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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Pier Carmelo Russo

Mag
25
2011
La Sicilia si prepara a una tornata di elezioni amministrative piccola ma probabilmente significativa. Siamo facili profeti nel prevedere un’astensione superiore alla tornata precedente perché si avverte nell’aria il distacco e il disgusto dei cittadini che si accorgono come il ceto politico e quello amministrativo siano autoreferenziali e si occupino dei loro problemi piuttosto che di quelli di tutti.
Questo distacco s’incrementa continuamente perché la gente non vede nella classe politica un cambiamento di rotta deciso, consistente nella messa in moto di un piano di opere pubbliche per finanziare le quali sono pronte le risorse europee, statali e regionali, liberate dalla spesa corrente.
La gente non vede una Regione snella, moderna, digitalizzata, pronta a recepire per via informatica tutte le istanze d’imprese e cittadini cui dar riscontro per la stessa via in tempi europei e non biblici.
La gente non vede assessori e dirigenti generali che assumono responsabilità per prendere decisioni, anche impopolari, nella direzione di tagliare la spesa corrente ed investire in attività produttive ed apertura dei cantieri.

Non c’è un’altra strada. Il ceto politico e quello burocratico regionale devono invertire il loro modo di funzionare, darsi strumenti organizzativi essenziali - primo fra i quali il Piano aziendale - tagliare sprechi, sperperi, spese inutili e privilegi e rendere i servizi richiesti rapidamente.
Il ceto politico, cioè il legislatore, deve procedere all’elaborazione di disegni di legge che abbiano nell’interesse generale il fulcro e la loro ragion d’essere. Non è possibile che si facciano leggi tortuose, nascoste, illeggibili, apposta per dare potere ai sacerdoti i quali sono gli unici che le possono interpretare.
L’ottimo assessore Pier Carmelo Russo mi diceva qualche giorno fa che disegni di legge o emendamenti che facciano riferimento a norme precedenti, citando commi e articoli, non saranno da lui presi in considerazione. Ci siamo trovati perfettamente d’accordo anche perché la Costituzione impone che le leggi dello Stato e delle Regioni siano leggibili da tutti, perfino dagli analfabeti. Questo è un principio di trasparenza dal quale non si può prescindere.
 
Chiunque nasconda il vero senso dei testi legislativi, vìola la Costituzione, ma soprattutto deride i cittadini ai quali indirizza il disprezzo per la loro incapacità di leggere, dimenticando che scrivere le leggi in modo tortuoso è un difetto e non un pregio.
Per fortuna fra i politici siciliani e fra i dirigenti generali della Regione ve ne sono molti che hanno il decoro del rispetto dei valori, che sono onesti e capaci e che vogliono lavorare nell’interesse dei siciliani. A loro rivolgiamo il nostro appello affinché, indipendentemente dal partito cui appartengono e indipendentemente dalla parte politica che li ha nominati  (nel caso dei dg), si comportino seguendo un codice etico che viene prima di ogni altra cosa.
Il codice etico impone di servire i siciliani nella loro globalità e di emarginare quella parte di siciliani che hanno un carattere delinquenziale, che poggiano le loro azioni sulla corruzione, sulle malversazioni e sulle connivenze criminali.

Noi conosciamo bene tantissimi dirigenti regionali che sono venuti ai nostri forum, tanti assessori regionali e la gran parte dei deputati. Possiamo dire quindi, con cognizione di causa, che esiste questa parte di persone per bene. Rinnoviamo ancora l’appello affinché essi vogliano battersi per fare prevalere il buon senso e con esso il valore dell’equità, che deve guidare l’azione di chi assume responsabilità istituzionali.
L’equità impone che la spesa sia effettuata a fronte di sostanziali servizi, secondo i principi di economicità, efficacia, imparzialità, trasparenza, adeguata pubblicità, non discriminazione, parità di trattamento, mutuo riconoscimento, proporzionalità.
Per la terza volta rinnoviamo l’appello in queste note ai bravi politici e ai bravi dirigenti, che abbiano la forza morale di mettere fuori causa i loro colleghi che, nella corruzione morale e materiale, poggiano la loro attività scorretta. Li invitiamo a comunicare all’opinione pubblica in un clima di grande trasparenza quanto loro fanno per condurre in porto questa battaglia morale che viene prima di ogni altra di natura politica,  economica e sociale.
Mar
13
2010
Ci diceva, qualche giorno fa, l’assessore regionale per l’Energia, Pier Carmelo Russo, che in Sicilia non è ipotizzabile, in assoluto, l’insediamento di una centrale nucleare, non tanto perché non vi siano siti idonei, quanto perché a monte di questa valutazione ve n’è una ben più importante: aprire una trattativa ferma con tutte le imprese che in oltre sessant’anni hanno danneggiato l’ambiente, terrestre e marino, dell’Isola.
Occorre mettere un punto definitivo all’ulteriore danneggiamento del territorio e, in immediata successione, cominciare il disinquinamento. Sappiamo che per effettuarlo occorrono centinaia di milioni in investimenti, ma le industrie di raffinazone, produzione di fertilizzanti, le centrali elettriche, i produttori di cemento e altri inquinatori, hanno staccato ricchi dividendi nel passato e ora è il tempo che cessino di aspirare parassitariamente il sangue dei siciliani e diano al territorio un giusto equilibrio tra la qualità della vita, il ciclo economico e la produttività delle imprese.

