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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Pierferdinando Casini

Set
11
2012
Da 29 anni Gianfranco Fini e Pierferdinando Casini deliziano il Parlamento con la loro presenza. Entrambi sono stati presidenti della Camera, Casini utilizza da tempo i privilegi post-cessazione del suo incarico (ufficio, segretarie, auto, autisti, spese di viaggio e altri) e Fini si approssima ad usufruirne dopo aprile 2013, quando cesserà dal suo ufficio.
Già questi privilegi costituiscono di per sé una vergogna, in un Paese dove vi sono enormi problemi di mancata crescita, perché sottraggono risorse agli investimenti e alle opere pubbliche.
I due campioni di longevità politica non sono ai vertici di questa particolare classifica, perché vi è gente come Pisanu che ha superato i 40 anni o come il pensatore della Magna Grecia, Ciriaco De Mita, ancora eurodeputato a quasi 84 anni.
Dall’altra parte del mondo, Barack Obama è stato eletto a 47 anni.  David Cameron, primo ministro britannico, a 44; Jyrki Katainen, primo ministro finlandese, a 40 anni; la cancelliera tedesca Angela Merkel a 51 anni, e così via.

Chiudendo la festa del Partito democratico, a Reggio Emilia, il suo segretario, Pierluigi Bersani, ha onorevolmente confermato che ci saranno le primarie per indicare la persona che verrà candidata all’incarico di presidente del Consiglio. Il suo interlocutore sappiamo già che sarà Matteo Renzi, sindaco di Firenze, ove ha vinto le primarie, il quale si sta imbarcando sul suo camper per visitare le attuali 108 province.
Nel Pd vi sono anche tantissimi dinosauri che non hanno alcuna intenzione di starsene a casa. Anche nel Pdl i dinosauri non scherzano: Cicchitto, gia craxiano di ferro, ha l’impudenza di dire che le liste bloccate dei nominati servono per consentire ad alte personalità di accedere nelle aule parlamentari. Non si rende conto del ridicolo di questa affermazione che, in ogni caso, viola ogni principio democratico.
La nostra Costituzione prevede la figura del senatore a vita proprio per onorare alte personalità. In atto essi sono Giulio Andreotti, Carlo Azeglio Ciampi, Emilio Colombo, Rita Levi Montalcini e Mario Monti. La Costituzione, all’articolo 59, comma 2, fissa un tetto di cinque.
 
Come si evince da questa breve descrizione, è urgente un forte rinnovamento del ceto politico a livello nazionale che, però, non deve tener conto solo dell’anagrafe, bensì di qualità, competenza, professionalità e moralità delle persone.
Per andare in questa direzione, è necessario fare una legge che ordini i partiti e riempia il vuoto dell’art. 49 della Costituzione. Partiti con uno statuto democratico, con un bilancio-tipo prefissato come quello delle società, con una certificazione effettuata da società iscritte alla Consob, con la trasparenza dei finanziamenti e la contestuale abrogazione di quelli attuali.
Anche le primarie, per diventare una cosa seria ed equa per tutti, hanno bisogno di regole. Le stesse possono essere date solo mediante un’apposita legge, uguale per tutti i partiti, di modo che i cittadini sappiano con chiarezza, quando votano per i candidati, quali sono i punti di riferimento validi per tutti.

Via le cariatidi da tutti i partiti, immissione di volti freschi e giovani purché abbiano i requisiti prima indicati. Ma immissione anche di tutti quegli altri cittadini di primo livello, disponibili a spendersi per servire il popolo, possibilmente in modo gratuito.
Ecco qual è la leva per capire chi vuole servire o chi vuole servirsi degli elettori: dare a chi occupa incarichi istituzionali il rimborso delle spese ed eventualmente un’indennità sostitutiva del reddito perduto, qualora si eserciti esclusivamente l’attività politica. Questo vale per tutti i livelli istituzionali: nazionale, regionali e locali.
È il denaro che fa marcire le coscienze e che provoca tentazioni. Non dimentichiamo quanto affermava Oscar Wilde (1854-1900) a riguardo: Resisto a tutto, tranne che alle tentazioni.
Senza un rinnovamento dei criteri di selezione basati su regole certe e su valori morali, bisognerà sempre ricorrere ai tecnici, il che dimostra una impotenza del ceto politico. Se gli uomini politici si sono trasformati in politicanti senzamestiere la responsabilità non è di chi li addita al pubblico ludibrio, bensì di loro stessi, che sono causa dei propri e degli altrui mali.
Ott
21
2011
Il vizio di trattare vicino al caminetto permane ancora dopo quasi 18 anni dal dissolvimento della Democrazia cristiana. Un partito che è stato il cardine della resurrezione del Paese, ai tempi di Alcide De Gasperi, ma che a partire dagli anni Ottanta, anche con l’avvento di Bettino Craxi, ha innestato un processo disastroso di aumento della spesa, del conseguente debito pubblico e di declino della crescita e dello sviluppo.
Tutto questo accadeva perché il popolo, quando votava, non predeterminava la compagine che avrebbe dovuto governare, nè il primo ministro. La legge elettorale proporzionale, infatti, consentiva la permanenza di partitelli, tuttavia essenziali alla formazione di maggioranza, che imponevano le loro assurde richieste e i loro ricatti.
Col mattarellum si passò ai collegi uninominali per il 75 % dei seggi della Camera, mentre il vizio della proporzionale rimase per il restante 25 %. Al Senato, invece, è rimasto inalterato il sistema maggioritario regionale.

