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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Partiti

Giu
12
2012
I diversi sondaggi della scorsa settimana concordano sul fatto che Pd e Pdl sono in caduta libera, oltre lo stato comatoso della Lega che, per gli imbrogli della famiglia Bossi-Belsito, ha perso metà dei suffragi.
I sondaggi concordano anche sull’ascesa crescente del movimento Cinque stelle di Grillo. In sintesi, i dati sono i seguenti: Pd 23 per cento, Cinque stelle 20 per cento, Pdl 17 per cento.
è del tutto evidente come i cittadini stiano dando un’indicazione precisa ai due partiti maggioritari consistente nella loro forte punizione perché essi continuano a restare immobili rispetto al problema dei problemi: il taglio della spesa improduttiva pubblica (e non quello dei servizi sociali), il taglio degli apparati delle società partecipate da Stato, Regioni ed Enti locali, per mettere in concorrenza i servizi, il taglio delle indennità di tutti coloro che sono inseriti negli enti di tutti i livelli, la riforma della legge elettorale ed eventualmente della Costituzione, e così via elencando. 

La resistenza che i due partiti fanno all’azione del professor Monti, mentre il Terzo polo è totalmente schierato con lui, è l’elemento che fa ulteriormente disgustare gli elettori, i quali esprimono il loro dissenso o manifestando la volontà di non andare più a votare (il partito degli astenuti sta raggiungendo il 50 per cento del corpo elettorale) oppure votare per Grillo, che non dobbiamo dimenticare essere solo un comico, perchè non ha alcuna cognizione né culturale né politica. 
Si dice che i due partiti debbano fare largo ai giovani. Ribadiamo, è una pura idiozia. Debbono far largo alle facce nuove, che siano persone oneste e capaci, non importa la loro età, ma e soprattutto è necessario che mettano mano a una sorta di rivoluzione politica per cambiare il loro modo di fare clientelare, basato sul favoritismo.
L’ultima elezione delle Camere dei componenti dell’Autorità garante delle comunicazioni (Agcom) e dell’Autorità per la protezione dei dati personali è veramente clownesca. Non si capisce come possano eleggere un dermatologo, un giornalista e due giuristi a presiedere un settore delicatissimo come quello delle comunicazioni, quando la legge prescrive che essi debbano avere curricula professionali altamente qualificati in materia (come quella del dermatologo?).
 
è proprio un’elezione di questo tipo che fa disgustare gli elettori, che non voteranno mai due partiti che si comportano in questa maniera assurda, dimostrando di non aver capito che la situazione è gravissima, che comporta un’inversione dei loro comportamenti, passando dall’interesse privato all’interesse generale. In altri termini, Pd e Pdl devono abbandonare la cultura del favore per abbracciare la cultura del servizio.
In questo quadro, viene sottolineata dall’opinione pubblica l’inazione del governo Monti, il quale è troppo preoccupato di avere i consensi per svolgere la sua azione riformatrice.
Come ben diceva l’altra sera a Ballarò l’economista Edward Luttwak, un primo ministro tecnico dev’essere un tecnocrate, quindi perfino cattivo o comunque rigoroso nel presentare in Parlamento le riforme vere che servono al Paese. Con ciò mettendo di fronte alle loro responsabilità i tre poli che lo sostengono. Mentre vediamo nei diversi talk show ministri quasi balbettanti. 

L’unico ministro deciso fino ad oggi, almeno nella comunicazione, è Elsa Fornero, che ha portato a conclusione una formidabile riforma sulle pensioni, sta portando a compimento la riforma sul lavoro, compresa la leggera modifica dell’articolo 18, e ha avuto il coraggio di affermare il principio di uguaglianza dell’art. 3 della Costituzione: dipendenti pubblici e privati devono stare sullo stesso piano e pertanto i primi possono essere licenziabili come i secondi.
Vorremmo che il ministro della Funzione pubblica, Filippo Patroni Griffi, non si appiattisse sulla difesa della corporazione, perchè è proprio la Pubblica amministrazione la palla al piede e una delle cause principali dell’attuale recessione.
Il Governo non deve avere paura di trasformare le parole merito e responsabilità in provvedimenti di legge, non deve avere paura di Pd e Pdl che continuano a difendere i loro orticelli, ma li deve mettere con le spalle al muro, perché non sono più in condizioni di usare la partitocrazia per il loro interesse.
Mag
30
2012
Gli attuali partiti, così come sono e come li hanno ridotti i partitocrati dei loro apparati, sono ormai dei cadaveri istituzionali. Il furore che cresce fra le gente comune nei loro confronti e di coloro che li rappresentano, aumenta di giorno in giorno, perché i cittadini si sono accorti che i comportamenti disonesti e clientelari hanno raggiunto vertici elevati, quasi come ai tempi delle coalizioni nefaste tra Dc, Psi, Pci e satelliti vari.
Dunque, questi partiti sono morti, ma come si diceva ai tempi del regno di Francia del XVII secolo: Morto il re, viva il re. Sì, viva i partiti perché c’è bisogno di essi se mantengono l’assetto costituzionale previsto dall’articolo 49 come libere associazioni di cittadini.
La loro degenerazione è conseguenza al fatto che i propri dirigenti se ne sentono padroni fino a disporre delle indebite risorse che la Comunità loro conferisce sotto forma di finanziamenti, rimborsi o altro, com’è accaduto ai nostri giorni alla Margherita (Lusi), alla Lega (Belsito) e ad altri.

