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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Petrolchimico

Nov
12
2011
Avevamo avuto sentore che in prossimità del Triangolo della morte (Melilli, Priolo, Augusta), ove insiste il petrolchimico, vi fosse un arsenale di armi  e munizioni. Non credevamo alle nostre orecchie. Per questo abbiamo svolto un’inchiesta che pubblichiamo a fianco, con lo scopo di accertare la circostanza.
Le autorità della Marina militare hanno confermato che tale arsenale c’è, che è pieno di bombe, ovviamente disinnescate, e di altri armamenti. Il guaio è che l’arsenale dista appena 1,5 km dai  mega serbatoi di greggio e di raffinato, illegalmente fuori terra anziché essere interrati. Il loro interramento fa parte del piano di bonifica disposto dall’Unione europea con  spese a carico delle aziende. La stessa disposizione prevede il disinquinamento dell’area. Sono passati alcuni anni, ma ancora non c’è traccia dell’inizio dei lavori.
E intanto la situazione dell’area peggiora: CO2 e polveri sottili aumentano e inquinano l’atmosfera anche della vicina Siracusa che, ripetiamo, nel 2010 ha superato il limite di 35 volte l’anno per ben 116 volte.

Polveriera numero uno l’arsenale; polveriera numero due il petrolchimico. Vi è una terza polveriera: riguarda l’attracco di sottomarini Nato a propulsione nucleare nel contiguo porto di  Augusta. Intendiamoci: tutto è messo in sicurezza, ma nulla può contro la quarta polveriera: il rischio sismico, essendoci, com’è noto, a mare quattro faglie nel raggio di 35 chilometri.
Dobbiamo ricordare che gli esperti hanno previsto il Big One entro questo secolo, un terremoto dell’ottavo grado della scala Richter che colpirebbe la costa da Vibo Valentia a Capo Passero. Si tratta della medesima previsione che hanno fatto gli esperti della California con riguardo alla faglia di Sant’Andrea. I due territori, quello americano e quello italiano, sono stati accomunati da due precedenti terremoti, verificatisi quasi contemporaneamente nel 1906 a San Francisco e nel 1908 a Messina.
Si sa che la crosta terrestre si muove in tutta la superficie del pianeta. Si sa che tutti i vulcani sono collegati da un sistema di canalizzazione interno. L’unica difesa che ha l’uomo contro i due eventi è la prevenzione. Ma essa ancora è molto imprecisa e quindi non affidabile.
 
Le quattro polveriere, dunque.  Per mettere a salvaguardia il territorio indicato, i Governi regionali, dal dopoguerra ad oggi non hanno fatto quasi nulla. Una grave responsabilità, contro cui si scaglieranno i siciliani se si dovesse verificare una catastrofe. Non siamo menagrami, ma vorremmo che il buonsenso aiutasse a trovare soluzioni per cercare di limitare i danni quando si dovesse verificare qualcuna di  esse.
Il peggio della questione è che non solo si resta immobili di fronte a questi pericoli, ma c’è chi vorrebbe aumentare il tasso di pericolosità insediando nello stesso territorio un’altra bomba qual è il rigassificatore.
Abbiamo notizie che il competente assessorato regionale, in silenzio e in spregio a quanto scriviamo da tempo (noi non siamo ambientalisti ma guardiamo la realtà per quella che è), stia completando l’iter propedeutico al rilascio della relativa autorizzazione. Se le notizie corrispondessero alla verità sarebbe molto grave, perché significherebbe non avere alcuna considerazione di decine di migliaia di cittadini che rischiano la vita tutti i giorni e assorbono un’aria fetida e dannosa.

