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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Tag Porto Empedocle

Lug
30
2011
La recente sentenza del Consiglio di Stato ha messo fine alla controversia sul rigassificatore di Porto Empedocle. Fin da tempi non sospetti, abbiamo sottolineato l’importanza economica e la valenza positiva dell’impianto che l’Enel intende realizzare in circa 48 mesi.
L’investimento è di 800 milioni, con l’utilizzo di manodopera che darà lavoro a circa 500 persone. Vi è un risvolto non meno importante, e cioè il cosiddetto ristoro per il territorio, una serie di opere pubbliche che l’ente installatore intende eseguire in tutta la zona.
Il contrasto sulla realizzazione dell’opera verteva su questioni formali e non sostanziali. Bene ha fatto il Supremo organo amministrativo a spazzare via gli espedienti messi in atto e a dare il via libera a questa importante infrastruttura. Va sottolineato come il Consiglio di Stato, presieduto da Pasquale De Lise, venuto al nostro forum del 19 marzo 2011, abbia emesso la sua decisione in tempi ragionevolmente brevi.

Opposto discorso riguarda il rigassificatore di Priolo. Non per l’impianto in quanto tale, ma per il fatto che esso venga installato in un’area ad altissimo rischio, derivante dalla mancata messa in sicurezza degli impianti esistenti, con gli oltre 300 serbatoi in superficie, che sono autentiche bombe innescate. Se un vagone ferroviario, transitando vicino ad uno di essi, deragliasse e lo sfondasse, succederebbe una vera e propria ecatombe.
Vi è un elenco impressionante di prescrizioni (dieci) per mettere in sicurezza l’area, per una spesa preventivata di circa 1,2 miliardi. Vi è inoltre una sentenza della Corte europea che ha stabilito, senza ombra di dubbio, di porre a carico di chi ha inquinanto le spese necessarie per provvedere alla bonifica del territorio.
In questo quadro, la montagna ha partorito un topolino, sotto forma di un mini accordo tra il gruppo ligure-russo (Erg-Lukoil) e il ministero dell’Ambiente, che prevede una briciola di spesa pari a 30 milioni. Con questa cifra, si potrà forse fare meno di un ventesimo delle opere di bonifica necessarie.
La cattiva volontà delle imprese che avrebbero dovuto mettere in sicurezza il territorio, è la prova che il rigassificatore non s’ha da fare, proprio per niente.
 
Vi è un aspetto inquietante in questa vicenda che sottoponiamo all’opinione pubblica. E cioè: la società che ha chiesto le autorizzazioni alla Regione, Ionio gas Srl, non ha attivato un procedimento amministrativo mediante il quale avrebbe potuto far scattare l’obbligo della risposta positiva o negativa. E, successivamente, in caso di mancata risposta, il silenzio avrebbe autorizzato la richiedente ad attivare il procedimento amministrativo. Perché la richiedente non ha attivato questo meccanismo? Probabilmente perché si ritiene debole e inadempiente, non tanto come società autonoma, quanto come società facente parte del gruppo. Chi è dalla parte della ragione cerca di farsela riconoscere. Chi è dalla parte del torto agisce sottobanco, per trasformare il torto in ragione.
La Regione, da parte sua, non intende assumersi la responsabilità di concedere l’autorizzazione o di negarla e traccheggia, sperando che qualcuno le tolga le castagne dal fuoco. Infatti, non vi è all’orizzonte la convocazione della conferenza di servizi, la quale è abilitata a rispondere affermativamente o negativamente all’istanza prodotta.

