Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia � su Twitterrss qds

Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Politici

Ago
17
2012
Il Governo regionale ha finalmente sciolto la riserva sulla data in cui si svolgeranno le prossime elezioni (28 ottobre) per il presidente della Regione e i 90 consiglieri (deputati) regionali. Sarà una campagna relativamente breve, tenuto conto che in agosto si lavora di meno, anche se rispetto all’ipotesi dell’8 ottobre, ci saranno 20 giorni di tempo in più.
Sottotraccia c’è un lavorio intenso fra tutti coloro che aspirano a guadagnare 20 mila euro al mese per quel posto di lavoro, ormai senza decoro, che è il seggio dell’Assemblea regionale. Ancora più intensa è l’attività per la scelta dei diversi candidati che si disputeranno  la corsa a ostacoli col desiderio di diventare presidente della Regione. 
Il guaio è che le persone capaci e oneste non vogliono diventarlo, mentre altri, che non hanno queste due qualità, o una delle due, venderebbero anche la madre pur di riuscirvi. Ciò accade perché si considera la plancia di comando regionale come un posto atto a esercitare il potere, non il dovere. 
 
In questo interregno si verificano due anomalie. La prima riguarda gli attuali consiglieri (deputati) regionali, i quali per tre mesi e mezzo continueranno a percepire regolarmente i loro stipendi di 20 mila euro al mese (lordi), mentre otterranno alla fine del mandato la pensione se non rieletti, oltre al cosiddetto assegno di reinserimento, una sorta di buonuscita. Se rieletti, rinvieranno l’esazione di questi due balzelli alla fine della XVI legislatura. 
 
L’altra anomalia è l’intensa presenza di Raffaele Lombardo, che continua la sua attività di presidente, seppur limitata all’ordinaria amministrazione. Il suo comportamento è perfettamente legittimo, perché l’art. 9, c. 2 dello Statuto siciliano prevede che il Presidente nomina e revoca gli assessori, tra cui un vice presidente che lo sostituisce in caso di assenza o di impedimento. Siccome non è impedito né è assente, continua a fare il presidente della Regione. 
Quindi, gestirà la campagna elettorale a favore, ovviamente, del suo Mpa, anche se ufficialmente si è ritirato dall’operatività. Un abile regista che si divide fra fuori e dietro le quinte, per portare fieno alla sua cascina, che non è quella dei siciliani. 
 
In questo quadro, l’assessore all’Economia, Gaetano Armao, che non è un economista, né un organizzatore, bensì un esimio professore e avvocato, sta cercando di rabberciare i cocci di un bilancio disastrato che lui stesso ha contribuito a rottamare. 
Ribadiamo che in queste osservazioni non vi è nulla di personale, né per Raffaele Lombardo e neanche per Gaetano Armao, ma il nostro dovere di osservatori ci obbliga a fotografare l’attuale situazione dopo avere filmato gli scorsi quattro anni. 
Dal film si evince con chiarezza il comportamento dissennato, volto tutto a favore di un clientelismo sfrenato con assunzioni, nomine di consulenti, delibere a favore di presidenti e amministratori di enti partecipati, indipendentemente dalla loro professionalità, e altre scelleratezze che hanno ridotto la Sicilia in braghe di tela. Una situazione difficilissima, dalla quale si può uscire solo se il prossimo ceto politico sarà di qualità, cioè politici e non politicanti. 
 