Abbiamo più volte sottolineato come il presidente della Regione, Lombardo, abbia ribadito il suo “no” a questo inutile impianto che produce profitti solo a chi lo installa. Fra l’altro, ricordiamo che la Sicilia raffina greggio per oltre il 40% del prodotto nazionale e ne esporta oltre lo Stretto circa la metà, col conseguente danno dell’inquinamento e la beffa delle accise che vanno allo Stato.
Lombardo ha più volte ribadito che di rigassificatori non si doveva parlare fino a quando non si fosse fatta la bonifica del territorio, per la quale è prevista una spesa di quasi un miliardo di euro. Se queste opere non sono cominciate, l’iter autorizzativo del rigassificatore va bloccato, senza sé e senza ma. Nessuno può usare la lingua biforcuta: “sì” o “no” hanno un significato preciso, ne va dell’onore di chi li pronunzia.
Onore, ecco una parola caduta in disuso se non accaparrata dalla criminalità organizzata. Ma l’onore delle persone per bene esiste e dev’essere tenuto presente in qualunque circostanza. Anche in questa.
Dic
01
2010
Sembra incredibile assistere ancora ad un comportamento tracotante del gruppo imprenditoriale Erg, associato all’anglo-olandese Shell, che vuole a tutti i costi, contro ogni interesse della Sicilia, aggravare la situazione ambientale nel Triangolo della morte (Augusta-Priolo-Melilli).
Questi colonizzatori liguri-anglo-olandesi vogliono prevaricare la volontà  del Governo regionale, per imporre un impianto di cui nessuno sente il bisogno, facendosi sponsorizzare da qualche sindacalista allocco, oltre che da qualche figura che ha un interesse privato in questa operazione, contro ogni logica, contro ogni norma di sicurezza e contro ogni convenienza economica della Sicilia.
Bisogna smetterla una volta per tutte di ritenere che noi siamo stupidi o che abbiamo l’anello al naso. Infatti, abbiamo ben chiaro il vero interesse della Sicilia e plaudiamo al ferreo sbarramento che oppongono il presidente Raffaele Lombardo, il suo assessore alle Infrastrutture, Pier Carmelo Russo e il neo assessore all’Energia, Giosuè Marino, all’installazione del rigassificatore.

Sgombriamo il campo da ogni equivoco: non abbiamo alcun pregiudizio verso i nuovi investimenti e riteniamo che la Regione debba stendere i tappeti rossi ai gruppi italiani ed esteri che volessero portare le loro imprese in Sicilia. Ma ci opponiamo alla prepotenza di imprenditori che vogliono fare il male della Sicilia, tenuto conto della situazione di grave malessere delle popolazioni che insistono nei tre comuni del Triangolo della morte.
Anzi, sarebbe opportuno che gli attuali impianti venissero messi in sicurezza e fossero modernizzati per inquinare molto di meno di come stanno facendo. Non è un caso che Siracusa abbia superato, nel 2009, per ben 302 giorni, il limite delle polveri sottili, che per legge è fissato in 35 giorni. Non è un caso che le morti per tumore in quel territorio sono quattro volte superiori alla media nazionale. Non è un caso che gli aborti terapeutici e i nati malformati superano anch’essi di quattro volte la media nazionale. Non è un caso che esiste un elenco di prescrizioni che devono essere eseguite per bonificare tutto il territorio. Non è un caso che la Corte di giustizia europea, con sua sentenza n.378/2010, ha sancito l’obbligo che chi ha inquinato deve sborsare le necessarie risorse finanziarie per disinquinare.
 
È semplicemente ridicolo che le imprese che hanno inquinato e che continuano ad inquinare non comincino le operazioni di bonifica. Un comportamento irresponsabile, peraltro non sanzionato dall’assessorato regionale al ramo, senza alcuna spiegazione. Con questa omissione dei doveri d’ufficio, l’assessore si rende colpevole oggettivamente di non avere esercitato la vigilanza e di non avere obbligato le imprese inadempienti ad ottemperare alla citata sentenza della Corte di Giustizia di Lussemburgo.
È troppo comodo continuare a raffinare il greggio, devastando l’ambiente circostante, ma portando profitti a casa. è troppo comodo macinare utili, anziché fare gli obbligatori investimenti di disinquinamento. Basta con i comodisti, con gli approfittatori, con i colonizzatori. Dire  basta grande quanto una casa. Devono capirlo una volta per tutte, lor signori,  che qui nessuno è fesso e non siamo più disponibili a subire le loro soperchierie. Se ne vadano nelle loro regioni a fare il danno che hanno fatto ad Augusta, Priolo e Melilli.