La riforma dei partiti e la loro regolamentazione è assolutamente urgente, come l’altra riforma elettorale-costituzionale di cui abbiamo scritto ieri. Attraverso la cinghia di trasmissione, che sono appunto i partiti, i cittadini possono indirizzare la politica nazionale, regionale e locale. Ma essi devono essere espressione degli stessi cittadini, i loro quadri e dirigenti devono essere cittadini che fanno già il loro mestiere e che dedicano il loro tempo libero  alla politica come attività di servizio.
Comportamenti accaduti: ne sono stati esempi i radicali e ora i grillini. Fare cioè le campagne elettorali senza soldi e quindi tagliare drasticamente qualunque forma di finanziamento pubblico, salvo i rimborsi delle spese vive di cui dev’essere fatto un elenco tassativo.
Affinché i nuovi partiti ricavino un qualsivoglia finanziamento che pesi sui contribuenti ci vogliono diverse condizioni, più volte pubblicate su questo foglio: a) l’elenco delle spese ammissibili dianzi citato; b) un bilancio il cui schema sia obbligatorio; c) la certificazione di società di revisione iscritte alla Consob del medesimo bilancio; d) uno statuto di tipo obbligatorio che non sfugga alle regole di democrazia interna.
 
Tutto semplice? Neanche per sogno. Perché quanto enunciato trova il contrasto palese o occulto di tanta marmaglia che dell’attività partitocratica fa il proprio mestiere. Gente che non saprebbe cos’altro fare se fosse costretta a lavorare seriamente. E trova altrettanto forte contrasto, da parte di tante cariatidi che da 20 o 30 anni sono rimaste sulla scena politica ricevendone benefici finanziari e di potere di ogni genere, i quali non sono disponibili a ritornare nel loro stato di privati cittadini e lasciare campo a facce nuove.
Sulla novità dei nuovi dirigenti dei partiti molti hanno speculativamente impostato una falsa questione: largo ai giovani. Si tratta di pura idiozia. Non importa che un dirigente di partito sia giovane, importa che non abbia mai fatto politica, se non per servizio, che sia onesto e capace, che abbia letto almeno 1.000 libri.
Quest’ultima affermazione non sembri una provocazione, ma una condizione essenziale, senza della quale nessuno può fare politica. Infatti, sono necessarie una vasta conoscenza, un’approfondita cultura e la cognizione dei meccanismi in base ai quali la Comunità vive senza equità. 

Invito a leggere il Contratto sociale di Jean-Jacques Rousseau (1712 - 1778). Non è vangelo, ma indica direttrici importanti in base alle quali si capisce come la Comunità abbia necessità di regole chiare e trasparenti e altrettanta necessità di farle rispettare senza tentennamenti di sorta.
Sarebbe altrettanto interessante leggersi un volumetto di Thomas Moore (1779 - 1852), Utòpia, una immaginaria Comunità dove tutti danno senza nulla trattenere e prendono in base ai loro bisogni. Naturalmente è un’immagine filosofica non realistica, cui per altro tende la Bibbia, sia nel Vecchio che nel Nuovo Testamento, che non è fatto solo dai 4 vangeli ufficiali (Marco, Luca, Giovanni e Matteo) ma da ben altri otto che però la chiesa di Roma considera apocrifi. Morti i partiti, dunque, viva i partiti. Gli accenni che precedono inseriscono un altro valore indispensabile: l’Etica. Invito a leggere sulla materia il memorabile volume di Benedetto Spinoza (1632 - 1677).
Apr
24
2012
Sindacati, partiti e associazioni urlano intorno all’articolo 18. C’è chi ne reclama l’integrale applicazione (i sindacati), c’è chi vuole parzialmente abolirlo (le associazioni), c’è chi tace (i partiti). La stranezza di tutto questo è che le tre corporazioni non hanno l’obbligo di osservarlo, con la conseguenza pratica che possono tranquillamente licenziare i propri dipendenti che, appunto, non hanno lo scudo del suddetto articolo 18.
Si tratta del classico esempio di chi predica bene e razzola male, di chi afferma che siano sempre gli altri a dovere osservare i precetti, di chi guarda il moscerino nell’occhio dell’altro senza accorgersi della trave nel proprio.
La questione è controversa e il Ddl presentato dal Governo Monti in materia di lavoro, che comprende la nuova disciplina del discusso articolo, non ha ancora completato il suo iter. Non sappiamo come esso si concluderà, però sappiamo che il vociare è inutile e serve più da cortina fumogena che non da reale volontà di risolvere il problema.

C’è un’altra e ancor più grave responsabilità di sindacati, partiti e associazioni: l’elusione fiscale degli avanzi dei loro bilanci.
È noto a tutti che se un’impresa ha ricavi per 100 e costi per 90 deve pagare tutte le imposte sulla differenza di 10. Non si capisce perché quando i sindacati approvano i loro bilanci, peraltro non controllati da nessuno, l’avanzo che si forma non debba essere sottoposto a tassazione.
Che i sindacati abbiano avuto avanzi di gestione è pacifico. Il grande patrimonio immobiliare, stimato da diverse fonti in 5 miliardi di euro, si è potuto formare impiegando l’avanzo annuale di gestione per decine e decine di anni.
Si dirà che esso deriva dall’insieme delle quote associative che pagano gli aderenti meno le spese sostenute: quindi una buona gestione. è vero! Ma anche le buone gestioni delle imprese che producono avanzo (cioè utile) subiscono la mannaia delle imposte: due pesi e due misure.
Si dirà ancora che le imprese hanno scopo di lucro e i sindacati no. Ma la ricchezza accumulata non può tener conto della distinzione: la ricchezza accumulata dalle imprese al netto delle imposte, quella dei sindacati senza aver pagato le imposte, in una sorta di limbo elusivo.
 