In questo quadro, Casini, con grande coerenza e costanza, combatte il sistema elettorale con premio di maggioranza, perché lo emargina. Con lui Fini, Di Pietro, l’inesistente Rutelli e altri che rappresentano modeste frange di elettori. Veltroni, con grande intuito, appoggiò, anche se non ufficialmente, la riforma elettorale ancor più maggioritaria, cioè il porcellum, che ha però il grave difetto di nominare i parlamentari e non di eleggerli.
Il popolo sovrano ha il diritto di decidere, con la sua scheda, chi dovrà governare, e non può affidare nè a Casini nè agli altri vecchi democristiani, come Scajola o Pisanu, il compito di riunirsi e decidere un Governo o le sue sorti. Ricordiamo che prima della riforma elettorale del 1993 un Governo durava in carica meno di un anno, sottoposto a faide o ritorsioni di questo o di quello. Anche questa è stata una causa importante del declino dell’Italia dopo gli anni Ottanta.
Dal 1994 in avanti non è che il nostro Paese abbia imboccato decisamente la crescita. Tuttavia il popolo ha sempre deciso chi dovesse governarlo: dal 1996 al 2001 il centrosinistra; dal 2001 al 2006 il centrodestra; dal 2006 al 2008 il centrosinistra; dal 2008 a oggi il centrodestra.
 
Il referendum, al vaglio della Corte di Cassazione prima e della Corte Costituzionale dopo, scardina il porcellum, talché nel 2012 si presenteranno tre possibilità: elezioni anticipate che annullano il referendum per effetto dello scioglimento delle Camere; riforma della legge elettorale nella direzione referendaria; svolgimento del referendum che, verosimilmente, riporterà una grande vittoria.
Non sappiamo quale di queste tre ipotesi si realizzerà, dato che il quadro politico è malsicuro e incerto. Sia come sia, l’importante è che non ritornino a galla i neodemocristiani e i neosocialisti craxiani (Cicchitto, Sacconi e altri), ma che si resti nel solco del maggioritario. In quest’ambito, una riforma che si sta facendo largo è quella del doppio turno francese sul modello della legge elettorale per i sindaci.
Sappiamo che fra i 945 parlamentari eletti vi è una buona porzione di ex democristiani o di altri che hanno una mentalità di tipo democristiano. Ci vogliamo augurare che i partiti più grandi, e perciò più responsabili, non vogliano più tornare alle deprecabili pantomime del passato, con personaggi che cadevano e risorgevano nel giro di una notte e con tutti i responsabili di partito, cioè i partitocrati, che a tutto pensavano salvo che all’interesse generale.

Vi è una grande differenza fra la situazione del 2011 e quella del 1994: la camicia di forza che l’Unione europea, e per essa la Banca centrale europea, ha messo ai conti dello Stato. Una camicia di forza che il ministro dell’Economia è stato costretto a trasfondere nelle tre Manovre del 2011 (98/2011, 111/2011 e 148/2011) ed è stata trasferita, ovviamente, agli Enti locali (Regioni e Comuni).
Di questi, i meridionali sono insofferenti e dicono che i tagli colpiranno i servizi relativi. Si tratta di una pura menzogna, perché i tagli si dovranno effettuare sugli apparati, inutili e costosi, e non sui servizi. Bisognerà vedere se giunte regionali e comunali avranno capito che la festa è finita e che bisogna attuare una gestione virtuosa delle proprie amministrazioni, risparmiando e spendendo solo l’indispensabile.