dei Savoia sono minor cosa rispetto alla immane responsabilità di chi ha guidato le nostre sorti in questi 64 anni senza un  progetto di Autonomia che mettesse a profitto i grandi tesori che si trovavano.
Nei 31 anni del QdS abbiamo indicato la svolta, molto prima di quello che ha fatto Bossi, con successo, dal 1989 in avanti. Ora occorre attuarla. Subito.
Mag
25
2010
Sfogliamo ogni giorno il quotidiano “la Padania”, che non si trova nelle edicole siciliane. In gerenza, leggiamo che si tratta dell’organo ufficiale della Lega Nord per l’indipendenza della Padania. Che questa denomianzione sia scritta su un quotidiano passi, ma che essa venga usata come denominazione dei gruppi parlamentari di Camera e Senato è un atto incostituzionale. Non è plausibile che la seconda e la terza carica dello Stato accettino di mantenere all’interno dei massimi organi legislativi un partito che si proponga di raggiungere l’indipendenza di un territorio seppur politicamente non riconosciuto , qual è la Padania.
La questione è passata inosservata nell’opinione pubblica, anche perchè giornali e televisioni non ne parlano, nè saccenti anchormen ne fanno cenno nei loro spazi televisivi.
Partendo dall’inaudita denominazione, sul quotidiano citato cominciamo a leggere da qualche tempo riferimenti all’Autonomia e non più all’indipendenza, fermo restando che la Lega non ha chiesto la cancellazione di quel termine disgregante e anti-Stato dai gruppi parlamentari nè lo ha tolto dal proprio organo ufficiale.

Il quotidiano citato ovviamente segue l’attività del proprio partito, che è notevole, radicata nel territorio, densa di contenuti ed a contatto con i cittadini delle diverse regioni, principalmente Piemonte, Lombardia e Veneto. Vi è addirittura una pagina nella quale sono indicati ogni giorno decine e decine di presenze di dirigenti e quadri leghisti in altrettanti appuntamenti e spazi in televisioni nazionali e locali, radio, cinema, piazze e perfino bar, per discutere e dibattere tutti gli argomenti di interesse di quel partito autonomista e dei cittadini di cui acquisisce sempre maggiori consensi.
Il Consiglio regionale lombardo, formato da soli 80 membri e presieduto dal leghista Davide Boni, ha cominciato l’attività a spron battuto per appoggiare legislativamente l’azione del presidente Roberto Formigoni, giunto al suo quarto mandato. Nonostante gli ottimi risultati, Formigoni ha indicato la via di un’ulteriore innovazione e sviluppo che troverà al centro dell’attività Expo 2015, per la quale sono previsti 70 mila nuovi posti di lavoro, con investimenti di oltre 15 miliardi.
 
La Lega, non contenta di affrontare i fatti di casa propria, dilaga e, attraverso il neo presidente del Veneto Luca Zaia, ammonisce “il Sud sia più responsabile”. Un’ammonizione che condividiamo in pieno, con la piccola differenza che i leghisti ne parlano da qualche anno e noi ne scriviamo da oltre trent’anni. è perfettamente vero, infatti, che il ceto politico e la Pubblica mministrazione meridionali sono stati i responsabili nell’avere dilatato oltre ogni misura la spesa pubblica e segnatamente quella relativa a dipendenti, consulenti, indennità, gettoni e via enumerando, con l’unico scopo di alimentare un becero clientelismo fondato sullo scambio fra voto e favore.
Ricordiamo che lo strangolamento finanziario che parte dall’euro nel 2002, che passa attraverso il vecchio patto di stabilità fondato sugli indici di Maastricht e che approda al recente nuovo patto di stabilità succeduto alla crisi greca, obbligherà tutte le amministrazioni del Sud (Regioni, Province e Comuni) a rimettere in carreggiata i loro conti.

La Sicilia sta tentando disperatamente di affrontare il problema di rimettere sui binari il treno della spesa, che è deragliato più volte. Certo, con decine di migliaia di precari e con l’abitudine di attingere alla greppia pubblica da parte di numerose corporazioni, l’operazione è difficile ed il governo Lombardo sta subendo pressioni di ogni genere per mantenere lo status quo. Ma anche se volesse continuare non potrebbe farlo, perchè il bilancio della Regione, coi sistemi adottati dagli ultimi governi regionali, andrebbe inevitabilmente incontro al dissesto. Ed è proprio l’obiettivo che si pongono scellerati siciliani centralisti che da Roma vogliono fare commissariare l’Isola, in modo da continuare ad imporre gli interessi di gruppi economici per impianti di termovalorizzatori tecnicamente obsoleti che non vuole più nessuno, o per rigassificatori da cui c’è solo danno.
Quella che segue può sembrare una nostra giravolta, ma non lo è. Perciò scriviamo: viva l’Autonomia della Lombardia, viva l’Autonomia della Sicilia, viva l’Autonomia di tutte le Regioni che sanno amministrarsi in modo virtuoso.