Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia è su Twitterrss qds
Quotidiano di Sicilia
Il QdS sul tuo smartphone
Scegli la tua app
L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Pd

Giu
12
2012
I diversi sondaggi della scorsa settimana concordano sul fatto che Pd e Pdl sono in caduta libera, oltre lo stato comatoso della Lega che, per gli imbrogli della famiglia Bossi-Belsito, ha perso metà dei suffragi.
I sondaggi concordano anche sull’ascesa crescente del movimento Cinque stelle di Grillo. In sintesi, i dati sono i seguenti: Pd 23 per cento, Cinque stelle 20 per cento, Pdl 17 per cento.
è del tutto evidente come i cittadini stiano dando un’indicazione precisa ai due partiti maggioritari consistente nella loro forte punizione perché essi continuano a restare immobili rispetto al problema dei problemi: il taglio della spesa improduttiva pubblica (e non quello dei servizi sociali), il taglio degli apparati delle società partecipate da Stato, Regioni ed Enti locali, per mettere in concorrenza i servizi, il taglio delle indennità di tutti coloro che sono inseriti negli enti di tutti i livelli, la riforma della legge elettorale ed eventualmente della Costituzione, e così via elencando. 

La resistenza che i due partiti fanno all’azione del professor Monti, mentre il Terzo polo è totalmente schierato con lui, è l’elemento che fa ulteriormente disgustare gli elettori, i quali esprimono il loro dissenso o manifestando la volontà di non andare più a votare (il partito degli astenuti sta raggiungendo il 50 per cento del corpo elettorale) oppure votare per Grillo, che non dobbiamo dimenticare essere solo un comico, perchè non ha alcuna cognizione né culturale né politica. 
Si dice che i due partiti debbano fare largo ai giovani. Ribadiamo, è una pura idiozia. Debbono far largo alle facce nuove, che siano persone oneste e capaci, non importa la loro età, ma e soprattutto è necessario che mettano mano a una sorta di rivoluzione politica per cambiare il loro modo di fare clientelare, basato sul favoritismo.
L’ultima elezione delle Camere dei componenti dell’Autorità garante delle comunicazioni (Agcom) e dell’Autorità per la protezione dei dati personali è veramente clownesca. Non si capisce come possano eleggere un dermatologo, un giornalista e due giuristi a presiedere un settore delicatissimo come quello delle comunicazioni, quando la legge prescrive che essi debbano avere curricula professionali altamente qualificati in materia (come quella del dermatologo?).
 
è proprio un’elezione di questo tipo che fa disgustare gli elettori, che non voteranno mai due partiti che si comportano in questa maniera assurda, dimostrando di non aver capito che la situazione è gravissima, che comporta un’inversione dei loro comportamenti, passando dall’interesse privato all’interesse generale. In altri termini, Pd e Pdl devono abbandonare la cultura del favore per abbracciare la cultura del servizio.
In questo quadro, viene sottolineata dall’opinione pubblica l’inazione del governo Monti, il quale è troppo preoccupato di avere i consensi per svolgere la sua azione riformatrice.
Come ben diceva l’altra sera a Ballarò l’economista Edward Luttwak, un primo ministro tecnico dev’essere un tecnocrate, quindi perfino cattivo o comunque rigoroso nel presentare in Parlamento le riforme vere che servono al Paese. Con ciò mettendo di fronte alle loro responsabilità i tre poli che lo sostengono. Mentre vediamo nei diversi talk show ministri quasi balbettanti. 

