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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Pigrizia

Ott
05
2011
La Sicilia si trova in un obiettivo stato di grave malattia perché 64 anni di Autonomia non sono riusciti ad educare i siciliani a comportarsi come cittadini.
La regola del civismo dovrebbe essere una sola: la strada è la vostra casa. Il che significa che se si è ordinati e rispettosi nel proprio ambiente domestico bisognerebbe esserlo ancor di più fuori, quando si hanno relazioni con gli altri cittadini.
I comportamenti di tutti noi abitanti dell’Isola, siciliani o meno, dovrebbero tendere al benessere comune e all’interesse generale, mettendo in secondo piano i nostri interessi privati. Se così fosse, la crescita dell’Isola sarebbe assicurata. Ne dobbiamo dedurre, dalla malattia presente, che così non è stato e così non è.
Il difetto maggiore dell’attuale situazione è la mancanza di un Piano di sviluppo economico e sociale dell’Isola che avrebbe dovuto stendere il ceto politico (Governo regionale, Assemblea regionale, sindaci e Giunte comunali), in modo da assicurare al territorio e a coloro che vi vivono un processo equilibrato e continuo di crescita.

Il ceto politico preposto alla bisogna non è stato capace, in questo dopoguerra, di stendere tale Piano per cui ci siamo mangiati tutti questi decenni arretrando rispetto alle regioni del Nord e facendoci avvicinare, in qualche misura, dalle nazioni Nord africane.
Tuttavia un certo grado di benessere si è diffuso e con esso sono aumentate le differenze fra i diversi strati sociali. Chi stava bene sta ancor meglio, chi stava male non ha migliorato la propria situazione. Il risultato di tutto questo è che l’obiettivo e diffuso benessere, seppur diversamente graduato, anziché stimolare la nostra voglia di fare di più e meglio ha finito per rammollirci ed impigrirci.
Quanti giovani siciliani cercano il posto pubblico, anziché scommettersi nel mercato. Ma per farlo dovrebbero studiare molto, capire quello che accade in giro, acquisire professionalità e invece parcheggiano nelle università, si laureano (quando si laureano) a 28 anni, perdendone almeno 5. Poi continuano ad aspettare uno straccio d’indennità pubblica lamentandosi però che sono precari, che non si possono sposare e non possono chiedere il mutuo.
 
Ecco, la pigrizia è un disvalore che rattrappisce il cervello il quale invece avrebbe bisogno di stimoli per fare di più e meglio, anziché galleggiare in una palude. Molti nuclei familiari vivono d’indennità di diverso tipo (disoccupazione, pensione, invalidità e altre), ma tutto ciò non è sviluppo, non è crescita, è galleggiare.
L’esempio viene dall’Alto. Chi sta in Alto, però, non dà un buon esempio nè di capacità nè di onestà. Non tutti ovviamente danno il cattivo esempio. Ci sono quelli che danno il buon esempio, ma non hanno sufficiente voce per farsi sentire.
E così la Sicilia langue tra mille problemi che si acuiscono ogni giorno per effetto della stretta finanziaria voluta giustamente dall’Unione europea, che costringerà i politici siciliani, volenti o nolenti, a lasciare la via del vizio per imboccare quella della virtù. E chi non lo farà sarà travolto dall’indignazione popolare che non è Antipolitica, ma la richiesta di Alta politica cioè quella che prende decisioni rapide ed eque nell’interesse di tutti.

Vi è la regola delle “cinque C” necessaria per crescere. Esse sono Conoscenza, Competenza, Capacità, Competitività, Culo. Senza Conoscenza, cioè senza saperi, si è in balia degli altri, non si possono affrontare i problemi e soprattutto trovare le relative soluzioni. La Competenza si acquisisce mediante una fatica notevole e un duro lavoro che fa sudare e compiere sacrifici. Con essa si acquisisce la Capacità del fare e di raggiungere risultati. Il quarto requisito, quello della Competitività, significa che ogni cittadino deve essere opportunamente allenato per reggere la gara della vita, dell’attività, della socialità. E infine il fattore Culo, cioè la fortuna: trovarsi al posto giusto nel momento giusto, fare l’incontro con la persona giusta, essere valutati per quello che si è in base alle proprie capacità, e così via. Il fattore C è una parte minore del bagaglio di ognuno di noi, ma certo non meno importante degli altri. Con i cinque requisiti elencati si progredisce; senza, è inutile invocare la malasorte.