Non ci vengano più a gabellare la questione dell’occupazione da scambiare con gli investimenti. Questi ultimi debbono essere fatti con urgenza per le opere di messa in sicurezza ambientale del territorio, non per altre dannose iniziative. Non è certamente un compenso ragionevole, qualche centinaio di posti di lavoro, a fronte dell’enorme danno sulla salute di decine di migliaia di cittadini, danno che si accentua nei confronti di anziani, malati e bambini, cioè dei soggetti più deboli. La Sicilia ha diritto ad investimenti produttivi nel settore del petrolio azzurro, cioè dell’industria turistica, che non inquina, genera valore e produce occupazione in quantità nettamente superiore a quella delle raffinerie.
Per i prossimi cinquant’anni le coste dove approdano le petroliere non avranno alcuna forma di vita per il totale inquinamento delle acque. Inquinamento che si estende alle coste viciniori. Accoglieremo con soddisfazione il giorno in cui Erg e Shell metteranno in atto la loro finta minaccia: andarsene dalle loro parti e lasciare in pace quel martoriato territorio.
Ott
15
2010
È strano che i Garrone vendano il 49% della raffineria di Priolo ai russi della Lukoil, il che dimostra un disimpegno dal territorio, e contemporaneamente facciano lobbyng perché la Regione approvi il secondo rigassificatore ad un’altra società del gruppo, di cui la metà è partecipata dalla Shell.
La questione è semplice: da un canto si vuole rappresentare all’opinione pubblica che il relativo investimento chissà quanta manodopera dovrebbe assorbire, mentre alla fine si tratta forse di un centinaio di persone; secondo, che l’inserimento di questo impianto non aggravi la situazione ambientale del territorio, mentre si tratta di un’autentica bomba ad altissima pericolosità.
Vi è poi una fondamentale situazione che viene nascosta: a marzo, la Corte di giustizia europea ha confermato, con la sentenza 378/2010, il principio “chi inquina paga”, con il quale si obbligano le imprese che hanno inquinato a pagare le operazioni di bonifica. è risibile che le imprese oggi presenti tentino di far rimbalzare questa responsabilità alle precedenti, facendo finta di non sapere che quando sono subentrate hanno anche assorbito crediti e debiti.

Piuttosto, non si capisce perché il ministero dell’Ambiente, guidato dall’ottima siracusana Stefania Prestigiacomo, che conosce quindi la situazione, non faccia eseguire tempestivamente e perentoriamente la disposizione europea. Sarebbe opportuno che il ministro spiegasse i motivi di questo incomprensibile ritardo.
Vi è un’ulteriore questione, precedente all’esame della richiesta di autorizzazioni all’inutile rigassificatore, e cioè che tutto il territorio circostante all’impianto ipotizzato debba essere messo in sicurezza. Per farlo, occorreranno circa dieci anni di lavori continui e 1,2 miliardi di euro.
A ciò si aggiunga che va bonificata la rada di Augusta, per la quale sono già stati stanziati da tempo più di 850 milioni di euro. Anche in questo caso non si capisce perché il ministero dell’Ambiente e, ove competente la Regione, non proceda tempestivamente e perentoriamente a far aprire i cantieri.
 
Poi c’è la questione delle linee ferrate che attraversano la zona industriale. Esse non sono state messe in sicurezza secondo la recente normativa, e possono essere considerate un pericolo in caso d’urto con i serbatoi che dovrebbero essere interrati. Rfi dapprima voleva lavarsene le mani, ma poi non ha negato come siano indispensabili i lavori prima richiamati.
Abbiamo letto anche una dichiarazione del comandante regionale dei Vigili del fuoco, nella quale non è scritto a chiare lettere che non vi siano grandi rischi. è ora che tutti i responsabili dei diversi settori della sicurezza regionale si pronuncino a chiare lettere su questa vicenda, affinché ognuno assuma le proprie responsabilità.
In definitiva, il quesito è: si può installare un rigassificatore nelle attuali condizioni, in un territorio in stato di pericolo, senza prima compiere i lavori, elencati nelle prescrizioni scaturite dall’ultima conferenza di servizi, nonché quelle dettate dall’Ue? Attendiamo risposte limpide e solari, non quelle solite ibride e nascoste, che dicono e non dicono.