L’elusione, cioè la non soggezione dell’accumulo di ricchezze a imposte c’è anche nelle associazioni imprenditoriali, ambientaliste, dei consumatori e altre. Quando i loro bilanci, non controllati da nessuno, producono avanzi, il Fisco non ci mette il becco.
L’argomentazione sviluppata precedentemente per il sindacato vale anche per le associazioni. Pensare che Confindustria, per esempio, abbia cospicui avanzi di bilancio e non paghi un euro di imposta comporta uno squilibrio generale che colpisce la società. Esempi di questo genere se ne possono fare altri.
La circostanza più scandalosa riguarda i partiti, i quali - secondo i dati emessi dal Parlamento - hanno ricevuto 2,3 miliardi di cosiddetti rimborsi elettorali a fronte di 580 milioni di spese verificate (si fa per dire), risultanti dai bilanci depositati alle Camere. 
Vi è quindi un avanzo di circa 1,7 miliardi, di cui gli stessi partiti hanno fatto scempio, uso privatistico, utilizzazione per fini diversi da quelli previsti nello Statuto. Ma lo scandalo non è solo questo, bensì il fatto che sull’avanzo prima indicato andavano pagate le imposte, il che non è avvenuto.

La legge non lo prevede, obietta qualcuno. Male! Si capisce però benissimo il vuoto legislativo, perché mai e poi mai i deputati approverebbero una norma che prevedesse la tassazione degli avanzi di gestione dei partiti.
In tempi in cui la macchina dello Stato torchia tutti i cittadini e i bracci operativi (Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza) snidano con successo gli evasori totali o parziali, non è ammissibile che vi siano soggetti (sindacati, associazioni e partiti) che eludano legalmente le imposte e, peggio, nessun organo di stampa ne parli. O non ci hanno pensato o sono conniventi. Da qualunque parte la si giri, la questione è eticamente illecita e da ora in avanti nessuno potrà dire che non sia stata portata all’opinione pubblica, almeno da questo foglio.
I vari contenitori radiotelevisivi non se ne sono ancora accorti, ma ora la questione è evidente. Bisognerà discuterne pubblicamente.
Apr
07
2012
Il leader di Fli, Gianfranco Fini, non sapeva che il cognato Tulliani avesse comprato casa a Montecarlo coi soldi del partito avuti in lascito da una signora.
L’ex ministro Claudio Scajola non sapeva che la sua abitazione “vista colosseo” fosse stata pagata da altri.
L’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha raccontato la bufala che l’affitto di 4 mila euro al mese dell’immobile lo pagava non già 4 mila euro in una sola volta, ma mille euro in contanti a settimana.
L’ex ministro Rutelli non sapeva nulla delle appropriazioni di Lusi, tesoriere della Margherita.
Per ultimo, in ordine cronologico, scopriamo che l’adamantino Umberto Bossi non sapeva che: a) la sua residenza di Gemonio fosse stata ristrutturata coi soldi del partito; b) che suo figlio Riccardo amasse girare in Porsche, effettuare viaggi con ricchi alloggi e altre spese coi soldi del partito; c) che la moglie Manuela Marrone avesse chiesto un milione dal partito per la sua scuola di formazione; d) che l’altro figlio Renzo, il “Trota”, avesse utilizzato denari del partito anche per il suo diploma.

Partito democratico e Sinistra ecologia e libertà non sapevano di tutte le porcherie che aveva combinato il senatore Alberto Tedesco, ex assessore alla Sanità in Puglia. Il Pd non sapeva delle porcherie che aveva combinato Filippo Penati, ex presidente della Provincia di Milano.
La Lega non sapeva nulla del malaffare di cui è accusato il presidente del Consiglio regionale della Lombardia, Davide Boni. Il Movimento per l’autonomia non sapeva nulla delle relazioni fra il suo leader e settori non qualificanti della società siciliana. L’elenco potrebbe continuare fino alla fine di questo editoriale. Perciò ci fermiamo.
Il comune denominatore fra i soggetti elencati è il disprezzo verso i cittadini e le imposte che tanto faticosamente pagano. Il disprezzo per le istituzioni e il disprezzo per gli elettori che hanno dato il voto come espressione di fiducia. Una sporcizia generalizzata, nefanda e maleodorante che pérmea tutti gli strati della società.
Ovviamente l’opinione pubblica non crede che nessuno sapesse, ma crede che tanti partitocrati abbiano agito consapevolmente, ritenendosi al di sopra della legge e, quindi, impunibili. Ovvero hanno ritenuto che non sarebbero stati mai puniti.
 
Per fortuna ci sono i giudici che stanno facendo emergere la nuova stagione di mani sporche. I procuratori della Repubblica ed i loro sostituti fanno un lavoro encomiabile, salvo alcuni eccessi, e vanno sostenuti dalla gente perbene fino in fondo, come si fece nel 1992.
Solo loro possono aprire il vaso di Pandora per fare uscire quel verminaio da partiti e partitocrati, con i loro interessi privati che hanno bloccato la crescita dell’Italia in questi vent’anni, di destra, di centro e di sinistra.
Ribadiamo ancora che quello che scriviamo non è antipolitica: i partiti sono indispensabili cinghie di trasmissione tra cittadini e istituzioni, ma debbono essere puliti e i loro responsabili avere il senso dell’onore, del dovere e del servizio, senza di che sono semplicemente dei mentecatti che sfruttano il mandato ricevuto. Un’ignominia politica che va stigmatizzata con forza affinché cessi.

