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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Piero Fassino

Mag
18
2011
Dopo la miriade di valutazioni tentiamo di rappresentare, in modo obiettivo, il primo turno delle amministrative di mezzo termine che, solitamente, sono contrarie alla compagine governativa (come accaduto negli Stati Uniti a Obama).
Al di la di questo dato statistico, si consolida l’inequivocabile vittoria dell’astensione, formata dagli elettori disgustati da questo ceto politico e amministrativo, che per tale motivo  non vanno più a votare.
L’altra vittoria viene assegnata alla protesta, per cui il Movimento a cinque stelle di Grillo ha riportato vistosi risultati: quasi il 10 per cento a Bologna e quasi il 5 per cento a Milano, Napoli e Torino. La gente non ne può più di questo sistema istituzionale che tradisce la Costituzione e gli interessi del Popolo italiano.
Nelle ripetute e stucchevoli celebrazioni dell’Unità d’Italia, poco è stato detto degli interessi dei cittadini e della prevalenza del favore sul servizio, salvo sfumate parole che non corrispondono alle aspettative degli elettori.

Torino e Bologna sono due città tradizionalmente rosse. Nel capoluogo piemontese vi è stata un’eccellente amministrazione del sindaco uscente, Sergio Chiamparino, il cui risultato è stato raccolto da quell’onest’uomo, ex comunista, che è grissino, Piero Fassino.
A Bologna, dopo lo scandalo Del Bono, il Partito democratico ha vinto con poco più del 50 per cento, ma ricordiamo che nella città felsinea il consenso di quel partito, fin dai tempi in cui si chiamava comunista, era superiore ai due terzi.
A Napoli, vi è stata la giusta punizione per i 18 anni di pessima amministrazione condotta prima da Bassolino e poi da Iervolino. Quei cittadini non ne possono più di vedere l’enorme quantità di spazzatura per le strade e di essere considerati africani del Maghreb, dall’Europa e dal mondo intero. Gli elettori del Pd hanno virato in massa per l’ex magistrato Luigi De Magistris, che ha raccolto un insperato quarto dei voti.
A Milano, infine, la sorpresa Giuliano Pisapia non è tanto sorpresa perché egli ha ottenuto tutti i voti del precedente candidato cinque anni fa. Pisapia è un uomo di legge, rispettabile e garantista. Tuttavia, proviene da un passato di militanza nella sinistra radicale.
 
Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia, sostiene che la decapitazione del consenso al Pdl meneghino sia un evidente segnale di avvertimento piuttosto che una volontà politica, tanto che, ritiene, in occasione del ballottaggio del 29 e 30 maggio gli elettori del Pdl riverseranno in massa i loro suffraggi sulla Moratti che, quindi, vincerà. Ipotesi azzardata o veritiera? Aspettiamo il 30 maggio.
Sulla Moratti non possiamo celare la nostra valutazione di figura scialba e non carismatica, che ha condotto nella città della Madonnina un’attività di discreta amministrazione ma senza un’alta iniziativa di sviluppo. Lo stesso progetto dell’Expo 2015 è rimasto inattivo. Vi sono poi beghe di varia natura relative al Piano regolatore e alla spinta forte degli immobiliaristi che vogliono scaricare su Milano cemento a go-go.
Lo stesso Berlusconi ha commesso l’errore (è strano per un bravo comunicatore come lui) di scegliere toni accesi e argomenti estremisti, evidentemente non graditi ai suoi elettori che gli hanno più che dimezzato il consenso, facendolo passare dai 53 mila voti di preferenza del 2006 ai circa 20 mila raccolti nei giorni scorsi.

Se questa classe politica continuerà a restare sorda alla protesta - gigantesca per l’Italia - degli elettori, si perderà. Questo non sarebbe un male. Male sarebbe se con essa si perdessero pure gli italiani.
I pessimi governi di Prodi (2006/08) e di Berlusconi (2008/11) hanno fatto emergere la pochezza del ceto politico, incapace di seguire una linea di alto profilo istituzionale basata su sviluppo e lavoro, attenta invece a tutte le baruffe di cortile e agli interessi particolari di questa o quella corporazione, di questo o quel personaggio.
C’è stata la crisi del 2008, dice qualcuno a scarico delle responsabilità di Berlusconi. Vero. Ma è anche vero che gli Stati Uniti hanno rimontato con vigore e marciano a un ritmo di sviluppo del 3,2 per cento, la Germania al 4,8, Francia e Spagna a oltre il 2 per cento. L’Italia alla metà.
Bravi, bis.