Secondo le informazioni da noi assunte, sembra che questa azione dilatoria sia dovuta al fatto che essa aveva stabilito le prescrizioni preliminari e non sembra voglia ritornare su questa decisione. Tuttavia, si è aperta una trattativa tra Regione e Ionio gas per determinare quali possano essere le novità che inducano la prima a ritornare sui propri passi.
Qui non riusciamo a comprendere quale sia la novità secondo cui la Regione dovrebbe annullare le prescrizioni a suo tempo determinate per mettere in sicurezza il territorio e concedere un’autorizzazione che non sta in piedi, perché consentirebbe l’insediamento di un impianto ad altissimo rischio.
In una Regione come la nostra, la questione sarebbe morta e sepolta, senza tentennamenti ed ulteriori trattative sotterranee che non  si sa a cosa portino. Probabilmente la debolezza politica del Governo Lombardo non gli consente di essere determinato di fronte alla pressione lobbistica che il gruppo imprenditoriale continua ad esercitare con forza. Ma la questione di fondo non si può eludere. L’alto rischio è determinante.
Gen
15
2011
Abbiamo notizie che la Ionio gas, di proprietà del gruppo ligure Erg e dell’anglo-olandese Shell, si stia muovendo in via informale per tentare di far cambiare parere alla Regione in ordine al rigassificatore di Priolo-Melilli.
Riassumiamo brevemente la vicenda. Circa sette anni fa, la compagine citata ha fatto richiesta di installare un impianto per la gassificazione di gas naturale liquefatto, importato con apposite navi gasiere. Naturalmente, ha pensato di realizzare il nuovo impianto in una zona ad altissimo inquinamento quale quello del Triangolo della morte, probabilmente per sfruttare sinergie con gli impianti  esistenti e di proprietà e, quindi, con consistenti benefici economici.
Il gruppo Garrone ha, tra l’altro, anche depositi ed oleodotti in Liguria, ma quando ha chiesto l’autorizzazione per installare un rigassificatore in quella regione, ha ricevuto un rifiuto. Hanno pensato, lor signori, che i siciliani hanno l’anello al naso e che da noi ciò che era stato rifiutato altrove, potesse essere consentito.

Il governo regionale dell’epoca, presieduto da Salvatore Cuffaro, era stato possibilista, trascurando il danno ambientale. Nel 2008, il presidente Lombardo e il suo assessore al ramo capirono subito che l’iniziativa era da bocciare. Non tanto in quanto tale, ma in quanto quel territorio non aveva di per sé le caratteristiche di sicurezza già per gli impianti insediati, che nel corso dei decenni erano diventati colabrodo. La posizione del governo regionale fu diametralmente opposta nell’approvare il rigassificatore Enel di Porto Empedocle, perché colà non vi sono problemi di sicurezza. Questo dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, che l’impianto di per sé ha una sua validità, ma non si può fare dentro il Triangolo della morte.
Nulla contro i Garrone, ma solo una tutela di quei sessantamila siciliani cui si debbono aggiungere tutti gli altri della provincia aretusea, che lì vivono. Ma i liguri, si sa, sono capatosta e buoni amministratori, anche se egoisti, ed hanno adottato una tattica bifronte: da un canto, facendo gridare altri (industriali, sindacalisti, giornalisti, politici) su questa grande opportunità di lavoro (quasi inesistente), mentre il proprio ufficio stampa dichiarava che il gruppo era pronto ad andarsene. Una finzione stomachevole.
 
La Regione ha condotto in modo esemplare l’iter burocratico. Ha raccolto i pareri sulla sicurezza di tutti gli attori ed infine una Conferenza di servizi del 12 aprile 2010 ha emesso una decisione limpida: prima di occuparsi delle autorizzazioni per le installazioni del rigassificatore, occorre mettere inn sicurezza il territorio. Ed ha puntualmente elencato dieci prescrizioni tassative che vanno fatte in ogni caso. Solo dopo potrà prendere in esame la richiesta di Ionio Gas.
Abbiamo ulteriori notizie sulle notevoli pressioni che vengono fatte al presidente della Regione e ai suoi assessori, ancora una volta per ottenere ciò che non si può ottenere, in violazione di norme di legge e saltando a piè pari le prescrizioni della Conferenza di servizi. Questo non è possibile e occorre che la società proponente si metta il cuore in pace una volta per tutte. Guai a pensare che l’intervento politico, foss’anche quello di un ministro, possa danneggiare i siciliani e favorire gli interessi di un gruppo privato.

La questione che ci preoccupa è che ancora la Regione non ha attivato i procedimenti coattivi per fare realizzare le prescrizioni di messa in sicurezza del territorio, riportate nell’inchiesta che trovate nelle pagine interne. L’assessore al ramo e il dirigente generale dell’assessorato rischiano di commettere omissioni di atti d’ufficio, perché non fanno adempiere le imprese del territorio a fare quanto sono obbligate. Ricordiamo che la sentenza della Corte di giustizia europea n. 378/2010 è stata lapidaria al riguardo: “Chi  ha inquinato deve dinsinquinare a proprie spese”. Tocca alla Regione e al ministero dell’Ambiente fare eseguire questa sentenza. Purtroppo, non abbiamo notizie sull’attivazione dei procedimenti relativi.
È importante che anche la testata giornalistica regionale della Rai si occupi della ritardata bonifica nel Triangolo della morte proprio oggi. Occorrerebbe che anche gli altri quotidiani se ne occupassero, in modo da sensibilizzare l’opinione pubblica che spesso appare cloroformizzata. E, invece, deve reagire.