Sia ben chiaro che le accuse non sono condanne. In molti casi esse si sono rivelate prive di fondamento. Ma è altrettanto chiaro che esiste un comune denominatore che fa capire come molti partitocrati abbiano perso contatto con la realtà e si ritengano al di sopra di tutti.
ABC (Alfano, Bersani, Casini) hanno detto prontamente che presenteranno un disegno di legge contro il finanziamento occulto dei partiti e contro la corruzione insita in essi. Attendiamo di leggerne il testo per capire se è efficace oppure se si tratti della solita presa in giro. Attendiamo anche di vedere se il Parlamento, cioè i partiti di ABC, approvino in tempo reale la legge anticorruzione, anche in esecuzione della Convenzione di Strasburgo del 1999.
Ancora, attendiamo ABC al varco, se depositino un disegno di legge, da fare approvare tempestivamente, in attuazione dell’art. 49 della Costituzione, avente come pilastri: statuto standard dei partiti, bilancio standard, obbligo di certificazione dei bilanci, rimborsi spese a piè di lista.
L’opinione pubblica è indignata ed esacerbata anche perchè i sacrifici stanno mordendo le carni e imponendo lacrime e sangue. I cittadini non ne possono più di vedere questi abusi. è ora di smetterla. Sul serio.
Apr
06
2012
La bufera che ha investito il tesoriere della Lega, Francesco Belsito, e quello della Margherita, Luigi Lusi, costituisce la punta di un iceberg della mangiatoia pubblica che divora le risorse pagate con immensa fatica dai cittadini italiani.
Quando i partiti si sono visti tagliati i finanziamenti, a furor di popolo, dal referendum del 1993, hanno subito trovato l’escamotage di cambiare denominazione agli stessi finanziamenti, per farli diventare rimborsi elettorali. Tali rimborsi sono stati quantificati nella misura di 5 euro per voto.
La finzione di chiamare rimborso un finanziamento è stata scoperta nel momento in cui le spese effettive sono state circa un quarto di quanto percepito. Un imbroglio palese sommato a quello secondo il quale tale rimborso viene corrisposto anche quando la legislatura si sia chiusa prematuramente, com’è stata quella iniziata nel 2006. Con la conseguenza che vi sono partiti inesistenti, in quanto non più presenti in Parlamento, che continuano a prendere tali rimborsi.

Tali comportamenti squalificano ulteriormente questi partiti e i loro padroni, cioè i partitocrati, i quali hanno perso il senso della dignità e del decoro e divorano risorse senza alcun ritegno. A questa situazione, che ha squalificato questi partiti, si aggiunge il fatto che essi hanno perso quel ruolo di aggregazione dei cittadini previsto dall’articolo 49 della Costituzione.
I partiti sono diventati luoghi d’affari e i partitocrati degli accaparratori di risorse che depredano i cittadini. Il cannibalismo di lor signori sulla Cosa pubblica è degenerato nell’altro aspetto negativo: la corruzione.
Non c’è versante di amministrazioni pubbliche, a livello centrale e locale, che non sia contaminato dalle cellule cancerogene del malaffare, pur sottolineando che vi sono moltissimi amministratori e burocrati pubblici, che, nonostante tutto, continuano a essere onesti e capaci con grande senso di responsabilità e di etica.
Il quadro è desolante e crediamo che gli stessi partitocrati e i loro affiliati se ne rendano conto. Solo che usano una puerile difesa dicendo che questi argomenti costituiscono una sorta di antipolitica. Costoro dimenticano che la politica è una nobile arte, di alto profilo, al servizio dei cittadini e nell’interesse superiore del popolo.
 
Gli elettori stanno dimostrando sempre di più il loro sdegno quando i sondaggi concordano che alle prossime elezioni gli astensionisti arriveranno al 40%. Parlamentari, consiglieri regionali e locali, saranno eletti, verosimilmente, da 6 cittadini su 10, come dire, una democrazia monca e incompleta che non dà alcun sostegno agli eletti, i quali rappresenteranno una parte di poco maggioritaria della popolazione.
Tutto questo ci porta a una democrazia ridotta perché il suffragio universale si contrae sempre di più in conseguenza del disdoro che diffondono, giorno dopo giorno, partiti squalificati e partitocrati indegni.
Gente che dopo trenta o quaranta anni è ancora sulla breccia, che non consente il ricambio alle generazioni di quarantenni, come accade negli altri Paesi partner europei, che continua a stare in vita nonostante titolari di pensioni e vitalizi che oscillano tra i 10 mila e 30 mila euro al mese: un insulto per chi lavora duramente e guadagna 1.300 euro al mese.