La stranezza della vicenda è che tra le venti regioni italiane, la nostra dovrebbe avere due rigassificatori, atteso che quello dell’Enel di Porto Empedocle è stato già approvato. Mentre vi sono tante altre regioni costiere che non hanno rigassificatore. Chiediamo ai Garrone perché non provano a farselo autorizzare nella “loro” Liguria. Forse perché quella Regione ha già detto di no. Oppure a farselo approvare dalla Regione Calabria, o dalla Regione Campania, che non ne possiedono.
Vi è da aggiungere che la Sicilia esporta energia sia sotto forma di raffinato nella misura del 44% di tutta la nazione, sia sotto forma di elettricità. Inoltre, attraverso il territorio siciliano passano due gasdotti, uno algerino e l’altro libico. Se proprio non c’è un settore da sviluppare qui è quello legato all’energia da fonti tradizionali, oltre a quello eolico inquinato dalla criminalità organizzata, mentre dobbiamo sostituire il fossile con il vegetale e potenziare il solare.
Stiamo con i piedi per terra, per favore, e cacciamo via le lobbies.
Feb
13
2010
Sindacati e parti politiche si sono sclerotizzati su due questioni, apparentemente non collegate: la Fiat di Termini Imerese e il rigassificatore nel Triangolo della morte. La loro testardaggine nel difendere l’industria pesante in una regione che ha vocazione per l’industria blu (turistica) e l’industria verde (economia da fonti rinnovabili) dimostra una forte miopia, perché si tratta di attività mature che non hanno futuro. Ci spieghiamo meglio.
A Termini Imerese, uno stabilimento per la produzione di auto è del tutto fuori contesto. Sembra anche fuori luogo il tentativo della partecipata regionale al 49% (Cape-Regione siciliana Sgr Spa) di fare l’industriale, perché la Regione ha il compito di promuovere attività e lavoro produttivo, non quello di esercitarlo direttamente.
Vi sono colossi mondiali come Renault, Mercedes, Toyota, che quest’anno immetteranno sul mercato auto elettriche in forze. Come può pensare una piccola azienda di reggerne la concorrenza?

È chiaro che il ministro Scajola sta facendo a’ mujna. Dispiace che a reggere questa farsa sia il Governo Lombardo, che dichiara di mettere a disposizione di un’attività non competitiva e senza futuro ben 350 milioni di euro. Con un somma inferiore, tutto il territorio potrebbe essere riqualificato, trasformato e reso idoneo ad insediamenti turistici.
Luca di Montezemolo, presidente Fiat, Ferrari ed ex presidente Fieg (Federazione italiana editori giornali) ha confermato la nostra previsione e cioè che la multinazionale torinese è disposta a cedere l’insediamento a costo zero.
La questione dei dipendenti è falsa, perché metà di essi è quasi pronta per la pensione e dunque non soffrirebbe nulla dalla perdita del lavoro. L’altra metà  può essere riconvertita nelle nuove attività dell’industria blu e, in ogni caso, il Governo regionale può appellarsi alla legge Alitalia.
L’insediamento turistico-alberghiero assorbirebbe ben più dei duemila dipendenti attuali, tra diretti e  indiretti, di SicilFiat, con prospettive di sviluppo ben diverse da quelle di un’industria morta e sepolta.
 
L’altra farsa sul teatrino della Sicilia riguarda il rigassificatore di Priolo-Melilli. La finta di Garrone e Shell, pronte a lasciare la Sicilia, colpisce per la pochezza delle argomentazioni, laddove qualche giornalista plaudente afferma che è addirittura a rischio l’intero polo industriale.
È a rischio, invece, la salute di decine di migliaia di cittadini, non solo quelli del Triangolo della morte (Priolo, Melilli, Augusta) ma anche gli altri della bellissima città di Siracusa.
Ricordiamo che, secondo l’Istat, nel capoluogo aretuseo le polveri sottili (PM10), nel 2008, hanno superato la soglia minima per ben 321 volte contro le 35 consentite.
Non solo la questione del rigassificatore deve considerarsi definitivamente cancellata dall’agenda del Governo regionale, con tanti saluti alla Jonio Gas, ma la Regione deve intervenire energicamente per obbligare tutte le raffinerie di quel territorio a convertire i loro impianti in modo che utilizzino prodotti vegetali, anziché fossili.