L’unico ministro deciso fino ad oggi, almeno nella comunicazione, è Elsa Fornero, che ha portato a conclusione una formidabile riforma sulle pensioni, sta portando a compimento la riforma sul lavoro, compresa la leggera modifica dell’articolo 18, e ha avuto il coraggio di affermare il principio di uguaglianza dell’art. 3 della Costituzione: dipendenti pubblici e privati devono stare sullo stesso piano e pertanto i primi possono essere licenziabili come i secondi.
Vorremmo che il ministro della Funzione pubblica, Filippo Patroni Griffi, non si appiattisse sulla difesa della corporazione, perchè è proprio la Pubblica amministrazione la palla al piede e una delle cause principali dell’attuale recessione.
Il Governo non deve avere paura di trasformare le parole merito e responsabilità in provvedimenti di legge, non deve avere paura di Pd e Pdl che continuano a difendere i loro orticelli, ma li deve mettere con le spalle al muro, perché non sono più in condizioni di usare la partitocrazia per il loro interesse.
Giu
25
2010
Quando, verso la fine degli anni Novanta, parlavo con Raffaele Lombardo sulla necessità che in Sicilia si costituisse un partito autonomista, gli ricordavo la brillante storia della Catalogna e del suo fondatore Jordi Pujol che, dal 1976, ha condotto quella regione dall’essere la più povera della Spagna a diventare la più ricca del Paese iberico. Lombardo ascoltò e non disse niente. Ma poi, qualche anno dopo, mise mano al Partito autonomista che, nel volgere di qualche anno, ha raccolto consensi per circa il 16% (elezioni europee del 2009).
In questi anni si è svegliato anche Gianfranco Micciché il quale ha di fatto staccato un pezzo del Pdl in Sicilia, all’incirca il 50%, per costituire  un embrione di Partito autonomista. Per ultimo, il capogruppo del Pd all’Ars, Antonello Cracolici, insieme a Giuseppe Lumia, componente della Commissione parlamentare antimafia, sta progettando di statuire il Pd autonomo della Sicilia.
C’è un movimento generale che sta cercando di cogliere lo stato di grave insoddisfazione della popolazione siciliana.

Micciché, di fatto, si sta muovendo sotto la copertura non ufficiale di Berlusconi, il quale ha interesse che nella sua coalizione vi siano tante anime che agiscano autonomamente, pur facendo riferimento a lui medesimo.
è interesse del Cavaliere che, a fronte del primo partito autonomista d’Italia, la Lega nord, ve ne sia anche uno in Sicilia e forse anche in qualche altra regione. Quando si apre un mercato gli altri soggetti, se vogliono restare competitivi, devono adeguarsi. Ecco spiegata l’iniziativa di Cracolici e compagni. è un bene o un male che vi siano questi movimenti che puntano verso una sorta di cambiamento della stagnazione della politica regionale?
A nostro avviso si tratta di iniziative positive. Lo dimostra il fatto che in 40 anni, dal 1970 al 2010, il Pil della Sicilia sia rimasto a quel misero 5,6% del Pil nazionale. Il che significa che in termini reali nel 2010 la Sicilia non produce circa 47 mld di ricchezza.
 
Autonomia dal centro non significa portare nella Regione gli stessi difetti dei Ministeri, ma ribaltare il modo di amministrare, tagliando sprechi, privilegi, rendite di posizione e soprattutto mettendo il bavaglio alle corporazioni che distruggono ricchezza e assorbono in modo parassitario attività che dovrebbero essere utilizzate in  maniera ben diversa nell’interesse di tutti i siciliani.
Abbiamo più volte pubblicato con le nostre inchieste, le differenze abissali delle spese per branca amministrativa tra la Sicilia e la Lombardia. Il dato macroscopico è che la Sicilia ha un organico di 15.600 dipendenti a tempo indeterminato e oltre 6.000 a tempo determinato contro i 3.417 della Regione Lombardia. La Sicilia è riuscita a collezionare circa 2.065 dirigenti contro i 226 della Lombardia.
In Sicilia l’Ars costa 170 milioni contro i 72 del Consiglio regionale della Lombardia. Un deputato regionale percepisce circa 26 mila euro al mese lordi, un consigliere regionale della Lombardia ne percepisce 18.000.

Occorre quindi fare buona amministrazione, questo vuol dire fare autonomia. Altrimenti si fa un’operazione di solo maquillage, di illusionismo. Che è un ulteriore becero modo per prendere in giro i siciliani, i quali, invece, hanno bisogno di una classe dirigente meticolosa che impronti la propria azione ai valori etici.
Infatti non vi può essere politica senza etica, non vi può essere politica senza lavoro, non vi può essere un’azione correttiva che imbocchi la strada dello sviluppo, se non si tengono presenti i tre valori principali delle istituzioni: equità, merito e responsabilità. Questi valori non sono di proprietà di alcuna parte politica, nè Destra, nè Centro, nè Sinistra, ma solo di chi ha buon senso e agisce nell’interesse generale. L’interesse generale è che il bilancio della Regione, approvato il 30 di aprile con entrate e uscite in pareggio fittizio di circa 28 mld, è un bilancio ingessato, perchè quasi tutto destinato alle spese correnti. Con questo strumento non si va da nessuna parte.