Il lato peggiore di quanto descriviamo, sfidiamo chiunque a smentirci, è che non c’è alcun mea culpa nè atto di resipiscenza che faccia capire una inversione dei comportamenti.
Il professore Monti ha massacrato gli italiani con una quantità impressionante di tasse per mettere a posto i conti, ma non ha posto mano a nessun taglio sia delle indennità che degli introiti di partitocrati e burocrati. Il primo taglio che avrebbe dovuto fare riguardava quel cosiddetto rimborso delle spese elettorali.
Per ottenere un minimo di credibilità i partiti dovrebbero fare approvare dal Parlamento una legge avente tre requisiti fondamentali: statuto tipo per la democrazia interna, bilancio tipo per rendere trasparenti entrate e uscite, obbligo di certificazione dei bilanci da parte della Corte dei Conti o di società di revisione iscritte alla Consob.
Senza questa riforma partiti e partitocrati rimarranno squalificati e senza ruolo, il che danneggia gli stessi e non rende un servizio al Paese. Non è possibile continuare con questa stupida solfa. Bisogna cambiare. Ora, non domani.
Mar
07
2012
La falsa distinzione tra società civile e politica ha nauseato, perché la società è una sola e in essa interagiscono le varie parti, tra cui quella politica. La vera distinzione andrebbe fatta tra società e partitocrazia, un corpo estraneo che, approfittando della vaghezza dell’articolo 49 della Costituzione, è diventato un parassita onnivoro che vive a spese della Comunità, senza nulla dare in cambio.
I partiti dovrebbero essere regolati per legge, almeno su due punti fondamentali: lo statuto interno che assicuri un’effettiva democrazia; la certificazione dei bilanci da società di revisione quotate in Borsa. Solo in presenza di questi due elementi, si potrebbe consentire il finanziamento dei partiti da parte della fiscalità generale. E così non è.
Vi è un terzo punto che andrebbe disciplinato: quello delle Primarie, diventate una burletta perché nessuno è in condizione di dire quanto esse siano vere e quanto false.

Le primarie sono alternative ad una legge elettorale sul modello di quella dei sindaci, perché il primo turno, di fatto, è una selezione di tutti i candidati presentati da coalizioni caleidoscopiche e trasversali.
Il Partito democratico è stato colpito duramente dalle Primarie. Il suo candidato ufficiale è stato abbattuto nella Regione Puglia, con la vittoria di Vendola; a Bari, con la vittoria di Emiliano; a Genova con la vittoria di Doria e, per ultimo, a Palermo, con la vittoria di Ferrandelli.
Se anche gli altri partiti facessero svolgere le Primarie, emergerebbe un dato comune, ormai chiarissmo: i cittadini non sopportano più la dittatura dei partitocrati che occupano senza alcun titolo i vertici di queste associazioni di cittadini.
Non li tollerano, perché sono sempre lì da venti o trent’anni, contrariamente a quanto accade in tutti gli altri Paesi europei, ove i leader hanno tra i quaranta e i cinquant’anni di età.
L’unica ribellione dei cittadini è quella di abbattere i candidati ufficiali, cosa che sta accadendo. Se anche gli altri partiti ricorressero a queste Primarie, non disciplinate per legge, emergerebbe con chiarezza il dato che abbiamo registrato. La questione è chiara e non la vede solo chi non vuole vederla.
 
I partitocrati sono una casta aggrappata ai privilegi di ogni genere, tutti a spese dei cittadini. In tempi di vacche magre, non hanno avuto la dignità di tagliare del cinquanta per cento i propri emolumenti e quella parte di spesa improduttiva che serve solo ad alimentare, direttamente e indirettamente, la loro attività egoistica.
I partiti sono necessari, ma solo se divengono strumenti dei cittadini e non, invece, usino i cittadini come loro servi. I partiti devono concorrere alla politica nazionale, purché non significhi piegarla ai loro interessi, com’è accaduto almeno negli ultimi trent’anni.
Così agendo vincono gli outsiders, perché è un modo per manifestare protesta contro chi fa prevalere l’interesse di parte su quel valore fondamentale che è l’interesse generale. 
I partitocrati sono sordi perché non vogliono sentire. Così facendo, s’isoleranno sempre di più e verranno inesorabilmente emarginati.

Se il Pd piange, il Pdl non ride. In calo vertiginoso di consensi, prossimo alla soglia del venti per cento. Anche in quel partito lo statuto è antidemocratico e quando designa i candidati, perde. La vicenda siciliana del 2001, quando vi fu il 61 a 0, è irripetibile, anche perché l’artefice di quel successo, Gianfranco Miccichè, ha fondato un suo partito che flirta ora con Lombardo, ora con Cracolici, ora con Alfano, ora con D’Alia.
Lo stesso Casini, un vecchio democristiano di tipo andreottiano, è sempre pronto a comprare il pane nel forno a lui più conveniente. Altro che l’interesse generale.
I tre poli si devono profondamente rinnovare, perché dopo l’era Monti, ai cittadini martoriati dalle tasse interesserà sapere chi li porterà sulla strada della crescita, dello sviluppo e dell’occupazione. Il processo inaugurato da questo governo potrà dare frutti nel medio periodo, a condizione che la sua azione sia proseguita nella prossima legislatura, su cui dovrà vegliare un presidente della Repubblica carismatico, come Napolitano, perché no?, riconfermato.
Feb
21
2012
L’articolo 49 della Costituzione recita che tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti..., ma non prevede che essi possano essere finanziati col denaro pubblico. Nel momento in cui il ceto politico ha deciso di finanziarli, nel corso di questi oltre sessant’anni, non ha contestualmente previsto la loro regolamentazione per legge su due punti fondamentali: il funzionamento democratico interno e l’obbligo di redazione del bilancio, sottoposto a certificazione.
Tutto è stato lasciato al libero arbitrio di un ceto politico che nel tempo ha perso la via dell’etica per percorrere quella del malaffare e del parassitismo.
Venerdì 17 è scaduto il ventesimo anniversario dell’arresto di Mario Chiesa, presidente del Pio Albergo Trivulzio di Milano, sorpreso con una tangente di sette milioni di lire. Da lì è nata l’ondata di sdegno dei cittadini, che ha supportato la benemerita azione del pool della Procura di Milano, azzerando la classe politica dominante, seppur risparmiando in parte il Partito comunista.