La recente sentenza della Corte di giustizia europea ha stabilito in via definitiva il principio che “chi inquina paga”. Subito i petrolieri del Triangolo della morte si sono messi sulla difensiva e hanno dichiarato che non sono loro gli inquinatori, bensì coloro che li hanno preceduti. Dimenticano, lor signori, il principio generale secondo il quale chi ha assorbito le attività risponde anche per le responsabilità civilistiche di chi lo ha preceduto. Solo le responsabilità penali sono personali. Ed è del tutto pacifico, quindi, che chi in atto esercita le imprese di raffinazione, di produzione di energia, di produzione di fertilizzanti, di cemento, ha l’obbligo di provvedere a disinquinare l’ambiente appestato dai residui della lavorazione.
Al riguardo, evidenziamo la posizione dei tre sindaci: Sorbello, di Melilli; Carrubba, di Augusta; Rizza, di Priolo.
I tre primi cittadini conoscono il danno ambientale che hanno subito (e subiranno) le loro città, ma ancor di più quello fisico dei loro cittadini, con casi numerosissimi di cancro e malformazioni neonatali.
 
I tre primi cittadini dovrebbero far sentire la loro voce più alta e determinata, affinché gli approfittatori capiscano che è finita l’epoca della colonizzazione e dello sfruttamento, che in questi decenni ha avuto come unica contropartita l’occupazione (aspetto non secondario).
Comprendiamo la preoccupazione dei sindacati. Ma essi devono ricordarsi che non possono scambiare la salute dei lavoratori con uno stipendio, peraltro necessario. Sindacati illuminati dovrebbero chiedere alla Regione piani strategici per attirare investimenti verso l’industria verde (energie alternative da fonti rinnovabili e biocarburanti) e verso l’industria blu (turismo).
Abbiamo sentito il presidente della Provincia di Siracusa, Nicola Bono, il quale, col buon senso del pater familias, ha detto che la questione va affrontata in seno al Consiglio provinciale, ma essa dovrà seguire le linee direttrici della Regione che ha, in defintiva, l’ultima responsabilità del territorio  siciliano.

Sembra il gioco dell’oca, perché attraverso questi excursus dei protagonisti, partendo dall’assessore regionale all’Energia, siamo ritornati allo stesso.
Alle sue responsabilità si associano, con pari livello, quelle dell’assessore all’Ambiente, Roberto Di Mauro, e le altre dell’assessore alle Attività produttive, Marco Venturi, il quale ha posto coraggiosamente la questione della riforma della burocrazia regionale che, secondo noi, danneggia più della mafia.
In questo quadro, bisogna richiamare Erasmo da Rotterdam (1466-1536) e il suo Elogio della follia (1511). Bisogna essere folli per pensare di inserire un altro impianto di produzione di energia, cioè il rigassificatore, in mezzo ad una zona ad altissimo pericolo di stragi nei casi di terremoto, incidenti ferroviari o esplosioni di serbatoi. Una zona dove si verifica un incidente ogni cinque giorni. Ora, la Ionio Gas, che ha minacciato di andarsene, ha scoperto le carte, offrendo fino a 80 milioni ai comuni. Per favore, tenetevi l’elemosina e andatevene nelle vostre Regioni.