E' proprio la divisione tra politici e politicanti che dev’essere netta e portata all’attenzione dell’opinione pubblica non solo dal QdS, ma anche dagli altri tre quotidiani (generalisti) e dalle televisioni regionali. 
Noi siciliani ci possiamo salvare da soli, parafrasando quello che dice Monti a proposito dell’Italia, perché abbiamo le risorse mentali, professionali, ambientali ed economiche. Ma occorre che i 90 consiglieri (deputati) siano persone di alto profilo, oneste e capaci. 
Occorre anche che ai politicanti senzamestiere venga sbarrata la via della Presidenza e quella del seggio regionale. L’opinione pubblica deve capire che col favore la Sicilia retrocederà ancora di più, mentre servono persone di qualità, disinteressate, disposte anche a lavorare gratis per l’interesse comune. Esse devono avere le qualità professionali per rivoluzionare la burocrazia regionale, il cancro maggiore, ed estirpare l’altro cancro che è la corruzione. 
Ci vuole un presidente della Regione fuori dai partiti, che abbia tali qualità (ve ne sono diversi) e la consapevolezza che siamo sul sull’orlo del baratro, peggio che il resto d’Italia. 
Politicanti senzamestiere e politici di alto profilo sono categorie opposte. Basta saper scegliere. 
Mar
20
2012
Da centinaia di anni, il secondo martedì del mese di novembre è il giorno in cui gli Stati Uniti d’America eleggono il proprio presidente, insieme a vari governatori, membri del Senato e della Camera. In quel Paese, a tutti i livelli istituzionali, vige una regola ferrea e cioè che il mandato ricevuto dagli elettori può essere rinnovato una sola volta. Questo consente di ritenere pacifico che chi serva il popolo può farlo al massimo per otto anni, dopodiché deve tornare alla propria originaria professione.
Là non vi sono politici senza mestiere, ma tutti hanno il proprio lavoro che interrompono per lo stretto periodo del mandato popolare. Non prendono pensioni, non hanno vitalizi né liquidazioni di alcun genere. Le indennità del mandato sono relativamente modeste, a cominciare dal Presidente degli Stati Uniti, che percepisce meno del Presidente della Provincia di Bolzano, Luis Durnwalder.
Quella di impedire che la politica sia esercitata come professione è un forte deterrente contro la corruzione.

I partiti statunitensi sono regolati da ferree leggi, con bilanci trasparenti e finanziamenti palesi; per cui si sa sempre chi ha versato soldi a un partito o a un candidato e, quindi, ove è collocato nell’agone degli interessi.
Così la democrazia funziona e la corruzione costituisce l’eccezione, non la regola, come accadeva in Italia ai tempi di Mani pulite e come si sta evidenziando nei nostri giorni con una frequenza pesante.
Per i sindaci italiani esiste il limite dei due mandati, anche se alcuni hanno tentato, mediante appositi disegni di legge, nazionali e regionali, di estendere il limite. Ma questa regola non c’è per i parlamentari, per il Presidente del Consiglio, per i membri del Governo, per i Presidenti di Regione, per i Consiglieri regionali, provinciali, comunali.
I partiti sono degli organismi privati che servono interessi privati, e che ricevono da noi contribuenti cospicui rimborsi elettorali, molto superiori alle loro spese effettive. Inoltre non hanno bilanci certificati; per cui gli amministratori possono fare tutto quello che vogliono, compreso appropriarsi delle somme. Non hanno Statuti-tipo democratici e approvati per legge.
 
Questo quadro vìola palesemente i valori della politica e, più in generale, i valori della Comunità nazionale e locale.
Quando i partitocrati blaterano dicendo che la politica è al servizio dei cittadini non si riferiscono a sé medesimi perché in effetti utilizzano la politica al proprio servizio. Il che ormai non fa più scandalo.
Questo è male anche se l’indignazione e la protesta dei cittadini aumentano ogni giorno, come testimoniano i loro interventi nei contenitori radio televisivi. Peraltro, molti conduttori di tali programmi stanno venendo fuori con una serie di iniziative che stigmatizzano una situazione che deve ribaltarsi profondamente, passando dagli attuali disvalori a un’etica politica fondata su un’etica sociale, senza di che non vi può essere equità nella Comunità nazionale.
La questione dei valori nella Cosa pubblica non è secondaria, anzi va sempre riportata in prima posizione, ricordando che chi ne sta fuori deve cospargersi il capo di cenere, oppure essere espulso dal consesso civile. Sembrano parole al vento, ma se le diciamo tutti, il vento spazzerà via i partitocrati.

In questi giorni abbiamo  fatto due Forum, a Lugano e Bellinzona (Ch), rispettivamente col Sindaco della Città del Lago, Giorgio Giudici, e con il Presidente del Gran Consiglio dello Stato Elvetico del Canton Ticino, Gianni Guidicelli.
Il primo, che è un architetto continua a fare il proprio mestiere, ma lavora per la città ogni giorno almeno cinque, sei ore. Il sistema dei servizi è tassativo perché basato sul merito e sulla responsabilità. Non vi è di fatto disoccupazione (quella nominale è fra il tre e il quattro percento), le attività economiche si sono fortemente differenziate tant’è che quella finanziaria, creduta la più importante, oggi non supera il quaranta percento del totale.
Il presidente del Consiglio dello Stato del Ticino è un dirigente, non prende indennità di sorta, lavora per la collettività pressocché gratuitamente. In quello Stato vi sono cinque auto blu, nell’assemblea Regionale siciliana 17.