La questione non è finita lì, perché con un’opera di trasformismo, dopo un po’ e nonostante il referendum del 1993 che ha abrogato la legge sul finanziamento pubblico dei partiti, il Parlamento si è approvato diverse leggi, tra cui la n. 51 del 23 febbraio 2006, con la quale è stato stabilito un rimborso ai partiti nella misura di 5 euro per il numero di voti raccolti.
Ai partitocrati premeva ottenere il finanziamento, ma non hanno colto l’occasione per moralizzare i loro organismi, inserendo nella legge i due obblighi prima citati: norme democratiche e bilancio certificato. L’assenza delle predette norme, che avrebbero bilanciato il finanziamento, può fare affermare che i partiti si sono messi in uno stato di illeceità politica, pur protetti dalla loro legge. 
Tale assenza denota la malafede dei partitocrati, i quali hanno stabilito di succhiare il sangue dei cittadini come veri parassiti, ma non di dare loro conto né del funzionamento democratico interno e neanche di come spendono i loro soldi.
Una vera porcheria che il professore Monti deve affrontare, non già sostituendosi al Parlamento, ma riportando nello spending review un deciso taglio a tale rimborso, per evitare  l’arbitrio fino ad oggi perpetrato.
 
Senza i controlli interni e i bilanci certificati si sono verificati quegli episodi di malaffare, tra cui la recente appropriazione di ben tredici milioni di euro di fondi della Margherita da parte di tale Lusi, ovvero la distrazione delle somme dell’ex Msi per acquistare un immobile a Montecarlo, o anche la guerra senza esclusioni di colpi per il patrimonio immobiliare e la liquidità dell’ex An, confluiti in una fondazione, la cui gestione è del tutto incontrollata.
Insomma porcherie su porcherie, distrazioni su distrazioni, abusi su abusi, tutti a spese dei cittadini. Una situazione del genere va sbloccata e cambiata radicalmente, perché non è più possibile consentire un’ulteriore porcheria che è quella di pagare i contributi per ogni voto, anche quando la legislazione si conclude prematuramente. Con l’effetto che, nel 2009 e 2010, le casse pubbliche hanno pagato ai partiti sia i contributi della tornata elettorale del 2006, conclusasi nel 2008, che quelli della tornata elettorale del 2008, ancora viva.

Del peggio c’è il peggiore. I rimborsi di cui alla legge citata, in effetti, diventano guadagni, perché sono molto superiori alle spese effettivamente sostenute. Ecco il trucco che pochi conoscono. Per esempio il Pdl ha incassato 206 mln a fronte di spese per 54 milioni, cioè quasi il quadruplo. Il Pd ha incassato la cifra di 180 milioni, a fronte di spese effettive per 18 milioni, dieci volte di più. Tralasciamo gli altri partiti che hanno goduto di vantaggi similari, per non tediarvi.
Dal quadro che abbiamo disegnato, si capisce perfettamente che i parlamentari sono in gran parte privi di un codice etico, che fanno politica per interessi propri o di parte, che di fatto esercitano un mestiere e non una nobile arte che dovrebbe concretizzarsi in un servizio ai cittadini.
La conseguenza dell’assenza del codice etico nella coscienza di gran parte dei parlamentari, dei consiglieri regionali e comunali, è che non agiscono secondo il principio di equità, ma secondo quello della prevaricazione sui ceti più deboli.
Per fortuna, vi sono ancora uomini politici onesti e capaci, anche se in minoranza. In essi è riposta la speranza di un cambiamento radicale. Ora, non domani.
Lug
26
2011
L’art. 49 della Costituzione ricorda che tutti i cittadini  hanno diritto di associarsi liberamente in partiti, per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale. Il precetto costituzionale in questi 63 anni (1948-2011) si è trasformato in arbitrio, perché di proposito non è stata approvata alcuna legge che regolasse il funzionamento di questi contenitori. I quali hanno bisogno di finanziamenti per consentire anche ai cittadini che non hanno disponibilità finanziaria di esercitare un ruolo attivo nella politica nazionale e locale.
Ma, come si sa, la carne è debole, col risultato che i partiti hanno cominciato a derubare la Cosa pubblica non già e non solo per autofinanziarsi, bensì per fare arricchire i loro maggiorenti.
La bufera giudiziaria di Mani pulite del 1992 cominciò il 7 febbraio di quell’anno, quando Mario Chiesa, presidente del Pio Albergo Trivulzio, fu arrestato in flagrante con una mazzetta di sette milioni. Era un uomo di Craxi, il quale esclamò: “Si tratta di un mariuolo”.

Invece, i mariuoli erano tanti.  Molti finirono in galera, giustamente, altri ingiustamente. Quell’epoca fu la fortuna di Antonio Di Pietro, che intuì uno spazio politico nel quale si gettò a capofitto. Il finanziamento illecito dei partiti non cessò come sarebbe dovuto accadere. Venne approvata una legge (n. 515/93) con la quale si stabilì che i partiti avrebbero ricevuto un rimborso spese fisso per ciascun voto ricevuto: una contraddizione nei termini, perché è giusto rimborsare le spese, ma non è giusto che le casse pubbliche paghino un cachet di un euro al voto (somma stabilita nel 2002).
Il risultato di questa scellerata legge, autovotata dai beneficiari, è che i partiti non solo incassano le spese effettuate nelle campagne elettorali, ma ci lucrano perché i rimborsi sono ben superiori ad esse. Inoltre, si sono autovotati il privilegio che tali rimborsi vengano effettuati anche quando la legislatura cessa prematuramente. Per cui, negli anni 2008, 2009 e 2010 il denaro pubblico sta rimborsando contemporaneamente i partiti per i voti ottenuti nella campagna elettorale 2006 e per gli altri della campagna 2008. Un’autentica vergogna di cui nessun uomo politico si vergogna.
 