I tre assessorati regionali (Territorio e Ambiente, Energia e Attività produttive) devono porre con urgenza a tutte le centrali termoelettriche la sostituzione dei macchinari che alimentano il processo produttivo, in modo da usare il gas piuttosto che il petrolio, per abbattere di dieci volte l’inquinamento.
I petrolieri comincino a tremare di fronte all’offensiva dell’opinione pubblica e all’azione di governo, per imporre l’utilizzo di fonti rinnovabili al posto del dannatissimo liquido nerastro.
L’Unione petrolifera minaccia la chiusura di cinque raffinerie, con 7.500 posti a rischio sparsi in tutta Italia. Ma a nessuno dei ricchissimi petrolieri passa per la testa di convertire i loro impianti per produrre biocarburanti. Loro vogliono solo staccare grossecedole per sé e gli azionisti delle società, a danno dei cittadini.
Se il Governo nazionale vuole tollerare questi comportamente egoistici e corporativi, lo faccia nella Penisola. Qui da noi l’Autonomia impone al presidente Lombardo di stare dalla parte dei siciliani che lo hanno eletto.
Nov
20
2009
Il presidente dei siciliani, Raffaele Lombardo, ha comunicato innumerevoli volte che il rigassificatore di Priolo non doveva vedere la luce in quanto non avrebbe portato utilità ai siciliani. L’affermazione è conseguente alla presa d’atto che la Sicilia è regione esportatrice di energia, subendo però le gravi conseguenze dell’inquinamento. Che soprattutto nel Triangolo della morte (Augusta, Priolo e Melilli) vi sono riflessi gravissimi per la salute degli abitanti e tutto questo non è nell’interesse dei siciliani.
Contrariamente a questo impegno pubblico e formale abbiamo notizia che l’assessore al ramo, Marco Venturi, ha convocato una conferenza di servizio per emettere il provvedimento autorizzativo all’installazione di questo rigassificatore.
Non sappiamo come e perché l’assessore prenda un’iniziativa opposta a quella del presidente, il che denota che non vi è un’unica linea all’interno della politica del Governo.

Non solo. Non spiega, eventualmente, quali possano essere  i vantaggi per quel territorio e, invece, quali sono gli svantaggi ambientali, primo fra i quali l’enorme pericolosità di insediare ulteriori serbatoi in mezzo e insieme ad altre centinaia di serbatoi di petrolio e di raffinato.
Tutta l’area è potenzialmente una bomba e non sappiamo quali immani conseguenze potrebbe causare in caso di un serio terremoto o, peggio, di incendi soprattutto nella fatiscente raffineria ex Agip.
L’assessore non può evadere la richiesta di un gruppo industriale non siciliano, misto, della famiglia genovese Garrone (Erg) e Lukoil (russo), del cui gruppo fa parte la Ionio Gas che vorrebbe costruire il rigassificatore in partecipazione fra Erg e Shell. Anzi, l’assessore dovrebbe comunicare che è interesse della Sicilia una diminuzione della produzione di raffinato che fa enormi danni in termini di diffusione di Co2 per km quadrato e che nel Triangolo della morte raggiunge gravi quantità insopportabili, con conseguenze per la salute.
La colonizzazione della Sicilia deve cessare. Subito. Non siamo più disponibili ad accettare insediamenti di industrie pesanti.
 
I giochi e i giochini dentro le stanze dei signori, che vogliono comandare sulla pelle dei siciliani, sono stati scoperti. L’opinione pubblica, che trova espressione nella classe dirigente (politica, imprenditoriale, economica, sociale), ormai reagisce con determinazione, respingendo prevaricazioni e soverchierie, sopportate troppo a lungo in questi decenni.
Chi non si rendesse conto che non è più possibile danneggiarci impunemente, troverà una ferma e forte reazione anche in quel ceto politico che ha capito come non si possano più ottenere consensi uccidendo la gente. Nell’inchiesta pubblicata all’interno vi sono dati di morti per cancro, di nati malformati, di aumento di aborti terapeutici per feti malformati ed altri orrori che sono inoppugnabili. L’assessore deve spiegare all’opinione pubblica come possa rilasciare autorizzazioni per insediare industrie pesanti che aggravano questo stato di cose.
In quello che scriviamo, ovviamente, non c’è nulla di personale. Riportiamo dati e i dati parlano da soli. Naturalmente siamo disposti a pubblicare spiegazioni supportate da altri dati. Le chiacchiere stanno a zero. 