Il peggio della questione è che non si ha il controllo di questi denari. I partiti incassano, ma non hanno obbligo di rendiconto, né di pubblicare i loro bilanci, se non in maniera sommaria, per cui è possibile nascondere indebite uscite, estranee all’attività propria dei partiti. 
Ma vi è di più. Il metodo democratico del richiamato articolo 49 della Costituzione non esiste all’interno dei partiti, i quali possono avere uno statuto qualsivoglia, anche non democratico. Essi possono continuare la loro attività indipendentemente dal funzionamento delle loro assemblee elettive ed alla rappresentanza degli elettori, sostituite da nomine che provengono dall’alto. Anche la questione delle primarie è tutta una buffonata, perché non vi è alcuna garanzia né certezza del loro espletamento.
Sarebbe urgente e indispensabile una legge sul funzionamento dei partiti, che regolasse le elezioni democratiche interne, le primarie e le norme sui bilanci da far certificare a società iscritte alla Consob.

Si parla di riforma della legge-porcata con la quale deputati e senatori vengono nominati dalle segreterie dei loro partiti. Dopo 47 anni dalla perversa legge elettorale proporzionale (1948-1993) il Parlamento, a seguito del referendum promosso da Mariotto Segni, approvò il Mattarellum, cioè l’elezione dei deputati in collegi, restando in piedi il proporzionale per il 25 per cento. Il proporzionale ha rovinato l’Italia perché ha consentito la formazione di qualsivoglia governo dopo le elezioni, esautorando i cittadini da una precisa indicazione.
L’attuale legge-porcata ha un vantaggio, e cioè il premio di maggioranza, secondo il quale il partito o la coalizione che riceve un voto più dei concorrenti guadagna 340 seggi alla Camera. Ma questo non basta per governare, perché il Senato ha una legge elettorale diversa, per cui si è verificato il disastro del 2006 col governo Prodi.
Invece, il modello francese con collegi uninominali, a due turni, risponderebbe alla nostra odierna esigenza. Riflettiamoci.
Nov
12
2010
In queste ultime settimane il termometro politico ha la febbre alta. Nonostante i tatticismi dei vari protagonisti, le elezioni politiche sembrano prossime. Il che significa che a meno di tre anni dalle precedenti si torna a votare pro o contro Berlusconi e non a favore di questo o quel programma. Tutto ciò, dopo un anno di blocco delle attività parlamentari che hanno risentito dell’inefficienza del Governo in carica e del presidente Fini, divenuto capo partito.
La situazione è grave anche perché l’opposizione è variegata e frantumata, non ha una sola voce e un solo programma, un testo basato su dieci attività e non di più. Non c’è in vista una situazione del tipo anglosassone o francese o tedesca, per cui si sa, prima di votare, che chi vince governa davvero e chi fa opposizione critica in modo costruttivo. 
Quando il vertice di un Paese come il nostro non funziona, è miracoloso che parti della società civile ed economica funzionino per proprio conto. Ma è evidente che la mancanza di un coordinamento comporta l’impossibilità di utilizzare sinergie essenziali per moltiplicare la creazione di valore.

Il valore che si crea non deve essere necessariamente economico, può essere anche sociale. L’importante è che esso aumenti costantemente. Ma chi è capace di creare valore? Solo chi è dotato professionalmente e moralmente, cioè chi è onesto e capace. Coloro che non possiedono questi due requisiti creano disvalore, che si sottrae al valore. La società italiana non è capace di separare nettamente valori da disvalori e, secondo la regola che tutti hanno famiglia, confonde colpevolmente gli uni con gli altri.
I partiti ricevono i rimborsi elettorali anche in caso di scioglimento anticipato delle Camere. Ancora oggi lo Stato sta pagando con i nostri  soldi i rimborsi elettorali della tornata che vide Prodi vincente per 24 mila voti nel 2006. Infatti, tali rimborsi saranno completati nel 2011. Ma intanto dal 2008 sono partiti i rimborsi per la campagna elettorale che vide vincere il Cavaliere. Si tratta di centinaia di milioni di euro, non di bruscolini (1 euro per voto, moltiplicato per il numero di anni).
Il finanziamento pubblico dei partiti fu abolito a furor di popolo dopo il ciclone Mani Pulite, ma poi ripristinato con una denominazione diversa, cioè il rimborso elettorale.
 
I partiti ne inventano una più del diavolo per arraffare i nostri soldi.
A qualcuno potrebbe sembrare che noi siamo contro i partiti. Non è così. Innanzitutto perché sono previsti dall’art. 49 della Costituzione, il quale prevede: Tutti i cittadini hanno il diritto di associarsi liberamente in partiti, per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.
I partiti, dunque, possono concorrere. Non sono i decisori, i quali restano i cittadini. I partiti devono usare il metodo democratico, cioè devono avere degli statuti che consentano di eleggere i propri organi, senza far prevalere fazioni e prepotenze e, in nome della trasparenza e del diritto dei cittadini, compilare bilanci veri e certificati, in modo da giustificare la percezione del pubblico denaro che finanzia la politica, ma quella giusta e corretta, non i loschi affari.

Dal metodo democratico previsto in Costituzione, questi partiti hanno ribaltato l’indirizzo della Magna Carta e, con una tracotanza senza limiti, si sono approvati una legge elettorale detta porcellum che ha di fatto incentrato il potere di nomina di tutti i membri del Parlamento nelle mani di quattro o cinque persone. Altro che democrazia! Si tratta di una oligarchia conclamata.
Com’è noto, il partito che prende anche un solo voto più degli altri si aggiudica 340 seggi alla Camera su 630. Ecco perché Berlusconi lotterà con qualunque mezzo per evitare di cambiare questa legge.
Invece, essa va sostituita con un’altra. Noi pensiamo al maggioritario con il doppio turno alla francese che nel Paese transalpino funziona bene, seppur accoppiato a un regime presidenziale, cioè con l’elezione diretta a suffragio universale del presidente della Repubblica che ha compiti di gestione del Paese. Peraltro, il modello del doppio turno esiste già in Italia per l’elezione dei sindaci e funziona molto bene.
Attendersi reminiscenza dai responsabili dei partiti è illusorio. Solo l’opinione pubblica e i quotidiani che la rappresentano possono spingere al profondo cambiamento urgente e indifferibile.
Set
23
2010
Sessant’anni di cattiva politica di matrice democristiana, emulata dai partiti satelliti, ha abituato i candidati a cercarsi i voti uno ad uno, non su un progetto politico di interesse generale, bensì sui bisogni di ogni potenziale elettore e della sua famiglia.
Siccome al Sud, per una voluta politica discriminatoria dei governi, la popolazione è stata mantenuta in uno stato di bisogno, il clientelismo ha avuto (ed ha) il suo massimo fulgore. I cattivi politici hanno usato lo stesso metodo con gli imprenditori, distribuendo appalti non già in base al merito e alle capacità di costruire a prezzi più bassi, ma in relazione alle tangenti che essi avrebbero pagato, naturalmente maggiorando fortemente i costi.
La parentesi di Mani pulite, nel principio degli anni Novanta, è servita a dare una scossa a quel sistema di partiti che fondava il proprio potere sulla legge proporzionale. Poi, la cosiddetta Seconda Repubblica (non vera), cominciata con la legge elettorale detta Mattarellum, dopo un periodo di quiete ha ricominciato con la corruzione nella Cosa pubblica.

Oggi essa è grande, toccando gangli dello Stato come la Protezione civile. è anche estesa a livello regionale e comunale. Il gran lavoro delle Forze dell’ordine, soprattutto della Guardia di Finanza, scopre una parte di questa corruzione, perché l’incultura accoppiata alla famelicità di tanti consiglieri regionali e locali genera nuova corruzione.
L’indebito arricchimento di parlamentari, che incassano 26 mila euro lordi al mese, di cui un terzo non tassato, o burocrati, che guadagnano anche 20-25 mila euro lordi al mese senza rispondere dei risultati, è un’ingiustizia lamentata da tutta quella popolazione che ha difficoltà ad arrivare alla quarta settimana.
È sotto accusa l’amministrazione della Cosa pubblica, nella quale nessuno compie l’ordinaria amministrazione, perché ognuno tira il lenzuolo dal proprio lato. L’accusa di negligenza, incapacità, mancanza di professionalità è pienamente giustificata dalla constatazione che non si riesce ad invertire il percorso perverso e imboccare la strada della virtù. Una situazione disastrosa nella quale la carenza di risorse sta strangolando la popolazione siciliana.
 
Il patto di stabilità Ue e quelli a valle tra Stato e Regioni, e Regioni e Comuni stanno imponendo dei severi paletti alla gestione della Cosa pubblica. Questi paletti sono portati anche dalle manovre estive (133/08, 102/09 e 122/10). Altri paletti sono inseriti nei decreti legislativi sul federalismo ed in particolare quello sui costi standard e l’altro sui fabbisogni standard.
Sono state individuate quattro Regioni (Lombardia, Toscana, Marche e Umbria) benchmark, che costituiscono punti di riferimento per le altre sedici. Di esse, vengono presi a modello i costi virtuosi dei singoli servizi, cui si devono adeguare i servizi di tutte le altre Regioni.
Nei decreti legislativi in approvazione vi sono anche costi e fabbisogni standard dei comuni, scelti tra quelli virtuosi. Anche in questo caso tutti gli altri comuni, viziosi, dovranno adeguarsi, in modo da spendere quanto è necessario e non di più. Da quanto precede, appare chiaro che, finiti i soldi, il clientelismo verrà azzoppato, perché, checché se ne pensi, è il denaro, gestito in maniera disonesta, che crea corruzione e disparità tra i cittadini.

Il cattivo politico non potrà più permettersi di promettere alcunché (il posto di lavoro, la commessa, l’appalto, la consulenza, l’incarico professionale), perché non avrà più la possibilità di disporre di risorse finanziarie.
 Chi soffre non è disponibile a compatire o tollerare chi commette soprusi. Il problema della classe politica è esattamente il contrario di quello che ha fatto fino ad oggi: mettere ordine nelle Pubbliche amministrazioni, renderle efficienti, inserire un progetto di sviluppo di alto profilo per il benessere di tutti i cittadini e non delle corporazioni e delle classi privilegiate.
Quando le risorse finanziarie diminuiscono bisogna spendere bene per ottenere i migliori risultati. Le risorse sono spese al meglio se chi ha responsabilità politiche e gestionali, rende efficiente l’apparato affinché possa svolgere l’ordinaria amministrazione. La raccolta del consenso basata sul favore non serve più. Vince, invece, se è basata sull’interesse di tutti.