Il Governo regionale, comunque e da chiunque formato, ha il preciso compito di far salire il Pil della Sicilia senza danneggiare l’ambiente e i siciliani, ma puntando a quelle attività (verdi o blu) che creino occupazione produttiva.
Rileviamo il silenzio assordante di ambientalisti, verdi e opposizione. Silente è anche il sindacato che dovrebbe difendere il lavoro pulito e non quello inquinante.
Non sappiamo se questa linea editoriale possa essere condivisa da chi abbia interessi di parte e, per la verità, non ce ne importa molto. Sappiamo solo che quando passiamo attraverso il Triangolo della morte spesso l’aria è irrespirabile, con odori velenosi che fanno morti e ammalati. Non comprendiamo perché l’Asp di Siracusa e l’assessorato regionale al Territorio e Ambiente, più volte sollecitati, non comunichino quali interventi intendano mettere in campo per riportare i dati sulla sanità di quella popolazione alla media della Sicilia. Quello che non è più sopportabile è il disprezzo per la vita, dopo avere disprezzato i morti.
Nov
14
2009
L’Organizzazione mondiale della sanità, nel suo rapporto del 6 novembre scorso, ha confermato i dati disastrosi sulle morti per cancro nel Triangolo della morte (Augusta, Melilli, Priolo). Dai numeri si evince che gli indici di inquinamento sono stati superiori a quello medio della Sicilia e che l’indice dei tumori negli anni presi in considerazione è anche quattro volte maggiore. L’indice di nascita di bambini malformati è oggi ridotto al 3%, dopo punte superiori. Ma soltanto perché sono aumentati gli aborti terapeutici.
La situazione è insostenibile e non si capisce come mai i sindaci dei tre Comuni e i sindacalisti non reclamino a voce alta l’abbattimento dell’inquinamento per riportarlo alla media siciliana. Il ricatto delle imprese che operano nel territorio di chiudere gli stabilimenti e mandare a casa i dipendenti è inaccettabile, perché in altre aree dove esistono raffinerie di petrolio, i tassi di inquinamento, morte per cancro e nascita di bimbi malformati sono più bassi.

La causa risale ai mancati investimenti nei processi produttivi indispensabili per ridurre l’inquinamento. Nonostante alcuni interventi siano stati effettuati, gli effetti sono stati modesti e comunque non hanno risolto il problema di fondo: riportare i tre indici nella media siciliana. Tutto il resto sono chiacchiere da convegni nei quali pseudo studiosi spiegano come e perché i tre indici disastrosi sono tutto sommato tollerabili. A essi bisogna aggiungere l’enorme inquinamento dei fondali, ove per i prossimi cinquant’anni non ci sarà vita.
Il disastro che hanno fatto i governanti siciliani in questi decenni, nel consentire insediamenti senza preservare l’ambiente, lo pagheranno i nostri figli. è nostro dovere, come classe dirigente, fare il possibile per attenuare le conseguenze che si stratificano ogni giorno, senza un processo che indichi quanto tempo occorra per riportare allo stadio di normalità la terribile situazione nel Triangolo della morte. La questione non è di destra, di centro o di sinistra. È obiettiva e va affrontata da qualunque governo regionale  abbia a cuore l’interesse di coloro che abitano in quel territorio.
 
 La fibrillazione politica in seno alle discussioni regionali è grave perché ha cristallizzato ogni iniziativa in attesa di un necessario riassetto che tarda troppo ad arrivare. Gli egoismi delle diverse parti danneggiano tutti i siciliani, mentre sarebbe indispensabile una Grosse Koalition, per affrontare con decisione i problemi della Sicilia, che si sintetizzano in quel misero 5% del Pil su quello nazionale, inchiodato da quarant’anni.
Come si può pensare di fare le indispensabili riforme e di amministrare le cospiscue risorse europee, statali e regionali senza una macchina amministrativa che funzioni con efficienza?
Sintomatico è l’argomentare di tutte le parti in guerra, centrato sui torti degli avversari e sulle proprie ragioni piuttosto che sull’elenco dei gravi problemi da affrontare con grande determinazione e subito.

Un’altra questione incomprensibile è come mai la Regione, a pena di revoca delle autorizzazioni, non obblighi tutte le centrali elettriche operanti in Sicilia ad utilizzare il gas che passa vicino ai loro siti attraverso la Rete Italia. Eliminando l’olio combustibile vi sarebbe un abbattimento dell’inquinamento pari a dieci volte.
Sollecitiamo l’Asp di Siracusa, e per essa il suo direttore generale Franco Maniscalco, ad intervenire per la propria responsabilità sulla questione dell’inquinamento del Triangolo della morte, attuando i provvedimenti amministrativi indispensabili nel momento in cui si determina uno sforamento dei parametri di legge.
Sollecitiamo l’assessore regionale al ramo ad attivare le procedure per rilevare i dati ed emettere i provvedimenti conseguenti per costringere chi si trovi fuori dalla legge a rientrare nei suoi limiti.
Insomma, richiamiamo ciascuno a fare il proprio dovere. Niente di più e niente di meno. E a fare l’ordinaria amministrazione, senza ascoltare padroni e lobbies che operano contro gli interessi dei siciliani.